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«No, non sono stato io», disse Reacher.
Blake sorrise. «È quello che dicono tutti.» Jack lo fissò. «Cazzate, Blake. Avete due donne, tutto qui. La storia dell'esercito probabilmente è una coincidenza. Ci sono centinaia di donne molestate al di fuori dell'esercito, forse migliaia. Perché fare subito una simile connessione?» Blake rimase in silenzio.
«E perché uno come me?» chiese Reacher. «Anche questa è solo una supposizione. Ma risulta da quella stronzata dei profili criminali, giusto?
Dite che è stato un tipo come me perché pensate che sia stato un tipo come me. Non avete prove, nulla.»
«Non esistono prove», convenne Blake.
«L'uomo non ne ha lasciate», precisò la Lamarr. «E noi lavoriamo così.
L'assassino è ovviamente un tipo in gamba, perciò abbiamo cercato un tipo in gamba. Vuol forse sostenere di non esserlo?» Reacher appuntò il suo sguardo in quello della donna. «Esistono migliaia di individui in gamba come me.»
«No, ce ne sono milioni, presuntuoso figlio di puttana», ribatté la donna.
«Ma poi abbiamo cominciato a restringere il campo. Un uomo in gamba, un solitario, l'esercito, la conoscenza di entrambe le vittime, movimenti inspiegati, una personalità brutale da vigilante. Con tali caratteristiche, siamo passati da milioni a migliaia, a centinaia e a decine, e via via siamo arrivati fino a lei.» Calò nuovamente il silenzio.
«A me?» sussurrò Reacher. «Voi siete pazzi.» Poi si rivolse a Deerfield, che sedeva muto e impassibile. «Lei pensa che sia stato io?» Il vicedirettore dell'FBI si strinse nelle spalle. «Be', se non lei, qualcuno con la sua stessa personalità. E so che ha mandato due tizi in ospedale. Si trova già in guai seri per ciò che ha fatto. Per quanto riguarda l'altra questione, non ho dimestichezza col caso. Ma l'FBI ha fiducia nei suoi esperti.
Del resto è per questo che li ingaggiamo.»
«Si sbagliano», dichiarò Reacher.
«È in grado di provarlo?» Jack lo scrutò attentamente. «Dovrei? E che mi dice della presunta innocenza fino a prova contraria?» Deerfield sorrise. «Per favore, rimanga coi piedi per terra, d'accordo?» Seguì l'ennesima pausa.
«Le date. Fornitemi date e luoghi», pretese Reacher.
Di nuovo silenzio. Deerfield aveva lo sguardo perso nel vuoto.
«La Callan è stata uccisa sette settimane fa. La Cooke quattro», lo informò alla fine Blake.
Jack tornò indietro nel tempo con la mente. Quattro settimane prima era iniziato l'autunno, sette settimane lo riportavano in tarda estate. In quel periodo non stava facendo nulla, all'infuori di una battaglia con la vegetazione del giardino. Tre mesi di crescita incontrollata l'avevano costretto a lavorare ogni giorno all'aperto con falce, zappa e altri insoliti strumenti tra le mani. Aveva trascorso molti giorni senza vedere Jodie, sempre occupata con qualche caso legale. Lei era stata una settimana a Londra; Jack non ricordava esattamente di quale settimana si trattasse, ma era stato un periodo solitario, interamente dedicato alla lotta con la natura selvaggia, centimetro dopo centimetro strappato all'incuria. All'inizio dell'autunno aveva trasferito le sue energie all'interno della casa, dove non mancavano cose da sistemare. Ma aveva fatto tutto da solo; Jodie era rimasta in città, impegnata nell'ascesa all'albero della cuccagna. Avevano trascorso qualche notte insieme, ma niente di più. Nessun viaggio, nessuna matrice di biglietto, nessun registro di hotel, niente timbri sul passaporto. Nessun alibi. Guardò i sette agenti schierati contro di lui.
«Adesso voglio il mio avvocato», dichiarò.
Le due «sentinelle» lo ricondussero nella prima stanza. La sua condizione era cambiata. Questa volta i due rimasero all'interno con lui, ai lati della porta chiusa. Reacher si sedette sulla sedia di plastica e li ignorò, poi si mise in ascolto del frullio ininterrotto della ventilazione all'interno dei condotti esposti sul soffitto, e attese, senza pensare a nulla.
Trascorsero quasi due ore. I due agenti rimasero in piedi pazientemente accanto alla porta, senza guardarlo, né parlare né muoversi; Reacher invece restò appoggiato allo schienale della sedia, lo sguardo fisso sulle tubature sopra la sua testa. L'edificio era dotato di doppie condutture: una soffiava aria fresca nella stanza, l'altra risucchiava all'esterno quella stantia. Il sistema era chiaro. Jack tracciò con lo sguardo le linee di flusso e immaginò i ventilatori enormi e pigri sul tetto, che ruotavano lentamente in direzioni diverse, facendo respirare l'edificio come un polmone. Immaginò il suo respiro fluttuare fuori nel cielo notturno di Manhattan e dirigersi verso l'Atlantico. Con gli occhi della mente vide le molecole umide sollevarsi e diffondersi nell'atmosfera, unirsi alla brezza e vorticare lontano. In due ore potevano aver percorso una ventina di miglia in mare. O trenta. O addirittura quaranta, a seconda delle condizioni. Jack non riusciva a ricordare se ci fosse vento quella sera. Forse no. Ma ricordava la nebbia. Se ci fosse stato un po' di vento, la nebbia si sarebbe dileguata, perciò era una notte immobile e, di conseguenza, il respiro fino ad allora esalato aleggiava pigramente nell'aria sopra i ventilatori.
D'un tratto si udirono alcuni passi nel corridoio, la porta si aprì, le «sentinelle» uscirono ed entrò Jodie. Una figura splendente contro le pareti grigie. Indossava un vestito pastello color pesca sotto un cappotto di lana, più scuro di un paio di tonalità. I suoi capelli erano ancora illuminati dal sole estivo, gli occhi erano di un azzurro brillante e la pelle color miele. Era piena notte, ma lei pareva fresca come una rosa.
«Ciao, Reacher», esclamò.
Lui annuì ma rimase in silenzio. Vide la preoccupazione sul suo volto.
Jodie gli si avvicinò e si chinò per baciarlo sulle labbra. Profumava come un fiore.
«Hai parlato con loro?» le chiese.
«Non sono la persona adatta a gestire questa situazione», affermò. «Il diritto finanziario è un conto, ma io non sono un'esperta di diritto penale.» Rimase in attesa davanti alla sedia, alta e snella, il volto inclinato lateralmente, tutto il peso su un piede. Ogni volta che la rivedeva, gli sembrava più bella.
Jack si alzò e si stirò, stancamente. «Non c'è nulla da gestire», bofonchiò.
Jodie scosse il capo. «Oh, sì, eccome.»
«Io non ho ucciso nessuna donna.» Lei lo guardò dritto negli occhi. «Naturalmente no. Questo lo so, e lo sanno anche loro, altrimenti ti avrebbero messo manette e cavigliere d'acciaio, e ti avrebbero portato dritto a Quantico anziché mollarti qui. Dev'essere per l'altra cosa. Ti hanno visto farla. Hai mandato due uomini in ospedale, mentre loro ti stavano osservando.»
«Questo non c'entra nulla. Hanno reagito troppo rapidamente. Erano pronti ancor prima che facessi quell'altra cosa. E a loro non interessa. Non lavoro per il racket. Solo Cozo è interessato al crimine organizzato.» Jodie annuì. «Cozo è contento. Forse più che contento. Due malavitosi in meno sulla strada, senza aver mosso un dito. Ma ti sei cacciato in un vicolo cieco, non capisci? Per convincere Cozo, ti sei fatto passare per una sorta di vigilante solitario e ti sei avvicinato ancor di più al profilo di Quantico. Perciò, quale che sia la ragione per cui ti hanno portato qui, stai iniziando a confonderli.»
«Il profilo è una stronzata.»
«Loro non la pensano così.»
«Lo è per forza. Ha identificato me.»
«No, ha identificato una persona come te», lo corresse Jodie.
«In ogni caso, me ne dovrei andare da qui.»
«Non puoi farlo. Sei in guai seri. Ti hanno visto picchiare quei due, Reacher. Agenti dell'FBI in servizio, Cristo santo.»
«Quei tipi se lo meritavano.»
«Perché?»
«Perché stavano infastidendo una persona che non se lo meritava.»
«Vedi? Ora stai facendo il loro gioco. Un vigilante, con un suo codice.» Jack scrollò le spalle e distolse lo sguardo da lei.
«Io non sono la persona adatta», ripeté la donna. «Non tratto il diritto penale. Hai bisogno di un avvocato più competente.»
«Non ho bisogno di nessun avvocato», ribatté lui.
«Sì, Reacher, hai bisogno di un avvocato. Su questo non ci piove. Non è uno scherzo. Questa è l'FBI, per Dio.» Jack rimase in silenzio per un lungo istante.
«Devi prendere sul serio la situazione», lo ammonì Jodie.
«Non posso. Sono cazzate. Non ho ucciso nessuna donna.»
«Ma hai fatto di tutto per corrispondere al loro profilo. E ora sarà dura convincerli del contrario. Perciò hai bisogno di un bravo avvocato.»
«Sostengono che stia danneggiando la tua carriera. Dicono che non sono il marito ideale per una socia dello studio.»
«Sono cazzate anche quelle. E, anche se fosse vero, non me ne importerebbe. Non sto dicendo di procurarti un altro avvocato per il mio bene. Lo faccio per te.»
«Io non voglio nessun avvocato.»
«E allora perché mi hai chiamato?» Reacher sorrise. «Pensavo che avresti potuto tirarmi su di morale.» Jodie lo abbracciò, si alzò sulla punta dei piedi e lo baciò, appassionatamente. «Ti amo, Reacher», gli sussurrò. «Dico sul serio, lo sai, vero? Ma hai bisogno di un avvocato competente. Io non capisco nemmeno di che cosa si tratti.» Trascorse un lungo momento di silenzio, interrotto solo dal frullio della ventilazione sopra la loro testa, dal mormorio dell'aria contro il metallo, e dal rumore sordo del tempo che passava. Jack si mise in ascolto.
«Mi hanno dato una copia del rapporto di sorveglianza», gli disse Jodie.
Reacher annuì. «Immaginavo che l'avrebbero fatto.»
«Perché?»
«Perché mi esclude dalle investigazioni», rispose lui.
«In che modo?»
«Perché non si tratta di due donne.»
«Ah, no?»
«No, le donne sono tre. Dev'essere per forza così.»
«Per quale ragione?»
«Perché chiunque le stia uccidendo agisce secondo uno schema. Non lo vedi? Un ciclo di tre settimane. Sette settimane fa, quattro settimane fa.
Perciò il terzo omicidio è già avvenuto, la settimana scorsa. Mi hanno messo sotto sorveglianza per escludermi dalle indagini.»
«Perché allora ti hanno portato qui, se non sei sospettato?»
«Non lo so», mormorò Jack.
«Forse la tabella di marcia è saltata. Forse si è fermato a due.»
«Nessuno si ferma a due. Se ne uccidi due, ne uccidi più di due.»
«Forse si è ammalato e si è preso una pausa. Potrebbero passare mesi prima del prossimo omicidio.» Reacher rimase in silenzio.
«Forse è stato arrestato per qualche altro crimine», ipotizzò Jodie. «Accade, di tanto in tanto. Per qualcosa che non c'entra, capisci? Potrebbe rimanere in carcere dieci anni e loro non saprebbero mai che è stato lui. Hai bisogno di un avvocato in gamba, Reacher. Qualcuno migliore di me. Non sarà facile gestire questa situazione.»
«Avresti dovuto tirarmi su di morale, lo sai?»
«No, dovevo darti un buon consiglio.» Lui la guardò, improvvisamente incerto.
«C'è anche quell'altra cosa», mormorò Jodie. «I due sicari. In ogni caso, sei nei guai.»
«Dovrebbero ringraziarmi per quello.»
«Non funziona così», ribatté secca la donna.
Jack non fiatò.
«Non è l'esercito, Reacher», continuò lei. «Non puoi semplicemente trascinare un paio di delinquenti in un posteggio e farli ragionare a suon di botte. Questa è New York, non terreno militare. Ti stanno accusando di qualcosa di serio e non puoi far finta di nulla.»
«Non ho fatto niente.»
«Sbagliato, Reacher. Hai mandato due persone in ospedale. Loro hanno assistito alla scena. Malviventi, certo, ma qui esistono delle regole e tu le hai infrante.» All'improvviso si udirono passi nel corridoio, rumorosi e pesanti. Forse tre uomini, che andavano di fretta. La porta si spalancò e Deerfield entrò nella stanza. Le due guardie si disposero alle sue spalle. L'uomo ignorò Reacher e si rivolse direttamente a Jodie.
«Il colloquio col suo cliente è terminato, signorina Jacob», annunciò Deerfield.
Poi li guidò nella stanza col tavolo lungo. I due agenti locali scortarono Reacher da vicino; Jodie seguì i quattro uomini nel locale e, una volta entrata, batté le palpebre per il bagliore delle luci. Una seconda sedia era stata posta all'estremità più lontana. Deerfield la indicò silenziosamente. Jodie gli fece un cenno col capo, aggirò il tavolo e si sedette accanto a Reacher. Lui le strinse la mano sotto il tavolo di mogano lucido.
Le due «sentinelle» si appostarono accanto alle pareti. Jack guardò davanti a sé nella luce vivida e notò la medesima disposizione di qualche ora prima. Poulton, Lamarr, Blake, Deerfield e poi Cozo, isolato tra due sedie vuote. Sul tavolo vi era un registratore nero e tozzo. Il vicedirettore dell'FBI si allungò e premette un pulsante rosso. Scandì data, ora e luogo, poi identificò i nove occupanti della stanza e appoggiò le mani davanti a sé.
«Qui è Alan Deerfield che parla all'indiziato Jack Reacher», affermò.
«Lei è in arresto per le seguenti due accuse.» Fece una pausa. «Primo, aggressione aggravata e rapina a danno di persone ancora da identificare.» James Cozo si protese.
«Secondo, associazione a delinquere con un'organizzazione criminale che pratica estorsioni.» Deerfield sorrise. «Non è obbligato a parlare.
Qualsiasi cosa dica sarà registrata e potrà essere usata contro di lei in tribunale. Ha diritto di essere rappresentato da un avvocato; se non se lo può permettere, lo Stato di New York gliene fornirà uno d'ufficio.» Il vicedirettore si allungò verso il registratore e premette il tasto di arresto. «Sono stato bravo? Che ne dice il grande esperto di Miranda?» Reacher non rispose. Il vicedirettore dell'FBI sorrise nuovamente e premette il tasto rosso, riaccendendo il registratore.
«Conosce i suoi diritti?» gli chiese.
«Sì», affermò Jack.
«Ha qualcosa da dire a questo punto?»
«No.»
«È tutto?» domandò Deerfield.
«Sì.» L'uomo dagli occhiali spessi annuì. «Ne prendo atto.» Poi si protese per l'ennesima volta e spense l'apparecchio.
«Chiedo un'udienza per la libertà provvisoria», esclamò Jodie.
Deerfield scosse la testa. «Non ce n'è bisogno», rispose. «Lo rilasceremo sulla parola.» Nella stanza calò il silenzio.
«E per l'altra questione? Le donne?» volle sapere Jodie.
«Quell'indagine è ancora in corso. Il suo cliente è libero di andarsene», concluse il vicedirettore.