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Parcheggiarono sottoterra da qualche parte a sud di Midtown Manhattan, poi lo spinsero fuori dell'auto in un garage dipinto di bianco, bene illuminato e pieno di berline scure.
Nel silenzio circostante, girando su se stessa, la donna fece rumore con le scarpe sul pavimento di calcestruzzo. Stava prendendo in esame lo spazio attorno a sé. Un atteggiamento di cautela.
Poi si voltò verso la porta di un ascensore nero, situato in un angolo distante, dove due uomini erano in attesa. Abito scuro, camicia bianca, cravatta sobria. I due guardarono la donna e il collega biondiccio per tutto il tragitto che questi compirono in diagonale verso di loro. Vi era deferenza sui loro volti. Erano certamente pezzi più piccoli, ma si sentivano a proprio agio e ostentavano un'aria fiera. Come se i due agenti che lo avevano prelevato fossero ospiti. In quell'istante, Reacher intuì che la donna e l'uomo coi baffi non erano agenti di New York: provenivano da qualche altro luogo e si trovavano sul terreno di qualcun altro. La brunetta non aveva esaminato il garage semplicemente per cautela, l'aveva fatto perché non sapeva dove fosse l'ascensore.
Piazzarono Reacher al centro della cabina e gli si disposero attorno. La donna, il collega biondiccio, l'autista e i due agenti del luogo. Cinque persone, cinque armi. I quattro uomini si misero ognuno in un angolo e la donna rimase al centro, vicino a Jack, come se lo reclamasse per sé. Uno dei due locali premette un pulsante, la porta si chiuse e l'ascensore cominciò a salire. Salì a lungo e si fermò bruscamente al ventunesimo piano, come indicava il display luminoso. La porta si aprì e i due newyorkesi fecero strada in un corridoio vuoto, tutto grigio: moquette grigia, pareti grigie e luci grigie. L'ambiente era silenzioso, come se tutti, tranne gli stacanovisti, fossero andati a casa ore prima. Lungo il corridoio si affacciavano numerose porte chiuse; l'uomo che aveva guidato la berlina da Garrison si fermò davanti alla terza e l'aprì. Reacher fu condotto sulla soglia, che dava su uno spazio vuoto di circa tre metri e mezzo per cinque: pavimento di calcestruzzo e pareti di blocchi di calcestruzzo, ricoperti di uno spesso strato di vernice grigia come la fiancata di una nave da guerra. Il soffitto non era terminato ed erano visibili tutte le condutture, di sezione quadrata, fatte di metallo screziato. Da alcune catene pendevano lampade al neon, che gettavano una luce violenta sul grigio circostante. In un angolo vi era una sedia di plastica, di quelle da giardino, l'unico arredo della stanza.
«Si sieda», gli ordinò la donna.
Reacher superò la sedia e raggiunse l'angolo opposto della stanza, per sedersi sul pavimento, incuneato nell'angolo formato dai blocchi di calcestruzzo. La parete era fredda e la vernice scivolosa. Incrociò le braccia sul petto e allungò le gambe, una caviglia sopra l'altra; poi appoggiò la testa al muro, formando un angolo di quarantacinque gradi con le spalle, in modo da vedere dritto le persone accanto alla porta. Gli agenti uscirono nel corridoio e chiusero la porta. Non si udì nessun suono di chiave, ma non ve n'era bisogno, perché l'interno della porta era privo di maniglia.
Jack udì le deboli vibrazioni di passi che si allontanavano sul pavimento di calcestruzzo, dopodiché restò immerso nel silenzio più completo, fatta eccezione per il debole ronzio dell'aria proveniente dai bocchettoni sopra la sua testa. Tutto tacque per cinque minuti, poi si udirono altri passi all'esterno e la porta si aprì nuovamente; un uomo fece capolino nella stanza e lo guardò fisso. Era un volto più anziano degli altri, largo e rosso, gonfio per la fatica e l'ipertensione, carico d'ostilità, il cui sguardo esplicito diceva: dunque sei tu il nostro uomo, eh? Lo fissò per tre o quattro lunghi secondi, poi si ritirò, la porta sbatté e tutto tornò silenzioso.
La medesima cosa si verificò cinque minuti più tardi. Passi nel corridoio, una faccia tra la porta e lo stipite, lo stesso sguardo diretto. Dunque sei tu il nostro uomo. Questa volta il viso era più magro e più scuro. Più giovane. Camicia e cravatta sotto di esso, niente giacca. Reacher ricambiò lo sguardo per tre o quattro secondi, quindi il volto scomparve e la porta sbatté ancora.
Poi il silenzio durò più a lungo, una ventina di minuti. Quindi apparve una terza faccia. Passi sul cementò, il cigolio della maniglia, la porta semiaperta, lo sguardo. È questo il tizio, eh? Il terzo volto apparteneva a un altro individuo più anziano, un uomo sulla cinquantina, con un'espressione competente e una folta capigliatura grigia. Portava occhiali spessi, e gli occhi dietro le lenti erano calmi e riflessivi. Sembrava un individuo carico di responsabilità. Forse un direttore. Reacher lo guardò infastidito, ma nessuno dei due proferì parola. Non s'instaurò nessun dialogo. Si guardarono semplicemente per qualche istante, poi l'uomo scomparve e la porta si richiuse.
Qualsiasi cosa stesse succedendo fuori non terminò prima di un'ora. Jack fu lasciato solo nella stanza, seduto comodamente per terra, in attesa. Poi l'attesa terminò. Nel corridoio si udì un gruppo di persone rumorose, una specie di gregge ansioso. Jack percepì chiaramente lo scalpiccio dei passi.
La porta si aprì e l'uomo dai capelli grigi e con gli occhiali entrò nella stanza e si appoggiò alla parete.
«È tempo di fare due chiacchiere», esordì.
I due agenti locali entrarono dietro di lui e presero posto come guardie del corpo. Reacher attese un istante, poi si alzò e si allontanò dall'angolo.
«Vorrei fare una telefonata», disse.
L'uomo occhialuto scosse il capo. «Chiamerà dopo. Prima parliamo, d'accordo?» Jack scrollò le spalle. Il problema dell'abuso dei diritti personali era che qualcuno doveva esserne testimone affinché la violazione fosse riconosciuta. Qualcuno doveva essere presente. E i due agenti non stavano vedendo nulla. O forse stavano vedendo Mosè in persona scendere dal monte e snocciolare l'intera Costituzione scritta su grosse tavole di pietra, e più tardi sarebbero stati pronti a giurarlo.
«Andiamo», lo esortò l'uomo dalla folta capigliatura grigia.
Reacher fu scortato nel corridoio e passò attraverso un folto gruppo di persone, tra cui riconobbe la donna, l'agente coi baffi, l'iperteso e il tizio più giovane dal volto magro, in maniche di camicia. Si udiva un gran brusio. Era sera tardi, ma erano tutti molto eccitati. Sembrava camminassero a mezz'aria tanto erano estasiati dai progressi. Era un sentimento che Reacher conosceva bene, lo aveva provato molto più spesso di quanto non ricordasse.
Il gruppo però era diviso. Si trattava di due squadre distinte e, come risultò ovvio mentre camminavano, tra loro correva molta tensione. La donna procedeva accanto alla spalla sinistra di Jack, l'agente biondiccio e quello dal volto paonazzo le stavano appiccicati. Quello era il primo gruppo.
Alla destra di Jack, l'agente dal viso magro formava il secondo gruppo, da solo, numericamente inferiore e infelice d'esserlo. Reacher sentì la sua mano accanto al gomito, come se fosse pronto ad afferrare la preda.
Percorsero un corridoio grigio e stretto come le viscere di una nave da guerra e giunsero in una stanza anch'essa grigia, con un tavolo che occupava in lunghezza gran parte dello spazio. Il tavolo era arrotondato sui lati lunghi e terminava tronco alle due estremità. Su uno dei lati lunghi erano disposte sette sedie di plastica in fila, ben spaziate, che la curva del tavolo faceva convergere su un'unica sedia, identica alle altre, posta al centro esatto dell'altro lato.
Jack si fermò sulla porta. Non era difficile indovinare dove si dovesse sedere. Aggirò un'estremità del tavolo e si sedette sulla sedia solitaria. Era fragile. Le gambe cedettero lievemente sotto il suo peso e la plastica dello schienale affondò nel muscolo sotto le sue scapole. La stanza era fatta di blocchi di calcestruzzo, come la prima, ma il soffitto era stato portato a termine, ricoperto da pannelli acustici dipinti montati in un'intelaiatura deformata. Imbullonato al soffitto c'era l'impianto d'illuminazione, grandi lampade di forma circolare rivolte verso il basso su di lui. La superficie del tavolo era di mogano scadente, ricoperto di uno spesso strato di vernice lucida. La luce si rifletteva su di essa e di rimando colpiva i suoi occhi.
I due agenti locali avevano preso posizione contro la parete alle estremità opposte del tavolo, a mo' di sentinelle. La giacca aperta lasciava intravedere le fondine a tracolla delle pistole e le mani incrociate poggiavano comodamente sulla cintola. Entrambi avevano la testa girata e lo fissavano.
Di fronte a lui si stavano disponendo i due gruppi. Sette sedie, cinque persone. L'uomo dai capelli grigi prese posto al centro; la luce si rifletté sui suoi occhiali e li trasformò in specchi bianchi. Alla sua destra si sedette l'iperteso, affiancato in ordine dalla donna e dall'agente coi baffi. L'individuo con la faccia magra e la camicia sedette solitario sulla sedia centrale delle tre rimaste a sinistra. Un'inquisizione asimmetrica, protesa verso di lui, indistinta nel bagliore delle luci.
L'uomo cogli occhiali si sporse in avanti, facendo scivolare gli avambracci sul legno liscio, asserendo la sua autorità. E separando inconsciamente le fazioni di destra e di sinistra.
«Abbiamo discusso molto sul suo conto», affermò.
«Sono in arresto?» chiese Reacher.
«No, non ancora.»
«Allora sono libero di andarmene?» Il tizio lo guardò da sopra gli occhiali. «Be', sarebbe preferibile che rimanesse, in modo da poter discutere in maniera civile per qualche minuto.» Seguì un lungo momento di silenzio.
«Allora comportiamoci da persone civili», ribatté Reacher. «Io sono Jack Reacher. Voi, chi diavolo siete?»
«Che cosa?»
«Facciamo un po' di presentazioni. È così che si comportano le persone civili, no? Si presentano. Poi parlano educatamente degli Yankees oppure del mercato azionario o d'altro.» Di nuovo silenzio.
Alla fine l'uomo dalla chioma grigia annuì. «Alan Deerfield», si presentò. «Vicedirettore dell'FBI. Gestisco il dipartimento di New York.» Poi voltò il capo verso destra, guardò l'uomo baffuto nell'ultima sedia e attese.
«Agente speciale Tony Poulton», affermò costui, voltandosi a sinistra.
«Agente speciale Julia Lamarr», si presentò la donna, girandosi a sua volta a sinistra.
«Agente in comando Nelson Blake», esclamò l'uomo dal volto paonazzo. «Noi tre siamo di Quantico e facciamo parte dell'Unità crimini seriali.
Gli agenti speciali Lamarr e Poulton lavorano per me. Siamo venuti per parlare con lei.» Seguì una pausa, poi Deerfield si voltò dall'altra parte e guardò l'uomo alla propria sinistra.
«Agente in comando James Cozo, dell'Unità crimine organizzato di New York City. Mi occupo di racket delle estorsioni.» Di nuovo silenzio.
«Va meglio ora?» chiese Deerfield.
Reacher batté le palpebre nella luce riflessa. I presenti lo guardavano.
L'uomo dai capelli biondicci, Poulton; la donna, Julia Lamarr. L'iperteso, Blake. Tutti e tre dell'Unità crimini seriali di Quantico. Venuti per parlare con lui. Poi Deerfield, responsabile dell'ufficio di New York, un pezzo grosso. E il tipo smilzo, Cozo, dell'Unità crimine organizzato, contro il racket delle estorsioni. Li osservò lentamente da sinistra a destra, e poi da destra a sinistra, fermando lo sguardo su Deerfield. Quindi annuì. «D'accordo. Piacere di conoscervi», esclamò. «Allora che dite degli Yankees?
Pensate che debbano negoziare?» Cinque persone diverse, cinque differenti espressioni d'irritazione. Poulton voltò di scatto la testa come se fosse stato schiaffeggiato. La Lamarr sbuffò dal naso, in segno di sdegno. Blake serrò la bocca e divenne ancor più rosso. Deerfield lo fissò e sospirò, mentre Cozo lanciò un'occhiata al capo, supplicandolo d'intervenire.
«Non abbiamo intenzione di parlare degli Yankees», replicò Deerfield.
«E allora che mi dite del Dow? Assisteremo a un crollo, prima o poi?» Il vicedirettore dell'FBI scosse il capo. «Non scherzi con me, Reacher. In questo momento sono il suo migliore amico.»
«No, Ernesto A. Miranda è il mio migliore amico», ribatté Jack. «Miranda contro Arizona, sentenza della Corte suprema del giugno 1966. Affermarono che i diritti del Quinto emendamento erano stati violati perché i poliziotti non l'avevano avvisato del fatto che poteva rimanere in silenzio e chiedere un avvocato.»
«E allora?»
«E allora non potete parlare con me finché non mi leggete i miei diritti.
E in seconda istanza non potete interrogarmi perché il mio avvocato potrebbe impiegare un po' di tempo ad arrivare e poi non mi lascerà parlare con voi nemmeno quando arriverà.» Sul volto dei tre agenti di Quantico comparve un ampio sorriso. Come se Reacher si stesse affannando a dimostrare loro qualcosa, inutilmente.
«Il suo avvocato è Jodie Jacob, giusto?» gli domandò Deerfield. «La sua ragazza?»
«Che sapete della mia ragazza?»
«Sappiamo tutto della signorina Jacob. Come sappiamo tutto di lei, Reacher.»
«E allora perché volete parlare con me?»
«La signorina Jacob lavora allo Spencer Gutman, giusto?» continuò Deerfield. «Ha un'ottima reputazione. Stanno pensando di farla socia, lo sa?»
«L'ho sentito dire.»
«Forse molto presto.»
«L'ho sentito dire», ripeté Jack.
«Ma il fatto che conosca lei, Reacher, non l'aiuterà. Lei non è esattamente il marito ideale per una socia di uno studio legale, non crede?»
«Io non sono un marito, di nessuna specie.» Alan Deerfield sorrise. «Era tanto per dire. Tuttavia lo Spencer Gutman è uno studio molto serio. Ci tengono a cose del genere, sa. E si occupa di questioni finanziarie, giusto? Molto importante nel mondo bancario, lo sappiamo tutti. Ma non hanno molta esperienza in campo penale. È sicuro di volere proprio lei per avvocato? In una situazione come questa?»
«Quale situazione?»
«La situazione in cui si trova.»
«Ossia?»
«Ernesto A. Miranda era un imbecille, lo sa questo?» chiese Deerfield.
«Diciamo, un po' ritardato. Per questo la dannata corte è stata tanto morbida con lui. Era un subnormale. Aveva bisogno di essere tutelato. Lei è uno scemo, Reacher? Un subnormale?»
«Probabilmente sì, visto che continuo ad ascoltare tutte queste stronzate!»
«I diritti, in ogni caso, sono per le persone colpevoli. Lei ci sta forse dicendo che è colpevole di qualcosa?» Reacher scosse il capo. «Non sto dicendo nulla. Non ho niente da dire.»
«In ogni caso, il vecchio Ernesto finì in carcere, lo sapeva? Si tende a dimenticare questo fatto. Lo riprocessarono e lo condannarono ugualmente. Rimase in prigione per cinque anni. Poi sa che cosa gli accadde?» Reacher fece spallucce e rimase in silenzio.
«Allora io lavoravo a Phoenix, in Arizona», continuò Deerfield. «Detective della Omicidi, in città. Poco prima di entrare all'FBI. Nel gennaio 1976, ricevemmo una chiamata da un bar. Un pezzo di merda era steso sul pavimento, con un grosso manico di coltello che gli fuoriusciva dal corpo.
Il famoso Ernesto A. Miranda in persona, e stava inondando di sangue tutto il locale. Nessuno si precipitò a chiamare l'ambulanza e il tizio morì un paio di minuti dopo il nostro arrivo.»
«E allora?»
«E allora smettiamo di perdere tempo. Ne ho già sprecato a sufficienza per far smettere loro di litigare a causa sua. Perciò è in debito con me e risponderà alle loro domande. Le dirò io quando, e se, avrà bisogno di un dannato avvocato.»
«Che cosa riguardano queste domande?» Deerfield sorrise. «Che cosa riguardano? Cose che abbiamo bisogno di sapere, d'accordo?»
«Che cosa dovete sapere?»
«Se siamo interessati a lei.»
«Perché dovreste essere interessati a me?»
«Risponda alle domande e lo scopriremo.» Reacher rifletté per un istante. Poi appoggiò le mani sul tavolo, il palmo rivolto verso l'alto. «Bene. Quali sono queste domande?»
«Conosce anche Brewer contro Williams?» domandò Blake. Era anziano, in sovrappeso e non molto in forma, ma la sua bocca funzionava niente male.
«O Duckworth contro Eagan?» incalzò Poulton.
Reacher lo fissò. Aveva probabilmente trentacinque anni, ma sembrava più giovane, come capitava a quegli individui che restavano giovanili in eterno. Una specie di laureato, che portava bene gli anni. In quella luce arancione il suo vestito aveva assunto un colore spaventoso e i baffi parevano finti, appiccicati con la colla.
«Conosce Illinois contro Perkins?» chiese la donna.
Jack li guardò stupefatto. «Dove diavolo siamo? A lezione di diritto?»
«E cosa mi dice di Minnick contro Mississippi?» tornò alla carica Blake.
Poulton sorrise. «McNeil e Wisconsin?»
«Arizona e Fulminante?» aggiunse la Lamarr.
«Sa di cosa trattano questi casi?» chiese Blake.
Reacher cercò l'inghippo, ma non riuscì a scoprirlo. «Sono altre sentenze della Corte suprema», rispose. «Successive al caso Miranda. Brewer nel 1977, Duckworth nel 1989, Perkins nel 1990, Minnick nel 1990, McNeil nel 1991 e Fulminante nello stesso anno. Hanno tutte modificato o riformulato la sentenza Miranda.» Blake annuì. «Molto bene.» La donna si protese. La luce riflessa dal tavolo lucido le illuminò da sotto la faccia, che assunse così l'aspetto di un teschio.
«Conosceva bene Amy Callan, vero?» gli domandò.
«Chi?» chiese Jack.
«Ha sentito, figlio di puttana.» Jack rimase a fissarla. Poi una donna di nome Amy Callan riaffiorò dal passato e quel pensiero rallentò le sue reazioni abbastanza da far spuntare un sorriso soddisfatto sul viso ossuto di Julia Lamarr.
«Ma non le piaceva granché, vero?» asserì la donna.
Il silenzio crebbe attorno a lui.
«Bene, è il mio turno», s'intromise Cozo. «Per chi lavora?» Reacher spostò lentamente a destra lo sguardo per appuntarlo su Cozo.
«Non lavoro per nessuno», rispose.
«Girate al largo dalla nostra zona», citò l'agente. «Nostra è plurale. Più di una persona. Chi è il noi di nostra, Reacher?»
«Non c'è nessun noi.»
«Cazzate, Reacher. Petrosian ha messo le mani su quel ristorante, ma lei era già là. Chi l'ha mandata?» Jack non rispose.
«Che mi dice di Caroline Cooke?» intervenne la Lamarr. «Conosceva anche lei, non è vero?» Jack si voltò lentamente a guardarla.
Stava ancora sorridendo. «Ma nemmeno lei le piaceva, giusto?» aggiunse l'agente.
«Callan e Cooke. Sputi il rospo, Reacher, ci dica tutto dall'inizio, d'accordo?» lo incalzò Blake.
Jack lo fissò. «Dirvi cosa?» Di nuovo silenzio.
«Chi l'ha mandata al ristorante?» chiese ancora Cozo. «Se me lo dice subito, forse potrò fare qualcosa per lei.» Jack si voltò dall'altra parte. «Non mi ha mandato nessuno.» Cozo scosse il capo. «Puttanate, Reacher. Vive in una casa da mezzo milione di dollari sul fiume a Garrison e guida un fuoristrada di sei mesi da quarantacinquemila dollari. E, per quanto ne sa il fisco, non guadagna un centesimo da tre anni. E quando qualcuno manda gli uomini migliori di Petrosian all'ospedale, significa che qualcun altro gliel'ha ordinato. Se mettiamo tutto insieme, lei lavora per qualcuno e io voglio sapere di chi diavolo si tratta.»
«Non lavoro per nessuno», ribadì Reacher.
«Lei è un solitario, giusto? È questo che vuole dirci?» chiese Blake.
Jack annuì. «Credo di sì.» Poi voltò la testa.
Blake stava sorridendo, soddisfatto. «Era quello che pensavo. Quando ha lasciato l'esercito?» Reacher scrollò le spalle. «Circa tre anni fa.»
«Da quanto ne faceva parte?»
«Da tutta la vita. Ero figlio di un ufficiale.»
«Polizia militare, esatto?»
«Esatto.»
«Numerose promozioni, esatto?»
«Ero maggiore.»
«Medaglie?»
«Qualcuna.»
«Stelle d'argento?»
«Una.»
«Stato di servizio eccellente, giusto?» Reacher non rispose.
«Non sia modesto», lo incalzò Blake. «Risponda.»
«Sì, il mio stato di servizio era buono.»
«Allora perché si è congedato?»
«Sono affari miei.»
«Qualcosa da nascondere?»
«Non capireste.» Blake sorrise. «Allora, sono passati tre anni. Che cos'ha fatto in questo tempo?» Reacher alzò nuovamente le spalle. «Nulla. Mi sono divertito, credo.»
«Lavorando?»
«Non spesso.»
«Ha vagabondato, esatto?»
«Penso di sì.»
«E cosa faceva per vivere?»
«Risparmi.»
«Sono terminati tre mesi fa. Abbiamo controllato con la sua banca.»
«Be', prima o poi finiscono, giusto?»
«E ora vive alle spalle della signorina Jacob, esatto? La sua fidanzata, che è anche il suo avvocato. Come ci si sente?» Attraverso il riverbero Jack guardò l'opaca fede nuziale che circondava il roseo e grasso anulare dell'agente Blake. «Non peggio di quanto si senta sua moglie, a vivere alle sue spalle, credo», ribatté.
L'agente anziano grugnì e tacque per un istante. «Perciò ha abbandonato l'esercito e da allora non ha fatto molto, giusto?»
«Giusto.»
«È stato per conto suo gran parte del tempo.»
«Già.»
«Ne è soddisfatto?»
«Abbastanza.»
«Perché è un solitario.»
«Cazzate, lavora per qualcuno», lo interruppe Cozo.
«Lui afferma di essere un solitario, dannazione», ringhiò Blake.
Deerfield voltava la testa a destra e a sinistra tra i due agenti, come uno spettatore di una partita di tennis. La luce riflessa lampeggiava sulle lenti dei suoi occhiali. Sollevò le mani per intimare il silenzio e fissò Reacher con sguardo pacato. Poi parlò: «Mi dica di Amy Callan e di Caroline Cooke».
«Che cosa vuole che le dica?» chiese Reacher.
«Le ha conosciute, esatto?»
«Certo, tempo fa. Nell'esercito.»
«Mi racconti di loro.»
«La Callan era piccola e mora, la Cooke alta e bionda. La Callan era sergente, la Cooke tenente. Amy era assegnata ad Armi e munizioni, Caroline a Piani di guerra.»
«Dove?»
«La Callan a Fort Withe, vicino a Chicago; la Cooke al quartier generale della NATO in Belgio.»
«Ha avuto rapporti sessuali con loro?» chiese la Lamarr.
Reacher si voltò a fissarla. «Che razza di domanda è questa?»
«Una domanda diretta.»
«Be', no.»
«Erano entrambe carine, esatto?» Jack annuì. «Più carine di lei, questo è certo.» La donna distolse lo sguardo e tacque.
Blake divenne rosso scuro in volto e ruppe il silenzio. «Si conoscevano fra loro?»
«Ne dubito. Ci sono un milione di persone nell'esercito e loro servivano a seimilacinquecento chilometri di distanza, in periodi diversi.»
«E non vi è stata nessuna relazione sessuale fra lei e una delle due?»
«No, non c'è stata.»
«Ha mai tentato di instaurarne una?»
«No.»
«Perché no? Temeva di essere rifiutato?» Reacher scosse il capo. «Stavo con un'altra persona in entrambe le occasioni, se proprio volete saperlo, e solitamente mi accontento di una donna per volta.»
«Avrebbe voluto far sesso con loro?» Reacher sorrise brevemente. «Riesco a pensare a cose peggiori.»
«Loro avrebbero acconsentito?»
«Forse sì, forse no.»
«Lei che ne pensa?»
«È mai stato nell'esercito?» Blake scosse il capo.
«Allora non sa come funziona», affermò Reacher. «Molti individui là dentro farebbero sesso con qualsiasi cosa si muova.»
«Perciò pensa che non l'avrebbero respinto?» Jack tenne lo sguardo fisso in quello di Blake. «No, non credo sarebbe stato difficile.» Alle sue parole seguì una lunga pausa.
«Lei approva le donne nell'esercito?» gli chiese Deerfield.
Reacher spostò lo sguardo su di lui. «Che cosa?»
«Risponda alla domanda, Reacher. È favorevole alle donne nell'esercito?»
«Perché no?»
«Pensa che siano brave combattenti?»
«Domanda stupida. Sa benissimo che lo sono», tagliò corto Jack.
«Davvero?»
«Lei è stato in Vietnam, esatto?»
«Ah, sì?»
«Certo che c'è stato», esclamò Reacher. «Detective della Omicidi in Arizona nel 1976? E subito dopo è entrato nell'FBI? Non molti renitenti alla leva gliel'avrebbero fatta, non laggiù e non a quel tempo. Perciò deve aver fatto il suo turno, forse nel 1970 o nel 1971. Con una vista come la sua, non sarà stato certo un pilota. Con quegli occhiali l'avranno forse messa in fanteria. Nel qual caso avrà trascorso un anno a farsi prendere a calci in culo nella giungla, e un buon terzo di coloro che glieli tiravano erano donne.
Bravi soldati, vero? Molto impegnate, da quanto ho sentito dire.» Deerfield annuì lentamente. «Perciò le piacciono le donne soldato?» Reacher scrollò le spalle. «Se si ha bisogno di soldati, le donne possono essere altrettanto brave degli uomini. Fronte russo, seconda guerra mondiale? Le donne si sono comportate in modo eccellente. È mai stato in Israele? Anche lì le donne sono in prima linea e non metterei troppe unità americane contro le difese israeliane, o perlomeno non lo farei se fosse cruciale una vittoria.»
«Perciò non ha problemi di sorta in tal senso?»
«Personalmente, no.»
«Ma in generale sì?»
«Esistono numerosi problemi militari, credo», rispose Reacher. «Prove fornite da Israele dimostrano che un soldato di fanteria è dieci volte più incline a fermarsi e ad aiutare un compagno ferito se questo è una donna. Ciò rallenta l'avanzata e non dovrebbe succedere.»
«Non crede che ci si debba aiutare gli uni cogli altri?» chiese la Lamarr.
«Senza dubbio. Ma non se prima bisogna raggiungere un obiettivo», ribatté Jack.
«Quindi se stessimo avanzando insieme e io fossi ferita, mi lascerebbe indietro?» Reacher sorrise. «Nel suo caso, senza un attimo d'esitazione.»
«Come ha conosciuto Amy Callan?» intervenne Deerfield.
«Sono sicuro che già lo sapete», rispose Jack.
«Me lo dica lo stesso. Per il verbale.»
«State registrando tutto?»
«Certamente.»
«Senza leggermi i diritti?»
«La registrazione dimostrerà che ha avuto i suoi diritti, ogni volta che dico che li ha avuti.» Reacher rimase in silenzio.
«Mi racconti di Amy Callan», ripeté il vicedirettore.
«Venne da me per un problema con la sua unità», esordì Reacher.
«Che tipo di problema?»
«Molestie sessuali.»
«Lei fu solidale?»
«Sì, lo fui.»
«Perché?»
«Perché io non ho mai subito violenze a causa del mio sesso. Non vedevo perché a lei sarebbe dovuto succedere.»
«Dunque che cosa fece?»
«Arrestai l'ufficiale che accusava.»
«E poi?»
«E poi nulla. Ero un poliziotto, non un pubblico ministero. Esulava dalle mie competenze.»
«E che cosa accadde?»
«L'ufficiale vinse la causa. Amy Callan lasciò l'esercito.»
«Ma la carriera dell'ufficiale fu ugualmente rovinata.» Jack annuì. «Sì, andò così.»
«Come si sentì a tale proposito?» Reacher scrollò le spalle. «Confuso, credo. A quanto mi risultava, era un bravo ragazzo. Ma alla fine credetti alla Callan, non a lui. Secondo me, lui era colpevole. Perciò penso di esser stato contento delle sue dimissioni; tuttavia le cose, in teoria, sarebbero dovute andare altrimenti. Un verdetto di non colpevolezza non dovrebbe rovinare una carriera.»
«Perciò le dispiacque per lui?»
«No, mi dispiacque per la Callan. E mi dispiacque per l'esercito. L'intera situazione era un disastro. Due carriere rovinate, quando avrebbe dovuto esserlo una sola.»
«E che cosa mi dice di Caroline Cooke?»
«Il caso della Cooke era diverso.»
«In che modo?»
«Periodo diverso, luogo diverso. Accadde oltreoceano. Lei aveva una relazione con un colonnello. Da un anno. A me sembrava consensuale. Lei lo accusò di stupro solo dopo, quando non ottenne la promozione.»
«E perché ciò è diverso?»
«Perché i due fatti non erano connessi. Lui se la scopava perché lei lo lasciava fare, e non la promosse perché lei non era all'altezza del compito.
Non c'era connessione tra i fatti.»
«Forse lei considerava l'anno di sesso come un accordo implicito.»
«In tal caso si sarebbe trattato di una questione contrattuale. Come una puttana che non viene pagata. Quello non è stupro.»
«Dunque lei non fece nulla?» Jack scosse il capo. «No, arrestai il colonnello, perché allora quelle erano le regole. Il sesso fra due individui di grado diverso era effettivamente illegale.»
«E poi?»
«Il colonnello venne congedato con disonore, la moglie lo lasciò e lui si tolse la vita. E la Cooke si dimise ugualmente.»
«E a lei che cosa accadde?»
«Io venni trasferito e lasciai il quartier generale della NATO.»
«Perché? Rimase sconvolto?»
«No, avevano bisogno di me altrove.»
«Avevano bisogno di lei? Perché proprio di lei?»
«Perché ero un buon investigatore. In Belgio ero sprecato. Non accadeva mai niente in Belgio.»
«Trattò altri casi di molestie sessuali in seguito?»
«Certo. La questione esplose.»
«Un sacco di bravi ragazzi con la carriera rovinata?» chiese la donna.
Reacher si voltò verso di lei. «Alcuni. Divenne una caccia alle streghe.
Gran parte dei casi era vera, secondo la mia opinione, ma furono coinvolte anche persone innocenti. Numerose relazioni normali vennero a galla all'improvviso. Tutt'a un tratto erano cambiate le regole. Alcune delle vittime innocenti erano uomini, ma furono numerose anche le donne.»
«Un gran casino, vero?» commentò Blake. «E tutto iniziò con donne insignificanti e fastidiose come la Callan e la Cooke?» Reacher non rispose.
Cozo stava tamburellando con le dita sulla superficie di mogano. «Voglio tornare all'affare Petrosian», disse.
Jack si voltò dall'altra parte. «Non c'è nessun affare Petrosian. Non l'ho mai sentito nominare.» Deerfleld sbadigliò e guardò l'orologio. Sollevò gli occhiali sulla fronte e si stropicciò gli occhi con le nocche. «È passata la mezzanotte, sa?»
«Trattò le due donne con gentilezza?» riprese Blake.
Reacher socchiuse gli occhi in direzione di Cozo e poi si rivolse a Blake.
La luce calda e gialla proveniente dal soffitto si rifletteva sulle sfumature rosse del mogano e conferiva al suo volto gonfio un color cremisi.
«Sì, le trattai con gentilezza.»
«Le vide anche dopo aver passato i casi all'accusa?»
«Una o due volte, mi pare, di sfuggita.»
«Si fidavano di lei?» Jack alzò le spalle. «Credo di sì. Era il mio lavoro far sì che si fidassero di me, perché dovevo ottenere ogni dettaglio intimo.»
«Dovette fare la stessa cosa con molte donne?»
«Vi furono centinaia di casi. Io ne trattai poco più di una ventina, credo, prima che istituissero unità speciali.»
«Mi faccia allora il nome di un'altra donna di cui trattò il caso.» Reacher scrollò nuovamente le spalle e rievocò una successione di uffici in climi caldi e freddi, grandi scrivanie, piccole scrivanie, giornate soleggiate, giornate uggiose, donne ferite e oltraggiate che farfugliavano i particolari delle loro sofferenze.
«Rita Scimeca», disse dopo qualche istante. «Un esempio a caso.» Blake rimase in silenzio, Julia Lamarr allungò una mano verso il pavimento ed estrasse dalla sua ventiquattrore un voluminoso dossier. Lo fece scivolare sul tavolo. Blake lo aprì e iniziò a sfogliarlo. Scorse una lunga lista con un dito grassoccio e annuì. «Bene», affermò. «Che cosa accadde con la signorina Scimeca?»
«Il tenente Scimeca», precisò Reacher. «Fort Bragg, Georgia. I ragazzi lo chiamarono scherzo, lei lo definì stupro di gruppo.»
«E quale fu la sentenza?»
«Rita vinse la causa. Tre uomini scontarono una pena nel carcere militare e furono congedati con disonore.»
«E che cosa accadde al tenente Scimeca?» Jack scrollò per l'ennesima volta le spalle. «Dapprima sembrava abbastanza felice. Si sentiva vendicata. Poi pensò che l'esercito fosse stato la sua rovina e si dimise.»
«Dov'è ora?»
«Non ne ho idea.»
«Supponga di rivederla in qualche luogo, di trovarsi in una città e d'incontrarla in un negozio o in un ristorante. Che farebbe?»
«Non lo so. Probabilmente la saluterei. Parleremmo per un po' davanti a un drink o qualcosa del genere.»
«Lei sarebbe felice di vederla, Reacher?»
«Credo di sì.»
«Perché la ricorderebbe come un tipo simpatico?» Jack annuì. «Di solito la situazione è penosa. Non solo l'evento in se stesso, ma anche il processo che segue; perciò l'investigatore deve instaurare un legame con la vittima, deve esserne amico e sostenitore.»
«Quindi la vittima diventa sua amica?»
«Se ti comporti con coscienza, sì.»
«Che cosa accadrebbe se lei un giorno bussasse alla porta del tenente Scimeca?»
«Non so dove viva.»
«Supponiamo che lo sappia. La lascerebbe entrare?»
«Non lo so.»
«La riconoscerebbe?»
«Probabilmente sì.»
«E la ricorderebbe come un amico?»
«Suppongo di sì.»
«Perciò lei bussa alla porta e la donna la invita a entrare, giusto? Aprirebbe la porta al suo vecchio amico e gli offrirebbe una tazza di caffè. Poi parlereste dei tempi andati.»
«Forse. Probabilmente andrebbe così», ipotizzò Reacher.
Blake annuì e rimase in silenzio. La Lamarr gli mise una mano sul braccio e lui si chinò ad ascoltare ciò che aveva da dirgli all'orecchio. Annuì ancora, si volse verso Deerfield e gli sussurrò qualcosa a sua volta. Deerfield lanciò un'occhiata a Cozo. In quel preciso istante i tre agenti di Quantico si appoggiarono allo schienale, un movimento impercettibile, ma molto chiaro: Bene, c'interessa. Cozo ricambiò allarmato l'occhiata del capo.
Deerfield si protese e fissò Reacher attraverso gli occhiali. «Questa è una situazione molto complicata», affermò.
Jack non proferì parola e rimase in attesa.
«Che cosa è accaduto esattamente al ristorante?» gli domandò il vicedirettore.
«Nulla», rispose Reacher.
Deerfield scosse il capo. «Lei era sotto sorveglianza. I miei uomini l'hanno pedinata per una settimana. Gli agenti speciali Poulton e Lamarr si sono uniti a loro ieri notte. Hanno visto tutto.» Jack li fissò sbalordito. «Mi state seguendo da una settimana?» L'uomo coi capelli grigi fece segno di sì. «Da otto giorni, per l'esattezza.»
«Perché?»
«Ci arriviamo dopo.» La Lamarr si agitò e tornò a frugare nella valigetta, da cui estrasse un altro fascicolo. Lo aprì e tolse un fascio di documenti. C'erano quattro o cinque fogli pinzati insieme, densi di righe dattilografate. La donna sorrise fredda a Reacher, capovolse i fogli e li fece scivolare lungo il tavolo. Il movimento dell'aria li agitò lievemente, ma la graffetta aderì al legno e il fascicolo si fermò esattamente davanti a lui. In esso si faceva riferimento a Reacher come il soggetto. Vi era un elenco di tutto ciò che aveva fatto e di tutti i luoghi che aveva frequentato negli ultimi otto giorni, completa e accurata fino al più piccolo dettaglio. Reacher sollevò lo sguardo e lanciò un'occhiata al volto sorridente della donna, poi ammiccò.
«Be', i detective dell'FBI sono ovviamente molto in gamba», esclamò.
«Non mi sono mai accorto di nulla.» Seguì un attimo di silenzio.
«Dunque che cos'è accaduto nel ristorante?» tornò a chiedere Deerfield.
Jack fece una pausa. L'onestà è la politica migliore, pensò. Guardò tutti i presenti. Deglutì, poi accennò col capo verso Blake, la Lamarr e Poulton.
«Questi fanatici della giurisprudenza la definirebbero necessità imperfetta, credo. Ho commesso un piccolo crimine per evitare che ne accadesse uno più grande.»
«Ha agito da solo?» domandò Cozo.
Reacher annuì. «Sì.»
«Quindi che cosa significava quel Girate al largo dalla nostra zona?»
«Volevo apparire più convincente. Desideravo che Petrosian, chiunque egli sia, la prendesse sul serio. Come se avesse a che fare con un'organizzazione.» Deerfield si protese con tutto il busto sul tavolo e prese il verbale di sorveglianza della Lamarr. Lo girò verso di sé e ne fece scorrere le pagine.
«Questo non rivela contatti con nessuno all'infuori della signorina Jodie Jacob. Lei non gestisce di certo il racket delle estorsioni. Che cosa rivelano le telefonate?»
«Tenevate il mio telefono sotto controllo?» chiese Jack.
Il vicedirettore dell'FBI annuì. «Abbiamo anche rovistato fra la sua spazzatura.»
«I tabulati sono puliti», rispose Poulton. «Ha parlato solo con la signorina Jacob. Conduce una vita tranquilla.»
«È esatto, Reacher? Conduce una vita tranquilla?» gli chiese Deerfield.
«Solitamente, sì», rispose Jack.
«Dunque ha agito da solo», affermò l'uomo occhialuto. «Solo un cittadino partecipe. Nessun contatto con gangster, nessuna istruzione telefonica.» Reacher si volse verso Cozo, uno sguardo interrogativo negli occhi. «Ora si sente più tranquillo, James?» L'agente scrollò le spalle e annuì. «Devo esserlo per forza, suppongo.»
«Un cittadino partecipe, giusto, Reacher?» ripeté Deerfield.
Jack alzò le spalle. «Avrei potuto tenere le armi. Se fossi stato implicato in qualcosa, l'avrei fatto. Ma così non è stato.»
«No, le ha lasciate nel bidone.»
«Ma prima ancora le ho messe fuori uso.»
«Con il terriccio nei meccanismi. Perché l'ha fatto?»
«Perché, se qualcuno le avesse trovate, non avrebbe potuto usarle.» Deerfield annuì. «Un cittadino partecipe. Ha visto un'ingiustizia e ha voluto vendicarla.» Reacher confermò. «Già.»
«Qualcuno doveva farlo, giusto?»
«Credo di sì», rispose Jack.
«Lei non ama le ingiustizie, vero?»
«Direi di no.»
«E conosce la differenza fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.»
«Lo spero.»
«Lei non ha bisogno dell'intervento delle autorità competenti, perché è capace di prendere le proprie decisioni.»
«Solitamente, sì.»
«È sicuro del proprio codice morale.»
«Suppongo di sì.» Seguì un attimo di silenzio. Deerfield lo osservò nella luce. «E perché ha rubato quei soldi?» gli chiese.
Jack scrollò nuovamente le spalle. «Bottino di guerra, credo. Una sorta di trofeo.» Deerfield annuì. «Fa parte del codice, esatto?»
«Penso di sì.»
«Lei gioca secondo regole personali, giusto?»
«Solitamente sì.»
«Non assalirebbe una vecchietta, ma trova giusto sottrarre il denaro a una coppia di duri.»
«Credo di sì.»
«Quando superano il limite di ciò che per lei è accettabile, ottengono quel che si meritano, esatto?»
«Esatto.»
«Un codice personale.» Reacher alzò le spalle e rimase zitto nel silenzio crescente.
«Sa qualcosa di profili criminali?» gli chiese improvvisamente Deerfield.
Reacher attese un momento prima di rispondere. «Solo ciò che leggo sui giornali.»
«È una scienza», affermò Blake. «L'abbiamo sviluppata a Quantico nel corso di molti anni. L'agente speciale Lamarr ne è attualmente il maggiore esperto. L'agente speciale Poulton è il suo assistente.»
«Noi studiamo le scene del delitto», cominciò la donna. «Cerchiamo d'individuare i parametri psicologici sottostanti ed elaboriamo il tipo di personalità che potrebbe aver commesso il crimine.»
«Studiamo le vittime», aggiunse Poulton. «Cerchiamo di immaginare verso chi avrebbero potuto essere particolarmente vulnerabili.»
«Quali crimini? Quali scene del delitto?» chiese Reacher.
«Brutto figlio di puttana», lo insultò la Lamarr.
«Amy Callan e Caroline Cooke», rispose Blake. «Entrambe vittime di un omicidio.» Jack lo fissò, incredulo.
«La Callan è stata la prima», continuò Blake. «Un modus operandi molto peculiare, ma un omicidio è solo un omicidio, giusto? Poi è stato il turno della Cooke, uccisa con lo stesso metodo. Ciò rende l'omicida un serial killer.»
«Abbiamo cercato un nesso», asserì Poulton. «Tra le vittime. Non è stato difficile da trovare: entrambe querelanti per molestie sessuali subite nell'esercito, e successivamente dimissionarie.»
«Organizzazione estrema sulla scena del delitto», prese la parola Julia Lamarr. «Forse indicativa di una precisione militare. Un modus operandi bizzarro, codificato. Niente tracce, niente indizi di nessun genere. L'omicida è chiaramente una persona precisa e ha grande dimestichezza con le procedure investigative. Forse è lui stesso un investigatore.»
«Nessuna effrazione delle abitazioni. Il killer è stato invitato a entrare in entrambi i casi, dalle vittime», specificò Poulton.
«Perciò si tratta di una persona che le vittime conoscevano», concluse Blake.
«Qualcuno di cui entrambe si fidavano», aggiunse l'agente coi baffi.
«Come un amico in visita», suggerì la collega.
Nella stanza calò il silenzio.
«In effetti, è così», esclamò Blake. «Un visitatore. Qualcuno che consideravano amico. Qualcuno con cui avevano un legame.»
«Un amico in visita», concluse Poulton. «Bussa alla porta, gli viene aperto: ciao, che piacere rivederti.»
«Lui entra. Come se niente fosse», proseguì la Lamarr.
Di nuovo silenzio.
«Abbiamo valutato il crimine sotto il profilo psicologico», continuò la Lamarr. «Perché quelle due donne hanno irritato qualcuno a tal punto da pagare con la vita? Allora abbiamo cercato un membro dell'esercito con un conto in sospeso. Forse qualcuno risentito con le donne petulanti che rovinano la carriera di promettenti soldati e poi si dimettono, quale che sia il verdetto. Donne frivole, che inducono bravi ragazzi al suicidio.»
«Qualcuno con le idee chiare su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato», puntualizzò Poulton. «Qualcuno tanto sicuro del proprio codice morale da vendicare personalmente tali ingiustizie. Un individuo felice di agire senza l'intromissione delle autorità competenti, capisce?»
«Una persona che entrambe le donne conoscevano», continuò Blake.
«Qualcuno che conoscevano abbastanza bene da far entrare in casa senza domande, come un vecchio amico o qualcosa del genere.»
«Un individuo risoluto», aggiunse la Lamarr. «Forse qualcuno sufficientemente organizzato da riflettere un solo secondo e poi andare a comprare un'etichettatrice e un tubo di colla per affrontare ad hoc un piccolo problema.» Silenzio.
«L'esercito ha controllato sui computer», riprese la Lamarr. «Ha ragione, non si sono mai incontrate. Avevano poche conoscenze comuni. Molto poche. Ma lei era una di quelle.»
«Vuole sapere un fatto interessante?» gli chiese Blake. «Un tempo gli autori di omicidi seriali erano soliti guidare maggioloni Volkswagen. Quasi tutti. Uno strano caso. Poi sono passati ai furgoncini e infine alle auto sportive. Grosse 4x4, esattamente come la sua. L'auto è un parametro eccezionalmente rivelatore.» Julia Lamarr si protese e recuperò il dossier dal posto di Deerfield. Iniziò a tamburellarci sopra con un dito. «Conducono vita solitaria», cominciò a delineare il profilo. «Interagiscono al massimo con un'altra persona. Vivono alle spalle di altri individui, spesso amici o parenti, perlopiù donne.
Non fanno cose normali. Non parlano molto al telefono, e sono tranquilli e furtivi.»
«Sono fanatici impositori della legge», s'intromise Poulton. «Conoscono bene la materia e tutti i casi legali oscuri che testimonino i loro diritti.» Ancora silenzio.
«Profili», esclamò Blake. «Si tratta di una scienza esatta ed è considerata una prova sufficiente per emettere un mandato d'arresto in gran parte degli Stati americani.»
«Non fallisce mai», sentenziò la collega. Fissò Reacher e poi si appoggiò allo schienale con i denti storti esposti in un sorriso soddisfatto. Nella stanza calò per un attimo ancora il silenzio.
«E allora?» fece Jack.
«E allora qualcuno ha ucciso due donne», rispose Deerfield.
«E quindi?» Il vicedirettore dell'FBI accennò verso Blake, la Lamarr e Poulton. «E quindi questi agenti pensano sia stato qualcuno esattamente come lei.»
«E allora?»
«E allora le abbiamo fatto tutte queste domande.»
«In conclusione?»
«In conclusione, io penso che abbiano assolutamente ragione. È stato qualcuno con le sue caratteristiche. Forse è stato proprio lei.»