Il mio amico si svegliò in un sogno.

Si trovava in un interregno totalmente bianco. Lo trovai lì e mi avvicinai. Si indicò un punto nel fianco, dove Gabe aveva infilato l’ago. La pelle era pulita e liscia, lucente come se fosse impercettibilmente fuori fuoco.

«Pensi che mi voglia far uccidere?» chiese.

Non lo sapevo, così nel suo sogno non dissi nulla.

Sedemmo tutti e due a gambe incrociate come se quel biancore fosse un campo erboso dove restare ad aspettare. Per tutto questo tempo lo avevo tenuto d’occhio, ma qui non lo avevo mai visto. Poi mi chiese se secondo me stava per morire.

«Non lo so.»

Allora si scusò senza un motivo specifico, disse soltanto: «Mi dispiace». Lo dissi anch’io e nello stesso tono. Non ci stavamo scusando tra noi, esprimevamo rimpianto per come erano andate le cose.

«Com’è il posto dove andrò?» chiese.

Siccome eravamo sempre stati amici, gli mentii di nuovo. «Migliore di questo» dissi. In realtà non lo sapevo. Sono rimasto sempre in questo luogo tutto bianco ad aspettare lui come in un atto di contrizione.

Spero che sia contrizione.

Certo, dopo potrebbe anche non esserci niente, e avrei voluto dirglielo, ma non potevo. Anche da morto, avrei voluto dire solo cose consolatorie a un uomo disperato e in punto di morte.

Perciò non c’era niente da dire.

Eden ruppe il silenzio caduto fra noi facendo schioccare le nocche, una dopo l’altra, e si gustò il gesto di premere verso il basso ogni dito con il pollice. In questo luogo il suo corpo era di nuovo intatto. Cominciò ad agitare le mani e a chiuderle a pugno, spingendolo nel palmo opposto, facendo schioccare tutte le giunture contemporaneamente. Chiuse gli occhi e respirò. Poi, senza riaprirli, disse: «Lo sai che per noi è più facile».

«Non c’è niente di facile» dissi.

«No, però quello che lei ha passato è peggio di quello che abbiamo passato noi due. Certo, ci siamo ustionati, ci siamo dissanguati, ma non ci è mai stato chiesto di aspettare. Lei ha aspettato, loro hanno aspettato. Sono in trappola e aspettano.»

«Voleva intrappolarti con un figlio» gli ricordai.

«Ma non mi ha mai chiesto di aspettare» ribatté, e guardò questo luogo in cui niente entra o esce tranne il candore. Poi si voltò di nuovo verso di me. «Posso tornare da lei, adesso?» chiese.

«Credo di sì.»

«E tu dove andrai?»

«Resterò qui» dissi.