INTRODUZIONE
Si potrebbe sostenere che, avendo chiarito – nella misura in cui siamo riusciti a farlo – la natura dell’emicrania, il nostro compito sia finito, e che sarebbe un eccesso di zelo compilare un elenco di «rimedi». La cura, si potrebbe osservare, è implicita in ciò che è stato già detto. Si può scrivere un trattato sull’afasia senza che occorra discutere la terapia del linguaggio. Ma non si può istituire un parallelo così stretto: l’emicrania è un fenomeno comune, infligge invalidità o sofferenza diffuse, tende a essere ricorrente, è di natura benigna ed è particolarmente soggetta a essere fraintesa o trattata in modo errato, sia dal paziente, sia dal medico.
Abbiamo cercato, nelle parti precedenti, di offrire un quadro logico e coerente della biologia dell’emicrania e l’approccio terapeutico sarà in buona parte dettato da considerazioni già accennate. Ma non è possibile ridurre la medicina a una coerenza di termini logici, poiché essa dipende da innumerevoli variabili e da fattori inafferrabili, dalla «magia», e soprattutto dal rapporto di fiducia che si instaura fra il medico e il paziente.