15
Quasi tutto l’etere era evaporato dallo straccio e Hesco cominciava a dare segni di risveglio.
Rimasi in piedi un attimo sopra di lui prima di cadergli a peso morto seduto sul torace eliminando del tutto la poca aria rimasta nei polmoni.
La sua prima reazione fu di inarcare la schiena per scrollarmi via, ma fino a che le graffe reggevano, le fascette gliel’avrebbero impedito. Io non avevo ancora parlato. Cercò di inspirare dalla bocca ma era impossibile. Le narici si allargarono per riuscire a catturare ossigeno.
Presi il coltello, aprii la lama e la inserii sotto la fasciatura poco più giù dell’orecchio sinistro, con gesti lenti in modo che riuscisse a sentire bene il freddo del metallo contro il collo. Funzionò. Rimase immobile, molto immobile. Forse non mi ero sbagliato riguardo alla cicatrice sul naso.
Poi tagliai verso l’alto, strappai il nastro dalle labbra portando via anche una striscia di basetta sagomata, e gli tolsi lo straccio dalla bocca.
Non urlò. Non imprecò. Fece un respiro profondo e singhiozzante un po’ perché l’aria non aveva mai avuto un sapore così buono, e un po’ per incamerare ossigeno prima di provare di nuovo a disarcionarmi.
«Zac, non è complicato. Dov’è il bambino?»
La lama sulla gola, un centimetro sopra le fascette che gli bloccavano il pomo d’Adamo, gli ricordò che il silenzio era la scelta sbagliata.
Optò per la soluzione «non parlo inglese» e m’inondò con una raffica di fesserie in albanese e poi tossì una boccata di catarro e me la sputò addosso con tutta la forza che riuscì a racimolare. Quasi al rallentatore, atterrò sul davanti della mia maglietta e rimase attaccata, come una medusa.
Aprì e chiuse le labbra. Quando giunsero le parole erano poco più di un sussurro.
«Fottiti.»
Afferrai la prima bottiglia di Fanta che trovai a portata di mano e la stappai.
Chiusi lo straccio a palla, lo infilai tutto nella bocca di Hesco e ci lasciai sopra la mano sinistra. Poi sigillai la bottiglia con il pollice destro e l’agitai con forza.
Mentre cercava di respirare con le narici, premetti il collo di vetro contro il labbro superiore e gli rovesciai tutto il liquido schiumoso color ciliegia che poteva inalare.