5.

Prepararono un banchetto. O meglio, lo preparò Kamala, spiegando a Jamie esattamente come tagliare ogni verdura prima di gettarla in una delle sue numerose pentole, e rispondendo: «Un po’» ogni volta che lui le domandava quante spezie aggiungere. Come fosse riuscita a cucinare così tanta roba in sole due ore, anche con l’aiuto di Jamie, era inconcepibile, ma eccola là, sciorinata sul tavolo da pranzo come un tesoro commestibile, due tipi di curry (pollo e pesce), quattro verdure di contorno (cavolo, carote, barbabietole e cavolfiore), puri, riso al lime, riso normale, insalata, raita e una serie intera di chutney luccicanti.

Thomas aveva insistito per non perdere di vista l’orto, così lui e Amina avevano allestito in fretta un tavolo fatto di tavole di compensato e cavalletti, e mezz’ora dopo i quattro si ritrovarono a fluttuare sull’erba verde che scuriva tra la casa e le piante di pomodori.

«Mi dica» domandò Jamie, lasciando che Kamala gli servisse una terza porzione di tutto. «Perché la cucina dell’India del Sud è tanto più buona di quella dell’India del Nord? Sono le spezie? Il fatto che è a base di riso?»

Kamala si protese verso di lui per dilungarsi sul suo argomento preferito e Amina arretrò lievemente. All’inizio era stato strano vedere tutti seduti allo stesso tavolo, come guardare un’opera teatrale interpretata da attori che conosceva troppo bene per credere a quello che dicevano. Ma mentre il giorno si scioglieva intorno a loro, mentre il sole delle prime ore della sera versava oro sui campi e Jamie continuava a fare ai suoi genitori le domande che loro amavano sentirsi porre, scoprì che quella cena le piaceva, o almeno non doveva continuamente preoccuparsene. Il fatto che avessero messo il tavolo in mezzo al campo, per permettere a Thomas di vedere bene l’orto, aiutava. Sembrava calmo e attento, anche se vicino a sé aveva due binocoli (uno normale e uno per la visione notturna).

«E poi noi viviamo meglio» disse Kamala, mettendo fine a una piccola diatriba in cui aveva elencato vantaggi disparati come le mucche (paneer e ghee venivano meglio) e il corredo genetico (papille gustative dravidiche «decisamente superiori»). «Cosa ridete? Non sto scherzando! Thomas, diglielo! Tutto è migliore quando non devi stare sempre lì a preoccuparti del freddo, della polvere e di quei pazzi dei moghul che ammazzano tutti!»

«Kamala è sempre stata una cuoca eccellente» disse Thomas, evitando con astuzia le affermazioni storiche della moglie. «La prima volta che ha cucinato per me, ho creduto di essere morto e finito in paradiso».

«E questo quand’è successo?»

«Nel ’64. Ci eravamo appena sposati, abbiamo vissuto per un mese a casa di mia madre prima di trovare un appartamento tutto nostro». Thomas ripulì il piatto con i polpastrelli. «Te lo ricordi, Kam? Che Amma ha dovuto corrompere Mary-la-cuoca perché ti lasciasse la cucina?»

«Lasciare? È rimasta là a sbuffare e sospirare a ogni cosa che facevo, mi diceva che tagliavo le cipolle nel modo sbagliato, che aggiungevo troppi chiodi di garofano e che il biryani mi veniva troppo liquido!»

«Era perfetto» disse Thomas chiudendo gli occhi, come se potesse ancora assaporarlo. «Il migliore che abbia mai mangiato».

«E in che anno siete venuti qui?» domandò Jamie bevendo un sorso di birra.

«Nel 1968. JFK, aeroporto di St Louis e poi qui» disse Kamala, segnando i punti sul piatto con il dito medio. «Ero incinta di Amina. Qualche mese dopo siamo tornati a riprenderci Akhil».

«Caspita. All’epoca Albuquerque doveva essere piccolissima».

«Da non credere! Pareva una minuscola scheggia in un mare marrone!»

Thomas spalancò di botto gli occhi, scrutò l’orto e allungò un poco la schiena.

«Ha sempre voluto diventare neurochirurgo?» gli domandò Jamie. Thomas non rispose, Amina gli sferrò un calcio.

«No» disse Thomas, distogliendo a fatica gli occhi dall’orto per posarli su Jamie. «Quand’ero giovane volevo fare il pilota».

«E lei?» domandò Kamala, versando dell’altro riso nel piatto di Jamie. «Ha sempre voluto diventare insegnante?»

«Per niente. È solo che mi piaceva molto lavorare sul campo, e questo è un modo di continuare a farlo».

«Amina ci ha detto che è archeologo» disse Thomas.

«Antropologo».

«Antropologo» ripeté Thomas. «E insegna tutto il giorno, o…»

«In realtà no, la mia cattedra è subordinata a uno studio che sto portando avanti, quindi una parte della settimana la dedico alla ricerca. O meglio, ai casinò».

«Come il Sandia?» domandò Kamala.

«Veramente, è proprio quello di cui mi sto occupando in questo periodo».

«Chi!» Lei scosse la testa. «Che posto orribile! Dentro è così buio! E al buffet illimitato non c’è una sola cosa buona da mangiare».

«Nemmeno i bastoncini di pollo?»

Kamala lo guardò orripilata. «Ma chi è che mangia bastoncini di pollo?»

«Allora Amina deve averle raccontato la storia orribile della sua fotografia» disse Thomas. «Gli indiani Puyallup e compagnia bella».

«Be’, veramente no» glissò Amina. «Mi passate le barbabietole?»

«Quale foto?» domandò Jamie.

«Niente» disse Amina scuotendo la testa. «Un’altra volta».

«L’indiano che si butta giù dal ponte!» esclamò Kamala tutta eccitata. «Non era indiano come noi, era uno di quegli indiani con le piume in testa. È famoso! Non gliel’ha raccontato?»

«Aspetti, è successo un paio d’anni fa? A Seattle? Il capotribù?»

«Leader della comunità» lo corresse Amina con una smorfia.

«Quella foto l’hai scattata tu?»

«La conosce?» Kamala diede di gomito a Thomas, che aveva ricominciato a guardare l’orto, innervosito. «La conosce».

«L’hai scattata tu?» Jamie pareva molto colpito.

«Sì! E poi è diventata fotografa di matrimoni» disse Kamala, annuendo. «E adesso potrebbe anche aprire una propria attività di grande successo, nel campo della fotografia di eventi».

«Mamma».

«Cosa c’è? Potresti benissimo! Almeno le ha raccontato che tra qualche settimana a Seattle le dedicano una mostra?»

«Sì, questo lo so».

«Torno subito» disse Thomas, alzandosi e puntando dritto all’orto.

«Signora Eapen, le dispiace se prendo un altro puri

«Prego, prego!» Kamala gliene diede altri due e si misero a discutere di puri, del perché (secondo Kamala) fossero superiori al pane fritto e del perché i suoi (bastava chiederlo a chiunque) fossero i migliori in circolazione. Amina si girò e vide suo padre uscire tutto rigido dall’orto e fermarsi al cancello. Vi si appoggiò. Disse qualcosa. Attese. Disse qualcos’altro. Poi si girò per tornare indietro, il viso teso come una pelle di tamburo.

«Ah, a proposito, domani arriva Dimple» disse Amina, ricordandosi improvvisamente. «Be’, in realtà arriva oggi, ma viene qui domani».

Kamala si accigliò. «Perché?»

«Vuole vedere papà».

«Diamine. Dovrebbe preoccuparsi dei suoi, di genitori. Bala non fa che stare in ansia per lei».

Thomas tornò a tavola e si lasciò cadere pesantemente sulla sedia.

Amina si protese verso di lui, cercando di intercettare il suo sguardo. «Senti, stavo dicendo a mamma che domani viene a trovarti Dimple. In mattinata».

«Dimple è una vecchia amica di Amina dei tempi della scuola» spiegò Kamala a Jamie. «Non hanno più molto in comune, ma pazienza».

«Sì, me la ricordo».

«Oh!» Il viso di Kamala si illuminò. «Ha frequentato la Mesa Preparatory? Non l’avevo capito! Nessuno me l’aveva detto!»

«Non è poi così importante, mamma».

«Ma allora conosce tutti quelli che conosciamo noi! Tutti i ragazzi e tutti quelli che stanno qui. Siete ancora in contatto? Li frequenta molto?»

«Uh, più o meno».

Amina si voltò, distratta da Thomas. Lui continuava a guardare a destra e poi a sinistra, come se stesse cercando di ricordare dove aveva messo qualcosa d’importante. Amina gli diede un altro calcetto.

Kamala masticò qualcosa e inghiottì prima di domandare: «Allora conosceva anche Akhil?»

«Sì. In realtà usciva con mia sorella, Paige».

Kamala sbatté le palpebre, con la bocca che si muoveva un poco, come se stesse finendo la frase senza emettere suono, e lo sguardo di Thomas scattò subito dall’orto a Jamie. «È il fratello di Paige?»

«Sì».

Thomas si allungò. «Quella del liceo? Quella ragazza con cui usciva?»

«Paige Anderson».

«Paige Anderson» ripeté Kamala piano, come se fossero le parole di una canzone che stava cercando di ricordare.

«Quella ragazza». Thomas guardò Amina in cerca di conferme. «Quella là».

«Credo che sia venuta qui, una volta» disse Kamala, e Jamie annuì.

«Incredibile!» ululò Thomas e calò una manata sul tavolo.

«Già» fece Jamie. «Immagino che sia una strana coincidenza».

Thomas si mise a ridere forte e Jamie sorrise nonostante la stranezza della situazione, perché era impossibile resistere all’improvviso scoppio di ilarità di Thomas, al suo sorriso che si allargava come se avesse vinto una specie di lotteria cosmica.

«Hai sentito?» gridò Thomas rivolto verso l’orto. «Qui c’è il fratello di Paige Anderson!»

Amina lanciò a Kamala uno sguardo allarmato.

«Qui!» gridò suo padre, un po’ più forte. Poi indicò Jamie. «Proprio qui!»

«Thomas» disse Kamala sfiorandogli dolcemente il braccio, ma lui se la scrollò di dosso e cercò il binocolo.

«Aspetta, voglio vedere che faccia fa».

Kamala gli si avvicinò all’orecchio e bisbigliò accalorata in malayalam, ma Thomas non fece nemmeno finta di ascoltare.

«Mi ignora. Finge di non riuscire a sentirmi».

Amina tirò Jamie per il braccio ma lui era affascinato, la bocca lievemente socchiusa, come se stesse guardando un film.

«MI SENTI?» urlò Thomas, e la sfumatura di frustrazione che colsero nella sua voce li fece trasalire. Si stava agitando sempre più, una mano stringeva il binocolo mentre l’altra distendeva e contraeva le dita. Quando indicò l’orto, il braccio gli tremava. «Lo vedi come fa? Si comporta come se non stesse ascoltando, ma in realtà mi ascolta. Facevo così anch’io. Mia madre impazziva».

Amina guardò impotente l’orto, la sera azzurra che si dilatava loro intorno come acqua.

«Anch’io» disse Jamie.

Thomas si girò e lo guardò.

«Mia madre lo detestava» continuò Jamie, arrossendo. «Mi diceva che un giorno me ne sarei pentito».

Thomas lo fissò a lungo prima di rimettersi lentamente a sedere. «Ed è successo?»

«Sì. In realtà sì».

«E adesso siete più legati?»

«È morta qualche anno fa. Cancro al seno».

«Ed era con lei quand’è successo?»

«Sì».

«Nella stessa stanza? Proprio lì?»

«Papà!» esclamò Amina, ma Jamie aveva già annuito, con un sorriso triste e sorpreso, come se avesse appena intravisto un luogo di cui aveva sentito la mancanza, e fu come se questo acquistasse un significato per Thomas, che si appoggiò allo schienale della sedia e chiuse gli occhi.

«Non ha nulla da rimproverarsi» disse.

Dopo cena Amina accompagnò Jamie nella sua camera e andò a farsi una doccia. Quando tornò, lui era steso in diagonale sul letto, troppo piccolo per lui, e fissava il baldacchino.

«Queste sono le cose che piacciono alle ragazze?» domandò indicando verso l’alto, con aria meditabonda e le rughe più profonde. «Guardare giorno e notte dei minuscoli fiorellini?»

«Quando hanno sette anni, sì» disse Amina, sedendosi.

«Possiamo parlare degli Air Supply?»

«No, grazie».

«Maledizione». Lui le asciugò una goccia d’acqua dalla spalla. «Sapevo che l’avresti detto».

Pareva esausto, aveva delle occhiaie che sembravano lividi. Amina si chinò e lo baciò sulla guancia, e poi sulla fronte. «Ti hanno distrutto».

«Dormo meglio se nel letto ci sei anche tu».

Amina sorrise e gli guardò prima la bocca, poi il collo e il bottone della camicia che avrebbe voluto sbottonargli. Si chinò su di lui e lasciò che l’asciugamano si aprisse.

«Ehi, aspetta, no». Jamie si rizzò a sedere e lo richiuse con entrambe le mani. «Non mi va. Non qui».

«Davvero? Non se ne accorgeranno nemmeno».

«E invece sì. Tuo padre se ne accorgerà. E salirà qui e mi ammazzerà con quei suoi pollici giganteschi».

«Jamie».

«E non credo proprio che riuscirei a eccitarmi, su questo letto. E francamente, dovresti mettere in dubbio la fibra morale di qualunque uomo ci riuscisse».

Amina guardò la porta, perplessa. «Mio padre ha dei pollici giganteschi?»

«Come fai a non essertene accorta?»

Lei si stese sul letto. «Quindi sei sopravvissuto alla cena».

Lui borbottò qualcosa.

«Mi dispiace, per tutto quanto. Per tua madre».

«Non ti preoccupare» disse Jamie, e quando lei lo guardò capì che in effetti non c’era da preoccuparsi, i suoi lineamenti si erano ricomposti celando qualunque cosa avessero rivelato mentre parlava con Thomas. «E poi, sono molto più simpatici di come me li avevi descritti».

«Il mese scorso mia madre non ti avrebbe nemmeno rivolto la parola».

«E invece sì».

«Tu non conosci mia madre!»

«No, ma conosco me. Non avrebbe saputo resistermi».

«Caspita, che ego!»

«Okay, va bene. Mi avrebbe lanciato del chutney. Secondo te è perché è troppo preoccupata per tuo padre?»

«No, è innamorata» disse Amina, e mentre lo diceva capì che era vero. Ripensò al viso di sua madre quella sera a tavola, che aspettava di mettersi a ridere per una storiella che Thomas aveva raccontato migliaia di volte, e le si strinse lo stomaco come se avesse inghiottito vento.

«L’amore fa bene» mormorò Jamie, con le palpebre appesantite.

Amina lo guardò respirare, la lievissima pulsazione alla base del collo. Proprio quando credette che si fosse addormentato, lui disse: «Quella foto, dunque, è stata quella, no?»

«Sì».

Lui aprì gli occhi. «Ti piace?»

«È raccapricciante».

«Non è quello che ti ho chiesto».

Era una domanda buffa, perché nessuno gliel’aveva mai fatta prima, e perché non era sicura di conoscere la risposta, fino a quando non si sorprese ad annuire, e poi ne fu certissima. Jamie richiuse gli occhi.

«Vorrei vederla» disse.

«Davvero?»

«Sì, certo».

Amina si mordicchiò una pellicina, guardandolo. «Vuoi venire con me all’inaugurazione?»

«In macchina, però».

«Come?»

«Andiamoci in macchina».

«Ma è lontanissimo» disse Amina, però Jamie si stava già addormentando e le rughe sulla fronte gli si spianarono.

Amina si distese di schiena e fissò il baldacchino. Allungò il braccio e gli prese con due dita un angolo della camicia. Immaginò di viaggiare con lui a nord e verso ovest, i pioppi tremuli, i Tetons, la costa scabra dell’Oregon. Il profilo di Jamie che si stagliava su uno sfondo indistinto. Dormirono.