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Durante il volo, Tang rimase seduto in silenzio, mentre l’elicottero lottava contro l’aria sempre più rarefatta degli altipiani occidentali. Probabilmente seguivano la strada del Karakorum, che univa Kashgar e Pakistan attraverso un valico montano a quasi cinquemila metri sopra il livello del mare. Un tempo era la strada utilizzata dalle carovane che viaggiavano sulla Via della Seta, frequentata solo dai banditi che approfittavano del terreno accidentato per massacrare e depredare. Adesso era un angolo dimenticato della Repubblica, che rivendicavano in molti ma nessuno controllava.
Non si era tolto le cuffie non soltanto per proteggersi dal ronzio del rotore, ma anche per non dover parlare con Viktor Tomas. Per fortuna, quest’ultimo aveva chiuso gli occhi, si era tolto le cuffie e sonnecchiava.
Per un decennio aveva evitato intenzionalmente la Sala per la Conservazione dell’Armonia. Erano pochi i fratelli che vivevano ancora lì, soprattutto per perpetuare l’illusione di un monastero di montagna che ospitava santi il cui unico desiderio era di starsene in solitudine.
Si disse di essere prudente.
C’era una ragione per tutto quello che accadeva.
«Ministro», disse il pilota nelle cuffie.
«Che cosa c’è?»
«Una chiamata dal suo ufficio.»
Sentì un clic, poi: «Ministro, siamo ragionevolmente convinti di aver scoperto la destinazione di Ni Yong: Yecheng».
Nota anche come Kargilik. Ci era stato una volta, a beneficio delle telecamere della televisione che lo avevano ripreso mentre ammirava la moschea del XV secolo e le vie secondarie coi muri di mattoni essiccati al sole.
«C’è un piccolo aeroporto a sud della città. Il turboelica requisito dal ministro può atterrare là. È l’unico luogo disponibile sulla loro rotta», aggiunse il suo primo assistente.
«Ascoltami bene. Non abbiamo scelta. Se la missione fallisse, ti riterrei personalmente responsabile.»
Il silenzio confermò che l’assistente aveva capito la gravità della questione.
«Trova il comandante della polizia di Yecheng, tiralo giù dal letto e digli che voglio che le persone che si trovano su quel volo siano messe sotto custodia. Uno di loro, Leo Sokolov, è russo. Voglio che lui e il ministro Ni siano isolati dagli altri e trattenuti finché non verrò a prenderli. Invia per e-mail o per fax una foto di Sokolov in modo che la sua identità sia certa. Il ministro Ni lo riconoscerà, immagino.»
«Sarà fatto.»
«Un’altra cosa. Non voglio che sia fatto del male a Sokolov o a Ni. Se dovesse succedere, fate sapere al responsabile che il prezzo da pagare sarà alto.»
«E gli altri due?»
«Nei loro confronti non nutro sentimenti protettivi. Anzi, se dovessero scomparire, il comandante potrebbe ricevere una bella ricompensa.»
Malone allacciò la cintura di sicurezza mentre una turbolenza contrastava la discesa dell’aereo.
«Eviteremo Kashgar. Mi hanno detto che Tang e il premier si sono diretti là. Quest’aereo può atterrare molto più vicino alla nostra destinazione. C’è un piccolo aeroporto, a circa un’ora di macchina dalla meta, a Yecheng.» Ni aveva una mappa della regione e spiegò che l’Afghanistan, il Pakistan e l’India, tre vicini instabili, avevano rivendicato il possesso di quelle valli e di quelle montagne. Le catene dell’Himalaya, del Karakorum, dell’Hindu Kush e del Pamir si congiungevano tutte lì, con cime che raggiungevano anche seimila metri. E, benché i monasteri fossero diffusi più a est, in Tibet, così a ovest erano relativamente rari. «C’è solo un posto vicino a quello che abbiamo visto sulle mappe di seta. È antico, fra le montagne, abitato da monaci solitari. Mi dicono che sia un luogo tranquillo, e che non sia mai stato teatro di strane attività.»
«E perché avrebbe dovuto? L’ultima cosa che il Ba potrebbe volere è attrarre l’attenzione», commentò Malone.
«Andare là potrebbe essere molto rischioso. Dovremmo consultare gli esperti del posto.»
«Ci serviranno delle armi», disse Cassiopea.
«Ho portato le vostre pistole e munizioni di scorta.»
«Quanta fiducia!» fece Malone.
Ni parve cogliere il messaggio sottinteso. «Prima di partire da Xi’an ho fatto una telefonata a un amico dell’ambasciata americana: ha controllato e dice che di lei ci si può fidare. Dice che se lei è qui deve trattarsi di una questione importante.»
«Sa cosa significa ’stronzate’?»
Ni sorrise. «No, Mr Malone. Io credo che lei e Miss Vitt siate molto più vicini a essere alleati che nemici.»
Malone e Ni Yong parlarono della Cina per un’ora. Ni raccolse le domande e rilanciò con risposte dirette.
«Mi dicono che lei potrebbe essere il prossimo premier», disse infine Malone.
«È quello che vuole l’America?»
«Non lavoro per l’America.»
Ni fece un largo sorriso. «Lei è un libraio. È quello che dicono i miei amici all’ambasciata. Anche a me piacciono i libri. Purtroppo, la Cina non la pensa così. Sapeva che in Cina non sono ammessi i libri che raccontano i fatti di piazza Tiananmen? Tutti i siti web e le pagine in cui anche soltanto compaiano quelle parole sono censurati. Come se non fosse mai successo.»
A Malone non sfuggì l’espressione sofferente di Ni. «Era presente?»
Ni assentì. «Mi pare di sentire ancora l’odore, il tanfo di feci di un milione di persone. I netturbini avevano cercato di farlo sparire, ma non sono mai riusciti a tenere il passo. Quando finalmente le persone se ne sono andate, sono rimasti solo i loro rifiuti. Un odore orribile... Reso ancor più orribile da quello della morte.»
Malone aveva letto del massacro. Aveva visto il video con le file di carri armati che si muovevano pesanti lungo la strada, un giovane in camicia bianca e pantaloni neri, con le borse della spesa in mano, che ne bloccava l’avanzata. Quando i carri armati avevano fatto uno scarto improvviso, lui gli era saltato davanti. Gli sarebbero passati sopra? I soldati gli avrebbero sparato? Il duello era continuato per parecchi minuti pieni di tensione, finché il ragazzo non era stato spintonato via.
Malone disse a Ni quello che si ricordava.
«Io ero là. Ho osservato il loro duello. Molti erano già morti. Molti altri lo sarebbero stati presto. Per tutto il tempo non ho fatto che pensare alla strada dove stava succedendo: Chang’an, il viale della Pace Eterna. Che ironia.»
Malone concordava.
«Ci sono voluti due giorni per portar via i corpi», continuò Ni, quasi sussurrando. «Quello che l’Occidente non sa è che il governo non ha permesso che i feriti fossero curati in ospedale. Sono stati mandati via. Non sapremo mai quanti siano morti a causa di quella decisione crudele.»
«Pare che questa storia le sia rimasta impressa.»
«Mi ha cambiato. Da allora non sono più stato lo stesso.»
Malone non stentava a crederlo. Il dolore che aveva visto negli occhi di Ni non poteva essere simulato. Forse quel leader cinese era diverso dagli altri?
«Chi ha preso mio figlio?» domandò Sokolov.
«Persone molto cattive», rispose Ni. «Eunuchi. Pensavo che non esistessero più. E, se me lo avessero detto quattro giorni fa, avrei replicato che era impossibile. Ora so quanto mi sbagliavo.»
«Sappiamo altro della Sala per la Conservazione dell’Armonia?» domandò Cassiopea.
«Mi hanno detto che non è aperta al pubblico», rispose Ni. «Ma questo non è strano. In migliaia di luoghi l’accesso è riservato. Questa regione è contesa. Noi controlliamo il territorio, mentre il Pakistan e l’India se lo disputano a furia di guerre. Finché i combattimenti riguardano il lato meridionale delle montagne, come avviene di solito, non investiamo molto per difenderlo.»
La potenza dei motori diminuì e cominciarono a perdere quota. Il cielo era nero come la pece.
«E il premier?» domandò Malone.
Ni guardava davanti a sé, sembrava assorto nei suoi pensieri.
L’aereo continuò la discesa.
«È atterrato a Kashgar ore fa.»
Malone sentì un tono scettico nella sua voce. «Che c’è?»
«Odio che mi si raccontino bugie. Pau e il premier mi hanno mentito. Temo che mi stiano usando, tutti e due», disse Ni.
«Non c’è niente di male. Purché lei lo sappia», ribatté Malone.
«Non mi piace comunque.»
Malone fu costretto a replicare: «Si renderà conto che Tang potrebbe sapere dove siamo diretti; non c’è ragione perché non lo sappia». Indicò Sokolov. «Vorrà riprenderselo.»
Al russo, quell’idea faceva accapponare la pelle.
«Non possono esserci così tanti posti dove atterrare, da queste parti. Tang ha sicuramente controllato», aggiunse Malone.
«Che cos’ha in mente?» domandò Ni.
«Un piccolo inganno anche da parte nostra.»