La morte di un principe
implicava un rito particolarmente elaborato, rispetto ai normali
funerali, e poteva preludere alla sua divinizzazione. Dalla morte
di Augusto in poi il corpo dell’imperatore veniva bruciato su una
pira (ustrinum) nel corso di una
cerimonia pubblica che normalmente avveniva in una zona del Campo
Marzio esterna al pomerio, deputata a uso funerario e celebrativo.
Fin dall’età repubblicana infatti il Campo Marzio aveva anche
accolto sepolture “speciali” com’era stato nel caso della prima
tomba degli Scipioni, della tomba di Silla, di quella di Cesare e
di sua figlia Giulia e dei due consoli del 43 a.C. Irzio e Pansa,
per non dimenticare che secondo una versione del mito anche Romolo
sarebbe stato assunto in cielo presso la palus Caprae, nel luogo dove Augusto farà
edificare il Pantheon.
Dopo la cremazione l’urna con
le ceneri dell’imperatore era portata nel luogo della sepoltura
(dapprima il Mausoleo di Augusto, poi quello di Adriano) e lo
spazio ove era avvenuta la cremazione veniva segnato da un altare
(oggi noto con il termine moderno di ara
consecrationis) che ne commemorava la combustione e, per i
principi meritevoli, ricordava l’apoteosi votata dal senato. In
seguito potevano essere eretti un tempio e talvolta una colonna
onoraria per il nuovo dio.
Conosciamo presso
Montecitorio alcuni monumenti in forma di recinti quadrangolari,
finemente decorati, contenenti all’interno un podio verosimilmente
per altare, interpretati come arae
consecrationis e associati alla famiglia degli Antonini –
per lo stretto rapporto con le colonne di Marco Aurelio e di
Antonino Pio – e dei Severi. Questi monumenti erano talmente
rappresentativi della divinizzazione dell’imperatore, che venivano
riprodotti sulle monete (associati generalmente al volto del
divus). Non conosciamo i luoghi di
cremazione né le arae degli imperatori
tra Augusto e gli Antonini, ma un rilievo relativo all’Arco «di
Portogallo» sulla via Lata mostra il
momento dell’apoteosi di Sabina davanti a una pira accesa
(Monumento 7).
Nel caso di Adriano, morto a Baia, non è stato celebrato a Roma un
funerale pubblico, ma il suo successore Antonino Pio ne ottenne la
divinizzazione (consecratio)
nonostante il senato non volesse (Storia
Augusta. Vita di Adriano, 27.2-3; Eutropio, 8.7.3; Cassio
Dione, 70.1.2-3).
Si è ritenuto di poter
riconoscere un altare di consecratio
anche in una struttura rinvenuta in Piazza Sforza Cesarini alla
fine dell’Ottocento in occasione dei lavori per la realizzazione di
corso Vittorio Emanuele II. Il monumento, costruito vicino al
canale dell’Euripus, presenta alcune
similitudini strutturali e ricche decorazioni che lo avvicinano ai
recinti di Montecitorio e per questo è stato interpretato come
l’ara di Dite e Proserpina del Tarentum (Lanciani), come l’ustrino di Adriano
(Coarelli), come il cenotafio di Agrippa (La Rocca) e come la tomba
di Giulia figlia di Cesare (Wiseman). Tuttavia – in seguito alle
nuove indagini effettuate per la costruzione della Metro C – la
struttura in blocchi di peperino rivestito di travertino bugnato,
il suo legame con l’Euripo e le decorazioni in marmo ne rendono più
probabile una datazione in età augustea allontanando
definitivamente la possibile interpretazione come monumento
connesso ad Adriano (Pentiricci, Filippi).
E. La Rocca, La riva a mezzaluna, Roma 1984 – M. Taliaferro
Boatwright, The Ara Ditis-ustrinum of Hadrian
in the western Campus Martius and other problematic Roman
ustrina, in AJA 89, 1985, pp.
485-497 – Ch.L. Frommel, M. Pentiricci (a cura di), L’antica Basilica di San Lorenzo in Damaso: indagini
archeologiche nel Palazzo della Cancelleria (1988-1993),
vol. 1, Roma 2009 – F. Filippi, Le indagini
in Campo Marzio Occidentale. Nuovi dati sulla topografia antica: il
ginnasio di Nerone (?) e l’“Euripus”, in BA 2010, pp. 39-81 – A. Lo Monaco, “Divenire un
dio: recinti, altari e colonne in Campo Marzio”, in A. Lo Monaco,
V. Nicolucci (a cura di), La Galleria di
Piazza Colonna, Torino 2011, pp. 187-201.