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Una famiglia ha appena finito il trasloco in una casa di Bethesda, nel Maryland. È stata una lunga giornata, ma quelli dell’impresa se ne sono andati e tutti gli scatoloni sono all’interno.

La famiglia si mette in posa davanti alla nuova casa. Una famiglia felice in un soleggiato quartiere residenziale. Una versione anni Novanta del famoso quadro iperrealista di Robert Bechtle, ’61 Pontiac, solo che i bambini hanno la stessa età. Sono gemelli. Il marito, Tom Fitzpatrick, è un ometto curato, dai capelli neri, indossa una camicia bianca e una sottile cravatta nera. Assomiglia al primo Darrin di Vita da strega. Sembra piuttosto innocuo. La sua nuova moglie, Cheryl, è incinta. Ha capelli biondi lunghi e lisci, e una frangia che quasi sfiora i graziosi occhi castani. Senza voler forzare l’analogia con il telefilm, ha qualcosa che ricorda Samantha Stephens.

Il piccolo, Raggio di Luna, ora si chiama Oliver. Un bambino paffutello e normalissimo, malgrado un’aria concentrata e uno sguardo fisso che potrebbe risultare addirittura inquietante. Karma adesso si chiama Margaret. Anche lei ha lo sguardo fisso, ma lo si nota meno, con i riccioli rossi e la sua continua agitazione. Se Tom fosse uno disposto a portare i figli dallo psichiatra, probabilmente Margaret prenderebbe il Ritalin. Ma Tom è uno all’antica e non si fida troppo dei medici.

Due giorni dopo il trasloco, invitano tutti i vicini a una festa di inaugurazione. Nella strada abitano assistenti parlamentari, impiegati del dipartimento di Stato e di quello del Tesoro.

«Non lavoro da molto nell’FBI e mi occupo di diritti civili», così si presenta Tom ai vicini. Così gli è stato detto di dire. Certo, non è un veterano, ma non si occupa di diritti civili. È nella task force che combatte il crimine organizzato. Un lavoro pericoloso.

Quella sera, nella casa di Bethesda, si svolgono tre party. Il primo è quello dei mariti. Tom ne viene fuori bene. Sembra il classico benpensante, addirittura un po’ noioso, con i capelli tagliati a spazzola, le penne nel taschino della camicia e il frigorifero pieno di birra a bassa gradazione.

Poi c’è il party delle mogli. Cheryl è carina ma un po’ sciapa, se non addirittura una sempliciotta. La tipica madre borghese che ha rinunciato ai propri sogni per dedicarsi alla famiglia. A Cheryl sarebbe piaciuto avere una panetteria come quella del nonno. I suoi ricordi più cari sono quelli delle estati a Jackson Avenue, quando si svegliava prima di tutti e andava in bicicletta ad aiutare il nonno con la prima infornata del mattino. Cheryl racconta che prima abitavano a New York, ma i suoi non sono vestiti da Quinta Avenue. Cheryl non ha mai fumato uno spinello. Non è brillante. Non è una minaccia.

E poi c’è il party dei ragazzi nella sala tv. Dei tre è il più interessante. I maschi esaminano i dischi e ne sono delusi: John Denver, Linda Ronstadt, Juice Newton, i Carpenters. Le ragazze spifferano i segreti di famiglia. Il papà di Ted è uno che beve e ha una storia con la sua segretaria. La mamma di Mary si è schiantata con la macchina due anni fa e ha ucciso una donna in bicicletta. La mamma di Janine pensa che il quartiere abbia smesso di essere rispettabile da quando ci si è trasferita una famiglia indiana.

Per una volta i ragazzi non sono obbligati ad andare a letto presto. Oliver apprende che sia i Jets sia i Giants fanno schifo, ma i Giants sono peggio perché stanno nella stessa divisione dei Redskins.

Oliver dice che il football non gli piace. Zachary, di dieci anni, gli dice che è un finocchietto puzzolente e che sua madre sembra una puttana.

Oliver gli dice con grande tranquillità che sua madre è morta. È stata uccisa, il suo cadavere è stato mutilato e poi dato alle fiamme.

Zach impallidisce. E sbianca ulteriormente un minuto dopo che Margaret lo ha sfidato a bere la mezza lattina di birra che ha trovato. Zachary la ingurgita, dicendo che non è la prima volta che beve birra. Sarà anche vero, ma Margaret ha versato nella lattina un cucchiaio di sciroppo di ipecacuana.

Zach comincia a vomitare a getto, e così finisce ufficialmente il party.

The chain - Edizione italiana
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