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LA DOTTORESSA
NADIA KAPUR
PORTA FUORI LA SPAZZATURA
È notte fonda su Woodbine Boulevard quando la dottoressa Nadia Kapur esce di casa e rabbrividisce per il vento. L’odore delle cipolle fritte fuoriesce da dietro le sue spalle, e Nadia ridacchia: se suo marito fosse ancora vivo, l’avrebbe inseguita per rimproverarla di aver lasciato il sugo sul fuoco.
«Non voltare le spalle alle cipolle!» avrebbe gridato. «Devi monitorarle. Sono un ortaggio che cospira!»
Nadia fa un sospiro. Certo, se suo marito fosse ancora vivo lei non sarebbe lì fuori, prima di tutto. Sarebbe stato Dev a trascinare i bidoni della spazzatura sul marciapiede. Ma se farà in fretta tornerà prima che brucino… altrimenti potrà ordinare una pizza.
I lussi della vedovanza. Posso mangiare qualsiasi stupido cibo, l’unico rovescio della medaglia è che lui mi manca ogni dannato giorno.
La strada è vuota e immersa nell’ombra, nonostante il piacevole bagliore che proviene dalle finestre delle case ben tenute che la fiancheggiano su entrambi i lati. Tra pochi mesi tutto sarà più allegro: le ringhiere dei portici e gli alberi saranno avvolti da luci scintillanti, il primo segno delle festività natalizie. Un’altra delle cose che faceva Dev e che ora toccano a lei, a quanto pare.
Trascina rapidamente il bidone del riciclo fuori dal vicolo e lo mette al suo posto, ma si ferma subito dopo essersi girata per andare a prendere la spazzatura, improvvisamente convinta di non essere sola in strada. È quel genere di sensazione che la maggior parte delle persone cataloga come suggestione, frutto della paura del buio e di quella di rientrare in una casa vuota. Ma Nadia Kapur non è una donna suggestionabile, e non è tipo da ignorare il sistema di risposte istintive che produce la sensazione nota come ‘pelle d’oca’. Una carriera ventennale come psicologa le ha donato un profondo rispetto per il potere dell’inconscio, per la parte del cervello più primitiva che percepisce il pericolo anche quando non può essere visto. Si muove con determinazione, affrettandosi a rientrare, chiudendo la porta e facendo scattare la serratura con un soddisfacente rumore sordo.
Dietro di lei, una voce non umana gracchia una sola parola.
«Sorpresa».
Nadia lancia un urlo e si gira di scatto, le mani si sollevano a metà strada, in un gesto di difesa, e poi restano sospese in aria, dimenticate. La giovane donna in piedi all’ingresso è completamente nuda, lo sguardo fisso, le braccia penzoloni lungo i fianchi, e ha un’aria familiare, pensa Nadia. L’ha vista di recente, nel quartiere. Sì è intrufolata in casa dalla strada? È stata aggredita sessualmente? È la spiegazione più logica… solo che l’istinto di Nadia non è d’accordo. Anche se l’abitudine professionale prende il sopravvento e pensa di avvicinarsi a lei, offrirle aiuto, ogni cellula del suo corpo le urla di scappare. Non perché la donna sia pericolosa ma perché…
Non è una donna, Dio santo, non lo vedi, non capisci, non è una donna, non è affatto una donna, è qualcos’alt…
La fronte della donna-non-donna si apre in due, una faccia non umana sbircia da lì sotto mentre il sangue e le ossa e i tendini si staccano.
La mente di Nadia si svuota.
La cosa con l’aspetto di donna barcolla in avanti e l’afferra per il collo, mentre lei si accascia e la forza le abbandona le gambe. Quel volto orribile si avvicina sempre di più, e Nadia boccheggia per il sentore di marcio, l’odore nauseabondo di pus e plasma, una flebile difesa mentre la pelle tenta invano di combattere l’orribile cosa al suo interno. Lo stomaco le si serra mentre cerca di vomitare, ma la mano che ha intorno al collo stringe sempre più forte, e non fa uscire nulla… né entrare nulla. L’ultima cosa che sente, mentre il buio comincia a offuscare la sua vista, è il bruciore acido della bile che gocciola nello stomaco… solo che è una sensazione vaga, come se lo stomaco non le appartenesse più. Nadia Kapur sta perdendo il controllo di se stessa, sconfitta.
E poi non c’è più, ed è qualcun altro ad aprire i suoi occhi.
* * *
L’odore acre delle cipolle bruciate segue il corpo della dottoressa Nadia Kapur mentre esce dalla porta di casa per la seconda volta quella sera, con un sacchetto pieno di spazzatura in mano. La strada è ancora vuota: nessuno è lì a notare la differenza nella sua andatura e nella postura, a meravigliarsi della rigidità dei suoi movimenti.
Nessuno vede Xal indossare la carne di Nadia Kapur come un vestito non adatto.
Xal è avvezza alla creazione di ibridi, a prendere ciò di cui ha bisogno dalle creature che incontra, anche dalla sua stessa gente, se è l’unico modo per sopravvivere. Ma questa è la prima volta che prende tutto, che diventa totalmente altro da se stessa. Si sente persa dentro a quel corpo, con i suoi pori repellenti, i capelli che le fanno il solletico e le viscide membrane delle mucose. È allergica al corpo in cui si trova: la superficie della pelle della Kapur si gonfia e si increspa, e Xal fa un sibilo nell’avvertirlo.
Non funzionerà.
Focalizza con cura la propria attenzione sulla sequenza genetica che è partita all’attacco, inviando le proprie cellule per estrarla, riempiendo gli spazi vuoti con toppe di DNA. I pomfi si attenuano, ma per la prima volta Xal si sente a disagio. Questo corpo è debole, e la debolezza la rende vulnerabile. Quanto può togliere e quanto può mettere senza che il ragazzo si accorga che qualcosa non quadra nella loro interazione? Forse i file della dottoressa possono essere utili, a tal proposito. La donna tiene registrazioni delle sedute in un dispositivo che ha in casa: Xal l’ha vista attraverso la finestra, mentre ascoltava e prendeva appunti. Forse può studiarli, per imitare meglio il suo linguaggio e i movimenti. Forse può persino imparare qualcosa sulla sua preda.
* * *
Fa cadere il sacchetto della spazzatura nel bidone sul marciapiede. Il sacco si impiglia leggermente prima di sprofondare, e una sottile scia di liquido fetido scorre dallo strappo, schizzando goccioline scure sul marciapiede. Dentro il sacco, quel che resta del corpo precedente collassa su se stesso. Xal fa una smorfia mostrando i denti umani, e sbatte giù il coperchio.
ULTIME NOTIZIE
Buonasera. Sono Ashley Smart, di American Network News. Ecco la grande notizia di questa sera: i giornalisti e i media, inclusa ANN, hanno ricevuto tramite Dropbox alcuni documenti e analisi che rivelano l’esistenza di una massiccia rete di estrapolazione di dati, la cui influenza nelle elezioni internazionali e in altre iniziative globali risale ad almeno un decennio. Diversi leader mondiali hanno negato qualunque responsabilità per quella che sembra la più grande operazione di cyber-spionaggio della storia. Continueremo a darvi dettagli su questa allarmante notizia ogni volta che ci saranno sviluppi.
MESSAGGIO CRIPTATO
Da: Olivia Park
Oggetto: Bersaglio agganciato
Analytics ha identificato una stringa di codice comune nei report degli incidenti citati, che porta al soggetto ACKERSON CAMERON. In base agli avvenimenti odierni, è stata richiesta un’azione immediata per catturare il soggetto non appena sarà possibile. Ci ha già causato troppi problemi. NB: la collocazione, la descrizione fisica e l’identità del secondo soggetto DOE, NIA, rimangono sconosciute. C’è una possibilità che possano agire insieme, quindi tieni gli occhi aperti.
MESSAGGIO CRIPTATO IN ENTRATA
Da: ADMIN
Olivia, il Direttivo è convinto che il tuo collegamento personale con Ackerson non sarà un problema. Tienici aggiornati.