Ed Kealty e Jack Ryan entrarono dalle quinte opposte su un palco inondato dalle luci televisive. Furono accolti da un cordiale applauso della folla di studenti, giornalisti e abitanti di Cleveland che erano riusciti a procurarsi i biglietti. Si incontrarono al centro. Per un attimo Jack immaginò nella sua mente di lanciargli un guanto, come per sfidarlo a duello, ma in realtà i due contendenti si strinsero la mano. Ryan sorrise, con un cenno del capo: «Signor presidente». Anche Kealty lo salutò, gli assestò un’amichevole pacca sulla spalla con la mano destra ed entrambi si avvicinarono alla tavola rotonda.
Ed Kealty avrebbe desiderato avere in quella mano un coltello a serramanico, Ryan lo sapeva.
I due candidati presero posto; di fronte a loro c’era il conduttore di CBS Evening News, Joshua Ramirez, un cinquantenne dall’aria giovanile con i capelli lucidi pettinati all’indietro e gli occhiali alla moda che, con il luccichio delle luci dei riflettori, creavano un fastidioso riflesso negli occhi di Ryan. In generale Ramirez gli piaceva: era un tipo intelligente e piuttosto affabile a telecamere spente ed estremamente professionale quando era in onda. La CBS era stata molto critica durante la prima candidatura di Ryan; e anche in quella campagna sembravano schierati a favore di Kealty, ma Josh Ramirez era soltanto un soldato di fanteria nel loro esercito. Faceva il suo lavoro e Ryan non poteva certo biasimarlo.
Aveva avuto a che fare con i media abbastanza a lungo per non prenderla sul personale. Anche se alcuni dei loro attacchi erano piuttosto pesanti: lo accusavano in pratica di qualsiasi cosa, dal rubare denaro agli anziani al togliere il pane di bocca ai bambini.
Jack Ryan, lei è un essere spregevole… ma niente di personale.
D’accordo.
Eppure, Ramirez non era malevolo come gli altri. I media in generale erano evidentemente coalizzati in favore della campagna di rielezione di Kealty. Alcune settimane prima, nel corso di un dibattito, a Denver un uomo aveva avuto l’ardire di domandare al presidente degli Stati Uniti quando sarebbero scesi i prezzi della benzina, poiché ormai erano talmente alti da non riuscire a permettersi una gita con la famiglia. Kealty, con un guizzo che aveva fatto rabbrividire il suo stesso staff, aveva scosso la testa, suggerendo all’uomo di cogliere al volo l’occasione per comprarsi un veicolo ibrido.
Nessuna delle maggiori emittenti televisive o radiofoniche aveva riportato la risposta. Lo stesso Ryan aveva sollevato l’argomento la mattina seguente, in visita a un impianto di motori elettrici di Allegheny, in Pennsylvania, esprimendo l’ovvia considerazione – evidentemente troppo arguta per Kealty – che se una famiglia non riusciva a riempire il serbatoio dell’auto con ogni probabilità non avrebbe potuto certo comprarne una nuova.
Cinque minuti dopo, mentre Jack risaliva sul SUV per lasciare lo stabilimento, Arnie van Damm aveva scosso la testa. «Jack, hai appena esposto una riflessione di un certo peso, peccato che tu possa condividerla solo con chi era presente nella fabbrica.»
Arnie aveva ragione. Nessuna delle reti principali ne aveva parlato. Van Damm ci aveva visto giusto: Ryan non avrebbe mai visto una gaffe di Ed Kealty riportata sui media tradizionali. No, avrebbero trovato il modo di usare anche quelle contro il suo sfidante.
I pregiudizi liberali nei media erano un dato di fatto. Come la pioggia e il freddo: Ryan si limitava a prenderne atto e ad andare avanti.
Ramirez aprì il dibattito spiegando le regole, poi raccontò un buffo aneddoto sui litigi tra i suoi bambini e infine concluse con una battuta: sperava che i due uomini di fronte a lui avrebbero fatto i bravi. Ryan sorrise come se il commento non fosse ingiuriosamente paternalistico, poi il moderatore iniziò con le domande.
Ramirez cominciò parlando della Russia, poi passò alla Cina, all’America Centrale, e infine giunse alle relazioni degli Stati Uniti con la NATO e gli alleati di tutto il mondo. Sia Ryan sia Kealty risposero al conduttore, evitando fuochi d’artificio tra di loro, anzi, su alcuni argomenti si trovarono persino d’accordo.
La spinosa questione del terrorismo internazionale fu evitata fino alla seconda parte del dibattito previsto della durata di novanta minuti. Ramirez la introdusse servendola a Kealty su un piatto d’argento: gli pose una domanda relativa a un recente lancio di un missile teleguidato nello Yemen che aveva eliminato un agente di Al-Qaeda ricercato per aver bombardato un nightclub di Bali.
Ed Kealty rassicurò l’America: una volta rieletto, avrebbe continuato con la sua politica di carota-e-bastone con chiunque, amico o nemico, avesse accettato di negoziare con l’America, eliminando allo stesso tempo gli avversari che avessero rifiutato di scendere a compromessi.
Ramirez si rivolse a Ryan. «La sua campagna punta a proporla come il candidato ideale nella lotta contro i nemici dell’America, ma quando lei era in carica ci sono state meno eliminazioni di terroristi di alto livello che durante il primo mandato del presidente Kealty. Alla luce dei fatti non può più reclamare il titolo di cacciatore di terroristi, concorda con questa affermazione?»
Ryan bevve un sorso d’acqua. Alla sua sinistra percepì che Kealty si chinava leggermente, come per predisporsi ad ascoltare la sua risposta. Mentre parlava, Jack mantenne la sua attenzione su Josh Ramirez. «Mi permetto di osservare che gli attacchi militari del presidente, sebbene abbiano senza dubbio messo fuori gioco alcuni esponenti di spicco del terrorismo internazionale, rischiano di rivelarsi inefficaci sul lungo periodo.»
Kealty si appoggiò allo schienale della sedia, facendo un cenno con la mano come se quel commento fosse insensato.
«E come mai?» chiese Ramirez.
«Perché se ho imparato qualcosa nei trentacinque anni trascorsi al servizio di questo Paese, è che un efficace sistema di intelligence è la chiave per prendere buone decisioni. E quando riusciamo a identificare qualcuno, un leader dei terroristi che dispone di un tesoro inestimabile di informazioni, farlo saltare in aria dovrebbe essere l’ultima spiaggia. Un veicolo aereo automatizzato è una risorsa importante, ma è soltanto una risorsa. Uno strumento. E, a mio parere, uno strumento sopravvalutato. Dovremmo sfruttare in maniera costruttiva il duro lavoro effettuato dall’esercito e dai servizi segreti per individuare l’obiettivo in questione, e dovremmo fare del nostro meglio per trarne vantaggio.»
«Trarne vantaggio?» chiese Ramirez. Non si aspettava davvero che Ryan mettesse in discussione l’utilizzo degli aeromobili a pilotaggio remoto.
«Sì. Invece di uccidere l’uomo a cui stiamo dando la caccia, dobbiamo carpirgli cosa sa, chi conosce, dov’è stato, dov’è diretto, cosa sta pianificando, ecco cosa intendo.»
«E come farebbe il presidente Ryan a raggiungere questo scopo?»
«I nostri servizi segreti e militari riceverebbero l’autorizzazione, quando possibile, per trattenere gli obiettivi, oppure farebbero pressione sui governi dei Paesi che li ospitano affinché li arrestino sul luogo e li consegnino a noi. Dobbiamo concedere alle nostre forze armate e a quelle dei nostri alleati, i nostri veri alleati, le risorse e l’appoggio politico perché ciò avvenga. Non si è lavorato in questo senso con il presidente Ed Kealty.»
«E quando avremo i terroristi nelle nostre mani?» Per la prima volta nel dibattito di quella sera, Kealty intervenne direttamente, rivolgendo la sua domanda a Ryan. «Cosa suggerisce? Chiodi sotto le unghie?»
Joshua Ramirez alzò un dito dal tavolo, un cenno quasi impercettibile, ma inefficace, per ricordare a Kealty di rispettare le regole prestabilite.
Jack ignorò Kealty ma rispose alla domanda: «Molte persone sostengono che non si possano ottenere informazioni con mezzi diversi dalla tortura. La mia esperienza smentisce questa convinzione. Certo, talvolta è difficile incoraggiare i nostri nemici a parlare: sanno di godere di privilegi e diritti impensabili per i loro prigionieri. Per quanto i nostri metodi possano essere gentili e delicati, loro torturerebbero e ucciderebbero la nostra gente in qualunque caso».
Il conduttore della CBS proseguì: «Lei parla di “mezzi” a nostra disposizione per estorcere informazioni ai nostri nemici. Ma qual è la loro efficacia?».
«Un’ottima domanda, Josh. Non posso parlare in modo approfondito delle procedure in uso quando ero nella CIA o durante la mia presidenza, ma posso garantire una cosa: ottenere informazioni dai terroristi ha portato molti più successi della tattica del mio oppositore di far saltare in aria la gente lanciando bombe da seimila metri di altitudine. I morti non parlano.»
Ramirez si voltò leggermente verso Kealty prima che il presidente iniziasse a controbattere. «Josh, il mio oppositore rischierebbe senza motivo la vita di soldati americani mandando i nostri ragazzi nei posti più pericolosi al mondo soltanto per provare a estorcere informazioni a un terrorista. E vi assicuro che gli interrogatori sotto la presidenza di Jack Ryan andrebbero oltre quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra.»
Era il turno di Ryan. Dimenticò di esibire il placido sorriso, ma si preoccupò di non guardare Kealty: continuò a concentrarsi sul fastidioso riflesso degli occhiali di Joshua Ramirez. «Prima di tutto, considero i nostri soldati per quello che sono: uomini e donne. Molti di loro sono più giovani di me e del presidente Kealty, ma mi dissocio dal definirli “ragazzi”. In secondo luogo, gli uomini e le donne impiegati nelle unità speciali dell’esercito e dell’intelligence sono incaricati del compito effettivamente difficile e pericoloso di catturare i nemici sul campo, sono dei professionisti addestrati a svolgere missioni rischiose. Spesso proprio a causa delle politiche del mio oppositore, che, io credo, non ci condurranno da nessuna parte.» Guardò Kealty con un cenno cortese. «Ha ragione, signor presidente: il compito è arduo per chiunque» poi si rivolse di nuovo a Ramirez, «ma questi uomini e queste donne sono i migliori al mondo nel loro lavoro. E ciascuno di loro, dal primo all’ultimo, è perfettamente consapevole che la sua dedizione al servizio del nostro Paese è indispensabile per la salvaguardia di milioni di nostri connazionali. I militari e gli agenti dei servizi segreti statunitensi comprendono quale sia il loro dovere, per questo si offrono volontari perché è una missione in cui credono. Aggiungo infine che apprezzo molto i nostri UAV.» Tacque. «Scusate, gli aeromobili a pilotaggio remoto. Sono risorse indispensabili, manovrate da persone incredibili. Credo soltanto che da un punto di vista strategico faremmo meglio a sfruttare in modo più proficuo i successi della nostra intelligence; non ritengo che ciò avvenga sotto l’amministrazione di Ed Kealty.»
Ramirez fece per dire qualcosa, ma Ryan lo incalzò: «Joshua, la tua rete televisiva ha raccontato proprio l’altro giorno della cattura in Russia del leader di uno dei più micidiali gruppi di ribelli nella regione del Caucaso da parte del FSB. Ora, non sorprenderò nessuno questa sera affermando che non sono un grande fan di molte delle politiche e decisioni recenti della Russia». Mentre parlava, Ryan sorrise, ma il suo viso non perse il fervore. «In particolare quando si tratta del trattamento della loro stessa gente nel Caucaso. Ma catturando quell’uomo, Israpil Nabiyev, invece di ucciderlo, potranno potenzialmente apprendere molte informazioni sulla sua organizzazione. Questo potrebbe mutare le sorti di quella regione.» Jack Ryan si fermò, alzando le spalle. «Ammettiamolo pure: mutare le sorti di un paio di situazioni in Medio Oriente potrebbe tornarci utile.»
Molti tra il pubblico applaudirono.
Ramirez si rivolse a Kealty. «Ha trenta secondi per controbattere sull’argomento, signor presidente, poi dovremo andare avanti.»
Ed Kealty annuì, appoggiandosi allo schienale della sedia. «Dirò qualcosa che non sentirai molto spesso, Josh: sono d’accordo con il mio oppositore. Abbiamo bisogno, come ha detto lui, di mutare le sorti della situazione da quelle parti. Non pensavo di rivelarlo stasera, ma ho appena ricevuto il consenso dal Dipartimento di Giustizia. Coglierò l’occasione per annunciare la recente cattura, da parte delle agenzie federali che collaborano con la mia amministrazione, di Saif Rahman Yasin, meglio conosciuto come l’Emiro.»
Kealty attese che il mormorio tra il pubblico si placasse. Quando infine calò il silenzio, continuò: «Yasin ha ucciso decine di americani qui negli Stati Uniti e centinaia di persone in tutto il mondo. Ora si trova sul suolo statunitense, nelle nostre mani; nelle prossime ore dovrebbe essere disponibile una foto che confermi le mie dichiarazioni. Mi dispiace di non aver potuto rivelare l’informazione prima di adesso, ma, come potete immaginare, bisognava valutare questioni di pubblica sicurezza e molti altri aspetti, dunque abbiamo aspettato prima di…».
I trenta secondi erano scaduti, ma Kealty aveva appena iniziato.
«… rendere pubblica la notizia. Ora, Josh, non potrò commentare i dettagli della cattura di Yasin, del suo arresto, né rivelare dove si trovi in questo momento, per garantire l’incolumità degli uomini e delle donne coraggiosi coinvolti nell’operazione. Tuttavia, posso anticiparti che ho parlato a lungo del caso con il procuratore generale e intendiamo processare Yasin il più presto possibile. Sarà incriminato per gli incidenti legati a lui qui negli Stati Uniti. In Colorado, nello Utah, nell’Iowa e in Virginia. Il procuratore generale Brannigan stabilirà la sede processuale, ma chiaramente si tratterà di una di queste località.»
Jack Ryan non perse il suo sangue freddo; sorrise persino leggermente, con un cenno cordiale. Il sorriso, Jack, si ripeté senza sosta. Sapeva che quel momento sarebbe arrivato. Era al corrente dell’arresto dell’Emiro. Dapprima aveva pensato che la sua cattura fosse mantenuta segreta per ragioni di sicurezza, come sosteneva Kealty. Arnie van Damm, invece, aveva insistito fin da subito che Kealty stesse tenendo in serbo lo scoop per «giocarselo» durante la campagna. In quel momento, molti mesi prima, prima ancora dell’inasprimento dello scontro Ryan-Kealty, Jack non aveva creduto al portavoce della sua campagna elettorale. Aveva pensato semplicemente che Arnie fosse un po’ più cinico del solito.
Ma ora non più. La predizione di Van Damm si era rivelata esatta; aveva indovinato persino che il presidente avrebbe calato quell’asso al secondo o al terzo dibattito.
In quel preciso istante Jack avrebbe voluto voltarsi per guardare van Damm e dovette compiere un enorme sforzo di volontà per non farlo. Le emittenti schierate a favore di Kealty avrebbero usato anche quel gesto per screditarlo. La prima pagina del «New York Times» del giorno seguente avrebbe titolato: Ryan cerca un sostegno.
A meno che non avessero già usato quel titolo. Era difficile ricordarlo.
Dunque Ryan non si scompose; si era voltato verso il presidente Kealty come se la notizia gli giungesse nuova. Era stato un tormento sentirlo vantarsi del ruolo svolto dalla sua amministrazione nella cattura dell’uomo più ricercato del mondo. Ryan non aveva dubbi: quell’intervento di Ed non era stato certo improvvisato.
Ryan si concentrò per mantenere un’espressione impassibile mentre pensava all’arresto dell’Emiro. Dove si trovava adesso, dieci mesi dopo che il Campus lo aveva condotto in Nevada? Ryan non aveva idea di quale ruolo avesse avuto suo figlio nella cattura di Yasin. Di certo non si trovava sul campo. No, lì c’erano senz’altro Chavez, sicuramente Clark, e magari suo nipote, Dominic. Oh, signore, quel povero ragazzo aveva dovuto affrontare tutto quello dopo la morte del fratello.
Ma Jack Senior proprio non sapeva quale fosse il coinvolgimento di suo figlio nella cattura dell’Emiro.
Era vero, suo figlio maggiore stava cambiando, anzi era già cambiato. Era diventato un uomo. Era inevitabile, anche se l’idea non gli piaceva neanche un po’. Ma il suo ruolo…
«Vuole aggiungere qualcosa, signor Ryan?»
Jack sussultò, rimproverandosi per essersi distratto nel momento sbagliato. Colse un sorriso scaltro sul volto di Josh Ramirez, ma sapeva che quell’espressione sarebbe sfuggita alle telecamere: erano tutte puntate su di lui. Maledizione, per quanto erano vicine probabilmente adesso gli stavano inquadrando i peli del naso. Si chiese se avesse l’aspetto di un cervo che sta per essere investito da un’auto. I media gli avrebbero puntato il dito contro; avrebbero approfittato di qualsiasi sua défaillance se non fosse riuscito a volgere la situazione a suo vantaggio in quel preciso istante.
Il sorriso, Jack. «Be’, si tratta certamente di una notizia fantastica. Vorrei esprimere le mie più sentite congratulazioni…»
Ed Kealty, seduto accanto a Ryan, raddrizzò la schiena.
«Ai grandi uomini e alle grandi donne del nostro esercito, dei servizi segreti e delle forze dell’ordine; vorrei inoltre ringraziare nazioni e servizi di intelligence stranieri coinvolti nelle operazioni che hanno finalmente condotto questo spaventoso criminale di fronte alla giustizia.»
Ora Kealty lo guardava torvo; Ryan lo vide nel riflesso degli occhiali di Ramirez.
«È un giorno memorabile per l’America, ma costituisce anche un importante bivio per noi. Poiché, come avete appena sentito, il presidente Kealty e la sua amministrazione intendono processare l’Emiro con il nostro sistema giudiziario federale: da parte mia, mi trovo in totale disaccordo. Sebbene io rispetti le nostre leggi, a mio parere queste dovrebbero essere riservate ai nostri cittadini e non a coloro che fanno della guerra contro gli Stati Uniti il loro scopo di vita. Mettere Yasin sul banco degli imputati non è giustizia; sarebbe al contrario un gravissimo sopruso.
«Questo è il momento di scegliere la nostra strada per sconfiggere il terrorismo. Se il presidente Kealty vincerà le elezioni a novembre, per i due anni successivi l’Umayyad Revolutionary Council, i suoi sostenitori e le organizzazioni affiliate avranno l’opportunità di continuare ad avere voce in capitolo. L’Emiro userà i tribunali per seguitare a divulgare il suo odio, per rivelare le fonti e i metodi dei nostri servizi segreti; ne farà il pulpito da cui attirare l’attenzione su di sé e sulla sua causa. E voi tutti, signore e signori che pagate le tasse, sborserete milioni o decine di milioni di dollari per rinforzare le misure di sicurezza nelle corti federali.
«Se per voi è una buona idea… se pensate che dare questa opportunità all’Emiro sia la scelta giusta… be’, mi dispiace dirlo, ma farete bene a votare per il mio oppositore.
«Se invece questa non vi sembra la scelta più appropriata, se secondo voi l’Emiro deve finire in tribunale, ma in un tribunale militare, dove avrà comunque più diritti di quanti lui o quelli come lui ne concedano ai propri prigionieri, ma quanto meno non gli stessi diritti di qualsiasi cittadino americano che rispetti le leggi e paghi le tasse, in questo caso, be’, io spero voterete per me.»
Ryan alzò leggermente le spalle, guardando direttamente Josh Ramirez.
«Josh, non faccio molte promesse durante le campagne elettorali. Vengo criticato da molti giornali ed emittenti televisive, inclusa la tua, perché la mia campagna si basa sul mio curriculum e sulla mia reputazione e non su aspetti più prettamente programmatici.» Ryan sorrise. «Per come la vedo io gli americani ne hanno abbastanza di promesse elettorali non mantenute. Ho sempre pensato che se mi limito a mostrare all’America la mia vera personalità, cosa rappresento e quello in cui credo, se riesco a infondere fiducia, allora qualcuno mi voterà. Se sarà abbastanza per vincere, sarà meraviglioso. Ma se così non dovesse essere, be’… accetterò la scelta del mio Paese.
«In questo preciso momento, però, voglio fare una promessa.» Si rivolse alle telecamere. «Se mi riterrete adatto a rappresentarvi, la prima cosa che farò, letteralmente la prima, quando tornerò al 1600 di Pennsylvania Avenue dai gradini del Campidoglio, sarà sedermi alla scrivania e firmare i documenti che rinvieranno Saif Yasin alla custodia militare.» Sospirò. «Non vedrete mai la sua faccia in televisione né sentirete la sua voce in radio, né quella del suo legale. Il processo sarà giusto, lui avrà il diritto di difendersi, ma tutto avverrà dietro a un muro. Alcuni potrebbero non essere d’accordo, ma mancano sei settimane alle elezioni e spero mi concederete la possibilità di provare a convincervi che questa sia la scelta migliore per gli Stati Uniti d’America.»
Molti nella folla applaudirono. Tanti non lo fecero.
Il dibattito terminò poco dopo. Kealty e Ryan si strinsero la mano a favore delle telecamere, poi baciarono le rispettive mogli di fronte al palcoscenico.
Jack sussurrò all’orecchio di Cathy: «Come sono andato?».
La dottoressa Cathy Ryan gli rivolse un sorriso raggiante. «Sono orgogliosa di te. Hai mantenuto sempre un’espressione serena.» Lo baciò ancora, poi aggiunse ammiccando: «Adoro quando ascolti i miei consigli».