62

Tang lasciò l’edificio della sicurezza e andò dritto alla macchina che lui e Viktor avevano requisito. Aveva detto a Viktor di aspettare fuori e, a quanto pareva, era stato abbastanza sveglio da nascondersi quand’erano arrivati Ni e i suoi uomini. Due dei lacchè di Ni stavano di guardia all’ingresso dell’edificio. Avendo deciso di essere discreto nella ricerca del russo, Tang scivolò dietro il volante, mise in moto e se ne andò.

Un movimento sul sedile posteriore lo fece trasalire.

Nello specchietto retrovisore apparve la faccia di Viktor. «Mi chiedevo quando saresti uscito.»

«Il ministro Ni ti sta cercando.»

«Ne sono sicuro.»

Tang aveva stabilito che ormai Viktor non gli era più utile. Se Ni fosse riuscito a catturarlo, non gli ci sarebbe voluto molto a farlo parlare. Le procedure d’interrogatorio cinesi erano piuttosto efficaci. A differenza dell’Occidente, non esitavano a ricorrere alla tortura.

Ma c’era il problema di Pau Wen. Dov’era finito il vecchio?

Gli squillò il telefono. L’aveva riattivato quand’era uscito dall’edificio della sicurezza. Accostò l’auto e rispose, passando la chiamata in viva voce.

«Sono tornato», disse Pau Wen.

Ma Tang voleva delle risposte. «Hai detto che quella tomba conteneva delle lampade a petrolio. Non c’era niente.»

«Una volta c’erano molte lampade, tutte piene di petrolio. Ma, quando ci sono entrato vent’anni fa, ho portato via tutti i manufatti, incluse le lampade.»

«Dove sei?»

Pau rise. «Perché dovrei rispondere?»

«Sei in Cina. Ti troverò.»

«Sono sicuro che tu abbia visto sul video i due fratelli, che erano appostati per sorvegliare la camera della biblioteca, venir via con me. Questa dovrebbe essere una prova abbastanza evidente che non godi dell’appoggio incondizionato della fratellanza.»

«Ho uomini a sufficienza per finirti.»

«Ma di chi puoi fidarti davvero? Chi altri ti sta ingannando?»

«Ho assolutamente bisogno di quel campione di petrolio. Questo lo sai.»

«Per avere una di quelle lampade, dovrai trattare con me.»

«Mi avevi assicurato che avrei avuto un campione. È essenziale per il nostro piano.»

«Non è più il nostro piano. Hai assunto il controllo: adesso è il tuo piano. Questo l’hai detto chiaramente l’ultima volta che abbiamo parlato.»

Sapeva che cosa dire. «Come possiamo uscire da questo vicolo cieco?»

«Bao he dian», disse Pau.

Viktor comprendeva perfettamente il mandarino e conosceva la traduzione.

La Sala per la Conservazione dell’Armonia.

«Là parleremo.»

«Così mi puoi uccidere?»

«Se ti avessi voluto morto, lo saresti già.»

Per dimostrare la teoria del petrolio abiotico e liberare la Cina dal vincolo delle importazioni, bisognava fornire a Sokolov un campione autentico del petrolio che era stato estratto dai giacimenti del Gansu duemiladuecento anni prima. Pau Wen era l’unico cui potesse rivolgersi per quel campione. Tuttavia... «Come faccio a sapere che il campione che fornirai è autentico?»

«Ho trasferito tutto ciò che proviene dalla tomba di Qin Shi. Questo ha richiesto uno sforzo enorme. Per me sarebbe inconcepibile alterare qualcosa che mi sono preso tanto disturbo per salvare.»

«Perché non l’ho mai saputo?»

«Perché non era necessario dirtelo.»

«Va bene, sto arrivando.»

«Allora ci parleremo ancora. Là.»

La chiamata s’interruppe e Tang chiuse il telefono.

«Ci stiamo andando entrambi, devo presumere?» domandò Viktor.

Era stata una telefonata difficile per diverse ragioni, e una di quelle gli suggerì che aveva ancora bisogno del suo forestiero.

Almeno per un po’.

«Esatto.»



Ni studiò i due stranieri. I passaporti li identificavano come Cotton Malone e Cassiopea Vitt, cosa che il suo staff aveva verificato. Di solito le spie non vanno in giro con le generalità autentiche. Erano anche forniti di due armi da fianco dell’Esercito Popolare di Liberazione, che probabilmente si erano procurati sull’elicottero che li aveva portati a nord dal lago Dian. Una veloce ricerca su Internet aveva rivelato che Cassiopea Vitt era una donna ricca, viveva nel Sud della Francia e aveva un padre miliardario che si era fatto da sé e aveva lasciato tutto all’unica figlia. Il suo nome compariva in parecchi articoli di tutto il mondo, e la maggior parte trattava di ritrovamenti archeologici o qualche altro tipo di reperto storico in pericolo che lei aveva recuperato o restaurato.

Cotton Malone era tutta un’altra storia. Avvocato, capitano di fregata della marina ed ex agente americano del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Era in pensione da due anni e ora possedeva una libreria a Copenhagen.

Una copertura?

Forse, ma sembrava un po’ ovvia.

«Voglio sapere del pilota che vi ha portato qui dalla provincia dello Yunnan», disse in inglese.

«È facile. Si chiama Viktor Tomas ed è una spina nel fianco. Sarebbe fantastico se lei potesse arrestarlo», rispose Malone.

«Mi piacerebbe fare esattamente così. Ha ucciso uno dei nostri piloti.»

«Che stava cercando di uccidere noi», disse Cassiopea.

Ni le rivolse un’occhiataccia. «Era un ufficiale dell’Esercito Popolare di Liberazione che eseguiva gli ordini. Non aveva idea di chi foste.»

«Viktor è qui da qualche parte. Lavora per Karl Tang», aggiunse Malone.

«Quell’uomo non le piace», replicò Ni.

«Non è tra quelli cui manderò gli auguri di Natale.»

«Perché voi due siete qui?» domandò il ministro.

«In gita turistica. È un nuovo viaggio offerto dall’Esercito Popolare di Liberazione. Fai un giro su uno dei vostri elicotteri e vieni attaccato da un caccia. La sbirciatina in una tomba antica è compresa nel prezzo», disse Malone.

Ni sorrise. Quei due non rappresentavano una minaccia. Almeno non per lui. «Eravate nella tomba a sparare a Tang e ai suoi uomini?»

Malone lo guardò sospettoso. «A giudicare dai vestiti bagnati e dalla sporcizia che ci ricopre tutti, c’era anche lei. ’Qui, coglioni.’ Se lo ricorda?»

«Mi avete dato il tempo di scappare.»

«L’idea era quella. Anche se non sapevamo chi stessimo aiutando», spiegò Cassiopea.

Ni decise di rischiare. «Viktor Tomas mi ha aiutato a scappare.»

Malone sembrava sorpreso. «È fortunato. Pare che lei sia sulla sua lista di Natale.»

«È una brutta cosa?»

«Dipende da quale parte sta oggi Viktor.»

«Dov’è Pau Wen?» domandò.

«Se n’è andato. È scomparso in un tunnel mentre ci avvicinavamo alla tomba. Non abbiamo idea di dove sia ora», rispose Cassiopea.

«Lei, naturalmente, lo sapeva già. Se n’è andato, non è vero?» disse Malone,

Ni notò che Malone possedeva un buon intuito. Ma da un ex agente non si aspettava niente di meno. «Se n’è andato in macchina due ore fa.»

«Sembra che abbiate un mucchio di problemi», commentò Malone.

«Proprio come voi.»

La porta si aprì. «Ministro, dobbiamo parlare», esordì in mandarino uno dei suoi uomini.

Ni si domandò se Malone o Vitt avessero capito.

Nessuno dei due batté ciglio.

«Sarò di ritorno fra un attimo.»



Malone sapeva che sarebbe arrivato.

«Non c’era bisogno di vendere Viktor», disse Cassiopea mentre la porta si chiudeva.

«Era già venduto.»

«Hai sentito Ni: Viktor l’ha salvato.»

«Vale a dire che i russi vogliono che Ni sconfigga Tang nella lotta per il controllo di questo posto di corruzione. Non c’è da stupirsi.» Continuava a non accennare agli altri due obiettivi di Viktor: uccidere Tang e rintracciare – o mettere a tacere se necessario – Sokolov.

«Hai finito di fare ordine in quel tuo cervello?» domandò lei.

Lui la ignorò e si alzò.

«Che cosa hai intenzione di fare?»

«Seguire un’intuizione.» Aprì la porta.

Due uomini reagirono alla sua presenza agguantando le armi nella fondina. Ni Yong stava parlando con l’uomo che li aveva interrotti. Abbaiò un ordine che Malone non capì, ma gli uomini si ritirarono.

«Che cosa c’è?» domandò Ni in inglese.

«Credo di poterla aiutare.»

L'esercito fantasma
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