30. FILI (II)

 

 

Riannodo i fili della Sinfonia n.3 scoprendo accostamenti inaspettati. Nell'infinito accordo dell'orchestra convivono in un accoppiamento blasfemo l'«Ave Maria» di Desdemona e il tema del Sabath della Sinfonia fantastica; la sguaiata vitalità di Musetta sfuma nel lirismo del Lamento di Didone; Wagner e Stravinskij si fronteggiano senza nascondere il reciproco disprezzo.

Dopo aver isolato al pianoforte tutti gli elementi che riesco a identificare, comincio a ridare a ognuna di quelle frasi il colore voluto dal mio amico.

Difficile rinunciare al lamento di Clara sulle parole «Remember me, but ah! forget my fate» ma per qualche motivo il mio amico non ha incluso la voce umana nel mostruoso organico della sua opera. O forse il motivo è lo stesso per cui le sue Canzoni sono senza parole. Ma mentre affido la melodia al clarinetto (come scritto in partitura) mi rode un dubbio: perché Federico ha scelto quell'aria tra le musiche della storia della nostra amicizia? Clara non studierà Dido and Aeneas di Purcell che dopo la nascita del nostro primo figlio, e a quell'epoca tra noi e Federico non intercorrono rapporti da più di tre anni.

O così credo.

Temete, signor, la gelosia!

L'ultimo ricordo: siamo in partenza per Barcellona, emozionati come il giorno della nostra prima gita, anche se negli ultimi tempi i nostri rapporti sono stati più confusi e avvertiamo nell'aria l'elettricità che annuncia la tempesta.

Siamo insieme e presto saremo realmente a Barcellona come abbiamo sempre immaginato, ma è come se ognuno di noi si trovasse su un piano di realtà diverso. L'incanto si è rotto, anche se nessuno osa ammetterlo; ci rivolgiamo l'un l'altro con frasi imbarazzate, ogni goffo tentativo di intavolare una discussione va a vuoto.

Fuori dall'aeroporto sta per scatenarsi davvero un temporale.

I nostri impianti cocleari sono sempre sintonizzati, quello che ascolta uno di noi viene condiviso con gli altri due e ancora oggi mi chiedo se ci sia della malizia nella scelta di Clara: la fragorosa tempesta orchestrale con cui si apre l'Otello di Verdi.

Ecco il filo che manca: fatico a riconoscerlo perché Federico non l'ha citato esplicitamente: è l'intera Sinfonia n.3 a richiamare quell'accordo, imprigionando tutta la nostra storia una volta e per sempre nell'eterno attimo che precede l'esplosione della tempesta.