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SEMPRE PIÙ VICINO

Xal si lecca le labbra, godendosi la sensazione. La pelle che ha scelto è in buone condizioni, elastica, ben curata.

Non le era dispiaciuto sbarazzarsi del carapace maschile maleodorante e calarsi in questo corpo, più giovane e femminile. Il primo, visti i risultati, aveva attratto il tipo sbagliato di attenzione, e Xal aveva trovato molto divertente il fatto che i corpi umani richiedessero manutenzione, pulizia e ornamento costanti per essere considerati accettabili dagli altri umani. A quanto pare quelle creature trovano respingenti la vista e l’odore della loro stessa carne. Ma per essere una specie tanto preoccupata del suo aspetto, gli umani non notano facilmente l’intruso tra di loro. Xal ha seguito il ragazzo sin dal giorno del suo arrivo, facendo sempre attenzione a non lasciarsi vedere, ma adesso comincia a pensare che tutti i suoi sforzi siano inutili. Lui sembra ignaro della sua presenza, e la sua incoscienza la lascia perplessa.

Cameron, questo è il suo nome. Il ‘non esattamente umano’ che è la fonte del segnale. Non c’è dubbio: è stato toccato dalla stessa forza distruttiva che ha sfregiato il viso di Xal e le ha portato via la sua gente. Può sentirla anche a distanza, ma l’energia è sempre più focalizzata e controllata, e questo la sorprende. Il ragazzo potrebbe non conoscere la fonte del suo potere, ma sa di esserne dotato e, a quanto pare, sa anche come usarlo. E questo lo rende pericoloso, soprattutto perché ci sono ancora troppe cose che Xal non sa. Per la sua gente, l’arma dell’Inventore era un mezzo di connessione, ma cosa potrebbe produrre quel genere di potere nella mente isolata e senza limiti di un essere umano? E come mai il ragazzo ne è venuto in possesso? La sua intera esistenza è un mistero esasperante.

Eppure, il ragazzo potrebbe rappresentare la sua più grande speranza di sopravvivenza. Non solo di sopravvivenza: di rinascita. Se l’arma dell’Inventore restasse intatta, e se lei riuscisse a utilizzarla ancora una volta, la civiltà in rovina di Xal potrebbe essere ricostruita. Forse anche migliore di prima. Nonostante tutti i suoi difetti, la Terra possiede risorse che il suo pianeta non ha, risorse che gli Anziani non immaginerebbero neppure. È un luogo in cui un alveare potrebbe prosperare. Forse perfino un nuovo ordine: invece degli Anziani, ci sarebbe Xal. Invece di cercare di ricostruire, lei e gli altri sopravvissuti al massacro potrebbero ripartire daccapo, qui, in un nuovo mondo e con una nuova visione. La sua visione. Xal sarebbe l’architetto della loro gloria, e in cambio il suo popolo si inginocchierebbe davanti a lei e la proclamerebbe regina. Sapeva già che potrebbe regnare come un dio sulle masse brulicanti di questo pianeta. E che cosa farebbero gli umani? Cadrebbero in ginocchio in segno di gratitudine, finalmente sollevate dal peso della loro solitudine. Mostrerebbe loro cosa significa essere davvero parte di qualcosa. Mostrerebbe loro il potere inimmaginabile di un mondo alieno.

Ma Xal sta correndo troppo. Ha ancora del lavoro da fare. Il ragazzo è la chiave di tutto, e per avvicinarsi a lui dovrà scegliere con attenzione il proprio obiettivo. Non la madre: anche l’ignaro adolescente noterebbe la presenza di un intruso nel suo corpo. Ma, basandosi sulla propria esperienza sulla terra, Xal ha imparato che gli esseri umani costruiscono piccole e bizzarre reti di fiducia reciproca, nella loro ricerca di connessione. Costrui-
scono relazioni in base all’attrazione chimica o ai doni condivisi. Pagano degli estranei perché massaggino i loro corpi, cantino per loro, o ascoltino le loro paure e speranze. E quando tutto il resto fallisce cercano i dottori perché guariscano le loro menti isolate e malate. Medici di cui si fidano. Medici a cui raccontano tutto, anche i loro segreti più nascosti e oscuri. Xal ha visto il ragazzo che faceva visita alla donna di nome Nadia Kapur. Dall’altro lato della strada, lo ha visto scomparire dentro la casa della donna, e ha origliato la conversazione, acquattata sotto la finestra.

Sì.

Xal sorride. Se fa in fretta, riuscirà a essere dentro il nuovo corpo prima dell’alba successiva.