21

 

La riunione terminò con un'improvvisa ventata d'energia. Blake prese l'ascensore e si recò nel suo ufficio, un piano più sotto, per telefonare a James Cozo a New York. Poulton aveva le sue chiamate da fare, all'ufficio del Bureau di Spokane, dove gli agenti locali stavano controllando spedizionieri e autonoleggi. Lisa Harper salì all'ufficio viaggi per prenotare i biglietti aerei. Reacher restò solo nella sala conferenze, seduto al lungo tavolo. Ignorando il televisore, fissò la finestra finta come se stesse osservando un paesaggio. Rimase seduto lì per quasi venti minuti, in attesa, poi Lisa tornò. Con sé aveva uno spesso fascio di nuove carte.

«Altre scartoffie», annunciò lei. «Se la paghiamo, dobbiamo assicurarla.

Regole dell'ufficio viaggi.» Al che sedette di fronte a lui e prese una penna dal taschino interno della giacca. «È pronto?» domandò.

Lui annuì.

«Nome completo?»

«Jack Reacher.»

«E basta?» Lui assentì ancora. «Sì.»

«Non si può dire che sia un nome molto lungo.» Jack si strinse nelle spalle, senza rispondere. Lei scrisse. Due parole, undici lettere in uno spazio ampio quanto la larghezza del foglio.

«Data di nascita?» Gliela disse, e la vide calcolare mentalmente la sua età. L'espressione di Lisa denotava sorpresa.

«Più giovane o più vecchio?» domandò Jack.

«Di cosa?»

«Di quello che credeva.» Lei sorrise. «Oh, più vecchio. Non li dimostra.»

«Stronzate», replicò Jack. «Ne dimostro cento. Quanto meno, me li sento.» La Harper sorrise di nuovo. «Probabilmente li regge bene. Numero di previdenza sociale?» Per la sua generazione di soldati corrispondeva al documento di matricola dell'esercito. Glielo disse rapido, alla militare, ripetendo tutti i numeri con tono indifferente, monotono.

«Indirizzo completo?»

«Nessuna fissa dimora», rispose lui.

«Ne è certo?»

«Perché non dovrei?»

«E Garrison?»

«Che cosa?»

«Casa sua», osservò la Harper. «Quello è il suo recapito, giusto?» Lui la fissò. «Presumo di sì. Una specie. In verità, non ci ho mai pensato.» Lei ricambiò lo sguardo. «Possiede una casa, un recapito, non le pare?»

«D'accordo, scriva Garrison.»

«Nome e numero della strada?» Jack li ripescò dal fondo della sua memoria e glieli disse.

«Codice postale?» Lui si strinse nelle spalle. «Non lo so.»

«Non conosce il suo codice postale?» Reacher tacque per un istante, e lei lo fissò.

«Ce l'ha proprio brutta, vero?» chiese Lisa.

«Che cosa?»

«Qualsiasi cosa sia. Potremmo chiamarla negazione.» Lui annuì lentamente. «Sì, credo di avercela proprio brutta.»

«Allora, che farà?»

«Non lo so. Forse mi ci abituerò.»

«O forse no.»

«Lei che farebbe?»

«Bisognerebbe fare quello che si desidera veramente», rispose Lisa.

«Credo sia importante.»

«Lei lo fa?» La Harper annuì. «I miei volevano che rimanessi ad Aspen, che diventassi insegnante o qualcosa del genere. Io volevo far parte delle forze dell'ordine. È stata una dura lotta.»

«Non sono i miei genitori la causa del problema. Sono morti.»

«Lo so. È Jodie.» Lui scosse la testa. «No, non è Jodie, sono io, sono io che

faccio questo a me stesso.»

Lei assentì ancora. «Va bene.» Nella stanza calò il silenzio.

«Allora che dovrei fare?» Lei si strinse nelle spalle, circospetta. «Non sono la persona adatta cui chiedere.»

«Perché no?»

«Potrei non darle la risposta che vuole.»

«Ossia?»

«Lei vorrebbe che le dicessi di restare con Jodie. Di mettere radici e di essere felice.»

«Davvero?»

«Penso di sì.»

«Ma non può dirlo?» Lei scosse la testa. «No, non posso. Avevo ma fidanzato, una volta, era una cosa molto seria. Era poliziotto ad Aspen. C'era sempre tensione, sa, tra polizia e Bureau, sempre rivalità. Era una grande sciocchezza, priva di fondamento, ma c'era. E aveva intaccato anche la nostra vita privata. Lui voleva che lasciassi il lavoro, arrivò a supplicarmi. Io ero a pezzi, ma ho detto di no.»

«È stata la scelta giusta?» Lisa assentì. «Per me, sì, lo è stata. Bisogna fare quello che si desidera veramente.»

«Per me sarebbe la scelta giusta?» L'agente scrollò le spalle. «Non saprei. Probabilmente sì.»

«Prima devo capire ciò che desidero veramente.»

«Lei lo sa quello che vuole veramente», ribatté la Harper. «Tutti lo sanno, da sempre, per istinto. Gli eventuali dubbi sono solo rumore che tenta di soverchiare la verità, perché non la si vuole affrontare.» Lui distolse lo sguardo e tornò a fissare la finestra finta.

«Professione?» domandò Lisa.

«Che domanda idiota.»

«Metterò consulente.» Lui approvò. «Lo nobilita, in certo qual modo.» In quel momento si udirono dei passi in corridoio e la porta si aprì. Blake e Poulton irruppero nella stanza, con altre carte in mano e un'aria di trionfo sul viso.

«Forse stiamo per mettere le mani su qualcosa», annunciò l'uomo più anziano. «Notizie da Spokane.»

«L'autista locale dell'UPS ha lasciato il lavoro tre settimane fa», spiegò Poulton. «E si è spostato a Missoula, nel Montana, dove ha trovato impiego come magazziniere. Ma lo hanno contattato telefonicamente: pensa di ricordare la consegna.»

«Ma l'ufficio dell'UPS non ha i documenti?» domandò la Harper.

Blake scosse il capo. «Li archiviano dopo undici giorni. Noi stiamo parlando di due mesi fa. Se l'autista è in grado d'individuare il giorno esatto, potremmo essere a cavallo.»

«Qualcuno è patito di baseball?» domandò Poulton.

Reacher si strinse nelle spalle. «Un paio di tizi ha realizzato un top-ten assoluto, e solo due giocatori avevano la lettera U nel loro nome», ricordò.

«Che c'entra il baseball?» chiese Lisa.

«Nel giorno in questione un giocatore di Seattle ha effettuato un lancio straordinario», spiegò Blake. «L'autista l'ha sentito alla radio.»

«Seattle, se lo ricorderebbe davvero», osservò Jack. «Una coincidenza rara.»

«Babe Ruth», disse Poulton. «Chi è l'altro?»

«Honus Wagner», rispose Reacher.

Poulton rimase interdetto. «Mai sentito.»

«E si è fatta viva la Hertz», aggiunse Blake. «Ricordano un noleggio davvero molto breve, all'aeroporto di Spokane, nel giorno esatto in cui Alison è morta, un paio d'ore in tutto.»

«Hanno un nome?» chiese Jack.

Blake scosse il capo. «Il computer non è in funzione. Ci stanno lavorando.»

«L'addetto al banco non ricorda niente?»

«Scherza? È tanto se quelle persone si ricordano il proprio nome.»

«Quando sapremo qualcosa?»

«Credo domani. Di mattina, se abbiamo fortuna. Altrimenti nel pomeriggio.»

«Tre ore di differenza. Da noi sarà pomeriggio.»

«Effettivamente.»

«Allora Reacher parte lo stesso?» Blake tacque per un istante e Jack assentì. «Parto lo stesso», disse. «Il nome sarà di certo falso, e la pista dell'UPS non porterà a niente. Il nostro uomo è troppo in gamba per farsi incastrare dalle carte.» Rimasero tutti in attesa, poi Blake annuì. «Sono d'accordo. Reacher parte lo stesso.»

Ebbero un passaggio in una Chevrolet del Bureau e arrivarono all'aeroporto nel Distretto della Columbia prima che facesse buio. Lì, tra avvocati e lobbisti, si misero in fila per il volo della United. Reacher era l'unico, tra tutti quegli uomini e donne, a non indossare un completo. L'equipaggio pareva conoscere gran parte dei passeggeri e li salutò come se fossero clienti abituali. La Harper imboccò il corridoio e scelse due posti verso il fondo.

«Non abbiamo fretta di scendere», esclamò Lisa. «Non vedrà Cozo prima di domani mattina.» Reacher non replicò.

«E Jodie non sarà ancora a casa», aggiunse lei. «Gli avvocati lavorano molto, giusto? Soprattutto se intendono diventare soci di uno studio.» Jack assentì. Stava pensando la stessa cosa.

«Perciò ci sederemo qui. Staremo più comodi.»

«I motori sono proprio qui dietro», obiettò Reacher.

«Ma i tizi in giacca e cravatta no», replicò Lisa.

Lui sorrise, prese il posto accanto al finestrino e si allacciò la cintura.

«Inoltre qui dietro possiamo parlare», spiegò l'agente. «Non mi piace che la gente stia a sentire.»

«Sarebbe meglio dormire», obiettò Reacher. «Avremo molto da fare.»

«Lo so, ma prima parliamo. Cinque minuti, d'accordo?»

«Di che cosa?»

«Dei graffi sul volto di Alison», disse Lisa. «Devo capire di che si tratta.» Lui le lanciò un'occhiata obliqua. «Perché? Ha in mente di risolvere il caso da sola?» Lei annuì. «Non disdegnerei certo l'opportunità di effettuare l'arresto.»

«Ambiziosa?» Lisa fece una smorfia. «Competitiva, direi.» Jack sorrise ancora. «Lisa Harper contro le teste d'uovo.»

«Ha maledettamente ragione», ribatté lei. «Noi agenti semplici siamo trattati come pezze da piedi.» I motori aumentarono i giri, divenendo assordanti, e l'aereo si allontanò a marcia indietro dal cancello. Poi girò e si avviò di muso verso la pista.

«Allora, che mi dice dei graffi sul viso?» domandò la Harper.

«Penso che dimostrino la mia teoria», rispose Jack. «Penso che sia l'unica, valida prova che abbiamo finora.»

«Perché?» Reacher scrollò le spalle. «Un gesto così esitante, non crede? Così incerto. Penso che dimostri che il nostro uomo si sta nascondendo dietro le apparenze. Che sta fingendo. È come se io esaminassi i casi e mi chiedessi: dov'è la violenza? Dov'è la rabbia? È come se, nello stesso momento, il nostro uomo rivedesse il suo operato e pensasse: O mio Dio, non sto dimostrando nessuna rabbia. Perciò con la vittima successiva cerca di mostrarne un po', ma in realtà non ne prova, pertanto non ottiene grandi risultati.» La Harper ricordò: «Secondo Stavely, i graffi non l'hanno nemmeno fatta trasalire».

«Niente sangue», aggiunse Reacher. «Quasi letteralmente. Come un esercizio tecnico, cosa che in realtà è, perché tutta la faccenda è un esercizio tecnico, un movente concreto, ferreo, celato dietro uno psicodramma.»

«L'ha obbligata a farseli», dedusse Lisa.

«Penso di sì.»

«Ma perché?»

«Attento a non lasciare impronte digitali? A non rivelare se sia destrimano o mancino? A dare prova del proprio controllo?» ipotizzò Reacher.

«Ne ha molto, di controllo, non crede? Questo, però, spiega perché la mossa fosse tanto esitante: lei non si sarebbe mai fatta volontariamente del male.»

«Suppongo di no», disse Jack assonnato.

«Ma perché Alison? Perché ha atteso fino alla numero quattro?»

«Ricerca costante della perfezione, a mio parere. Un tipo come questo riflette e continua incessantemente a perfezionare ogni cosa.»

«Ciò rende Alison in certo qual modo speciale? Degna di nota?» Reacher si strinse nelle spalle. «Questa è roba da teste d'uovo. Se l'avessero pensato, sono certo che l'avrebbero detto.»

«Magari la conosceva meglio delle altre, aveva lavorato a più stretto contatto con lei.»

«Magari, ma non entri nel loro territorio. Tenga i piedi per terra. Non è che un'agente semplice, non le pare?» La Harper assentì. «E il movente, per noi agenti semplici, è il denaro.»

«Certo», convenne Jack. «È sempre l'amore o il denaro. E qui non può essere l'amore, perché l'amore ti rende pazzo, e quest'uomo non lo è.» L'aereo virò e frenò bruscamente all'inizio della pista. Poi, dopo una sosta di pochi minuti, balzò in avanti e accelerò. Infine si staccò dal suolo e si sollevò pesantemente nell'aria. Le luci del Distretto della Columbia sfrecciarono veloci oltre il finestrino.

«Perché ha variato i tempi?» domandò la Harper sovrastando il rumore del decollo.

Jack non trovava la cosa rilevante. «Forse l'ha voluto fare, e basta.»

«Voluto?»

«Forse l'ha fatto solo per divertirsi. Per voi non c'è niente di più sconvolgente del cambiamento di uno schema.»

«Lo farà ancora?» L'aereo ondeggiò, s'inclinò e poi si raddrizzò, e il rumore dei motori diminuì a mano a mano che assumeva una velocità di crociera.

«È finita», rispose Jack. «Le donne sono sotto protezione, e lei fra poco procederà all'arresto.»

«Ne è tanto certo?» Lui sbadigliò e infilò la testa fra il poggiatesta e la paratia di plastica, poi chiuse gli occhi. «Mi svegli all'arrivo», disse.

Fu invece svegliato dal rumore sordo e dal gemito del carrello che si abbassava, a novecento metri di altezza e cinque chilometri dall'aeroporto newyorkese di La Guardia. Controllò l'orologio e calcolò che aveva dormito cinquanta minuti. In bocca sentiva il sapore della stanchezza.

«Vuol cenare da qualche parte?» gli chiese la Harper.

Lui batté le palpebre e guardò di nuovo l'orologio. Mancava almeno un'ora all'arrivo previsto di Jodie a casa, forse due, o anche tre. «Ha in mente qualcosa?» domandò a sua volta.

«Non conosco New York molto bene. Sono una ragazza di Aspen.»

«Ho in mente un buon ristorante italiano», affermò Jack.

«Mi hanno prenotato un albergo tra Park Avenue e la Trentaseiesima», disse lei. «Presumo che lei si fermerà da Jodie.» Jack annuì. «Sì, lo presumo anch'io.»

«Il ristorante è vicino al mio albergo?» Lui scosse la testa. «Dovremo prendere un taxi. È una grande città.» Lisa scosse a sua volta il capo. «Niente taxi. Ci daranno un'auto. Sarà nostra per tutta la durata delle indagini.» L'autista li attendeva al cancello. Era lo stesso uomo che li aveva accompagnati la prima volta. La macchina era parcheggiata nella zona rimozione fuori degli Arrivi, dietro il parabrezza un grosso cartello con su stampato lo scudo del Bureau. Il traffico fu caotico, fino a Manhattan. Era ancora l'ora di punta, ma l'autista guidò come se non avesse nulla da temere dai vigili e, dopo una quarantina di minuti dall'atterraggio, si trovavano già di fronte a Mostro's.

La strada era completamente buia, e il ristorante brillava, invitante.

Quattro tavoli erano occupati, e si udiva una melodia di Puccini. Il proprietario vide Reacher sul marciapiede e si precipitò alla porta, raggiante. Li condusse subito a un tavolo e portò di persona i menu.

«Questo è il posto su cui Petrosian voleva mettere le mani?» chiese Lisa.

Reacher indicò con un cenno il proprietario. «Guardi quell'omino. Se lo sarebbe meritato?»

«Avrebbe dovuto rivolgersi alla polizia.»

«È quello che ha detto Jodie.»

«È una donna intelligente.» Nell'ampio locale faceva caldo, e la Harper si sfilò la giacca, girandosi per appenderla allo schienale della sedia. La camicetta si tese al movimento, per poi riacquistare la sua forma. Per la prima volta da quando l'aveva conosciuta, Lisa indossava un reggiseno.

Lei seguì il suo sguardo e arrossì. «Non sapevo chi avremmo incontrato», spiegò.

Lui annuì. «Qualcuno, lo incontreremo. Su questo non ci piove. Prima o poi succederà.» Il tono con cui lo disse la indusse a guardarlo in faccia.

«Adesso è deciso a prenderlo, non è vero?» gli domandò lei.

«Sì, adesso sì.»

«Per Amy Callan? Le piaceva, o sbaglio?»

«Era una persona a posto. Mi piaceva ancor di più Alison Lamarr, per quel che l'ho conosciuta. Ma voglio prendere quell'uomo per Rita Scimeca.»

«Tiene molto a lei», commentò la Harper. «L'ho capito.» Lui non la smentì.

«Avete avuto una storia?» Lui si strinse nelle spalle. «È un termine molto vago.»

«Una relazione?» Jack scosse il capo. «L'ho solo incontrata dopo lo stupro. Per via dello stupro. Non era assolutamente nelle condizioni di avere storie e, a quel che sembra, non lo è tuttora. Ero un po' più vecchio di lei, forse di cinque o sei anni, siamo diventati molto amici, ma era una sorta di rapporto paternalistico, capisce, un rapporto di cui lei aveva bisogno ma che, nello stesso tempo, odiava. Mi sono dovuto sforzare non poco per farlo sembrare quanto meno fraterno. Siamo usciti un paio di volte, come fratello e sorella, sempre mantenendo la conoscenza su un piano platonico. Lei era come un soldato ferito, che doveva guarire.»

«Rita la pensava così?»

«Esattamente così», confermò Reacher. «Come un uomo che ha perso una gamba: non può negare il fatto, ma può affrontarlo. E lei lo stava facendo.»

«E ora quest'assassino l'ha riportata indietro.» Jack assentì. «Questo è il problema. Nascondendosi dietro i casi di molestie, il nostro uomo mette il dito nella piaga. Se fosse stato diretto, sarebbe andata bene: Rita l'avrebbe considerato un problema a sé stante, almeno credo. Come un uomo con una gamba sola saprebbe gestire un'influenza.

Invece si ripresenta sotto forma di un antico tormento.»

«E questo la fa imbestialire.»

«Mi sento responsabile per Rita: se il nostro uomo s'intromette nella sua vita, s'intromette anche nella mia.»

«Ed è una cosa che nessuno deve fare.»

«No, nessuno.»

«Altrimenti?»

«Altrimenti si ritrovano con la merda fino al collo.» Lei annuì, lentamente. «Mi ha persuasa», rispose.

Jack non disse nulla.

«E ha persuaso anche Petrosian, immagino», aggiunse Lisa.

«Non mi sono mai avvicinato a lui», replicò Reacher. «Non gli ho mai messo le mani addosso.»

«Ma lei è proprio un tipo arrogante, sa?» osservò la Harper. «Pubblico ministero, giudice, giuria e boia insieme! E le regole?» Reacher sorrise. «Quelle sono le regole», rispose. «Se qualcuno s'intromette nella mia vita, le scopre molto presto.» Lisa scosse la testa. «Il nostro uomo, lo arresteremo, se lo ricordi. Lo troveremo e lo arresteremo. Lo faremo nel modo corretto. Secondo le mie regole, intesi?» Jack assentì. «Mi sono già detto d'accordo.» A quel punto il cameriere si avvicinò e rimase in piedi accanto a loro, la penna pronta a scrivere. Ordinarono due portate a testa e rimasero seduti in silenzio finché la cena non fu servita. Mangiarono anche in silenzio. Il cibo non era abbondante, ma era buono, come sempre. Forse ancora più buono.

Ed era gratis.

Dopo il caffè, l'autista dell'FBI portò l'agente Harper in albergo e Reacher si diresse a piedi verso l'appartamento di Jodie, da solo, godendosi la camminata. Entrò nell'atrio e salì in ascensore. Quando mise piede nell'appartamento, l'aria era immobile e silenziosa, e le stanze buie. A casa non c'era nessuno. Jack accese le lampade e chiuse le veneziane, poi si sedette sul divano del soggiorno e attese.