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Garrison è una città situata sulla sponda orientale del fiume Hudson, nella Contea di Putnam, a un centinaio di chilometri da Tribeca.

In una tarda serata d'autunno il traffico non rappresenta un problema: un solo casello, autostrada panoramica deserta, e si può raggiungere la velocità desiderata.

Ma Reacher guidava con prudenza; il concetto di andare regolarmente da A a B gli era ancora nuovo, come del resto il fatto di avere un punto A e un punto B. Si sentiva come un estraneo in un paesaggio predeterminato.

E, in quanto tale, era ansioso di tenersi lontano dai guai. Guidò a una velocità abbastanza ridotta da non farsi notare e lasciò che i pendolari con le loro berline veloci lo superassero a destra e a sinistra. Per coprire cento chilometri impiegò un'ora e diciassette minuti.

La strada che conduceva a casa sua era molto buia, perché era immersa in un'area rurale poco popolata. Il contrasto con le luci sfacciate della città non poteva risultare più evidente. Reacher svoltò nel vialetto e guardò il fascio di luce dei fari ballonzolare e illuminare la fitta vegetazione che costeggiava l'asfalto. Le foglie, seccandosi, stavano assumendo un colore marrone e apparivano vivide e irreali alla luce artificiale. Effettuò l'ultima curva e i fari si spostarono verso la porta del garage, dove illuminarono due auto col muso rivolto verso di lui. In preda al panico, Reacher frenò bruscamente, al che i fari delle auto si accesero e lo accecarono, proprio mentre il suo specchietto retrovisore veniva illuminato da altre luci, situate posteriormente. Jack scostò la testa e vide corrergli incontro da entrambi i lati degli individui muniti di potenti torce i cui fasci di luce ondeggiavano nell'oscurità. Si voltò e vide due berline che frenavano rumorosamente dietro la sua auto, i fari oscillanti, intensi. Da esse scesero altre persone che corsero nella sua direzione. La sua 4x4 era intrappolata in una sorta di gabbia di luce abbagliante. Numerosi individui armati, con giubbotti scuri sopra gli impermeabili, circondarono la sua auto. Poi notò che alcune luci erano montate sulle canne dei fucili. Gli estranei erano illuminati posteriormente dai fari delle macchine; l'aria era densa di nebbia che saliva lentamente dal fiume. Le luci tagliavano la foschia e zigzagavano con frenetici movimenti orizzontali.

Una figura si avvicinò ulteriormente alla sua auto. Una mano si sollevò e bussò al finestrino accanto alla sua testa, quindi si aprì. Era una mano piccola, bianca ed esile. La mano di una donna. Un fascio di luce la illuminò e rivelò un distintivo. Era a forma di scudo, dorato e lucido. In alto vi era raffigurata un'aquila d'oro con la testa rivolta a sinistra. La torcia si avvicinò e Reacher scorse alcune lettere in rilievo, oro su oro.

Fissò il distintivo su cui si leggeva:

FEDERAL BUREAU OF INVESTIGATION. US DEPARTMENT OF JUSTICE.

La donna premette contro il finestrino lo scudo che, toccando il vetro, emise un rumore metallico. Poi gli gridò qualcosa e Jack udì la sua voce provenire dall'oscurità.

«Spenga il motore», stava urlando.

Reacher non riusciva a vedere altro che fasci di luce puntati su di sé.

Spense l'auto e udì il silenzio ovattato della nebbia nell'aria e lo scricchiolio di stivali irrequieti sulla ghiaia del vialetto.

«Metta le mani sul volante», gridò la donna.

Jack ubbidì e rimase immobile, la faccia rivolta verso la portiera. Questa venne aperta dall'esterno, la luce dell'abitacolo si accese e illuminò il volto della brunetta del ristorante. Il tizio dai baffi biondi era accanto alla donna, la quale impugnava il distintivo dell'FBI in una mano e una pistola nell'altra. L'arma era puntata alla testa di Reacher.

«Scenda dalla macchina», ordinò la donna. «Ubbidisca, lentamente.» L'agente fece un passo indietro e con la pistola seguì i movimenti della testa di Jack. Lui si voltò, sollevò le gambe e si bloccò, una mano sullo schienale del sedile, l'altra sul volante, pronto ad appoggiare i piedi al suolo. Davanti a sé, nel bagliore dei fari, vide cinque o sei uomini. Dovevano essercene altri alle sue spalle, forse anche accanto alla casa e all'imbocco del vialetto. La donna indietreggiò di un altro passo e Jack scese di fronte a lei.

«Si volti e metta le mani sull'auto», gridò la donna.

Jack eseguì. Al tatto la lamiera era fredda e bagnata di brina. Sentì mani che gli tastavano ogni centimetro del corpo. Sottrassero il portafogli dal cappotto e i soldi rubati dalla tasca dei pantaloni. Qualcuno dietro la sua schiena si protese nell'auto ed estrasse le chiavi.

«Ora vada verso quella macchina», gli disse la brunetta, indicandogliela col distintivo.

Reacher fece mezzo giro su se stesso e vide due fari smorzati dalla nebbia, la cui luce arrivava a un metro dalle sue gambe. Era una delle berline vicine al garage. Si avviò in quella direzione, poi udì una voce ordinare: «Perquisite l'auto». Un tizio con un giubbotto antiproiettile di Kevlar blu scuro lo attendeva accanto alla berlina. Gli aprì la portiera posteriore e indietreggiò. La ventiquattrore della donna era appoggiata sul sedile posteriore. Similpelle grezza, con una superficie a grana grossa. Jack si rannicchiò nell'auto accanto a essa. L'uomo col giubbotto chiuse la portiera sbattendola e simultaneamente si aprì quella opposta: la donna scivolò nell'abitacolo accanto a lui. Aveva il cappotto aperto e Reacher ne scorse la camicetta e il vestito. La gonna era corta, color nero fumo. D'un tratto udì il fruscio del nylon e vide nuovamente la pistola, sempre puntata alla sua tempia. Si aprì anche la portiera anteriore e l'uomo biondiccio s'inginocchiò sul sedile e allungò il braccio per afferrare la ventiquattrore. Jack vide una peluria chiara sul polso e il cinturino di un orologio. L'uomo aprì la valigetta e ne estrasse un fascio di documenti. Armeggiò con una torcia e puntò la luce su di essi. Reacher vide che erano fogli fittamente stampati e scorse il suo nome in grassetto in cima alla prima pagina.

«Mandato di perquisizione», spiegò la donna. «Per casa sua.» L'agente coi baffi scese dall'auto e sbatté la portiera. Nell'abitacolo della berlina calò il silenzio e Jack udì i passi allontanarsi nella nebbia. Per un attimo la donna fu illuminata dal bagliore esterno, poi sollevò un braccio e accese la luce interna, calda e gialla. Lei sedeva di traverso, la schiena appoggiata alla portiera, le ginocchia verso di lui. Il braccio con la pistola era flesso e appoggiato lungo lo schienale posteriore, in modo da tenere l'arma comodamente puntata verso la testa di Reacher. Era una SIG-Sauer, grande, efficace e costosa.

«Tenga i piedi appoggiati al pavimento», esclamò la donna.

Jack annuì; sapeva ciò che intendeva. Tenne la schiena contro la portiera e spinse i piedi sotto il sedile anteriore, poi si voltò lievemente, in modo che, se anche avesse voluto, non sarebbe potuto fuggire senza prima ricevere una pallottola in fronte.

«Le mani dove posso vederle», aggiunse la brunetta.

Reacher allungò le braccia, afferrò con le mani il poggiatesta del sedile anteriore e appoggiò il mento sulla spalla, guardando di traverso la bocca della SIG-Sauer. Non si muoveva di un millimetro: dietro la canna il dito dell'agente premuto sul grilletto. Dietro la mano, il suo volto.

«Bene, ora stia fermo.» La faccia di lei era impassibile.

«Non mi ha chiesto che cosa sta succedendo», considerò la donna.

Non si tratta di ciò che è accaduto un'ora e diciassette minuti fa, pensò Jack. Non è possibile che abbiano organizzato tutto in un'ora e diciassette minuti. Rimase immobile, in silenzio. Lo preoccupava quanto fossero bianche le nocche della donna, nel punto in cui premevano contro il grilletto dell'arma. Gli incidenti non erano affatto rari.

«Non vuole sapere di che cosa si tratta?» gli chiese.

Lui la fissò con sguardo assente. Niente manette, rifletté. Perché?

La donna alzò le spalle. Bene, faccia come vuole, pareva dirgli. Poi si mise a fissare un punto nel vuoto. Non aveva un bel volto, ma era interessante. I suoi lineamenti denotavano carattere. Doveva avere circa trentacinque anni, non molti, eppure la sua pelle era solcata da numerose rughe, come se si esprimesse molto con la mimica facciale. Forse più per rabbia che per gioia, pensò Reacher. I capelli erano nero corvino, ma molto radi, e si scorgeva il cuoio capelluto: era bianco e le conferiva un aspetto stanco e malaticcio. Invece gli occhi erano brillanti, guardavano oltre lui, fuori, nell'oscurità, al di là del finestrino, dove gli uomini stavano setacciando la sua casa.

D'un tratto sorrise. I denti davanti erano lievemente sovrapposti. Il destro era inclinato lateralmente e copriva il sinistro per mezzo millimetro. Una bocca interessante, che denotava una certa decisione. I suoi genitori non le avevano corretto quel difetto, e successivamente nemmeno lei l'aveva fatto. Doveva averne avuta la possibilità, ma aveva deciso di non alterare la natura. Probabilmente aveva fatto la scelta giusta. Quel difetto rendeva particolare il suo volto, le dava carattere.

Era magra sotto il cappotto. Portava una giacca in tinta con la gonna e una camicia larga color crema che di certo non metteva in risalto i seni piccoli. Sembrava fatta di poliestere e aveva l'aria d'esser stata lavata più volte. Era infilata nella gonna, che, per la torsione del busto, le arrivava a metà coscia. Le gambe erano scarne e ossute sotto il nylon nero delle calze. Aveva le ginocchia unite, ma fra le cosce s'intravedeva uno spazio vuoto.

«Vuole smetterla, per favore?» tagliò corto.

La voce era fredda e l'arma si mosse.

«Di fare cosa?» chiese Reacher.

«Di guardarmi le gambe.» Jack sollevò lo sguardo e la fissò negli occhi. «Se qualcuno mi punta la pistola, ho diritto di scrutarlo dalla testa ai piedi, non crede?»

«Si diverte?»

«A far cosa?»

«A guardare le donne.» Reacher scrollò le spalle. «Sono meglio di altre cose, non le pare?» La pistola si avvicinò alla sua testa. «Non è divertente, stronzo. Non mi piace essere guardata in quel modo.» Lui non distolse lo sguardo. «In che modo la starei guardando?» chiese.

«Lo sa bene in che modo.» Jack scosse il capo. «No.»

«Come se volesse farmi delle avance», ribatté la donna. «È disgustoso, lo sa?» Reacher colse la nota di disprezzo nella sua voce e guardò i capelli radi, la fronte, il dente storto, il corpo ossuto in quel vestito da donna in carriera, patetico e da due soldi.

«Crede che le stia facendo delle avance?»

«Non è così? Non le piacerebbe?»

«No, finché si trovano fighe per strada», rispose secco Jack.

Rimasero immersi in un silenzio ostile per ben venti minuti. Poi l'agente coi baffi tornò e scivolò sul sedile del passeggero. La portiera del conducente si aprì e un secondo uomo entrò nell'abitacolo. Aveva in mano un paio di chiavi. Rimase a guardare nello specchietto finché la donna non gli fece un cenno col capo, poi avviò il motore e passò accanto alla 4 x4 di Reacher, diretto verso la strada.

«Posso fare una telefonata? O l'FBI non crede in queste cose?» chiese Jack.

L'agente biondiccio stava guardando dritto davanti a sé, oltre il parabrezza.

«Prima o poi, nell'arco delle prime ventiquattr'ore», rispose.

«Ci assicureremo che non le siano negati i diritti costituzionali.»

La donna tenne la pistola vicino alla testa di Reacher per tutto il viaggio di ritorno a Manhattan, cento chilometri di buio e nebbia.