31

 

Sette ore più tardi era passata da un pezzo la mezzanotte. Reacher era rinchiuso da solo in una cella di detenzione all'interno dell'ufficio operativo dell'FBI di Portland. Sapeva che il poliziotto aveva chiamato il suo sergente e che questi aveva telefonato al suo contatto del Bureau. Sapeva che Portland aveva chiamato Quantico, Quantico l'Hoover Building e quest'ultimo New York. Il poliziotto aveva riferito le informazioni, senza fiato per l'eccitazione, poi era arrivato il sergente in persona e lui aveva chiuso la bocca. La Harper era scomparsa da qualche parte e un'ambulanza aveva portato la Scimeca in ospedale. Jack aveva udito il dipartimento di polizia cedere la giurisdizione all'FBI senza nemmeno discutere. Successivamente erano giunti due agenti di Portland e avevano eseguito l'arresto. L'avevano ammanettato, portato in città, sbattuto in cella e lasciato in attesa.

Faceva caldo, là dentro. I suoi abiti si erano asciugati in un'ora, rigidi come assi e macchiati di vernice verde oliva. A parte ciò, non era accaduto altro. Jack immaginò che ci volesse del tempo perché tutti si riunissero. Si domandò se sarebbero venuti a Portland o se l'avrebbero rispedito a Quantico. Nessuno gli aveva detto nulla. Nessuno gli si era avvicinato. L'avevano lasciato solo e lui aveva trascorso tutto il tempo a preoccuparsi per Rita Scimeca, immaginando fastidiosi estranei nella sala del pronto soccorso, che la esaminavano e le prestavano cure eccessive.

Tutto rimase tranquillo fin dopo mezzanotte. Poi le cose iniziarono ad accadere. Udì rumori nell'edificio. Arrivi, conversazioni concitate. La prima persona che vide fu Nelson Blake. Stanno venendo qui, pensò Reacher.

Devono aver discusso sulla linea da tenere ed essersi precipitati con il Lear. Il tempismo era approssimativamente giusto. La porta interna si aprì, Blake oltrepassò le sbarre e guardò nella cella, una strana espressione sul volto, come a voler dire: Ora hai proprio esagerato. Aveva l'aria stanca e tesa. Era rosso e pallido nello stesso tempo.

Tutto tornò tranquillo ancora per un'ora. Passata l'una di notte, arrivò Alan Deerfield, da New York. La porta interna si aprì e l'uomo entrò, silenzioso e tetro, gli occhi rossi dietro le lenti spesse. Si fermò e guardò oltre le sbarre. Il medesimo sguardo contemplativo che aveva usato molte notti prima. E così sei tu il nostro uomo, eh?

Deerfield se ne andò e seguì un'altra ora di silenzio. Dopo le due, entrò un agente locale con un mazzo di chiavi e aprì la cella.

«È ora di fare due chiacchiere», lo informò.

Lo condusse oltre le sbarre, e percorsero un corridoio fino a una sala conferenze. Era più piccola di quella di New York, ma altrettanto spartana.

Stessa illuminazione, stesso tavolo. Deerfield e Blake erano seduti dalla medesima parte. Sul lato opposto, una sedia. Reacher aggirò il tavolo e si sedette. Seguì un lungo momento di silenzio. Nessuno parlò, nessuno si mosse. Poi Blake si protese.

«Ho un'agente morta. E la cosa non mi piace», esordì.

Reacher lo guardò.

«Ha quattro donne morte», ribatté. «Avrebbero potuto essere cinque.» Blake scosse il capo. «Non sarebbero mai state cinque. Avevamo la situazione sotto controllo. Julia Lamarr stava salvando la quinta vittima quando lei l'ha uccisa.» La stanza ripiombò nel silenzio.

Reacher annuì, lentamente. «Questa è la sua posizione?» domandò.

Deerfield sollevò lo sguardo. «È un'affermazione possibile», rispose.

«Non pensa? Fa una sorta di progresso, supera la sua paura di volare, arriva qui in tempo, alle costole dell'assassino, proprio al momento giusto, e sta per prestare i primi soccorsi quando lei irrompe e la colpisce. Julia è un'eroina e lei viene processato per l'uccisione di un'agente federale.» Di nuovo silenzio.

«Siete in grado di far quadrare la tempistica?» chiese Reacher.

Blake annuì. «Certo. Julia è a casa, diciamo, alle nove del mattino, ora della East Coast, e raggiunge Portland alle cinque, ora del Pacifico. Sono undici ore. Tempo più che sufficiente per convincersi, andare al National e salire su un aereo.»

«Il poliziotto vede l'assassino entrare in casa?» Deerfield scrollò le spalle. «Pensiamo si sia addormentato. Sa come sono questi ragazzi di campagna...»

«Ha visto un prete in visita alla Scimeca. In quel momento era sveglio.» Deerfield scosse il capo. «L'esercito dirà di non aver mai inviato un prete. Dev'esserselo sognato.»

«Ha visto la Lamarr entrare in casa?»

«Dormiva.»

«Com'è entrata?»

«Ha bussato alla porta, interrompendo l'assassino. Lui l'ha travolta e lei non l'ha inseguito perché voleva controllare le condizioni della Scimeca, dato che è animata da un profondo senso umanitario.»

«Il poliziotto ha visto l'omicida fuggire?»

«Dormiva.»

«E lei ha avuto il tempo di chiudere la porta dietro di sé, anche se si è precipitata su per le scale perché ha un profondo senso umanitario?»

«Evidentemente.» La stanza divenne nuovamente silenziosa.

«La Scimeca si è ripresa?» chiese Reacher.

Deerfield annuì. «Abbiamo chiamato l'ospedale. Non ricorda nulla. Immaginiamo abbia rimosso ogni cosa. Disponiamo di numerosi strizzacervelli che possono confermare che ciò è perfettamente normale.»

«Sta bene?»

«Abbastanza.» Blake sorrise. «Ma non la tormenteremo per farci dare una descrizione dell'aggressore. I nostri psichiatri affermano che fare una cosa simile sarebbe da insensibili, date le circostanze.» Di nuovo silenzio.

«Dov'è Lisa Harper?» chiese Jack.

«È stata sospesa», rispose Blake.

«Per non aver sostenuto la vostra linea?»

«È inopportunamente affetta da un'illusione romantica», replicò Nelson Blake. «Ci ha raccontato una storia che non sta né in cielo né in terra.»

«Lei comprende la situazione in cui si trova, vero, Reacher?» mormorò Deerfield. «Lei odiava la Lamarr fin dall'inizio. L'ha uccisa per motivi personali e si è inventato una storia per coprirsi. Ma non è una storia credibile, vero? Non ha prove. Non può associare la Lamarr a nessuna delle scene del delitto.»

«Non ha mai lasciato prove», mormorò Jack.

Blake sorrise. «Ironico, vero? È proprio quello che ci ha detto lei fin dall'inizio. Disse che tutto ciò che avevamo era la convinzione che fosse un individuo come lei. Be', ora tutto ciò che ha lei è la convinzione che sia stata Julia Lamarr.»

«Dov'è la sua auto?» chiese Reacher. «Se ha guidato dall'aeroporto alla casa della Scimeca, dov'è la macchina?»

«L'ha rubata l'assassino», rispose Blake. «Dev'essere strisciato sul retro a piedi, ignorando che il poliziotto dormisse. Lei lo ha sorpreso e l'uomo è fuggito con la sua auto.»

«Troverete forse il nome della Lamarr nei documenti dell'autonoleggio?» Blake annuì. «Probabilmente, sì. Di solito siamo in grado di trovare ciò che ci serve.»

«E che cosa mi dice del volo di andata dal Distretto della Columbia?

Troverete proprio il nome della Lamarr nel computer della compagnia?» Nelson annuì ancora. «Se necessario.»

«Ora comprende il suo problema?» intervenne nuovamente Deerfield.

«Non è accettabile ritrovarsi con un agente morto senza un responsabile.» Reacher incassò il colpo. «E non è accettabile ammettere che un agente fosse un killer.»

«Se lo scordi», escluse Blake.

«Anche se lei era un'assassina?»

«Non era un'assassina», lo contraddisse Deerfield. «Era un'agente fedele che stava facendo un buon lavoro.» Jack annuì. «Be', credo che questo significhi che non sarò pagato», concluse.

Deerfield fece una smorfia, come se sentisse un cattivo odore nella stanza. «Non è uno scherzo, Reacher. Che sia chiaro. Lei è nei guai. Può dire quel cavolo che le pare; può affermare che aveva dei sospetti, ma farà la figura dell'idiota. Nessuno l'ascolterà. E, in ogni caso, non importa, perché se aveva dei sospetti, avrebbe dovuto lasciare che la Harper l'arrestasse, giusto?»

«Non avevo tempo.» Deerfield scosse il capo. «Stronzate.»

«Stava visibilmente facendo del male alla Scimeca?» chiese Blake.

«Dovevo toglierla di mezzo.»

«Il nostro collegio di difesa dirà che, anche se avesse avuto dei sospetti, errati ma sinceri, avrebbe dovuto aiutare subito la Scimeca nella vasca e lasciare Julia alla Harper. Eravate due contro uno. Le avrebbe fatto risparmiare tempo, esatto? Se era tanto preoccupato per la sua vecchia amica.»

«Avrei risparmiato mezzo secondo.»

«Mezzo secondo avrebbe potuto essere cruciale», gli fece notare Deerfield. «In una situazione medica di vita o di morte come quella. Il nostro collegio insisterà molto su questo punto e concluderà che sprecare tempo prezioso per colpire qualcuno dimostra quantomeno un'animosità personale.» Nella stanza calò il silenzio. Reacher abbassò lo sguardo sul tavolo.

«Un fanatico della legge come lei sa come vanno le cose», riprese Blake.

«Gli errori in buona fede si verificano, ma, anche in tal caso, le azioni in difesa di una vittima devono avvenire nell'esatto istante in cui questa viene assalita. Non dopo. Dopo si parla di vendetta, pura e semplice.» Jack rimase in silenzio.

«E lei non può sostenere di aver agito per errore e accidentalmente. Una volta mi disse che sa tutto su come rompere il cranio a qualcuno e in nessun caso potrebbe accadere per sbaglio. Quel tipo nel vicolo, ricorda? Lo scagnozzo di Petrosian? Ciò che vale per il cranio vale anche per il collo, giusto? Perciò non è stato un incidente, bensì omicidio premeditato.» Silenzio.

«Bene. Qual è l'accordo?» domandò Reacher.

«Lei va diritto in carcere. Non c'è nessun accordo», rispose Deerfield.

«Stronzate», ribatté Jack. «C'è sempre un accordo.» Il silenzio che seguì durò qualche minuto.

Poi Blake scrollò le spalle. «Be', se lei è disposto a collaborare, potremmo trovare un compromesso», affermò. «Potremmo considerare il caso Lamarr un suicidio, la disperazione per il padre, il tormento per non essere riuscita a salvare la sorella...»

«E lei potrebbe tenere chiusa la sua boccaccia», s'intromise Deerfield.

«Potrebbe non raccontare niente a nessuno, eccetto quello che vogliamo far sapere.» Di nuovo silenzio.

«Perché dovrei?» chiese Reacher.

«Perché lei è un tipo in gamba», affermò il capo. «Non dimentichi che non c'è assolutamente nulla sulla Lamarr. Questo lo sa bene. Era troppo intelligente. Certo, lei potrebbe scavare in giro per un paio d'anni, se avesse un milione di dollari per pagare le fatture degli avvocati. Potrebbe uscirne con insignificanti prove circostanziali, ma che cosa potrebbe mai farsene una giuria? Un uomo grosso che odia una donna piccola? Lui è un vagabondo, lei un'agente federale? Lui le rompe il collo e poi dà la colpa a lei?

Una storia fantasiosa sull'ipnosi? Se lo scordi.»

«Guardi in faccia la realtà, d'accordo? Lei è nostro, ora», sentenziò Blake.

Nessuno parlò per un momento.

Poi Reacher scosse il capo. «No», esclamò. «Credo che rinuncerò.»

«Allora finirà in carcere.»

«Solo una domanda», ribatté Jack.

«Ossia?»

«Ho ucciso io Lorraine Stanley?» Blake scosse il capo. «No, non è stato lei.»

«Come fate a saperlo?»

«Lo sa benissimo come facciamo. Lei è stato sotto sorveglianza, per l'intera settimana in questione.»

«E avete dato una copia del rapporto al mio avvocato, esatto?»

«Esatto.»

«Bene», mormorò Jack.

«Bene cosa, gran genio?»

«Bene, andate al diavolo, ecco tutto», esclamò Reacher.

«Vorrebbe spiegarsi?» Jack scosse il capo. «Provate a immaginarlo.» La stanza divenne silenziosa.

«Che cosa?» chiese Blake.

Reacher gli sorrise. «Pensate alla strategia. Forse potete incastrarmi per l'omicidio della Lamarr, ma non potete affermare che io sia il killer delle altre donne, perché il mio avvocato ha il vostro rapporto a riprova che non lo sono. Dunque, che avete intenzione di fare?»

«Che gliene importa?» chiese Nelson. «Lei sarà rinchiuso in ogni caso.»

«Pensate al futuro», esclamò Jack. «Avete detto al mondo che non sono stato io, e siete pronti a giurare che l'assassino non sia la Lamarr, perciò dovete far vedere che continuate le ricerche, giusto? Non potrete mai fermarvi, non senza che qualcuno si domandi perché.

Pensate ai titoli dei giornali.

UNITÀ SPECIALE DELL'FBI NON CAVA UN RAGNO DAL BUCO, DECIMO ANNO D'INDAGINI.

E dovrete limitarvi a ingoiare il rospo.

Inoltre, dovrete mantenere la sorveglianza, e lavorare ventiquattr'ore su ventiquattro, sempre più personale, sforzi sempre maggiori, spese su spese, anno dopo anno, per cercare il vostro uomo. Siete disposti a farlo?» Silenzio.

«No, non lo farete», continuò Reacher. «E non farlo equivale ad ammettere che conoscete la verità. La Lamarr è morta, le ricerche sono terminate, non sono stato io, perciò il killer era la Lamarr. Prendere o lasciare, amici miei. È tempo di decidere. Se non ammettete che è stata Julia, allora sprecherete tutte le vostre risorse per il resto dei vostri giorni, fingendo di cercare un uomo che sapete con certezza che non esiste. E se ammettete che è stata lei, allora non potete rinchiudermi per averla uccisa, perché, date le circostanze, era perfettamente giustificabile.» Di nuovo silenzio.

«Dunque è no», ribadì Reacher. Poi sorrise nel rinnovato silenzio. «E adesso?» chiese poco dopo.

I due federali rimasero a lungo in silenzio. Poi si ripresero.

«Noi siamo l'FBI», affermò Deerfield. «Possiamo renderle la vita molto difficile.»

«La mia vita è già molto difficile», replicò Jack. «Nulla che voi facciate potrebbe renderla più dura. Ma potete smetterla con le minacce. Perché manterrò il segreto.»

«Lo farà?» Reacher annuì. «Devo farlo, non è vero? Perché, se rifiuto, si ripercuoterà tutto su Rita Scimeca. Lei è l'unico testimone vivente. Verrà tormentata a morte: avvocati, polizia, giornali, televisione. Tutti gli squallidi dettagli, come è stata violentata, il fatto che era nuda nella vasca di vernice... Tutto ciò la ferirà; e io non voglio che accada.» Ancora silenzio.

«Perciò il vostro segreto è al sicuro con me», aggiunse Jack.

Blake fissò la superficie del tavolo. Poi annuì. «Bene. Siamo d'accordo.»

«Ma la terremo d'occhio», aggiunse Deerfield. «Sempre. Non lo dimentichi.» Reacher sorrise di nuovo. «Be', fate in modo che non lo scopra mai», replicò. «Perché dovreste ricordare che cos'è accaduto a Petrosian. Vi conviene non dimenticarlo mai, ragazzi, d'accordo?»

Tutto terminò in quel modo, in parità, in una sorta di stallo. Nessuno proferì più parola. Reacher si alzò, aggirò il tavolo e uscì dalla stanza.

Trovò l'ascensore e scese al pianoterra. Nessuno lo seguì. Le porte d'ingresso erano doppie, di quercia invecchiata e vetro retinato. Jack le aprì con una spinta e uscì nel freddo di una strada di Portland, deserta e buia nel cuore della notte. Rimase immobile sul marciapiede, lo sguardo fisso nel vuoto.

«Ciao, Reacher», esclamò la Harper.

Lisa era dietro di lui, all'ombra di un pilastro che fiancheggiava l'entrata.

Jack si voltò e vide il luccichio dei suoi capelli e una striscia di bianco nel punto in cui la camicia spuntava da sotto la giacca.

«Ciao», rispose lui. «Stai bene?» Lei gli si avvicinò. «Starò bene», rispose. «Ho intenzione di chiedere un trasferimento. Forse quaggiù. Mi piace il posto.»

«Te lo permetteranno?» Lei annuì. «Certamente. Non faranno storie finché le udienze per il bilancio non saranno terminate. Sarà la cosa più tranquilla che sia mai accaduta da un po' di tempo.»

«Non è accaduto proprio nulla», affermò Reacher. «È cosi che siamo rimasti di sopra.»

«Allora è tutto a posto con loro?»

«Più a posto che mai.»

«Ti avrei appoggiato. A qualsiasi costo», mormorò Lisa.

Jack annuì. «So che l'avresti fatto. Dovrebbero esserci più persone come te.»

«Prendi questo», esclamò la Harper.

Gli porse una busta di carta sottile. Era un voucher di viaggio, emesso dall'ufficio di Quantico.

«Ti riporterà a New York», spiegò.

«E tu?» le chiese.

«Dirò di averlo perso. Me ne faranno avere un altro.» La Harper gli si avvicinò e lo baciò sulla guancia. Poi si voltò e cominciò a camminare. «Buona fortuna», gli gridò.

«Anche a te», contraccambiò Reacher.

Jack raggiunse a piedi l'aeroporto, venti chilometri sulla corsia d'emergenza di strade costruite solo per automobili. Impiegò tre ore. Scambiò il voucher dell'FBI con un biglietto aereo e attese un'altra ora per il primo volo in partenza. Dormì durante le quattro ore di viaggio effettivo e le tre di fuso orario, e atterrò a La Guardia alle tredici.

Utilizzò gli ultimi spiccioli per il biglietto dell'autobus fino alla metropolitana e per quest'ultima fino a Manhattan. Scese a Canal Street e si diresse a sud, verso Wall Street. Cinque minuti dopo le due, entrò nell'atrio dell'edificio dove aveva sede lo studio di Jodie, quasi trasportato da sessanta piani di impiegati che tornavano dalla pausa pranzo. La reception dello studio legale era deserta, dietro il bancone non c'era nessuno. Entrò da una porta aperta e s'incamminò lungo un corridoio fiancheggiato da tomi di diritto su scaffali di quercia. A destra e a sinistra, uffici vuoti. I tavoli erano sommersi da documenti, le giacche appese allo schienale delle sedie, ma non c'era anima viva.

Giunse di fronte a una porta doppia e udì provenire dall'altra parte il forte brusio di conversazioni. Il tintinnio di un bicchiere contro l'altro; risate.

Tirò a sé la porta di destra e fu investito dal rumore: la sala conferenze era piena di gente. Tutti indossavano abiti scuri, camicie candide, bretelle e cravatte sobrie, vestiti lunghi scuri e calze nere di nylon. Di fronte, una parete disseminata di finestre accecanti e un lungo tavolo coperto da una pesante tovaglia bianca, sulla quale erano disposte file di bicchieri scintillanti e un centinaio di bottiglie di champagne. Due barman versavano con una rapidità incredibile il vino dorato e spumeggiante. I presenti bevevano e brindavano guardando Jodie.

Lei fluttuava tra la folla come un magnete. Dovunque si spostasse, la gente la seguiva e si stringeva attorno a lei. I volti sorridenti che la attorniavano cambiavano di volta in volta. Lei si voltava a destra e a sinistra, sorridendo e brindando, e poi si spostava a caso come una palla da flipper che segna un nuovo punteggio.

Jodie lo vide sulla porta nello stesso istante in cui lui si vide riflesso nello specchio sopra una riproduzione di Renoir appesa al muro. Aveva la barba incolta e indossava una camicia color kaki, tutta stropicciata e rigida nei punti in cui la vernice si era asciugata. Lei, invece, portava un vestito da mille dollari, fresco d'armadio. Un centinaio di facce si voltò con lei e nella sala calò il silenzio. La donna esitò per un attimo, come se stesse prendendo una decisione. Poi si fece largo tra i colleghi e gli gettò le braccia al collo, bicchiere di champagne e tutto il resto.

«La festa per la nuova socia. Ce l'hai fatta», constatò Reacher.

«Naturalmente», disse lei.

«Be', congratulazioni, piccola», esclamò Jack. «E scusa il ritardo.» Jodie lo trascinò fra i presenti, che si chiusero attorno a loro. Lui strinse la mano a un centinaio di avvocati come soleva fare con i generali di eserciti stranieri. Non date noia a me e io non ne darò a voi. Il principale dello studio era un uomo sui sessantacinque anni, il volto rosso e i capelli grigi, figlio di uno dei nomi incisi sulla placca di bronzo nella reception. L'abito che indossava doveva essergli costato più di tutti i vestiti che Reacher si era comprato in vita sua. Ma l'atmosfera del party indicava che non vi era limite alla giovialità del vecchio, che sembrava sarebbe stato lieto di stringere la mano anche all'addetto dell'ascensore di Jodie.

«È una grande, grande professionista», affermò il vecchio. «E mi fa molto piacere che abbia accettato la nostra offerta.»

«L'avvocato più brillante che abbia mai incontrato», disse Reacher, sovrastando il brusio.

«Andrà con lei?»

«Andare con lei dove?»

«A Londra», rispose il vecchio. «Non gliel'ha detto? Il primo obbligo di un nuovo socio è occuparsi dei clienti europei per un paio d'anni.» Poi Jodie tornò al suo fianco, sorridente, e lo trascinò via. I presentì stavano formando piccoli gruppi e la conversazione si stava spostando su questioni di lavoro e su innocenti pettegolezzi. La donna lo condusse accanto alla finestra. Si vedeva uno scorcio largo un metro del porto, incorniciato da edifici su entrambi i lati.

«Ho chiamato l'FBI. Ero preoccupata per te e, tecnicamente, sono ancora il tuo avvocato. Ho parlato con l'ufficio di Alan Deerfield.»

«Quando?»

«Due ore fa. Non mi hanno detto nulla.»

«Non c'è niente da dire. Loro sono stati schietti con me, io con loro.» Jodie annuì. «Perciò hai risolto il caso, finalmente.» Poi fece una pausa.

«Sarai convocato come testimone? Ci sarà un processo?» gli chiese.

Reacher scosse il capo. «Nessun processo.» Lei annuì. «Solo un funerale, giusto?» Jack alzò le spalle. «Non ci sono parenti. Questo era il punto.» Jodie rimase un momento in silenzio, come se stesse per fargli una domanda importante. «Come ti senti riguardo all'accaduto?» gli chiese. «In una parola.»

«Sereno», rispose lui.

«Lo faresti di nuovo? Nelle stesse circostanze?» Trascorse un momento prima che Reacher rispondesse.

«Stesse circostanze? Senza esitazione.»

«Devo andare a lavorare a Londra», lo informò Jodie. «Per due anni.»

«Lo so. Il vecchio me l'ha detto», disse Jack. «Quando parti?»

«Alla fine del mese.»

«Non vuoi che venga con te», asserì Reacher.

«Sarà un gran casino. Poco personale a disposizione, tanto lavoro.»

«Ed è una città del mondo civile.» Jodie annuì. «Sì, lo è. Tu vorresti venire?»

«Due anni interi? No. Ma forse potrei venirti a trovare, di tanto in tanto.» Lei abbozzò un sorriso. «Sarebbe bello.» Jack non rispose.

«È orribile. Per quindici anni ho sofferto perché ho dovuto vivere senza di te, e ora scopro che non posso vivere con te», si sfogò Jodie.

«Lo so», disse Reacher. «È tutta colpa mia.»

«Tu provi la stessa cosa?» Lui la guardò negli occhi. «Credo di sì», mentì.

«Abbiamo ancora un po' di tempo sino alla fine del mese», gli ricordò lei.

«Più di quello che la maggior parte della gente ottiene», commentò Jack.

«Puoi prenderti il pomeriggio libero?»

«Certo che posso. Ora sono socia. I soci fanno quello che vogliono.»

«Allora andiamo.»

Lasciarono i bicchieri vuoti sul davanzale della finestra e si aprirono un varco tra i crocchi di avvocati.

Tutti li osservarono avanzare verso la porta, ed essi voltarono le spalle al loro sommesso congetturare.

 

 

 

FINE