22. DALLA «GUIDA ALL’ASCOLTO DELLA SINFONIA N.3 DI F. M. Tardello», LIBRETTO DI SALA A CURA DI ROBERTO S.
Mi riesce difficile introdurre l'ultima opera del mio amico, che, per tener fede al suo ultimo desiderio, viene presentata sotto la mia cura, una parola insufficiente ad esprimere il lungo e tormentato lavoro di rielaborazione a cui l'ho sottoposta (e mi sono sottoposto).
Molti di coloro che ascolteranno per la prima volta questo lavoro estremo, saranno richiamati dall'aura mitica che ormai riveste il nome di Federico Maria Tardello, un nome che ricorre più spesso negli studi sulla cosiddetta singolarità o nelle facoltà di sociologia, piuttosto che nelle riviste musicali.
Il mio amico non è stato il primo ad abbandonare la realtà per rifugiarsi in uno scenario virtuale, ma probabilmente è stato il più radicale. E benché mi auguri che la sua ultima opera sia apprezzata per il suo valore musicale, so bene che in nessun momento dei 35 minuti che ne costituiscono l'ascolto, non incomba l'ombra del Palazzo incantato che ha eletto a suo ultimo rifugio.
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A differenza di quanto è stato scritto da alcuni critici, quello che ascolterete stasera non è «un bignami di tutta la storia della musica in un unico mostruoso accordo», e benché in alcuni momenti io abbia avuto la tentazione di tacciare il mio amico di pazzia e cestinare la sua ultima partitura come frutto degenerato del suo isolamento, sono felice di non aver ceduto al rancore.
Scrivo queste note con l’intenzione di rivendicare la grandezza del suo gesto musicale estremo e forse, se mi sarà concesso, di espiare tardivamente la mia colpa giovanile. [...]