Nove

 

Due giorni dopo ci fu il sesto stupro.

Chiti era uscito dal suo ufficio e dalla caserma per l'ora di cena. Al piantone aveva lasciato detto che sarebbe rientrato per mezzanotte e comunque sarebbe stato sempre reperibile con il cercapersone. Se n'era andato a mangiare la solita pizza, e poi in giro per la città. Sempre da solo, senza meta e con poco senso.

Era rientrato verso mezzanotte, un quarto d'ora dopo l'arrivo di una chiamata sul 112. Una coppia, di ritorno dal cinema, aveva visto la ragazza uscire piangendo da un vecchio caseggiato popolare. Avevano chiamato i carabinieri e sul posto erano arrivate subito due pattuglie del radiomobile; una aveva accompagnato la vittima al pronto soccorso, l'altra aveva preso a bordo la coppia per portarla in caserma e raccogliere le deposizioni.

Quando Chiti rientrò, la ragazza era ancora al pronto soccorso, ma aveva quasi finito e in breve l'avrebbero accompagnata in caserma.

I due signori — marito e moglie, tutti e due insegnanti in pensione — non erano stati in grado di dire niente, assolutamente niente di utile. Tornavano dal cinema, a un certo punto camminando avevano sentito dei singhiozzi, si erano voltati verso un portone — ci erano passati davanti qualche istante prima, precisò la signora — e avevano visto uscire quella ragazza.

Avevano notato qualcuno, subito prima o subito dopo?

No, non avevano notato nessuno, cioè certo erano passate delle macchine e non potevano escludere che mentre soccorrevano la ragazza fosse anche passato qualcuno a piedi. Anzi, sicuramente era passato qualcuno, precisò la signora, che fra i due sembrava il capo. Ma non si poteva dire che lo avessero notato, cioè che fossero in grado di fornire una qualsiasi descrizione.

E basta.

Firmarono l'inutile verbale mentre arrivava la ragazza, accompagnata da un signore sui cinquanta, con l'aria di chi non ha ancora capito cosa sta succedendo. Il padre.

Lei era piccola, rotonda, né bella né brutta. Insignificante, pensò Chiti mentre la invitava a sedersi davanti alla scrivania.

Chissà in base a quale criterio le sceglie, si domandò lui mentre        Pellegrini impostava il verbale con quella nuova macchina per scrivere elettronica, che era il solo a saper far funzionare.

«Come si sente, signorina?» Nel momento stesso in cui la faceva, pensò che era una domanda idiota.

«Un po' meglio, adesso.»

«Se la sente di raccontarci quello che è successo, quello che ricorda?»

La ragazza non rispose e abbassò il capo. Chiti cercò con lo sguardo il maresciallo Martinelli e poi, con gli occhi, indicò il padre che era lì, seduto su un divanetto. Martinelli capì e chiese al padre se non gli dispiaceva seguirlo, per piacere, nell'altra stanza. Solo qualche minuto.

«Forse era a disagio a raccontarci quello che è successo, davanti a suo padre.»

La ragazza fece di sì con la testa ma non disse niente.

«Del resto mi rendo conto che potrebbe essere ugualmente imbarazzata a parlare con noi, che siamo tutti uomini. Possiamo cercare una psicologa, o un'assistente sociale e farla partecipare, se questo può aiutarla.» Mentre parlava si chiedeva dove diavolo l'avrebbe potuta trovare una psicologa o un'assistente sociale, a quell'ora. Ma la ragazza disse che no, grazie, non ce n'era bisogno. Bastava che non ci fosse suo padre.

«Allora vuol raccontarci quello che si ricorda? Con calma, cercando di cominciare dal principio.»

Era uscita con tre sue amiche, senza i ragazzi, come capitava spesso. Erano andate a bere e a fare due chiacchiere in un locale del centro e verso le undici e mezzo lei e un'altra se ne erano andate. Il giorno dopo avevano lezione all'università e non volevano fare tardi. Avevano fatto un pezzo di strada insieme e poi si erano separate. Ognuna verso casa sua.

No, non avevano mai avuto problemi a tornare da sole la sera. No, non avevano mai letto sui giornali, o sentito alla televisione di episodi come quello.

Sulla fase dell'aggressione Caterina — così si chiamava — era stata più confusa, ovviamente. Aveva lasciato la sua amica da cinque minuti o poco meno. Camminava a passo normale. Non aveva notato niente o nessuno in particolare. A un certo punto aveva sentito un colpo fortissimo dietro la testa. Duro, come un pugno o un oggetto rigido.

Probabilmente aveva perso i sensi per qualche istante.

Quando si era ripresa era nell'androne di un palazzo vecchio. Lui l'aveva messa in ginocchio. C'era cattivo odore, di sporcizia, di cibo sfatto, di pipì di gatto, si ricordava. E si ricordava la voce di quello. Era calma e metallica. Sembrava perfettamente padrone di sé, quello. Le aveva detto di fare delle cose; le aveva detto di tenere gli occhi chiusi e bassi, e di non provare nemmeno a guardarlo in faccia. Le aveva detto che se disobbediva l'avrebbe ammazzata con le mani, lì. Ma tutto con calma, come se stesse facendo un lavoro cui era abituato. E lei aveva obbedito.

Alla fine le aveva dato un altro pugno. Molto forte, in faccia. Poi le aveva detto di non fare nessun rumore, di non muoversi e di contare fino a trecento. Solo allora avrebbe potuto rialzarsi e andarsene via. Aveva detto che voleva sentirla cominciare a contare ad alta voce. Lei aveva obbedito, e aveva contato fino a trecento, a voce alta, in quell'androne buio, fetido e deserto.

No, non sapeva fornire una descrizione. Le sembrava fosse alto, ma non era in grado di essere più precisa.

E la faccia non l'aveva vista nemmeno di sfuggita.

Era in grado almeno di riconoscere la voce se l'avesse risentita?

La voce sì, disse la ragazza. Quella non l'avrebbe mai più dimenticata, per sempre.

Chiuso il verbale Chiti fece firmare, pregò la ragazza di chiamarli se le fosse venuto in mente dell'altro, e le disse che poteva naturalmente chiamare se avesse avuto bisogno di qualcosa. Quella fece di sì con la testa a ognuna delle cose dette da Chiti. Meccanicamente, come un congegno a ingranaggi, un po' difettoso.

Poi se ne andò via, muovendosi allo stesso modo.

Il passato è una terra straniera
titlepage.xhtml
Il_passato_e-erra_straniera_split_000.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_001.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_002.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_003.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_004.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_005.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_006.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_007.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_008.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_009.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_010.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_011.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_012.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_013.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_014.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_015.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_016.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_017.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_018.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_019.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_020.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_021.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_022.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_023.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_024.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_025.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_026.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_027.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_028.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_029.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_030.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_031.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_032.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_033.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_034.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_035.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_036.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_037.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_038.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_039.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_040.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_041.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_042.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_043.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_044.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_045.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_046.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_047.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_048.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_049.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_050.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_051.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_052.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_053.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_054.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_055.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_056.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_057.html
Il_passato_e-erra_straniera_split_058.html