25
Rubare il telefono è stato come sottrarre una caramella a un bambino, ma la perlustrazione è un fottuto problema. La tempistica è prioritaria.
Devi aspettare che sia buio pesto, e che arrivi l'ultima ora di turno del poliziotto. Perché il poliziotto è più stupido dell'agente del Bureau, e perché l'ultima ora di turno di chiunque è sempre meglio della prima. L'attenzione svanisce, la noia serpeggia, gli occhi si appannano, e lui penserà di certo alla birra che berrà con gli amici o alla serata che trascorrerà con la moglie davanti alla televisione. O a qualsiasi cosa è abituato a fare nel tempo libero.
Perciò la tua finestra è di circa quaranta minuti, diciamo dalle sette alla sette e quaranta. La organizzi in due parti. Prima la casa, poi l'area circostante. Torni indietro dall'aeroporto e ti avvicini alla strada di passaggio.
Superi l'incrocio a tre strade da casa sua. Ti fermi in una piazzola per escursionisti, duecento metri più a nord. C'è un ampio sentiero di ghiaia che risale Mount Hood, in direzione est. Scendi dall'auto e volti le spalle al sentiero. Avanzi verso nord-ovest, attraverso un terreno lievemente boscoso. Sei quasi all'altezza della tua prima postazione, ma dall'altra parte della casa, dietro di essa, non davanti.
A causa del terreno, le case non hanno un giardino posteriore ampio: dietro gli edifici ci sono sottili strisce di terra coltivata, poi le recinzioni, poi ancora il ripido crinale del monte, ricoperto da piante selvatiche. Ti fai strada tra la vegetazione e sbuchi in prossimità del suo steccato. Stai immobile al buio, e osservi. Le tende sono tirate, tutto è tranquillo. Senti il suono di un piano, molto flebile. La casa è costruita nel fianco di una collina, ad angolo retto rispetto alla strada. Il lato è in realtà la facciata. È percorso interamente dalla veranda. Di fronte a te c'è un muro pieno di finestre. Nessuna porta. Scivoli lungo lo steccato e controlli l'altro lato, ossia il retro della casa. Niente porte, nemmeno lì. Perciò gli unici ingressi sono la porta principale sulla veranda e quella del garage, che dà sulla strada. Non è l'ideale, ma è quello che ti aspettavi. L'avevi pianificato. Hai pianificato qualsiasi evenienza.
«Bene, colonnello Kruger», esclamò Leighton. «Adesso ti teniamo per le palle.» Erano di nuovo nell'ufficio di servizio, bagnati per la corsa sotto la pioggia notturna, euforici, il volto arrossato dall'aria fredda e dal successo. Si erano stretti la mano e si erano scambiati un cinque; la Harper era scoppiata a ridere e aveva abbracciato Reacher. Adesso Leighton stava scorrendo un menu del computer, e Jack e Lisa erano seduti fianco a fianco dall'altra parte della scrivania, sulle vecchie sedie dallo schienale diritto, il respiro affannoso. La Harper stava ancora sorridendo, assaporando la sensazione di sollievo e di trionfo.
«Mi è piaciuta la faccenda dello sgabello», affermò Lisa. «Abbiamo osservato l'intera scena sul monitor.» Reacher si strinse nelle spalle. «Ho barato», ammise. «Ho scelto lo sgabello giusto, questo è tutto. Ho pensato alle ore di visita, al sergente seduto su quello accanto alla porta: sicuramente usa dimenarsi un po', perché si annoia. Con un uomo di quella mole le giunture erano certamente incrinate. Lo sgabello, in pratica, cadeva a pezzi.»
«Ma l'impressione è stata ottima.»
«Quello era il piano. La prima regola è fare un'ottima impressione.»
«Bene, è nell'elenco del personale», annunciò il capitano. «LaSalle Kruger, colonnello dei marines, eccolo qui.» Picchiettò lo schermo con l'unghia, producendo lo stesso rumore secco che avevano udito in precedenza. Simile a un vetro di bottiglia.
«Si è cacciato nei guai?» chiese Reacher.
«Non posso ancora dirvelo», rispose il militare. «Crede che la polizia militare abbia un dossier su di lui?»
«Qualcosa è successo», commentò Jack. «Era nelle Forze Speciali, nella Desert Storni, e ora è agli approvvigionamenti? Perché?» Leighton era del suo stesso parere. «La cosa va chiarita. Potrebbe trattarsi di una procedura disciplinare.» Uscì dall'elenco del personale e cliccò su un altro menu. Poi si fermò. «Ci
vorrà una notte intera», affermò.
Reacher sorrise. «In altre parole, non vuole che assistiamo.» Leighton ricambiò il sorriso. «Ha fatto centro al primo colpo. Può pestare i prigionieri quanto vuole, ma non esaminare i documenti che abbiamo in computer. Sa come vanno le cose.»
«Certo», convenne Jack.
Il capitano restò in attesa.
«Quella faccenda dell'inventario e dei pneumatici per le jeep», esclamò all'improvviso l'agente Harper. «Potrebbe individuare un eventuale ammanco di vernice mimetica?»
«Forse», rispose il capitano. «In teoria, credo di sì.»
«Undici donne in lista, cerchi un quantitativo di novecento, mille chili», suggerì Lisa. «Se riuscisse a trovare un legame tra Kruger e la vernice, ne sarei proprio lieta.» Il militare prese nota mentalmente.
«E le date», aggiunse la Harper. «Verifichi se fosse libero quando le donne sono state uccise. E confronti le località, per confermare l'eventuale presenza di furti quando le vittime erano nell'esercito. Potrebbe dimostrare che hanno visto qualcosa.» Leighton le lanciò uno sguardo obliquo. «L'esercito mi darà una pacca sulla spalla, giusto? Kruger è il nostro uomo, e io mi farò il culo tutta la notte solo per riuscire a consegnarlo al Bureau.»
«Mi spiace», replicò Lisa. «Ma la giurisdizione è chiara, non crede?
L'omicidio ha priorità sul furto.» Leighton ne convenne, improvvisamente cupo in volto. «Come un rapido su un locale», commentò.
Hai visto abbastanza della casa. Stare lì al buio a fissarla e ad ascoltare lei che suona quel maledetto piano non cambia nulla. Ti allontani dal recinto e ti abbassi fra la vegetazione, dirigendoti a sud-est, verso la macchina. La raggiungi, ti ripulisci ed entri. Accendi il motore e ripercorri la stessa strada, attraversando di nuovo l'incrocio. Ti aspetta la seconda parte, e hai circa venti minuti per portarla a termine. Continui a guidare. Tre chilometri a ovest dell'incrocio, sul lato sinistro della strada, c'è un piccolo centro commerciale. Un edificio vecchio a un piano, a forma di graffa, con un supermercato nel centro, a mo' di fulcro, e una serie di piccoli negozi su entrambi i lati. Entri nel parcheggio e guidi fin verso il fondo, dai un'occhiata alla zona riservata ai vigili del fuoco. Trovi proprio quello che cercavi, tre negozi oltre il supermercato. Non che non te lo aspettassi, eppure chiudi la mano a pugno e per la soddisfazione colpisci il volante.
Sorridi fra te e te.
Fai inversione e ti aggiri nel posteggio, per controllare, e il sorriso svanisce dalle tue labbra. Non ti piace, non ti piace affatto. È in piena vista.
Ogni vetrina dà su di esso. Ora è scarsamente illuminato, ma tu pensi al periodo diurno. Perciò ti dirigi dietro un braccio della graffa, e il sorriso ti ritorna. Là dietro c'è un'unica fila di parcheggi aggiuntivi, posta di fronte alle porte dipinte per la consegna delle merci, lungo la parete posteriore dei negozi. Nessuna finestra. Fermi l'auto e ti guardi attorno. Il cerchio è chiuso. Quello è il tuo posto, non ci sono dubbi. È perfetto.
Poi torni al posteggio principale e parcheggi di fianco a un gruppetto di altri veicoli, spegni il motore e attendi. Osservi la strada. Aspetti e osservi per una decina di minuti, poi vedi passare la Buick del Bureau, né veloce né lenta, che sta andando a prendere servizio.
«Buona serata», sussurri.
Poi riaccendi l'auto, giri attorno nel posteggio e ti allontani nella direzione opposta.
Leighton consigliò loro un motel a un chilometro e mezzo, lungo la n. 1, in direzione di Trenton. Disse che lì alloggiavano i visitatori dei prigionieri, che era economico e pulito, che era l'unico posto nel raggio di chilometri e che ne conosceva il numero di telefono.
Lisa si mise al volante, e lo trovarono abbastanza facilmente. Dall'esterno pareva a posto, e aveva molte stanze libere.
«La dodici è una bella doppia», affermò l'addetto alla reception.
Lisa annuì. «Va bene, la prendiamo», rispose.
«La prendiamo?» chiese Reacher. «Una doppia?» La Harper pagò in contanti e l'impiegato le porse la chiave.
«Numero dodici», ripeté. «Lungo la fila, per pochi metri.» Jack camminò sotto la pioggia, e Lisa prese l'auto. Parcheggiò di fronte alla stanza e vide Reacher in attesa sulla porta.
«Che diamine?» esclamò lei. «Non dormiremo mica, non le pare? Aspetteremo solo la telefonata di Leighton. Qui o in auto fa lo stesso.» Lui fece un gesto noncurante e aspettò che Lisa aprisse la porta, poi la seguì.
«A ogni modo, sono troppo stanca per dormire», aggiunse lei.
Era una tipica stanza di motel, familiare e confortevole. Era sin troppo riscaldata e la pioggia batteva forte sul tetto. Vicino a una finestra, in fondo, c'era un tavolo con due sedie. Reacher lo raggiunse e si sedette sulla sedia di destra, posò i gomiti sul tavolo e si prese la testa fra le mani, restando perfettamente immobile. La Harper camminava su e giù, in continuazione.
«Lo abbiamo preso, lo sa?» chiese.
Jack non disse nulla.
«Dovrei chiamare Blake e dargli la buona notizia», proseguì lei.
Reacher scosse il capo. «Non ancora.»
«Perché no?»
«Lasciamo che Leighton finisca le sue indagini. Se Quantico entra in gioco ora, lo scavalcheranno: è solo un capitano. Al suo posto metteranno qualche coglione con due stellette, e lui resterà con un pugno di mosche.
Lasciamo fare a Leighton, lasciamogli la gloria.» Lisa entrò in bagno e osservò la fila di asciugamani, le boccette di shampoo e le confezioni di sapone. Poi uscì e si tolse la giacca. Reacher guardò altrove.
«È perfettamente sicuro. Ho il reggiseno», esclamò lei.
Jack non disse nulla.
«Che succede?» insistette Lisa. «Oh, ha in mente qualcosa.»
«Davvero?» Lisa annuì. «Certo, lo sento. Sono una donna, e lavoro d'intuito.» Lui la guardò in faccia. «La verità è che non desidero in particolar modo restare in una camera da letto da solo con lei.» Lei sorrise, contenta, maliziosa. «Tentato?»
«Sono semplicemente umano.»
«Anch'io lo sono», replicò Lisa. «Se io riesco a controllarmi, sono certa che anche lei può farlo.» Reacher non rispose.
«Mi faccio una doccia», annunciò la Harper.
«Cristo», mormorò Jack.
È una tipica camera di motel, come quelle che hai visto tante volte da costa a costa. Porta, bagno sulla destra, armadio sulla sinistra, letto queen size, cassettone, un tavolo, due sedie. Un vecchio televisore, un secchiello per il ghiaccio, orrendi quadri alle pareti. Appendi il cappotto nell'armadio, ma tieni i guanti infilati. Non è il caso di lasciare impronte dappertutto. Non che ci sia la possibilità concreta che trovino la stanza, ma hai basato tutta la tua vita sulla prudenza. L'unico momento in cui ti togli i guanti è quando ti lavi, e i bagni dei motel sono abbastanza sicuri.
Esci alle undici e alle dodici una donna delle pulizie sta già cospargendo ogni superficie di detergente e sfregando tutto con un panno umido. Nessuno ha mai trovato un'impronta degna di nota in un bagno di motel.
Cammini nella stanza e ti siedi sulla sedia di sinistra, ti appoggi allo schienale, chiudi gli occhi e inizi a riflettere. Domani, dev'essere domani.
Stabilisci la tempistica a ritroso. Per poter uscire dev'essere buio, questo è fondamentale, questo condiziona tutto il resto. Ma vuoi che la trovi il poliziotto del turno di giorno. Ammetti che si tratta solo di un capriccio; ma, insomma, se non puoi allietarti la vita con qualche capriccio, che razza di vita è? Perciò devi uscire col buio, ma prima che il poliziotto vada in bagno per l'ultima volta. Il che definisce un lasso di tempo ben preciso, tra le sei e le sei e trenta. Diciamo alle cinque e quaranta, per avere un margine.
No, facciamo le cinque e trenta, perché devi tornare alla tua postazione per vedere la faccia dell'uomo.
Bene, cinque e trenta. È il tramonto, non fa ancora buio del tutto, ma è accettabile. Il periodo più lungo che hai trascorso nelle case precedenti è stato di venticinque minuti. In linea di principio, non ci vorrà di più, ma metti in bilancio una mezz'ora piena. Perciò devi trovarti all'interno e iniziare entro le cinque. Poi guardi la cosa dal punto di vista di lei, e ti appare alquanto chiaro che dovrai fare la telefonata verso le due.
Perciò uscirai da questa topaia prima delle undici, arriverai laggiù prima delle dodici, aspetterai e osserverai, e alle due farai la telefonata. È deciso. Apri gli occhi e ti alzi. Ti svesti e vai in bagno. Poi scosti le coperte e scivoli a letto, con nient'altro addosso se non i guanti.
La Harper uscì dal bagno con nient'altro addosso se non un asciugamano. Si era lavata il viso e aveva i capelli bagnati. Impregnati d'acqua, le arrivavano fin oltre la vita. Senza trucco il suo volto sembrava vulnerabile: occhi azzurro fiordaliso, denti bianchi, zigomi, pelle perfetta. Sembrava una quattordicenne, tranne che per l'altezza. La quale, peraltro, rendeva un tipico asciugamano di motel pericolosamente corto.
«Credo sia meglio chiamare Blake», argomentò Lisa. «Devo veramente far rapporto.»
«Non gli dica niente», la pregò Jack. «Se no, la cosa ci sfuggirà di mano.» Lei lo rassicurò. «Gli riferirò solo che ci siamo vicini.» Reacher scosse il capo. «Più vaga ancora, intesi? Gli dica solo che domani vedremo un tizio che potrebbe condurci su una buona pista.»
«Starò attenta», promise la Harper e si sedette davanti allo specchio. L'asciugamano salì lievemente. Lisa prese a esaminarsi i capelli.
«Potrebbe prendermi il telefono dalla borsetta?» domandò.
Jack si avvicinò al letto e infilò la mano nella borsa. Gli oggetti che conteneva emisero un delicato profumo mentre venivano spostati. Reacher trovò il cellulare, lo estrasse e glielo porse.
«Sia molto vaga, capito?» ripeté.
Lei assentì e aprì il telefono. «Non si preoccupi.»
«Credo che anch'io mi farò una doccia.» Lisa sorrise. «Si accomodi. Non entrerò, promesso.» Jack andò in bagno e chiuse la porta. I vestiti di lei erano appesi al gancio, dietro la porta. Tutti. La biancheria intima era bianca, di pizzo. Jack pensò di farsi una doccia gelata, ma un attimo dopo decise di ricorrere solo alla forza di volontà. Perciò fece scorrere l'acqua calda e si spogliò, ammucchiando i suoi abiti sul pavimento. Prese lo spazzolino pieghevole dalla tasca della giacca e si lavò i denti solo con l'acqua. Dopodiché s'infilò sotto la doccia e si lavò con lo stesso sapone e lo stesso shampoo che aveva usato Lisa. Vi rimase a lungo, cercando di rilassarsi. Alla fine vi rinunciò e girò il miscelatore dalla parte dell'acqua fredda. Lo tenne lì, quasi senza fiato, per un minuto, due. Infine lo chiuse e cercò a tastoni un asciugamano.
L'agente Harper bussò alla porta.
«Ha finito?» gridò. «Ho bisogno dei vestiti.» Jack prese l'asciugamano e se lo mise alla vita.
«Va bene, entri.»
«Basta che me li passi», replicò lei.
Reacher li prese con una mano e li sollevò dal gancio, poi socchiuse la porta e glieli porse. Lei li afferrò e si allontanò. Jack si asciugò quasi del tutto e si vestì con un certo disagio data la ristrettezza dello spazio. Si pettinò i capelli con le mani e rimase immobile per un attimo; alla fine, fece rumore con la maniglia e uscì. Lisa era in piedi accanto al letto, vestita solo in parte, i capelli pettinati all'indietro. Il cellulare era chiuso, posato accanto al secchiello del ghiaccio.
«Che cosa gli ha detto?» domandò Reacher.
«Quello che mi ha suggerito. Che domani mattina incontreremo una persona, niente di più preciso.» Indossava la camicetta, ma la cravatta pendeva dalla sedia, come il reggiseno. E i pantaloni.
«Ci sono novità?» chiese ancora Jack.
«Poulton è a Spokane», rispose lei. «Con la Hertz niente di fatto, era solo una donna in viaggio d'affari. Ma il dipendente dell'UPS ha qualcosa da rivelare. Si vedranno stasera, ma sono tre ore indietro rispetto a noi, perciò con molta probabilità non sapremo nulla fino a domani mattina. Ma hanno identificato la data in base all'incontro di baseball, e l'UPS sta passando al setaccio gli archivi.»
«Di certo non troveranno LaSalle Kruger.»
«Probabilmente no, ma ora non ha più importanza, non crede? L'abbiamo scoperto.» Lisa si sedette sul bordo del letto, dandogli la schiena. «Grazie a lei», continuò. «Aveva perfettamente ragione, un uomo in gamba con un movente valido, ma banale.» Poi si alzò di nuovo, inquieta, e camminò avanti e indietro dal letto al tavolo. Indossava le mutandine, lui le vedeva, attraverso i lembi della camicetta. Aveva un culo stupendo, le gambe magre, e lunghe. Due piedi piccoli e delicati per la sua altezza.
«Dovremmo festeggiare», esclamò la Harper.
Reacher sistemò i cuscini dall'altra parte del letto e vi si appoggiò. Poi, sollevando lo sguardo al soffitto, si concentrò sul rumore della pioggia che picchiettava sul tetto.
«In un posto simile non c'è servizio in camera», commentò.
Lisa si voltò verso di lui. I primi due bottoni della camicetta erano aperti. In un caso del genere, l'effetto dipende dalla distanza: se i bottoni sono molto vicini, non ha molta importanza. Ma quelli erano alquanto lontani, otto, dieci centimetri.
«È per Jodie, vero?» Lui annuì. «Certo.»
«Se non fosse per lei, ne avresti voglia, giusto?»
«Ne ho voglia», precisò Jack. Poi tacque per un istante. «Ma non lo farò.
Per lei.» Lisa lo guardò, poi sorrise.
Lui non disse nulla.
«Questa si chiama fermezza», commentò lei.
Jack continuò a tacere, e nella stanza calò il silenzio. Si udiva solo lo scroscio della pioggia sul tetto, incessante, insistente.
«È un tratto affascinante», affermò ancora la Harper.
Reacher fissò il soffitto.
«Non che ti manchino i tratti affascinanti», aggiunse.
Lui ascoltava la pioggia. Lisa allora sospirò, emettendo solo un lieve suono, poi si allontanò di pochi centimetri, ma abbastanza da allentare la tensione.
«Così rimarrai dalle parti di New York», disse.
«Questo è il programma.»
«Lei s'incavolerà per la casa, te l'ha lasciata suo padre.»
«Potrebbe», ammise Reacher. «Ma dovrà rassegnarsi. Per come la vedo io, lui mi ha più che altro offerto la possibilità di scegliere: la casa o il denaro che ne avrei ricavato vendendola. Sta a me scegliere. Lui sapeva come sono fatto, non ne resterebbe sorpreso. Né sconvolto.»
«Ma è una questione emotiva.»
«Non vedo perché», replicò Jack. «Non era la sua casa d'infanzia o che.
Non c'hanno mai vissuto veramente. Lei non è cresciuta lì. È solo un edificio di legno e mattoni.»
«È un'ancora, così la vede lei», osservò la Harper.
«Per questo la vendo.»
«Allora è naturale che lei si preoccupi.» Jack minimizzò. «Lo capirà. Io le rimarrò vicino, casa o non casa.» La stanza fu di nuovo pervasa dal silenzio. La pioggia stava diminuendo.
Lisa si sedette sul letto di fronte a lui e raccolse le gambe sotto di sé.
«Io ho ancora voglia di festeggiare», esclamò. Poi, posando la mano col palmo all'ingiù nello spazio tra loro, si chinò in avanti. «Un bacio per festeggiare», sussurrò. «Nient'altro, te lo prometto.» Lui la guardò, la cinse col braccio sinistro e la tirò a sé. Poi la baciò sulle labbra. Lei gli mise una mano sulla nuca e gli passò le dita tra i capelli, inclinò il capo e aprì la bocca. Jack sentì la lingua di lei sui suoi denti, nella sua bocca, e chiuse gli occhi. Si muoveva rapida, in profondità. Era piacevole. Reacher aprì gli occhi e vide quelli di Lisa, troppo vicini per poter essere messi a fuoco. Erano ben chiusi. Allora la lasciò andare e si ritrasse, in preda a un forte senso di colpa.
«C'è qualcosa che devo dirti», dichiarò.
Lei era senza fiato, i capelli scompigliati. «Che cosa?»
«Non sono stato onesto con te», rispose Jack.
«In che senso?»
«Non credo che Kruger sia il nostro uomo.»
«Che cosa?» Silenzio. Erano a pochi centimetri l'uno dall'altra, sul letto, con la mano di lei ancora sulla sua nuca, tra i capelli.
«È l'uomo di Leighton», proseguì Jack. «Ma non penso sia il nostro.
Non l'ho mai pensato veramente.»
«Che cosa? Lo hai sempre pensato. Era la tua teoria, Reacher. Perché adesso la rinneghi?»
«Perché non ci ho mai creduto sul serio, Harper. Stavo solo pensando ad alta voce, sparando cazzate, in poche parole. Sono persino molto sorpreso che esista un uomo simile.» Lei ritrasse la mano, stupefatta. «Ma era la tua teoria», ripeté.
Lui si strinse nelle spalle. «L'ho inventata su due piedi, non ci ho mai creduto. Cercavo solo una scusa valida per allontanarmi da Quantico per un po'.» Lei lo fissò. «L'hai inventata? Parli seriamente?» Jacks scrollò le spalle. «Era abbastanza convincente, immagino. Ma non ci ho mai creduto.»
«Ma allora perché diamine proporla?»
«Te l'ho detto, cercavo solo di uscire di lì. Di prendere tempo per riflettere. Ed era anche un esperimento: volevo vedere chi l'avrebbe seguita e chi no. Chi voleva veramente venire a capo del caso.»
«Non ci posso credere», osservò lei. «Perché?»
«Perché no?»
«Tutti vogliamo venirne a capo», rispose la Harper.
«Poulton l'ha osteggiata», sottolineò Jack.
Lisa lo guardò da mezzo metro di distanza. «Che cos'è questo per te, un gioco?» domandò.
Reacher non disse nulla. Lei rimase in silenzio per uno, due, tre minuti.
«Che diavolo stai combinando?» esclamò infine la Harper. «Qui ci sono delle vite in gioco.» In quel momento si udì bussare alla porta. Con forza e insistenza. Lei si scostò. Jack la lasciò andare, posò i piedi sul pavimento e si alzò. Passandosi la mano tra i capelli, si avvicinò alla porta. Ci fu un'altra lunga bussata. Di una mano pesante, energica.
«Eccomi», gridò Reacher. «Arrivo.» Il rumore cessò, e lui aprì la porta. Parcheggiata di muso davanti alla stanza c'era una Chevrolet dell'esercito. Leighton era sulla veranda, la mano sollevata, la giacca aperta, le spalle bagnate dalla pioggia.
«Kruger è il nostro uomo», affermò. Poi, superando Jack, entrò nella stanza e vide la Harper abbottonarsi la camicetta. «Mi scusi», disse.
«Fa caldo qui dentro», osservò lei, distogliendo lo sguardo.
Il capitano guardò il letto, come se fosse sorpreso. «È sicuramente il nostro uomo», ripeté. «Tutto combacia alla perfezione.» In quel momento il cellulare della Harper prese a squillare. Era accanto al secchiello del ghiaccio, sul cassettone, e strepitava come una sveglia.
Leighton tacque e fece un gesto come per dire faccia pure, posso aspettare. Lisa salì sul letto, afferrò il cellulare e lo aprì. Reacher udì una voce lieve, deformata e distante. Lisa ascoltò e Jack la vide sbiancare in volto. Poi la osservò chiudere il cellulare e posarlo come se fosse fragile, di cristallo.
«Siamo richiamati a Quantico», spiegò lei. «Con effetto immediato. Perché hanno ottenuto il dossier completo di Caroline Cooke. Avevi ragione, è stata dappertutto, ma mai vicino alle armi. Non ne ha mai vista una nemmeno a chilometri di distanza, nemmeno per un minuto.»
«Proprio questo ero venuto a dirvi», confermò Leighton. «Kruger è il nostro uomo, non il vostro.» Reacher si limitò ad annuire.