16
«Allora, voi andrete a Portland, nell'Oregon. Lei e l'agente Harper», ordinò Blake.
«Perché?» domandò Jack.
«Così potrà incontrare la sua vecchia amica Rita Scimeca, il tenente di cui ci ha parlato. È stata violentata in Georgia, vero? Ora vive vicino a Portland, in un paese a est della città. È una delle undici della sua lista.
Andrà laggiù e controllerà il seminterrato della casa. Sostiene di avere una lavatrice nuova di zecca nel locale. In uno scatolone.»
«L'ha aperto?» domandò Reacher.
Blake scosse il capo. «No, gli agenti di Portland hanno verificato telefonicamente. Le hanno detto di non toccarlo e adesso stanno andando da lei.»
«Se il nostro uomo è ancora in zona, Portland potrebbe essere la sua prossima meta. È abbastanza vicina.»
«Esatto», esclamò Blake. «Per questo stanno andando da lei.» Jack assentì. «Allora le mettete sotto protezione? Che cosa si dice a proposito della stalla e dei buoi scappati?» L'agente in comando scrollò le spalle. «Ehi, con solo sette rimaste, è più facile trovare gli uomini, no?» Era una battuta infelice di un poliziotto in una macchina piena di poliziotti, persone diverse per un motivo o per l'altro, eppure non fece ridere nessuno.
Il volto di Blake cambiò lievemente colore e lui distolse lo sguardo.
«Perdere Alison ha scosso me, come tutti», affermò. «È una specie di famiglia, capisce?»
«Soprattutto avrà scosso la sorella», osservò Reacher.
«Non me lo dica», confermò l'agente. «Quand'è arrivata la notizia, ha perso il controllo. Ha iniziato a iperventilare. Non l'ho mai vista tanto agitata.»
«Dovrebbe toglierle il caso.» Blake scosse il capo. «Ho bisogno di lei.»
«Lei ha bisogno di qualcosa, su questo non c'è dubbio.»
«Non me lo dica.»
In base alla carta che Blake mostrò loro, da Spokane al piccolo paese a est di Portland c'era poco meno di seicento chilometri. Presero l'auto che l'agente locale aveva usato per venirli a prendere all'aeroporto. Aveva ancora l'indirizzo di Alison Lamarr sul primo foglio del notes fissato al parabrezza. Reacher lo fissò per un istante, poi lo stracciò, lo appallottolò e scrisse le indicazioni sul foglio seguente. 90o-395s-84o-35s-26o. Le scrisse a caratteri molto grandi per riuscire a vederli nell'oscurità, quando fossero stati stanchi. Sotto quei grossi numeri scorgeva, tuttavia, ancora l'indirizzo di Alison, inciso dalla pressione della penna a sfera dell'agente locale.
«Ci vorranno sei ore», valutò la Harper. «Lei guida per le prime tre, io per le altre.» Jack annuì. Era buio pesto quando avviò il motore. Fece inversione sulla strada, sterzando da un ciglio all'altro, girando il volante proprio come riteneva che l'assassino avesse fatto due giorni prima e duecento metri più a sud. Percorse le strette curve tra le colline fino alla n. 90 e svoltò a destra.
Non appena si lasciarono alle spalle le luci della città, il traffico diminuì e Jack assunse una velocità di crociera abbastanza elevata, dirigendosi a ovest. L'auto era una Buick nuova, più piccola e meno accessoriata del transatlantico della Lamarr, ma forse per questo un po' più veloce. Per il Bureau quello doveva essere l'anno della GM. Anche l'esercito seguiva la stessa politica: in tali strutture, l'acquisto dei veicoli prevedeva una stretta rotazione annuale tra GM, Ford e Chrysler, in modo che nessuno dei costruttori nazionali se la prendesse col governo.
La strada correva diritta verso sud-ovest attraverso una zona collinosa.
Jack accese gli abbaglianti e aumentò la velocità. La Harper si allungò al suo fianco, il sedile reclinato, la testa piegata verso di lui. I capelli le ricadevano sulle spalle e sfavillavano d'oro e di rosso alle luci del cruscotto.
Reacher teneva una mano sul volante, l'altra sulle ginocchia. Vedeva dei fari nel retrovisore. Fari alogeni, abbaglianti, che ondeggiavano e rimbalzavano a più di un chilometro da lui. Si stavano avvicinando, rapidi. Allora accelerò, superando i centodieci.
«L'esercito vi insegna a correre?» domandò l'agente.
Jack non rispose. Superarono una cittadina di nome Sprague e la strada si raddrizzò. La carta di Blake indicava che sarebbe stata perfettamente dritta fino a Ritzville, a circa trenta di chilometri di distanza. Reacher toccò i centotrenta, ma i fari alle sue spalle lo stavano raggiungendo. Pochi attimi dopo un'auto sfrecciò accanto a loro, una berlina lunga e bassa, sorpassandoli con un'ampia sterzata e un forte spostamento d'aria, percorrendo quasi quattrocento metri nella corsia opposta. Poi rientrò e continuò la sua corsa, come se la Buick dell'FBI stesse procedendo a passo d'uomo in un parcheggio.
«Quello significa correre», commentò Reacher.
«Forse è lui il nostro uomo», osservò la Harper con voce assonnata.
«Forse anche lui è diretto a Portland. Forse stasera lo prenderemo.»
«Ho cambiato idea. Non credo guidi, usa l'aereo», affermò Jack.
Ciononostante aumentò ugualmente la velocità, seppur di poco, per tenere d'occhio i fanali distanti della berlina.
«E poi?» domandò la donna. «Noleggia una macchina all'aeroporto locale?» Reacher annuì nel buio. «Penso di sì. I segni dei pneumatici che hanno trovato sono di dimensioni standard. Probabilmente appartengono a una berlina anonima, di dimensioni e di prezzo medi, come quelle usate in genere dagli autonoleggi.»
«È rischioso», commentò lei. «Noleggiare un'auto significa lasciare tracce per via dei documenti.» Jack annuì di nuovo. «Lo stesso vale per l'acquisto dei biglietti aerei. Ma il nostro uomo è molto organizzato. Sono certo che abbia una falsa identità a prova di bomba. Seguire la pista dei documenti non porterà a niente.»
«Be', lo faremo comunque», ribatté la Harper. «E questo implica anche che debba farsi vedere in faccia dagli impiegati.»
«Forse no. Forse prenota in anticipo e utilizza il servizio espresso.»
«Ma l'addetto alle restituzioni dovrà pur vederlo.»
«Per pochi istanti.» La strada era diritta, tanto da consentire di vedere i fanali dell'auto veloce, a più di un chilometro da loro. Per inseguirla Reacher si ritrovò a superare i centoquaranta.
«Quanto s'impiega per uccidere una persona?» chiese la Harper.
«Dipende da come lo si fa», rispose lui.
«E noi non sappiamo come faccia.»
«No, non lo sappiamo. Dobbiamo supporlo. Ma, qualunque tecnica usi, è molto calmo e attento. Non fa confusione, non rovescia la vernice. Credo impieghi almeno venti, trenta minuti.» Annuendo, Lisa si allungò sul sedile e, mentre si muoveva, Jack sentì una ventata del suo profumo.
«Pensiamo a Spokane», propose lei. «Il nostro uomo scende dall'aereo, prende l'auto, guida per mezz'ora fino a casa di Alison, vi si ferma per mezz'ora, impiega un'altra mezz'ora per tornare indietro e sparisce. Non resterebbe in zona, giusto?»
«Non vicino alla scena del delitto, almeno credo», osservò Reacher.
«Perciò l'auto a noleggio verrebbe restituita in meno di due ore. Dovremmo controllare i noleggi brevi dagli aeroporti locali alle sedi dei crimini, per verificare se c'è una connessione.» Jack concordò. «Sì, dovreste farlo. In tal modo dovreste affrontare il caso, lavorando con regolarità e impegno.» L'agente si mosse di nuovo, girandosi di fianco sul sedile. «A volte usa il noi, a volte il voi. Non ha cambiato idea, ma si sta ammorbidendo un po', vero?»
«Alison mi piaceva, per quel poco che l'ho conosciuta», disse lui.
«E?»
«E mi piace Rita Scimeca, per quel che mi ricordo di lei. Non vorrei le accadesse nulla.» Lisa allungò il collo e osservò i fanali lontani più di un chilometro. «Allora non perda d'occhio quell'uomo», lo incitò.
«Usa l'aereo. Quello non è il nostro uomo», obiettò Reacher.
Quello, in effetti, non era il loro uomo: all'estremo limite di Ritzville, rimase sulla 90, per poi piegare a ovest, verso Seattle. Reacher invece si diresse a sud, imboccando la 395, puntando diritto verso l'Oregon. La strada era sempre sgombra, ma si era fatta più stretta e tortuosa; pertanto Jack decise di ridurre un po' i ritmi e riportò l'auto a una velocità di crociera normale.
«Mi racconti di Rita Scimeca», chiese la Harper.
Reacher si strinse nelle spalle, guardando il volante. «È alta più o meno come Alison Lamarr. Non le somiglia, ma dà la stessa impressione: forte, sportiva, capace. A quanto ricordo, niente la turbava. Era sottotenente. Ottimo stato di servizio. Ha terminato la scuola ufficiali con successo.» Poi tacque. Rivedeva Rita Scimeca nella sua mente, l'immaginava fianco a fianco con Alison Lamarr. Due donne in gamba, tra le migliori che l'esercito potesse avere.
«E qui sorge un altro mistero», mormorò. «Come fa il nostro uomo a controllarle?»
«Controllarle?» ripeté Lisa.
Reacher scosse il capo su e giù. «Ci rifletta. Entra a casa loro e, trenta minuti dopo, sono morte nella vasca, nude, senza un graffio. Senza lotte né scompiglio. Come ci riesce?»
«Immagino punti loro un'arma addosso», rispose la Harper.
Jack scosse il capo. «No, e per due motivi: se arriva in aereo, non ha un'arma. Sugli aerei non si possono portare armi. Lei lo sa bene, vero? L'altra volta non ha portato con sé la sua pistola.»
«Sempre che usi l'aereo. Per ora si tratta solo di una supposizione.»
«D'accordo, ma io stavo pensando a Rita Scimeca. Era una donna veramente in gamba. L'hanno violentata, e credo che per questo sia finita nell'elenco del nostro uomo, perché tre degli stupratori sono stati sbattuti in galera, agli arresti. Ma i suoi aggressori quella sera erano cinque: solo tre sono riusciti a usarle violenza, perché il quarto ha avuto il bacino fratturato e il quinto le braccia rotte. Ciò significa che Rita ha lottato come una furia.»
«E allora?»
«Allora Alison Lamarr non si sarebbe forse comportata allo stesso modo? Anche se il nostro uomo avesse avuto un'arma, lei sarebbe rimasta mite e soggiogata per trenta minuti filati?»
«Non lo so», rispose Lisa.
«L'ha vista. Non era una bambolina, era un soldato. Addestrato in fanteria. Avrebbe reagito con violenza e ingaggiato una lotta oppure avrebbe aspettato il momento buono e cercato di sorprenderlo. Ma, a quanto pare, non l'ha fatto. Perché?»
«Non lo so», ripeté lei.
«Nemmeno io», le fece eco Reacher.
«Dobbiamo prenderlo.»
«Non ci riuscirete.»
«Perché?»
«Perché tutte quelle stronzate dei profili vi hanno resi ciechi a tal punto da sbagliarvi sul movente, ecco perché.» La Harper si voltò dall'altra parte e guardò fuori del finestrino l'oscurità che le sfrecciava davanti agli occhi. «Vuole spiegarsi meglio?» domandò.
«No, finché Blake e Julia Lamarr non si siederanno ad ascoltarmi. Lo dirò solo una volta.»
Si fermarono a far benzina poco dopo aver attraversato il fiume Columbia, fuori Richland. Jack fece il pieno e Lisa andò in bagno. Quando uscì, si sedette al volante, pronta per le sue tre ore di guida. Spostò in avanti il sedile, mentre Jack faceva arretrare il suo. Si sistemò i capelli dietro le spalle e regolò lo specchietto retrovisore. Poi girò la chiave e accese il motore, riprendendo il viaggio verso sud a una tranquilla velocità di crociera.
Attraversarono di nuovo il fiume Columbia, che formava un'ansa a occidente, dopodiché entrarono nell'Oregon. L'interstatale 84 costeggiava il fiume, proprio lungo il confine. Era un'autostrada larga, a scorrimento veloce. Di fronte a loro le Cascade Mountains incombevano, vaste, nell'oscurità. Jack sedeva comodo sul sedile e le osservava attraverso la curvatura del finestrino laterale, là dove il vetro si congiungeva col tetto. Era quasi mezzanotte.
«Dovrà parlarmi. Altrimenti mi addormenterò al volante», affermò la Harper.
«Alla guida è scarsa come la Lamarr!» si lagnò lui.
Lei sfoderò un largo sorriso nel buio. «Non esattamente.»
«No, non esattamente, immagino», concesse Jack.
«Ma mi parli comunque. Perché ha lasciato l'esercito?»
«Di questo vuol parlare?»
«È un argomento come un altro.»
«Perché tutti mi chiedono la stessa cosa?» Lei alzò le spalle. «La gente è curiosa.»
«Perché? Perché non avrei dovuto lasciarlo?»
«Perché credo le piacesse. Come a me piace l'FBI.»
«C'erano molte cose che mi davano fastidio.» Lei annuì. «Certo. Anche nel Bureau ci sono molte cose che mi danno fastidio. È come un marito, suppongo: lati buoni e lati cattivi. Ma sono i lati che io amo, capisce che intendo? Non si divorzia per qualche piccolo fastidio.»
«Avevano ridimensionato la mia autorità», disse Jack.
«No, non è vero. Abbiamo letto il suo stato di servizio. Hanno ridimensionato i numeri, non preso di mira lei. Ha scelto liberamente di andarsene.» Reacher rimase in silenzio per un paio di chilometri, poi assentì. «Avevo paura», affermò.
Lei lo fissò. «Di che?»
«Mi piaceva com'era. Non volevo che cambiasse.»
«In che modo?»
«In qualcosa di più piccolo. Era una struttura davvero enorme. Lei non ne ha idea. Si estendeva in tutto il mondo. Avevano intenzione di ridimensionarla. Avrei ottenuto una promozione, perciò sarei salito di grado in un'organizzazione più piccola.»
«E che c'è di male in tutto questo? Un pesce grosso che nuota in un piccolo stagno?»
«Non volevo diventare un pesce grosso. Mi piaceva essere un pesce piccolo.»
«Ma non lo era», obiettò la Harper. «Era un maggiore.» Jack fece un leggero sospiro. «D'accordo, mi piaceva essere un pesce di media grandezza. Mi andava bene. In un certo qual modo ero anonimo.» Lisa scosse la testa. «Non è una ragione sufficiente per mollare tutto.» Jack fissò le stelle, immobili nel cielo, a miliardi di chilometri da lui.
«Un pesce grosso in uno stagno piccolo non sa dove nuotare», spiegò. «Sarei rimasto in un posto per vari anni, dietro una bella scrivania, da qualche parte; poi, dopo altri cinque anni, mi avrebbero dato un'altra bella scrivania, da un'altra parte. Un tipo come me, senza capacità politiche, privo di un'indole socievole, sarebbe arrivato al grado di colonnello e basta. Avrei terminato la mia carriera arenato lì. Forse per quindici, vent'anni.»
«E?»
«Volevo continuare a muovermi. Per tutta la vita sono stato in movimento, nel vero senso della parola. Avevo paura di fermarmi. Non sapevo che cosa significasse fermarsi in qualche posto, ma temevo che non mi sarebbe piaciuto.»
«E?»
«E niente.»
«Niente un cavolo. E?» Lui inspirò profondamente. «E adesso ho un problema.» Nell'auto calò il silenzio.
Lei annuì, come se avesse capito. «Immagino che Jodie non ami l'idea di spostarsi in continuazione.»
«Be', a lei piacerebbe?»
«Non lo so.» Lui assentì. «Il problema è che Jodie lo sa. Siamo cresciuti nello stesso modo, spostandoci da una base all'altra, in tutto il mondo, un mese qui, sei mesi là. Lei vive la vita che vive perché ha deciso di farlo, se l'è creata, è esattamente ciò che desidera. E sa che è esattamente ciò che desidera perché conosce bene l'alternativa.»
«Potrebbe fare qualche piccolo spostamento. È un avvocato, potrebbe cambiare lavoro, di tanto in tanto.» Lui scosse la testa. «Non è possibile. Ha la sua carriera: per come si sta affermando, è probabile che tra poco diventi socia dello studio e, in tal caso, lavorerà per la stessa ditta per tutta la vita. E, comunque, io non parlo di passare due anni qui, tre là, o di comprare una casa per poi rivenderla.
Se domani mi sveglio nell'Oregon e ho voglia di andare in Oklahoma o in Texas o da un'altra parte, ci vado e basta. Senza idea di dove sarò il giorno seguente.»
«Una vita da vagabondo.»
«Per me è importante.»
«Quanto importante?» Lui scrollò le spalle. «Non lo so con certezza.»
«Come farà a scoprirlo?»
«Il problema è che lo sto scoprendo.»
«Allora che ha intenzione di fare?» Jack tacque per un altro chilometro e mezzo. «Non lo so», rispose infine.
«Potrebbe abituarvisi.»
«Potrei», ammise lui. «Ma anche no. Nel profondo del mio cuore mi ripugna. Ora, in questo momento, nel cuore della notte, mentre siamo diretti in un posto che non ho mai visto, io mi sento bene. Non riesco a esprimere quanto bene mi senta.» La Harper sorrise. «Forse è la compagnia.» Lui ricambiò il sorriso. «Forse.»
«Allora mi dirà qualcos'altro?»
«Come cosa?»
«Perché ci sbagliamo sul movente dell'assassino?» Jack scosse la testa. «Aspettiamo di vedere che cosa troviamo a Portland.»
«Che cosa troveremo?»
«A mio parere, uno scatolone pieno di latte di vernice, senza il minimo indizio per rintracciarne la provenienza e il mittente.»
«Quindi?»
«Quindi faremo due più due, e avremo quattro. Nel modo in cui voi procedete, non otterrete mai quattro, ma una cifra enorme e inspiegabile.»
Reacher spostò ancora un po' indietro il sedile e sonnecchiò per quasi tutta l'ultima ora di viaggio. La seconda e penultima tappa li portò sul fianco settentrionale di Mount Hood, sulla 35. La Buick ingranò la terza per affrontare la pendenza, e lo strattone della trasmissione lo svegliò. Guardò fuori del parabrezza la strada che aggirava tortuosa il monte. Poi la Harper all'incrocio con la 26 svoltò a occidente per l'ultimo tratto in discesa, lungo il lato della montagna, verso la città di Portland.
La vista notturna era uno spettacolo. Tra le nuvole, alte nel cielo, si era aperto uno squarcio in cui splendevano la luna e le stelle. Le gole erano imbiancate di neve, e il mondo intero pareva una scultura irregolare di acciaio grigio lucente sotto di loro.
«Capisco il fascino della vita nomade», affermò la donna. «Spettacoli come questi.» Jack annuì. «È un pianeta davvero immenso.» Superarono una cittadina sonnolenta di nome Rhododendron e videro un cartello che indicava il paese di Rita Scimeca, otto chilometri più in basso.
Quando vi giunsero, erano quasi le tre del mattino. Lungo la strada principale c'erano una stazione di servizio e un negozio di generi diversi, entrambi chiusi. Una strada laterale piegava a nord, verso le pendici della montagna. La Harper la imboccò per poi prendere, tra le numerose trasversali, quella di Rita Scimeca, che era la terza, diretta a est e in salita.
Individuarono facilmente la casa: era l'unica della strada con le finestre illuminate. E l'unica con una berlina del Bureau parcheggiata all'esterno.
La Harper si fermò dietro la berlina, spense i fari, e il motore morì con una lieve vibrazione. I due occupanti restarono in silenzio. Il finestrino posteriore dell'auto del Bureau era appannato, e dietro di esso si scorgeva un'unica silhouette. La testa si mosse e la portiera si aprì, lasciando intravedere un uomo giovane in abito scuro. Reacher e la Harper si stiracchiarono, sganciarono le cinture di sicurezza e aprirono le portiere. Quindi scesero dalla macchina e rimasero in piedi nell'aria gelida, mentre il loro respiro formava una nube di condensa.
«È dentro, sana e salva», li informò l'agente locale. «Ho avuto l'ordine di aspettarvi qui fuori.» Lisa fece cenno che andava bene. «E poi che succede?»
«Io me ne starò qui. Le parlerete voi», rispose l'uomo. «Io sono incaricato della sicurezza finché non mi rileveranno i poliziotti locali, alle otto del mattino.»
«La polizia la metterà sotto protezione ventiquattr'ore su ventiquattro?» domandò Jack.
Il giovane scosse il capo, affranto. «Per dodici. Io ho il turno di notte.» Reacher annuì. Va abbastanza bene, pensò tra sé.
La casa era un ampio edificio quadrato di assi di legno, costruito sulla strada in modo da essere rivolto a ovest. La facciata presentava un'ampia veranda ornata di ringhiere piuttosto appariscenti. La pendenza della strada aveva permesso di ricavare un garage proprio sotto la casa, nella parte anteriore. La porta del garage era situata lateralmente, al termine della veranda. C'era un breve vialetto d'accesso, poi il terreno s'inerpicava. Il resto del seminterrato era probabilmente scavato nel fianco della collina. La proprietà era piccola, circondata da un alto recinto anti-uragano, che seguiva l'andamento del terreno. Il giardino era coltivato: c'erano fiori dappertutto, i colori sbiancati dalla luce argentea della luna.
«È sveglia?» domandò Lisa Harper.
L'agente locale annuì. «Vi sta aspettando.»