20. FELICITÀ (II)
Del pomeriggio a Barcellona ricordo per prima cosa lo scroscio d’acqua di una fontana. Non quella famosa di Gaudì, una semplice fontanella dell’acqua pubblica. Avverto le prime gocce come un lieve pizzicato degli archi, poi il suono si fa più definito, i violini e le viole cedono il canto ai violoncelli. Lievi cinguettii si sovrappongono al fruscio delle foglie smosse dal vento, che improvvisamente ci attraversa in una folata più impetuosa, sollevando i capelli di Clara prima di perdersi tra gli alberi.
La mia attenzione alla musica della natura si attenua, lasciando spazio al silenzio irreale intorno a me e Clara che ci baciamo. Ho vent’anni ed è il mo primo bacio: premo goffamente le mie labbra alle sue e muovo la lingua in modo impacciato.
Come per ogni cosa, quel giorno, è stata Clara a prendere l’iniziativa.
Dopo il mare, ha voluto vedere le case di Gaudì (anche se le conosce perfettamente dai tempi di TrueSPACE) e poi il Parc Güell.
— Non ti affascina la volontà di questi signori benestanti del XIX secolo di dare un volto nuovo alla città, sovrapponendo all’antica città romana una loro visione surreale? Barcellona è una città immaginaria, non trovi? Una città mai esistita prima e che non esisterà mai più dopo.
Naturalmente sa che la penso allo stesso modo, quante volte abbiamo ripetuto quegli stessi discorsi? Ma esattamente come nostro figlio alcuni anni più tardi, Clara lo dice per la felicità.