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Piccoli gruppi crescono:
lettura a casa e online
durante l’emergenza (e dopo)

Se si chiedessero suggerimenti su un’attività adatta per un periodo di forzato isolamento a casa, probabilmente la lettura sarebbe una delle prime idee a venire in mente. Eppure, nessun dato sembra indicare che nei mesi di quarantena gli italiani abbiano effettivamente letto di più (l’aumento della lettura in digitale, rilevato da alcune indagini, non compensa affatto il forte calo nell’acquisto di libri legato al periodo di chiusura delle librerie)1. E purtroppo – con l’eccezione di situazioni come quelle ricordate nel capitolo precedente, in cui biblioteche scolastiche e reti di biblioteche scolastiche hanno saputo lavorare alla promozione della lettura anche durante la fase di sospensione della didattica in presenza – neanche il mondo della scuola sembra aver avviato un lavoro specifico e organizzato sulla lettura a casa, come parte della strategia per rispondere alla situazione determinata dall’emergenza COVID-19.

Per certi versi, questa situazione corrisponde a una difficoltà effettiva e rilevata da più parti: nonostante l’isolamento a casa, l’ansietà e l’incertezza associate al periodo del lockdown rendevano paradossalmente più difficile la lettura, e non più facile. Il neuroscienziato inglese Oliver J. Robinson, dell’Istituto di neuroscienze cognitive dello University College di Londra, intervistato online da «Vox», ha osservato che il problema non è legato solo alla difficoltà di concentrazione generata dall’ansietà, ma anche a un effetto – documentato da molti studi – di ‘accelerazione’ nella percezione del tempo: “anxiety makes time move fast”2. Un fattore che sembra contrapporsi al tempo lento e protetto richiesto e suggerito dalla lettura.

Per altro verso, però, la situazione corrisponde anche alla difficoltà che il nostro paese sembra avere nel lavorare sulla lettura come attività che può aiutare ad affrontare meglio – da tutti i punti di vista – i periodi di crisi. Che la risposta possa essere anche altra è mostrato non solo dal lavoro fatto dalle biblioteche scolastiche e dalle reti di biblioteche scolastiche di eccellenza, ma pure – a livello più generale – dal fatto che in molti paesi le vendite di libri sono effettivamente cresciute immediatamente prima del lockdown o – dove il lockdown non ha comportato la chiusura delle librerie – addirittura durante l’emergenza. Così, ad esempio, un’indagine del gruppo NPD relativa agli Stati Uniti mostra per la prima settimana di pandemia una crescita notevole (+66%) nelle vendite di libri non fiction per bambine/i e ragazze/i, con punte del +143% per i libri scolastici ed educativi3, mentre i dati Nielsen Book relativi al Regno Unito mostrano, anche in questo caso nella prima settimana, e dunque presumibilmente in preparazione del lockdown, una crescita di un terzo nella vendita dei libri di fiction, e addirittura del 234% nella vendita dei libri educativi per l’infanzia4. In Francia, dove i dati GFK mostrano – come in Italia – una forte flessione nel periodo della chiusura delle librerie (in parte riequilibrato da un vero e proprio boom delle vendite dopo la riapertura)5, 8 persone su 10 hanno comunque dichiarato di aver letto almeno un libro nel periodo di quarantena.

L’attenzione verso la lettura nel periodo di emergenza ha riguardato anche molti fra gli organismi che lavorano per la promozione del libro e della lettura: sempre nel Regno Unito, ad esempio, la Reading Agency ha proposto linee guida specifiche per ‘restare connessi’ attraverso la lettura nel periodo dell’emergenza COVID-19, fornendo indicazioni sulle metodologie che potevano essere adottate da scuole e famiglie per farlo al meglio: fra le proposte avanzate, la creazione di gruppi di lettura a distanza, con suggerimenti sugli strumenti da usare e sull’organizzazione delle attività6.

Certo, anche negli altri paesi il dato iniziale di grande attenzione verso il libro e la lettura non corrisponde poi a una reale esplosione della lettura nella fase di lockdown, sia per la situazione di difficoltà psicologica già ricordata, sia perché la concorrenza di altri media resta forte (significativo, ad esempio, l’aumento durante il periodo dell’emergenza del ‘binge watching’, l’abitudine di guardare consecutivamente più episodi di una serie televisiva)7. Ma resta l’impressione che il nostro paese fatichi più di altri nel proporre la lettura come un’attività in qualche misura anche ‘anticiclica’, adatta dunque a periodi economicamente o emotivamente difficili. E che fatichi, in particolare, nel far percepire questa prospettiva ai lettori e alle lettrici più giovani.

Anche su questo fronte, il ruolo delle biblioteche scolastiche sarebbe essenziale, in particolare nell’aiutare i genitori a mettere in atto strategie familiari di promozione della lettura. Il progetto ReadTwinning8 – un progetto europeo Erasmus+ che vede coinvolti molti dei partner che avevano dato vita al progetto The Living Book, di cui abbiamo parlato nel capitolo sulla lettura aumentata – nei mesi dell’emergenza coronavirus ha lavorato proprio su questo tema, proponendo come possibile modello quello di piccoli gruppi di lettura (dalle due alle quattro persone) che possono essere organizzati in famiglia o fra amici anche e proprio in risposta a una sollecitazione proveniente dalle biblioteche scolastiche.

La proposta è stata inizialmente sviluppata facendo riferimento in particolare alla fase di lockdown, ma è perfettamente utilizzabile anche nelle fasi successive, quella di convivenza con il virus e quella di superamento completo dell’emergenza. L’idea alla base del progetto è che, rispetto ai gruppi di lettura tradizionali, più adatti a lettori già ‘forti’9, il lavoro in piccoli o piccolissimi gruppi possa risultare più efficace nell’avvicinare alla lettura chi non legge o legge poco, magari affiancando in un ‘tandem’ basato su interessi comuni un lettore forte e un lettore debole. Durante l’emergenza è emersa l’idea (su cui hanno lavorato in particolare Maria Teresa Carbone e Maurizio Caminito, del Forum del Libro) che, soprattutto nel caso delle bambine e dei bambini più piccoli, nella fase di didattica a distanza i tandem o i mini-gruppi di lettura potessero essere anche familiari. E ovviamente resta la possibilità anche di tandem creati a distanza, e capaci di utilizzare gli strumenti di rete per restare in contatto durante la lettura e confrontare impressioni, esperienze, attività e giudizi relativi al libro letto insieme.

Fra gli strumenti utilizzabili per facilitare la costituzione e il lavoro di questi ‘piccoli’ gruppi di lettura, il progetto ReadTwinning propone in particolare l’uso di un diario di lettura condivisa, articolato in sezioni che possano essere riempite da ogni partecipante (non solo con impressioni o giudizi sul libro, ma anche inserendo l’immagine del proprio avatar, link a materiali reperiti in rete durante la lettura, immagini delle situazioni in cui concretamente si è letto il libro, playlist musicali considerate ‘adatte’ ad accompagnare la lettura, e così via). E propone, ovviamente, l’uso della metodologia della lettura aumentata, e dunque il ricorso alla rete come ambiente in cui reperire contenuti utili ad approfondire i temi del libro e ad allargare l’esperienza di lettura.

Il progetto si propone di realizzare una piattaforma online che possa fornire strumenti diretti di collaborazione e ospitare i diari di lettura condivisa. Alla luce dell’esperienza fatta durante l’emergenza coronavirus, è forse possibile pensare a questi strumenti in forme almeno in parte nuove: ad esempio integrando direttamente nella piattaforma stanze per incontri virtuali fra i partecipanti, e alcune fra le altre funzionalità esplorate e utilizzate dalle scuole nel periodo della didattica a distanza.

Indipendentemente dai risultati che potrà avere questo specifico progetto, credo comunque che una delle lezioni dell’emergenza sia proprio quella relativa all’importanza che libro e lettura possono avere come componente essenziale delle strategie di ‘resilienza’, personale e collettiva, davanti alle difficoltà. È un tema sul quale il nostro paese sembra essere in ritardo, e sul quale servirebbe invece lavorare in maniera assai più diffusa e sistematica.

                

1 I dati AIE-Nielsen-IE relativi all’andamento del mercato nei primi quattro mesi del 2020, presentati il 26 maggio, mostrano un crollo del 19,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una perdita di 8 milioni di copie.

2 Why It’s So Hard To Read a Book Right Now, Explained by a Neuroscientist, intervista di Constance Grady a Oliver J. Robinson, «Vox», 11 maggio 2020, in rete all’indirizzo https://www.vox.com/culture/2020/5/11/21250518/oliver-j-robinson-interview-pandemic-anxiety-reading.

3 Cfr. https://www.npd.com/wps/portal/npd/us/news/press-releases/2020/at-a-time-of-social-distancing-us-families-turn-to-activity-based-toys-books-and-art-supplies-for-the-home-according-to-npd/.

4 Cfr. https://www.bbc.com/news/entertainment-arts-52048582.

5 Cfr. https://people.bfmtv.com/actualite-people/le-deconfinement-a-dope-les-ventes-de-livres-1920399.html.

6 Il toolkit con le proposte è scaricabile partendo dalla pagina https://readingagency.org.uk/resources/4327/.

7 Si vedano ad esempio i dati raccolti da Sara Fischer, Streaming Spikes During Coronavirus, 1° aprile 2020, all’indirizzo https://www.axios.com/streaming-spikes-during-coronavirus-c37a9cb2-8e14-4481-95f7-62ac1fa0222d.html.

8 Il sito di riferimento del progetto è https://readtwinning.eu/.

9 Approfitto dell’occasione per segnalare, sui gruppi di lettura, un testo utile uscito dopo la pubblicazione della prima edizione di questo libro: Luigi Gavazzi, I gruppi di lettura. Come, dove e perché leggere insieme, Editrice Bibliografica, Milano 2019.