Sommario
La Guerra Spiegata Ai Poveri 118
La Conversazione Continuamente Interrotta 202
La commedia, in sette quadri, esordì al teatro Lirico di Milano la sera del 23 novembre del 1960 (con repliche fino al 3 dicembre), per la regia di Vittorio Gassman, che rivestiva anche i panni del marziano, e musiche di Guido Turchi.
Il testo uscì nello stesso anno nel terzo Quaderno del "Teatro Popolare Italiano" (la compagnia fondata da Vittorio Gassman e dall'impresario Giuseppe Erba), con una presentazione di Luciano Codignola. L'episodio della straordinaria discesa di un marziano nel mondo romano, prima curioso poi indifferente all'evento, figura già in un racconto-diario pubblicato su "Il Mondo" del 2 novembre 1954, con lo stesso titolo, e poi raccolto nel volume Diario notturno, uscito nel 1956.
La rappresentazione della farsa si rivelò un vero e proprio insuccesso, tanto che dopo le repliche di Torino, dal 23 al 25 dicembre, Gassman decise di rinunciare alla già prevista trasferta romana: il pubblico milanese, soprattutto quello della prima, fischiò a lungo; i recensori, pressoché unanimi, stroncarono la commedia il cui "bel naufragare" (come scrive Flaiano nella nota qui riprodotta) rappresentò certo uno dei più importanti avvenimenti della stagione teatrale.
Così lo scrittore commentò la serata della prima in un articolo pubblicato sulle "Ore" del 6 dicembre:
LA COMMEDIA: Il compito di uno scrittore che vuol dedicarsi al teatro, oggi, è quello di portare un po' di caos nell'ordine. Con la mia commedia credo di esserci riuscito.
Il pubblico (una parte del pubblico) è rimasto male. Ma io l'avevo pensato. Non mi interessa di indovinare i gusti del pubblico. Io indovino appena i miei gusti.
LA PRIMA SERA: Entusiasmante. Quando è cominciato il chiasso del pubblico ho avuto la certezza che la mia commedia era buona, cioè necessaria. E l'ho avuta guardando gli attori che entravano in scena a denti stretti, decisi a farsi ascoltare sino alla fine, perché credevano nella commedia. Mi stringevano le mani, passando. Una ragazza mi disse felice: "È il più bel giorno della mia vita". Il mostro si muoveva nella sala nel suo pantano di stupidaggini, e le parole non arrivavano oltre le prime file. Era inutile recitare davanti a un pubblico di visoni. Calato il sipario gli attori mi si strinsero attorno. E allora io li applaudii.
IL PUBBLICO: Si era diviso nettamente in due. Nella parte di pubblico che zittiva e fischiava debbo notare un deciso miglioramento. Nessuno mi ha offeso, come fecero con Fellini alla prima della "Dolce vita", o con Visconti alla prima di "Rocco e i suoi fratelli".
LA CRITICA: Magnifici Renzo Tian del "Messaggero", Raul Radice, Possenti, Bartolucci, Domenico Manzella, Talarico, Dursi. Bene gli altri. Male Mosca, Palmieri e Terron. Ma li ringrazio lo stesso, conosco le loro commedie e la loro approvazione mi avrebbe addolorato.
CONCLUSIONE: Scriverò un'altra commedia, migliore o peggiore non so, so soltanto che l'azione si svolge a Milano. Ci sarà da divertirsi.
Personaggi
KUNT, marziano
UN PRETE
ADRIANO, cronista
DUE PASSANTI
FABRIZIO, artista
TRE IMPIEGATI
FRED GOMES, professore
d'arte
varia
DUE OPERAI
ALVARO, amico di ORLANDO
DUE GUARDIE
MASSIMO
OLIVIERO
giornalisti
DUE TELEFONISTI
DUE SIGNORI
MARCO, fotografo
TRE GIOVINASTRI
ALESSIO
BELLARIO
ROMANO
ERCOLANI
LAZZARO
intellettuali
ANNA, ballerina
PATRIZIA
MARA
sue compagne
GLORIA, contessa
ISABELLA, scrittrice
BARONE, funzionario
AMALIA
loro amiche
DOTTORE, commissario
DIOMIRA
ASTERIO, pittore
GRAZIELLA, attrice
NARDONE, commendatore
UNA SVEDESE
IL RE D'ARCADIA, in esilio
UNA RAGAZZA
YOUNG, attore
PASSANTI
UN MENDICANTE
SUONATORI DI JAZZ
DUE STUDENTI
AGENTI
UN SARTO
GROOMS,
UN FOTOGRAFO
INVITATI,
CAMERIERI, ecc
Note ai personaggi
Il marziano è un giovane sui trent'anni. Niente di "diabolico" o comunque di strano nel suo volto e nelle sue maniere, che sono quelle di una persona perfettamente educata, con improvvisi slanci e cupi pentimenti. La sua disinvoltura è sempre meditata. Veste con sobria eleganza, cioè con una punta di goffaggine. Nell'ultimo quadro indossa un duffel-coat e si è fatto crescere una leggera barba.
Adriano è un giovane di trentacinque anni. È appassionato, volubile, confuso, cinico e sentimentale: un pasticcio di cui, egli per primo, non capisce niente. Veste senza nessuna cura, preferibilmente di grigio.
Fabrizio è l'artista libero, astuto, generoso e sempre a caccia di emozioni. Intelligente, si ritira a tempo. Veste di scuro, blu o nero, comunemente, senza eleganza. Ha trent'anni.
Fred Gomes ha quarantacinque anni, forse cinquanta. Si mantiene bene, veste con la equivoca serietà del magnaccia intellettuale. Un suo vezzo è di fissare, quando parla, l'interlocutore. Ha belle mani e se le guarda spesso. Nell'ultimo quadro ha perso un po' della sua sfrontatezza, parla a voce più bassa e ha gli occhiali.
Anna ha ventiquattro anni, ma spesso ne dimostra diciotto. È allegra ma pensosa e lontana, sfacciatamente dolcissima. Nell'ultimo quadro è una donna un po' stanca. Il suo fascino è anche nella prontezza delle risoluzioni, prese senza pensare agli altri, unicamente per seguire ciò che l'attrae, ma senza l'ombra di prostituzione. Veste di bianco, di celeste, di verde: è bionda.
Gli altri personaggi sono un po' suggeriti dalle loro azioni. Comunque, nessuno deve giustificare la caricatura, nemmeno le dame del quinto quadro, che anzi saranno belle ed eleganti, e tanto meno i personaggi minori: quali, ad esempio, il re d'Arcadia, che sarà imponente e languido, o Nardone che sarà confidenziale e veemente, ma con simpatica istrioneria. I giornalisti e gli intellettuali vestono con cura, hanno modi cortesi. Il pittore Asterio, alto e dinoccolato, settentrionale, ha un paio di pantaloni di tela, una maglia, una giubba larga. Mara e Patrizia sono due brave, oneste puttanelle, indossano con grazia abiti aderenti, ma senza sfarzo. Barone indossa un abito scuro e Dottore un abito chiaro. Il costume da centurione romano di Young è molto sobrio, senza elmo e mantello. Young ha i capelli tagliati cortissimi, un volto bello e inespressivo, la disinvoltura degli americani taciturni. Anna e Graziella, nello stesso sesto quadro, indossano tuniche da schiave egiziane con ornamenti essenziali, ma non ridicole parrucche.