33.
Le biblioteche scolastiche come risorsa

Nelle sezioni precedenti del libro ho presentato e discusso un’idea di biblioteca scolastica assai diversa rispetto a quella del passato, considerandola non solo come raccolta di libri disponibili per la lettura e il prestito, ma anche come ambiente di apprendimento, di documentazione, di ricerca, di approfondimento; ambiente capace di favorire lo sviluppo di competenze legate al reperimento, alla selezione, alla comprensione, alla produzione, alla conservazione e al riuso di informazione strutturata e complessa, a partire da (ma senza limitarsi a) quella associata alla forma libro.

Questa concezione della biblioteca scolastica – che non è certo solo mia1 – sta progressivamente guadagnando spazio e attenzione. La nascita, nel 2019, del Coordinamento delle Reti di Biblioteche scolastiche2 fa sperare che il lavoro avviato possa trovare gli strumenti organizzativi necessari a favorire, anche a livello istituzionale, un maggiore impegno al riguardo.

L’emergenza COVID-19 ha bruscamente interrotto questo lavoro, costringendo ad esempio a rimandare il convegno Stelline Scuola che era stato previsto per il marzo 2020 e che doveva costituire un appuntamento importante per rafforzare l’attività di coordinamento. Nel contempo, però, l’emergenza ha rappresentato una sfida che molte biblioteche scolastiche hanno raccolto, spesso raccordandosi fra loro o rinforzando gli accordi di rete già esistenti, organizzando servizi – e, come vedremo, servizi di grande rilievo – anche nel periodo di sospensione delle attività scolastiche in presenza.

Questo lavoro ci sta insegnando molto, e merita un richiamo e una discussione in questa sede. Prima, però, vorrei sottolineare alcuni aspetti del rapporto fra biblioteche scolastiche e istituzione scolastica, partendo da una prospettiva già toccata in precedenza ma su cui ho lavorato soprattutto dopo l’uscita della prima edizione di questo libro: quella della necessità di spazi per l’approfondimento degli interessi personali. Ciò aiuterà anche a comprendere meglio non solo quel che le biblioteche scolastiche più attive e meglio organizzate hanno fatto in questi mesi, ma anche quello che potranno fare nelle prossime due fasi: il periodo della convivenza con il virus e quello della scuola del ‘dopo’, la scuola di un futuro speriamo non troppo lontano.

Proverò a riassumere questa prospettiva suggerendo cinque direttrici fondamentali su cui, a mio avviso, le scuole dovrebbero lavorare molto più che in passato.

1. Prevedere spazi e tempi legati all’approfondimento degli interessi degli studenti. Se entriamo in una qualunque delle nostre scuole, indipendentemente dall’ordine e dal grado, e osserviamo come sono organizzati gli spazi e i tempi, ci accorgiamo che gli spazi sono per la maggior parte costituiti da aule di classe (e sono dunque prevalentemente legati al gruppo classe), con una presenza secondaria di alcuni spazi (aule) disciplinari, e che i tempi sono prevalentemente organizzati in ore disciplinari, a loro volta articolate per classi. Le nostre scuole, insomma, sono organizzate per classi e per discipline: un’organizzazione tanto radicata da sembrare naturale e inevitabile. Mancano invece quasi del tutto i ‘terzi spazi’3 e i ‘terzi tempi’: spazi e tempi legati non a classi e discipline ma ad attività trasversali tanto rispetto al gruppo classe quanto rispetto alle rigide barriere disciplinari, funzionali all’approfondimento degli interessi personali delle studentesse e degli studenti. Se la lettura è certo una pratica collegata anche ai singoli ambiti disciplinari e al lavoro di classe, la lettura fatta non per dovere e studio disciplinare obbligato ma per interesse e per piacere ha senso solo se è capace di collegarsi direttamente agli interessi personali, e anzi se nasce da questi interessi. Occorre dunque riequilibrare il rapporto fra a) gruppi classe, b) discipline e c) spazi e tempi legati agli interessi personali e alla socializzazione, anche attraverso un lavoro sistematico di costituzione di gruppi di lavoro e di progetto (per molti versi collegabili al modello delle comunità di pratica) basati su interessi.

2. Prevedere, in particolare, biblioteche scolastiche concepite proprio come terzi spazi: spazi di documentazione, attività, ricerche e letture finalizzate in primo luogo (anche se certo non unicamente) a favorire l’approfondimento degli interessi personali. La creazione di una buona biblioteca scolastica, capace di integrare contenuti informativi tradizionali e digitali, è la strada più immediata, più efficace e perfino più economica per rinnovare le nostre scuole attraverso una salutare iniezione di terzi spazi e di terzi tempi. Perché questa iniezione di terzi spazi funzioni occorrono – come ho ricordato in precedenza – biblioteche scolastiche ‘belle’ e innovative, distinguibili anche visivamente dagli altri spazi della scuola. Biblioteche piacevoli, colorate, con arredamenti funzionali e riconfigurabili (incluse le aree ‘morbide’, utili a tutte le età e non solo per le scuole primarie), in cui i libri coesistano con risorse digitali ma anche, ad esempio, con la possibilità di lavorare su contenuti audio e video, di fare o di ascoltare musica, di guardare una serie televisiva o un film. Negli ultimi anni – anche per gli effetti dell’azione 24 del PNSD, di cui si è già parlato – sono nate o si sono sviluppate molte biblioteche di questo tipo. Ne ho visitate alcune, e ho potuto constatare di persona quanto sia rilevante l’impatto che possono avere sulla vita della scuola. Un impatto che a volte non è affatto esagerato considerare rivoluzionario. Ma perché questo lavoro incida davvero sul nostro sistema scolastico non bastano iniziative singole, per quanto meritevoli: occorre che le biblioteche scolastiche innovative si moltiplichino e che trovino da parte del Ministero un sostegno politico ed economico continuativo, assieme al pieno riconoscimento delle professionalità e competenze coinvolte. Si tratta non solo di auspici, ma di condizioni indispensabili perché il lavoro fatto in questi ultimi anni non vada sprecato. Anche per questo, la creazione del Coordinamento RBS è un passo importante.

3. Favorire la socializzazione basata su interessi, e considerare la lettura come una delle forme possibili di socializzazione basata su interessi. Uno strumento prezioso per muoversi in questa direzione – strumento di cui pure ho già parlato, e su cui tornerò nel prossimo capitolo – è rappresentato dai gruppi di lettura: promuoverne la costituzione, riconoscerne il ruolo formativo e i risultati, individuare modalità di selezione dei libri da leggere che vedano protagonisti attivi gli studenti e i loro interessi, sganciare i gruppi di lettura dal gruppo classe (entro limiti ragionevoli, un gruppo di lettura può benissimo prevedere partecipanti anche di età diverse), prevedere un ruolo del docente legato più a facilitare l’interazione e la lettura che a orientarla o guidarla, sono tutte strategie che chi lavora alla promozione della lettura dovrebbe conoscere e applicare il più spesso possibile.

4. Evitare la contrapposizione artificiale fra cartaceo e digitale, e favorire invece l’integrazione del lavoro ‘orizzontale’ su contenuti informativi granulari, già abbondantemente praticato dalle giovani generazioni, con il lavoro ‘verticale’ di approfondimento legato in primo luogo (anche se non unicamente) alla forma-libro. Non importa se i libri sono letti su carta o in digitale; importa invece che la lettura del libro sappia collegarsi al resto dell’ecosistema informativo giovanile, ad esempio attraverso la pratica già discussa della lettura aumentata4.

5. Sviluppare le competenze. La nostra scuola avrebbe un enorme bisogno di riconoscere che le figure professionali necessarie a un sistema formativo moderno e funzionante sono molteplici e non sempre riducibili all’alternativa fra docenti disciplinari e personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario). Tra queste figure dovrebbero avere un ruolo importante i docenti-bibliotecari, adeguatamente e specificamente formati. Ai docenti-bibliotecari dovrebbe essere riconosciuto un ruolo almeno in parte diverso da quello strettamente disciplinare, con un orario che preveda prevalentemente – se non unicamente – attività trasversali di approfondimento degli interessi, di documentazione, di alfabetizzazione informativa, centrate sulla biblioteca scolastica.

Adottare queste strategie, rafforzando il ruolo delle biblioteche scolastiche e delle loro reti, rivoluzionerebbe non solo la percezione della biblioteca scolastica da parte della comunità educativa, ma anche il funzionamento della scuola nel suo insieme. E proprio l’esperienza fatta nell’emergenza coronavirus può aiutare a capirne le ragioni.

Se le biblioteche scolastiche fossero state concepite esclusivamente (e tradizionalmente) come collegate alla disponibilità di uno spazio di lettura e al prestito dei libri, la chiusura degli edifici scolastici e lo spostamento online della didattica disciplinare e dei gruppi classe le avrebbe costrette a una sospensione completa dei servizi. Invece, almeno nelle situazioni più avanzate, questo non è affatto successo. Lo documentano i risultati di un’indagine condotta proprio dal Coordinamento RBS5. Più della metà delle biblioteche scolastiche interpellate ha infatti continuato a offrire servizi anche durante la sospensione della didattica in presenza. E l’analisi dei servizi offerti è estremamente interessante. Vediamone in dettaglio alcuni.

•  Prestito digitale di libri, quotidiani, riviste, film, musica: un’attività in qualche misura ‘prevedibile’, dato che si tratta di un’offerta online, e tuttavia di enorme rilievo nella fase dell’emergenza non solo perché ha aiutato le famiglie a tenersi informate, ma anche perché ha garantito la possibilità di procurarsi facilmente libri da leggere anche nel periodo in cui la chiusura delle librerie rendeva assai più complesso farlo ‘fisicamente’. Gli accessi a MLOL Scuola, la più diffusa piattaforma di prestito digitale per biblioteche scolastiche, sono aumentati del 118% nei mesi dell’emergenza6: un dato che dà la misura dell’utilità del servizio. Si badi che, proprio come le biblioteche sono solo in apparenza ‘concorrenti’ delle librerie, contribuendo invece a rafforzare l’abitudine di leggere e dunque un ecosistema in cui libro e lettura sono una pratica più frequente e diffusa, così anche l’uso delle piattaforme di prestito digitale rappresenta in primo luogo uno strumento per rafforzare la pratica della lettura (e, nell’emergenza, darle continuità), non una concorrenza sleale alle librerie temporaneamente chiuse.

•  Prestito di dispositivi digitali e assistenza remota al loro uso. Il che significa che le biblioteche scolastiche – nelle situazioni in cui sono attive e funzionano – sono state in prima linea, in collaborazione con gli animatori digitali, nel lavoro per ridurre le diseguaglianze legate al digital divide e per rafforzare l’inclusione. Se una biblioteca scolastica attiva e funzionale fosse stata presente in ogni scuola, tutta una serie di iniziative (prestito dei computer e dei tablet di cui già disponeva la scuola, acquisto e prestito di nuovi dispositivi, aiuto e supporto nelle situazioni di carenza di competenze) che le scuole hanno messo in campo – nei casi in cui questo è stato fatto – con enorme difficoltà, e senza disporre di figure abituate a gestire prestiti e help desk a distanza, sarebbero state enormemente più facili. Anche solo questo fattore dovrebbe far riflettere su quanto sia importante considerare le biblioteche scolastiche come parte imprescindibile del sistema di risposta all’emergenza, sia nella sua prima fase sia nella fase di convivenza con il virus. E su quanto sia importante considerarle, anche in seguito, come strumento essenziale per la riduzione delle diseguaglianze. Questo ruolo – potenzialmente enorme – non è di fatto riconosciuto: nessuno dei provvedimenti assunti per la scuola nella fase di emergenza nomina – e tantomeno finanzia – le biblioteche scolastiche.

•  Organizzazione di video e audioletture, e dunque supporto all’erogazione della didattica a distanza attraverso contenuti trasversali e interdisciplinari, capaci di migliorare il coinvolgimento e la partecipazione degli studenti, ampliando la tipologia dell’offerta. Attività di questo tipo sono state offerte da più della metà delle biblioteche scolastiche interpellate, e sono particolarmente preziose nel caso della scuola primaria, in cui la didattica a distanza puramente curricolare può risultare, soprattutto se organizzata in emergenza e senza indicazioni metodologiche chiare, più complessa e respingente.

•  Organizzazione online di presentazioni di libri, incontri con gli autori, eventi, concerti: altre attività capaci di rinforzare partecipazione e motivazione e di differenziare le tipologie di lavoro fatto a casa, con evidenti vantaggi anche nella lotta alla dispersione.

•  Organizzazione di gruppi di lettura e di gruppi di progetto, legati anche al racconto della fase di quarantena attraverso diari, immagini, scrittura creativa, storie filmate. Oltre ai vantaggi già ricordati, le biblioteche scolastiche hanno in questo modo collaborato – contribuendo alla rielaborazione e alla riflessione sull’esperienza svolta – alla risposta della scuola rispetto a un altro aspetto importantissimo di gestione dell’emergenza, quello del sostegno psicologico.

•  Sebbene solo in casi abbastanza isolati e particolarmente felici, alcune biblioteche scolastiche hanno potuto erogare anche servizi di supporto ai docenti nel lavoro di didattica a distanza (ad esempio preparando rassegne ragionate di risorse utili presenti online), istituire un ‘numero amico’ per il contatto con le famiglie, realizzare e proporre podcast informativi rivolti anche al territorio, organizzare servizi di ‘favole al telefono’, organizzare performance teatrali e musicali collaborative a distanza...

Se si considera l’insieme di queste attività, e si riflette su quel che si sarebbe potuto fare se biblioteche scolastiche innovative attive e funzionanti, efficacemente collegate in rete, fossero diffuse in tutte le scuole italiane anziché solo in poche, ci si renderà forse conto di quanto avrebbero potuto aiutare nella gestione dell’emergenza.

L’auspicio è che questa consapevolezza possa esserci almeno per il futuro: per la fase di convivenza con il virus, e per quando il problema COVID-19 sarà definitivamente superato. Per poter crescere, e per poter rispondere al meglio non solo alle sfide emergenziali come quella che stiamo attraversando ma anche a quelle che ci attendono in futuro nel tentativo di migliorare la qualità del nostro sistema formativo, abbiamo assoluto bisogno che le buone pratiche proposte dalle biblioteche scolastiche e dalle reti di biblioteche scolastiche più avanzate siano allargate a tutte le scuole.

                

1 Quasi in contemporanea con la prima edizione di questo libro, e troppo tardi perché ne potessi tenere conto, è uscito nel 2018 un contributo importante al riguardo, che mi fa piacere poter segnalare almeno in questa sede: Donatella Lombello Soffiato, Mario Priore, Biblioteche scolastiche al tempo del digitale, Editrice Bibliografica, Milano 2018.

2 Per maggiori informazioni al riguardo, si veda il sito https://www.bibliotechescolastiche.com/.

3 Sulla necessità di ‘terzi spazi’ – anche se in un senso leggermente diverso da quello proposto in questa sede – si veda in particolare John Potter, Julian McDougall (a cura di), Digital Media, Culture and Education: Theorising Third Space Literacies, Palgrave MacMillan, London 2017.

4 Dopo l’uscita della prima edizione del libro si è concluso il lavoro del progetto europeo The Living Book descritto nel capitolo 25. Le linee guida del progetto sono disponibili, anche in italiano, all’indirizzo https://thelivinglibrary.eu/it/guidelines. Numerose altre risorse elaborate dal progetto – inclusi corsi online di preparazione metodologica per docenti e genitori – sono disponibili, previa registrazione (gratuita) sulla piattaforma, all’indirizzo https://thelivinglibrary.eu/it/resources.

5 Nel momento in cui scrivo i risultati non sono ancora inseriti sul sito del Coordinamento, ma dovrebbero esserlo quando avrete in mano questo libro.

6 Il dato mi è stato comunicato da Giulio Blasi, amministratore delegato della società che gestisce il servizio, che ringrazio per la collaborazione.