63

Tang prese posto nell’elicottero che si sollevava nel cielo serale. Viktor era seduto dall’altro lato.

La Sala per la Conservazione dell’Armonia.

Non ci andava da molto tempo.



«Fratelli, questa sarà l’ultima volta che ci parliamo guardandoci in faccia», disse Pau Wen.

Tang stava in piedi con un gruppo selezionato di cinquanta persone. Attraverso le cornici delle finestre aperte colse il profumo dell’aria di montagna. Benché la veste di seta che indossavano tutti non fornisse un gran riparo contro il gelo del pomeriggio, non sentiva freddo.

«Abbiamo programmato tutto bene», continuò Pau Wen.

La lunga sala era fronteggiata da un elaborato graticcio, a proteggere centinaia di scaffali incasellati che contenevano parole antiche. Ogni manoscritto era lungo quasi un metro, comprendeva singoli fogli di seta e lino, vecchi di secoli, avvolti nella tela e schiacciati tra due tavole incise. Lui stesso ne aveva restaurati personalmente parecchi durante il suo apprendistato. Le pareti erano costellate di lampade d’argento, ma la loro luce non era necessaria, giacché un sole luminoso inondava le due gallerie superiori. Dall’esterno si udì il lamento di una conchiglia, in cui soffiava un altro fratello, a indicare che erano le tre del pomeriggio.

«Fra tutti i nostri membri, voi siete quelli con le maggiori possibilità di raggiungere posizioni di grande potere e ascendente. Uno di voi potrebbe anche diventare premier, e questo renderebbe il nostro compito molto più facile. Ho fatto in maniera che tutti voi foste bene avviati. Ognuno di voi è pronto. Perciò andate. Tou liang huan zhu

Sostituisci le travi e i pilastri con legname marcio.

Tang capiva perfettamente il proverbio.

Sabota, distruggi o comunque elimina le strutture fondamentali che sostengono un avversario e sostituiscile con le tue. Rendi inabile l’antagonista, prendi il potere dall’interno.

«Quando le ruote sono bloccate, il carro non può muoversi. Quando le travi e i pilastri sono stati tolti, la casa cadrà in pezzi», disse ancora Pau Wen.

Tang era orgoglioso di far parte di quello che stava per cominciare.

«Me ne andrò presto. È necessario per realizzare il nostro scopo. Ma monitorerò e guiderò da lontano il vostro cammino, per mezzo della voce di fratello Tang.»

Aveva sentito bene? Perché non uno degli anziani? Non aveva ancora trent’anni ed era da poco nel Ba. E ciononostante sarebbe stato al comando?

«La sua risorsa è la gioventù. Il nostro piano ha bisogno di parecchio tempo. Anche se molti di voi hanno più esperienza di lui, il tempo non è dalla vostra parte.»

Tang gettò un’occhiata per la sala e si rese conto che nessuno degli altri tradiva la minima reazione. Il Ba non era una democrazia: in realtà, quello era un concetto ignoto al pensiero legalista. Gli Egemoni prendevano tutte le decisioni, senza discussioni né dibattiti.

«E perché devi partire?» domandò all’improvviso uno degli anziani.

Il viso di Pau rimase inespressivo. «Potrei costituire una distrazione.»

«Ovvero, i tuoi nemici potrebbero interferire.»

«Hai nutrito a lungo delle riserve sulla nostra condotta», disse Pau.

«Questo è falso. Le mie riserve sono solo contro di te.»

Tang sapeva che quell’uomo era di statura quasi pari a Pau Wen. Favorito nella capitale, conosciuto dal Partito. Rispettato. Ma si rendeva pure conto di quello che Pau stava facendo.

Stana la tigre dalle montagne.

Piuttosto che addentrarsi in territori pericolosi e ostili per confrontare un avversario, è molto meglio farlo uscire a combatterti.

«Ci lasci mano libera per un’ardua battaglia che non intendi combattere con noi. Alcuni di noi possono riuscire, molti non ce la faranno. Tuttavia così tu non puoi perdere.»

«Che cosa vorresti che facessi?» domandò Pau.

«Come minimo che restassi qui.»

Uno stratagemma intelligente, pensò Tang. Quando un avversario ha il coltello dalla parte del manico, invece di resistergli direttamente, esaurisci le sue risorse, indebolisci la sua forza. Provoca un errore. Su un uomo di minor levatura, la manovra avrebbe funzionato...

«Ma così non saresti in grado di scalzarmi», disse Pau.

I due non staccavano gli occhi l’uno dall’altro.

«So che cosa stai facendo», dichiarò Pau. «So che, quando me ne sarò andato, usurperai tutto quello che ho programmato. Ecco perché non sei stato scelto per essere il mio agente. Ecco perché siamo qui, perché tutti sappiano dei tuoi tradimenti.»

L’uomo tenne duro, la schiena rigida come il suo atteggiamento. «Sarai la nostra rovina.»

Pau teneva le braccia conserte sul petto, coperte dalle maniche della veste.

Tang si accorse che il vecchio lanciava uno sguardo a sinistra, e il fratello di fianco all’avversario di Pau avanzò di due passi, afferrò la testa dell’uomo con entrambe le mani e la ruotò bruscamente.

Uno schianto ruppe il silenzio e il corpo cadde sul marmo.

Nessuno degli altri reagì.

Pau Wen era rimasto immobile. «Dopo aver scritto L’arte della guerra, Sun Tzu ottenne udienza dal re di Wu. Voleva comandare l’esercito del re, ma quest’ultimo non credeva che si potesse insegnare a qualcuno a diventare un soldato, e sfidò Sun Tzu: insegna alle concubine imperiali a combattere, e potrai comandare il mio esercito. Sun Tzu accettò la sfida, nominò due donne ufficiali e illustrò loro l’arte della marcia. Ma, quando i tamburi diedero il segnale, tutte le donne scoppiarono a ridere. Sun Tzu sapeva che, se gli ordini non sono chiari, la colpa è del generale. Perciò ripeté l’esperimento, ma gli ufficiali e le donne risero ancora. Sun Tzu sapeva pure che, se gli ordini sono chiari ma non vengono eseguiti, la colpa è degli ufficiali. Perciò ordinò che gli ufficiali – le due concubine preferite del re – fossero decapitati. Dopodiché, le donne rimaste eseguirono gli ordini alla perfezione e furono bene istruite. Il re, benché disgustato e furibondo, concesse a Sun Tzu il comando dell’esercito.»

Erano tutti in silenzio.

«I miei ordini sono chiari?» domandò Pau al gruppo.

Tutti annuirono



Tang ricordò quello che era successo dopo il raduno. In tre avevano portato fuori il corpo al luogo sacro, oltre le rocce. Lì gli avevano tagliato gli arti e avevano fatto a pezzi il resto del cadavere, le pietre usate per triturare carne e ossa in una pasta che fu mischiata a farina d’orzo e latte.

Poi erano stati chiamati gli avvoltoi.

Aveva assistito molte volte allo jhator. La traduzione letterale era «fare l’elemosina agli uccelli», l’unico modo pratico per disfarsi dei resti umani in un Paese troppo roccioso per scavar tombe e dove il legname era troppo scarso per le cremazioni.

«È un cattivo presagio se è necessario convincere gli uccelli a mangiare o se una parte dell’offerta, anche piccola, è ancora lì dopo che se ne sono andati», aveva detto una volta Pau.

Ma quel giorno gli uccelli erano andati via solo dopo essersi mangiati tutto.

Tang desiderava poter trattare con Ni Yong con la stessa facilità con cui Pau Wen aveva congedato lo sfidante. La sfacciataggine di Ni era fastidiosa. Il premier lo aveva davvero autorizzato a trattenerlo? Decise di scoprirlo e ordinò al pilota dell’elicottero di metterlo in contatto con Pechino. Rispose il suo primo assistente e gli comunicò che il premier aveva lasciato la capitale un paio d’ore prima.

«Dov’è diretto?»

«Regione di Xinjiang. A Kashgar c’è l’inaugurazione di una nuova struttura per il trattamento dell’acqua.»

Non era un’occasione che normalmente avrebbe richiesto la presenza del premier del Partito e del presidente del Paese, perciò espresse la propria preoccupazione.

«Stavo pensando alla stessa cosa. Ho fatto qualche indagine e mi è stato detto che il governatore è preoccupato per i nuovi tumulti nella regione», disse l’assistente.

Le zone più occidentali della Cina erano sempre state un problema. Otto Paesi ne condividevano i confini, la cultura era più musulmana e centroasiatica che orientale. Per diluire una popolazione di cinesi non Han che costituiva quasi il novanta per cento, Mao aveva incoraggiato l’immigrazione. I governi successivi, compreso quello attuale, avevano continuato tale politica. Di recente, erano aumentate le proteste violente contro quella che veniva percepita come un’invasione culturale.

«È tutto quello che sei riuscito a scoprire?»

«Hanno iniziato a domandare perché fossi così interessato. Ho risposto che aveva chiesto una riunione.»

Buon espediente.

«Ministro, sono appena stato informato di qualcos’altro.»

Non gli piacque il cambiamento nel tono di voce.

«Il laboratorio di Lanzhou è stato attaccato. Tutti gli uomini sono morti. Hanno preso Lev Sokolov.»

L'esercito fantasma
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