12. LA VOCE DI CLARA
Le star indiscusse del XVIII secolo erano uomini evirati prima che avessero raggiunto l’età dello sviluppo sessuale, così da conservare la voce infantile. Per quanto ci è possibile immaginare – non possediamo che pochi minuti di pessime registrazioni della voce di un castrato all’inizio del XX secolo – doveva trattarsi di una voce bianca amplificata dalla cassa toracica di un uomo adulto.
A partire dal XX secolo le parti scritte per castrato sono state affidate a uomini (tenori o falsettisti) o donne (mezzosoprani o contralti) ma nessuna voce naturale può riprodurre la potenza e il timbro che immaginiamo nella voce di castrato.
Ecco un’altra contraddizione: uno dei più grandi lasciti della cultura occidentale è andato perduto per la giusta condanna della mutilazione infantile.
Clara mi parla a lungo della voce di castrato (grazie all’impianto può riprodurre qualsiasi timbro, ma solo lei può scegliere quale; come con qualsiasi strumento prodotto in serie, il suono ottenuto dipende unicamente dall’individualità dell’interprete: ecco l’identità che ho cercato vanamente per anni): deve somigliare a una voce di contralto, più potente ma femminile, o a quella di un falsettista, più androgina ma debole e piatta? O ancora alla voce di un bambino amplificata?
So cosa accade dentro di lei: cerca di tenere in vita quel momento irripetibile, l’ultima nota sospesa sul silenzio.