31. STANZE (III)
Per lungo tempo mi addormento tardi, la notte. In preda ai miei incubi lucidi, acuisco i sensi cercando indizi della mia realtà.
Sono consapevole di ogni rumore notturno: riconosco gli accidentali movimenti dei bambini nella loro stanza, i passetti rapidi con cui corrono nel nostro letto, quelli ciondolanti con cui si dirigono in bagno. Arie del Flauto magico eseguite al clarinetto da un vicino insonne.
Il respiro di Clara.
Clara che per tutta la sua vita è stata sé stessa, Clara bamina, adolescente, donna, che ogni notte sprofonda in un sonno profondo, senza timore, al mattino di svegliarsi un'altra.
Ogni stanza ha la sua inconfondibile linea musicale.
La musica delle stanze mi tiene sveglio a lungo.
Mi alzo per bagnarmi la faccia e mi guardo nel grande specchio del bagno. Ripenso al riflesso di una donna in bici, in una vetrina, che in un primo momento mi sembrava quello di Clara; mi chiedo se non lo sia veramente: il riflesso di una Clara attraverso lo specchio che a Barcellona non ha scelto me, che ha avuto un'altra vita, un'altra casa, un'altra famiglia.