4.

Una melanzana ammuffita. Patate al curry. Qualcosa che sembrava un mucchio di lumache, ma che poi si rivelò okra in decomposizione. Il sabato dopo, mentre Kamala usciva in giardino e Thomas trafficava sotto il portico, Amina saccheggiò il frigorifero. In fondo a un ripiano c’erano alcuni pomodori dall’aria ammaccata, li tirò fuori e li posò sul bancone. Infine andò alla rimessa degli attrezzi in giardino, tirò fuori la carriola e vi caricò tutto, per poi tornare al portico.

Trovò Thomas che, in tuta e lampada frontale, era chino su un morsetto.

«Voglio costruire un cassettone» le disse senza alzare la testa.

«Ho portato delle cose».

«Quali cose?» La guardò, accecandola.

«Vieni a vedere».

Lo condusse fuori dove Prince Philip annusava la carriola.

«Avanzi!» esclamò Thomas. «Perché non ci ho pensato?»

«Perché non sei il genio di famiglia».

«Ssh!» Thomas le diede un colpetto sulla testa, felice. «Ci vediamo sul retro».

Amina spinse la carriola fino al giardino posteriore mentre Thomas correva a prendere il pick-up, attraversava l’erba alta e raggiungeva una radura. Kamala, che a un centinaio di metri di distanza stava furiosamente strappando delle erbacce, si alzò con le mani sui fianchi.

«Il cacciaprocioni!» urlò Amina, e sua madre ricominciò a strappare.

«Hai visto? Ho fabbricato un bersaglio». Thomas indicò un pezzo di compensato a circa cinquanta metri, su cui spiccava la sagoma nera di un procione.

«Porca miseria».

Lo aiutò a sistemare il cacciaprocioni e quando ebbe finito mise in fila gli avanzi, dal più piccolo al più grande.

«Prima le patate?» domandò.

«Esatto».

Caricarono e Thomas tirò indietro l’elastico. «Pronta?»

Lei annuì.

«Shummm!» urlò lui mentre un grumo di senape disegnava un ampio arco sul giardino e mancava il bersaglio di un bel po’. Prince Philip si precipitò all’inseguimento.

«Oddio, dovremmo preoccuparci?» domandò Amina.

«Ha mangiato di peggio».

Il proiettile successivo fu l’okra, una dozzina di dita viscide scagliate una dopo l’altra; due colsero il bersaglio, anche se non al centro. Le barbabietole non funzionarono così bene, deludendo entrambi. Prince Philip le inseguì obbediente e tornò con degli orribili denti rosa.

«Adesso uno grosso» disse Thomas.

Amina prese una melanzana dal tupperware e rabbrividì al contatto con quella massa fredda e soffice.

«Tira indietro l’elastico il più possibile, ma non preoccuparti troppo. Mettilo più al centro, okay? Bene. Ottimo».

Amina tirò indietro di altri dieci centimetri, grugnendo.

«Brava» disse Thomas in tono di approvazione. «Bene, quando ti senti sicura cerca di orientarlo verso…»

«Merda!» L’elastico le sfuggì di mano e scattò in avanti con un rumore orribile, come un colpo di frusta. Si abbassarono entrambi e quando non accadde nulla si alzarono scrutando speranzosi il bersaglio. Era immacolato. Amina guardò Prince Philip, che a sua volta le lanciò uno sguardo ansioso. La melanzana era scomparsa.

«Santo cielo, Amina!»

«Maledizione. Dammi l’altra».

«Stai scherzando?» Thomas scoppiò a ridere. «Sei pericolosa!»

«Dammela!»

«Sì, sì, va bene». Thomas si chinò per prendere l’altra melanzana, ma in quel momento un grido sottile e acuto perforò il pomeriggio. Si lasciò dietro una scia di silenzio e Amina scrutò il cielo preoccupata.

«Ma che diavolo è stato?» domandò.

«Non ne ho idea».

Poi lo udirono ancora, un grido così selvaggio e disperato che si alzarono in piedi sul cassone del pick-up. Prince Philip abbaiò allarmato e loro due si guardarono a occhi sgranati. Il terzo grido li spinse a saltare giù sul prato e a mettersi a correre tra l’erba alta, le gambe di Amina inseguivano quelle di suo padre in direzione dell’orto.

Che dire della sagoma di Kamala raggomitolata per terra, le dita coperte di fango, il viso imbrattato, le urla che esplodevano dalla gola? Corsero verso di lei, scansando bidoni di compost e mucchi di pacciame. Kamala era caduta. Era per terra. Prince Philip abbaiava infuriato verso l’orto.

«Mamma!»

Il terreno era stato lacerato, c’erano grumi di terra ovunque. Una vanga giaceva dov’era stata lasciata cadere. Lì accanto, Kamala oscillava, le braccia strette al corpo. Amina si chinò e toccò la spalla della madre.

«Mamma? Stai bene?»

Kamala saltò in piedi, con il polsino di un giubbotto che le spuntava tra le dita.

«Oddio!» esclamò Amina. «Che cosa ci fai con…»

«Tu!» strillò Kamala. «Vattene! Vattene, demone schifoso!»

Ma non stava parlando con Amina. Stava guardando con occhi di fuoco in direzione di Thomas.

«Papà? Papà non…» Amina si girò a guardare suo padre, che stava fissando il giubbotto di pelle di Akhil con la consapevolezza triste e stupefatta di un sognatore che torni nel mondo dei desti.

«Papà?»

Thomas chiuse gli occhi.

«Papà, che cos’hai fatto?»

«Mi dispiace tanto» disse suo padre.