8. Le pire dei principi e le loro are. Vedi § 54, tavv.9, 11a.
La morte di un principe implicava un rito particolarmente elaborato, rispetto ai normali funerali, e poteva preludere alla sua divinizzazione. Dalla morte di Augusto in poi il corpo dell’imperatore veniva bruciato su una pira (ustrinum) nel corso di una cerimonia pubblica che normalmente avveniva in una zona del Campo Marzio esterna al pomerio, deputata a uso funerario e celebrativo. Fin dall’età repubblicana infatti il Campo Marzio aveva anche accolto sepolture “speciali” com’era stato nel caso della prima tomba degli Scipioni, della tomba di Silla, di quella di Cesare e di sua figlia Giulia e dei due consoli del 43 a.C. Irzio e Pansa, per non dimenticare che secondo una versione del mito anche Romolo sarebbe stato assunto in cielo presso la palus Caprae, nel luogo dove Augusto farà edificare il Pantheon.
Dopo la cremazione l’urna con le ceneri dell’imperatore era portata nel luogo della sepoltura (dapprima il Mausoleo di Augusto, poi quello di Adriano) e lo spazio ove era avvenuta la cremazione veniva segnato da un altare (oggi noto con il termine moderno di ara consecrationis) che ne commemorava la combustione e, per i principi meritevoli, ricordava l’apoteosi votata dal senato. In seguito potevano essere eretti un tempio e talvolta una colonna onoraria per il nuovo dio.
Conosciamo presso Montecitorio alcuni monumenti in forma di recinti quadrangolari, finemente decorati, contenenti all’interno un podio verosimilmente per altare, interpretati come arae consecrationis e associati alla famiglia degli Antonini – per lo stretto rapporto con le colonne di Marco Aurelio e di Antonino Pio – e dei Severi. Questi monumenti erano talmente rappresentativi della divinizzazione dell’imperatore, che venivano riprodotti sulle monete (associati generalmente al volto del divus). Non conosciamo i luoghi di cremazione né le arae degli imperatori tra Augusto e gli Antonini, ma un rilievo relativo all’Arco «di Portogallo» sulla via Lata mostra il momento dell’apoteosi di Sabina davanti a una pira accesa (Monumento 7). Nel caso di Adriano, morto a Baia, non è stato celebrato a Roma un funerale pubblico, ma il suo successore Antonino Pio ne ottenne la divinizzazione (consecratio) nonostante il senato non volesse (Storia Augusta. Vita di Adriano, 27.2-3; Eutropio, 8.7.3; Cassio Dione, 70.1.2-3).
Si è ritenuto di poter riconoscere un altare di consecratio anche in una struttura rinvenuta in Piazza Sforza Cesarini alla fine dell’Ottocento in occasione dei lavori per la realizzazione di corso Vittorio Emanuele II. Il monumento, costruito vicino al canale dell’Euripus, presenta alcune similitudini strutturali e ricche decorazioni che lo avvicinano ai recinti di Montecitorio e per questo è stato interpretato come l’ara di Dite e Proserpina del Tarentum (Lanciani), come l’ustrino di Adriano (Coarelli), come il cenotafio di Agrippa (La Rocca) e come la tomba di Giulia figlia di Cesare (Wiseman). Tuttavia – in seguito alle nuove indagini effettuate per la costruzione della Metro C – la struttura in blocchi di peperino rivestito di travertino bugnato, il suo legame con l’Euripo e le decorazioni in marmo ne rendono più probabile una datazione in età augustea allontanando definitivamente la possibile interpretazione come monumento connesso ad Adriano (Pentiricci, Filippi).
E. La Rocca, La riva a mezzaluna, Roma 1984 – M. Taliaferro Boatwright, The Ara Ditis-ustrinum of Hadrian in the western Campus Martius and other problematic Roman ustrina, in AJA 89, 1985, pp. 485-497 – Ch.L. Frommel, M. Pentiricci (a cura di), L’antica Basilica di San Lorenzo in Damaso: indagini archeologiche nel Palazzo della Cancelleria (1988-1993), vol. 1, Roma 2009 – F. Filippi, Le indagini in Campo Marzio Occidentale. Nuovi dati sulla topografia antica: il ginnasio di Nerone (?) e l’“Euripus”, in BA 2010, pp. 39-81 – A. Lo Monaco, “Divenire un dio: recinti, altari e colonne in Campo Marzio”, in A. Lo Monaco, V. Nicolucci (a cura di), La Galleria di Piazza Colonna, Torino 2011, pp. 187-201.