Ringraziamenti

PRIMA fra tutti ringrazio la mia editor, Deanne Urmy, di cui apprezzo molto i consigli e l’amicizia; questo è il nostro secondo libro insieme, e io continuo a nutrire una profonda ammirazione per il suo garbo e la sua saggezza. È stato un piacere lavorare con tutto lo staff della Houghton Mifflin Harcourt, in particolar modo con Michelle Bonanno Triant e Nicole Angeloro. Il team di produzione composto da Martha Kennedy, Beth Burleigh Fuller e Barbara Wood ha colto un’altra volta nel segno.

La mia agente, Gail Hochman, e le sue collaboratrici – Marianne Merola e Jody Kahn in primis – sono state finora le colonne portanti della mia vita professionale. Vi ringrazio, o belle e nobili signore.

Un ringraziamento speciale alla mia amica Mary Berry (in memoriam), il cui spirito giovanile mi ha dato lo spunto per narrare l’estrema vecchiaia; ad Amy MacDonald, che ha così spesso offerto a questa scrittrice un luogo in cui rifugiarsi, sia nel senso letterale sia nel senso metaforico del termine; a Patty Hopkins, che mi ha elargito tutto il suo bagaglio di storie famigliari e di registrazioni in lituano; a Susan e Bill, e a Jess e Bill, che mi hanno concesso lo spazio e il tempo per scrivere. Ringrazio inoltre i miei modelli e le mie fonti d’ispirazione musicale: mio fratello Barry, musicista ancora in attività dopo tutti questi anni, e Bob Thompson, mio vecchio amico ed ex compagno di musica.

Scrivere questo romanzo ha richiesto molto più tempo di quanto pensassi all’inizio, e perciò anche la quantità di incoraggiamenti richiesta è stata superiore al solito. Polly Bennell, maestra di vita di scrittori disperati, è stata una guida preziosissima. Un altrettanto sentito ringraziamento spetta ad Anne Wood, Patrick Clary e Bill Lundgren per le assillanti attenzioni che mi hanno riservato e per il loro rifiuto ad accettare un no come risposta; a Catherine WoodBrooks per le tante cose che ha sempre fatto per me, e a Dan Abbott, mio marito e compagno di squadra, che con me condivide tutto. Vi devo davvero tanto.

Ringrazio infine a gran voce, benché con notevole ritardo, i miei amici della libreria Longfellow Books di Portland, nel Maine, che nel corso degli anni mi hanno dispensato libri, gatti, regali, adulazione immeritata, i biscotti di Phyllis, sconti incredibilmente alti, un enorme supporto morale e vera amicizia.

Ho scritto questo libro in memoria dell’adorato Stuart Gersen.