76

Ni seguì Tang attraverso il complesso di edifici. Gallerie dipinte di rosso e di giallo collegavano le varie ali. Elaborate colonne con decorazioni d’oro non offuscate dal tempo sostenevano gli alti soffitti. Incensieri e bracieri riscaldavano gli ampi locali. Infine entrarono in un’ala cavernosa sviluppata su tre livelli.

«Questa è la Sala per la Conservazione dell’Armonia, il luogo più sacro per il Ba», spiegò Tang.

Era diversa dagli altri edifici, ancor più elaborata, con tre livelli di gallerie in un alternarsi di rosso e giallo. Una foresta di colonne congiunte da archi aggraziati copriva tre lati del perimetro. Un arsenale di spade, pugnali, lance, archi e scudi decorava il perimetro del pianterreno, e in mezza dozzina di bracieri di rame ardeva la carbonella accesa.

Il sole filtrava dalle finestre delle gallerie superiori. Una delle pareti superiori era interamente ricoperta di scaffali disposti diagonalmente, pieni zeppi di rotoli di carta, mentre quelle restanti erano costellate di lampade d’argento, che però erano spente: la luce veniva da lanterne elettriche appese al soffitto.

«In quegli scaffali c’è la summa della nostra conoscenza, scritta sulla seta, conservata perché l’Egemone possa consultarla. Non traduzioni o resoconti di seconda mano: i testi originali», spiegò Tang.

«A quanto pare il Ba è ben finanziato», commentò Ni.

«Benché la nostra origine sia antica, la nostra rinascita è recente. Gli eunuchi dell’epoca dell’ultimo imperatore, agli inizi del XX secolo, hanno fatto sì che fossimo ben provvisti. Mao ha cercato di ammansirli, ma molti hanno portato qui le loro ricchezze.»

«Mao odiava gli eunuchi.»

«Questo è vero. Ma loro odiavano lui ancora di più.»

«Peccato che non vivrò abbastanza per assistere al tuo fallimento.»

«Non ho in programma di fallire.»

«Come tutti i fanatici.»

Tang gli si avvicinò. «Hai perso la battaglia, ministro. È questo che la storia ricorderà. Proprio come ha perso la Banda dei Quattro. E qualcuno è anche morto per questo.»

Alle sue spalle, un pannello abilmente nascosto tra gli scaffali si aprì e apparve Pau Wen. «Ministri. Venite, vi prego.»

Ni vide che Tang non aveva apprezzato l’interruzione, sicché decise di rigirare un po’ il coltello nella piaga. «Il tuo maestro chiama.»

Tang gli indirizzò un’occhiataccia. «È proprio questo il problema della Cina: ha dimenticato il timore e il rispetto. Intendo far sì che la nazione torni a conoscerli.»

«Potresti avere qualche difficoltà a far vivere nel timore un miliardo e mezzo di persone.»

«È stato fatto in passato, si può fare ancora.»

«Qin Shi? Il nostro glorioso Primo Imperatore? Ha governato appena dodici anni, e alla sua morte l’impero si è disintegrato.» S’interruppe. «Grazie a un eunuco intrigante.»

Tang non sembrava turbato. «Io non commetterò gli stessi errori.»

Attraversarono in silenzio la sala, lunga una cinquantina di metri e larga la metà. Qualche gradino saliva a un piano rialzato.

«Non ero al corrente che vi fosse una porta nel muro», disse Tang.

Ni colse l’irritazione in quelle parole.

«Soltanto l’Egemone e pochi selezionati fratelli sanno di questa stanza», ribatté Pau. «Tu non eri tra questi. Ma ho pensato che fosse un buon momento per mostrare a entrambi il bene più prezioso del Ba



Malone scrutava l’acqua che sferzava le rocce sotto di lui.

Aspettava che Cassiopea venisse a galla.

Ma non la vide.

Fissava le onde ruggenti che trasportavano in una formidabile corrente sedimenti e pietre, fra il sibilo della schiuma. Avrebbe voluto saltar giù per cercarla, ma si rese conto che era impossibile. Neppure lui sarebbe sopravvissuto alla caduta.

Rimase a guardare, incredulo.

Dopo tutto quello che avevano passato negli ultimi tre giorni.

Lei non c’era più.

Sul lato opposto della gola scorse un movimento. Viktor apparve tra le rocce e si avvicinò all’orlo del dirupo.

La collera di Malone si tramutò in furia. «Miserabile bastardo! Sei stato tu a metterci nei guai. L’hai uccisa.»

Viktor non replicò. Stava tirando su i resti del ponte legandoli con la corda che aveva portato con sé. «Va’. Vedi di arrivare lassù. Io andrò a cercarla.»

Col cavolo, pensò Malone. Prese la pistola.

Viktor lanciò il ponte oltre la sponda. La corda finì in acqua, l’estremità immersa nel fiume ribollente. Poi fissò Cotton, come a dire: Hai intenzione di spararmi o di lasciarmi provare a cercarla?

L’elicottero stava scendendo in picchiata per un altro passaggio.

Malone prese la mira.

I colpi di mitragliera tuonarono nella gola. Una scarica mortale di proiettili di grosso calibro rimbalzò sulla pietra a pochi metri da lui, avvicinandosi con un fragore che continuava ad aumentare d’intensità.

Malone si tuffò al riparo mentre l’elicottero gli saettava davanti.

«Vai! Ni e Sokolov hanno bisogno di te lassù», strillò ancora Viktor prima di cominciare a calarsi.

Che cosa non avrebbe dato per avere anche lui un pezzo di corda! Malone aveva voglia di ammazzare Viktor Tomas, ma quel bastardo aveva ragione.

Ni Yong e Lev Sokolov.

Doveva trovarli.



Tang seguì Pau Wen e Ni Yong nel locale senza finestre, suddiviso in quattro stanze. Due fratelli aspettavano fuori, ciascuno con una balestra.

Luci tenui illuminavano pareti rosate, il soffitto era di un azzurro intenso punteggiato di stelle dorate. Il centro del locale era dominato da un plinto bronzeo su cui era appoggiato un costume funerario di giada.

Tang rimase senza fiato: ora capiva come mai la tomba del Primo Imperatore era spoglia.

«Ho recuperato Qin Shi. Sfortunatamente, l’altare di giada su cui giaceva era troppo grande per trasportarlo. Evidentemente era stato costruito all’interno del tumulo. Questo, però, sono riuscito a portarlo via.» Pau indicò il manufatto. «Le maschere per la testa e per il volto, giacca, maniche, guanti, calzoni e i rivestimenti per i piedi erano stati fatti su misura per lui. Ciò significa che Qin Shi era alto non più di un metro e settantacinque e piuttosto magro. Molto diverso dall’immagine dell’uomo imponente e corpulento creata dalla storia.» Esitò, come per lasciare alle sue parole il tempo di depositarsi. «Duemilasette pezzi di giada, cuciti insieme con un filo d’oro.»

«Li ha contati?» domandò Ni.

«Questa è la scoperta archeologica più importante di tutta la storia cinese: il corpo del nostro Primo Imperatore, racchiuso nella giada. Merita uno studio approfondito. Stimiamo che, per cucire le pietre, sia stato utilizzato circa un chilo d’oro filato; gli artigiani devono avere impiegato una decina d’anni per realizzare questo costume.»

«Hai saccheggiato l’intero sito?» volle sapere Tang.

«Ogni oggetto. Qui tutto riposa al sicuro, dentro un dixia gongdian improvvisato. Non proprio un palazzo sotterraneo tradizionale, ma sufficiente.»

Le restanti tre camere erano piene zeppe di oggetti funerari. Sculture bronzee, vasi di rame, legno laccato e utensili in bambù. Oggetti d’oro, argento e giada. Strumenti musicali, vasellame e porcellana. Spade, punte di lancia e frecce.

«Duemilacentosessantacinque pezzi», disse Pau. «Perfino le ossa dei costruttori e delle concubine. Ho provveduto alla documentazione fotografica completa della tomba. La posizione esatta di ogni cosa è registrata con precisione.»

«Davvero gentile da parte sua. Sono certo che un giorno gli storici apprezzeranno tanta perizia», commentò Ni.

«Il sarcasmo la fa sentire superiore?»

«Cosa dovrei fare? Ammirarla? Lei è un bugiardo e un ladro, esattamente come ho detto in occasione del nostro primo incontro. Oltre a essere un assassino.»

«Si rende conto di quello che Mao avrebbe fatto di queste cose?» Pau accennò al costume di giada. «E gli incompetenti che hanno governato dopo di lui? Nulla di tutto ciò sarebbe sopravvissuto.»

«I guerrieri di terracotta sono lì», ribatté Ni.

«Vero. Ma per quanto? Il sito si va deteriorando ogni giorno di più. E che cosa stanno facendo? Niente. Ai comunisti non importa niente del nostro passato.»

«E a lei sì?»

«Ministro, forse i miei metodi non saranno molto convenzionali, ma i risultati sono evidenti.»

Ni si avvicinò al plinto.

Tang si teneva discosto, anch’egli attratto da quella figura surreale che giaceva lì come un robot, rigida, inflessibile. Ma cominciava a sentirsi impaziente. Voleva sapere perché Pau aveva ucciso quei quattro uomini in Belgio e aveva lasciato in vita Ni. Perché il maestro gli aveva mentito a proposito delle lampade a petrolio nella tomba di Qin Shi?

«Ha aperto il costume?» volle sapere Ni.

Pau scosse la testa. «Non mi pareva giusto. Qin merita il nostro rispetto, anche nella morte.»

«Quante centinaia di migliaia di persone sono morte affinché potesse governare?» domandò Ni.

«Era necessario, ai suoi tempi», rispose Pau.

«E lo è ancora», si sentì in dovere di aggiungere Tang.

«No», obiettò Ni. «La paura e l’oppressione non sono più meccanismi praticabili. Certamente vedete anche voi che ci siamo evoluti, li abbiamo superati. Due terzi del mondo praticano la democrazia, e noi non possiamo abbracciare proprio nessuna delle sue qualità?»

«Non finché ci sarò io al comando», dichiarò Tang.

Ni scosse la testa. «Scoprirai, come hanno imparato i nostri padri comunisti, che la forza è soltanto una soluzione a breve termine. Per sopravvivere, un governo deve avere il sostegno spontaneo del popolo.» Il suo volto s’irrigidì. «Siete mai stati all’Ufficio Petizioni di Pechino?»

«No, mai», rispose Tang.

«Ogni giorno centinaia di persone provenienti da ogni parte del Paese sono lì ad aspettare in fila per presentare i loro reclami. Quasi tutte sono vittime di qualche angheria: un figlio che è stato picchiato da un poliziotto, una terra espropriata da un costruttore con l’aiuto del governo locale, un bambino rapito...» Ni esitò, per lasciare sospesa in aria quell’accusa rivolta a Tang. «Se la prendono coi funzionari locali e sono convinti che, se qualcuno nella capitale ascolterà il loro caso, i torti subiti saranno riparati. Voi e io sappiamo che si sbagliano amaramente: nessuno mai farà nulla. Ma quella gente capisce l’abc della democrazia. Vuole la possibilità di rivolgersi al governo direttamente. Per quanto tempo pensate che possiamo continuare a ignorarli?»

Tang conosceva la risposta. «Per sempre.»

L'esercito fantasma
e9788842919261-cov01.html
e9788842919261-fm01.html
e9788842919261-tp01.html
e9788842919261-ded01.html
e9788842919261-fm04.html
e9788842919261-cart01.html
e9788842919261-fm05.html
e9788842919261-p-1-c-1.html
e9788842919261-p-2-c-3.html
e9788842919261-p-2-c-4.html
e9788842919261-p-2-c-5.html
e9788842919261-p-2-c-6.html
e9788842919261-p-2-c-7.html
e9788842919261-p-2-c-8.html
e9788842919261-p-2-c-9.html
e9788842919261-p-2-c-10.html
e9788842919261-p-2-c-11.html
e9788842919261-p-2-c-12.html
e9788842919261-p-2-c-13.html
e9788842919261-p-2-c-14.html
e9788842919261-p-2-c-15.html
e9788842919261-p-2-c-16.html
e9788842919261-p-2-c-17.html
e9788842919261-p-2-c-18.html
e9788842919261-p-2-c-19.html
e9788842919261-p-2-c-20.html
e9788842919261-p-3-c-21.html
e9788842919261-p-3-c-22.html
e9788842919261-p-3-c-23.html
e9788842919261-p-3-c-24.html
e9788842919261-p-3-c-25.html
e9788842919261-p-3-c-26.html
e9788842919261-p-3-c-27.html
e9788842919261-p-3-c-28.html
e9788842919261-p-3-c-29.html
e9788842919261-p-3-c-30.html
e9788842919261-p-3-c-31.html
e9788842919261-p-3-c-32.html
e9788842919261-p-3-c-33.html
e9788842919261-p-3-c-34.html
e9788842919261-p-3-c-35.html
e9788842919261-p-3-c-36.html
e9788842919261-p-3-c-37.html
e9788842919261-p-3-c-38.html
e9788842919261-p-3-c-39.html
e9788842919261-p-3-c-40.html
e9788842919261-p-3-c-41.html
e9788842919261-p-3-c-42.html
e9788842919261-p-3-c-43.html
e9788842919261-p-3-c-44.html
e9788842919261-p-4-c-45.html
e9788842919261-p-4-c-46.html
e9788842919261-p-4-c-47.html
e9788842919261-p-4-c-48.html
e9788842919261-p-4-c-49.html
e9788842919261-p-4-c-50.html
e9788842919261-p-4-c-51.html
e9788842919261-p-4-c-52.html
e9788842919261-p-4-c-53.html
e9788842919261-p-4-c-54.html
e9788842919261-p-4-c-55.html
e9788842919261-p-4-c-56.html
e9788842919261-p-4-c-57.html
e9788842919261-p-4-c-58.html
e9788842919261-p-4-c-59.html
e9788842919261-p-4-c-60.html
e9788842919261-p-4-c-61.html
e9788842919261-p-4-c-62.html
e9788842919261-p-4-c-63.html
e9788842919261-p-4-c-64.html
e9788842919261-p-4-c-65.html
e9788842919261-p-5-c-66.html
e9788842919261-p-5-c-67.html
e9788842919261-p-5-c-68.html
e9788842919261-p-5-c-69.html
e9788842919261-p-5-c-70.html
e9788842919261-p-5-c-71.html
e9788842919261-p-5-c-72.html
e9788842919261-p-5-c-73.html
e9788842919261-p-5-c-74.html
e9788842919261-p-5-c-75.html
e9788842919261-p-5-c-76.html
e9788842919261-p-5-c-77.html
e9788842919261-p-5-c-78.html
e9788842919261-p-5-c-79.html
e9788842919261-p-5-c-80.html
e9788842919261-p-5-c-81.html
e9788842919261-p-5-c-82.html
e9788842919261-p-5-c-83.html
e9788842919261-p-5-c-84.html
e9788842919261-p-5-c-85.html
e9788842919261-p-5-c-86.html
e9788842919261-p-5-c-87.html
e9788842919261-p-5-c-88.html
e9788842919261-p-6-c-89.html
e9788842919261-p-7-c-91.html
testonote.html