32

Il rombo del motore V10 del SUV di Lucy è a metà tra quello di un Humvee e di una Ferrari, potente e felino, accompagnato da un sottofondo di pneumatici spessi che sembrano galleggiare anche sul fondo più dissestato. Seduta sul sedile di pelle color cognac, mi sembra di volare.

Mia nipote chiama il suo ultimo acquisto un “land crusher”, un fuoristrada con sospensioni ad aria, e io ho accettato il passaggio perché non avevo nessuna voglia di andare con Rusty e Harold sul grosso autocarro che usiamo per i trasporti e che chiamiamo “il camion del pane”. Avrei dovuto farli aspettare perché non ero ancora pronta e non mi andava nemmeno di prendere il mezzo del CFC che Bryce mi avrebbe messo a disposizione e dovermi fermare a fare il pieno. I medici del CFC hanno troppe autopsie da fare e non volevo portare con me uno di loro o Anne. Meglio che mi diano una mano Lucy e Marino, che è già là.

Mi sento più a mio agio a bordo di un veicolo blindato che mi fa venire in mente Dart Fener o i potentati mediorientali, a prova di guerre galattiche, bombe e proiettili. Mi fa piacere essere sul SUV di Lucy. E mi fa piacere stare un po’ con lei.

Le informazioni che mi ha dato Marino al telefono mentre uscivamo dal CFC sono scarse, ma quel poco che mi ha riferito mi ha fatto venire la pelle d’oca. La telefonata di stamattina al 911 a proposito di una sparatoria non era del tutto priva di fondamento: pare che davvero un pazzo abbia fatto una strage a Concord.

L’uomo che è stato visto correre nel Minute Man Park in tarda mattinata non ha aperto il fuoco contro una scolaresca in gita. Non sapeva che i bambini erano lì quando correva come un matto nel bosco che separa i campi di battaglia della Guerra d’indipendenza americana dai prati, dalle dépendance e dalla sede della Double S, una società di servizi finanziari con annesso allevamento di cavalli dove sono morte almeno tre persone. Marino me l’ha descritto come “un bagno di sangue degno di Jack lo Squartatore”.

Le vittime non si sono neanche accorte di quello che succedeva, mi ha spiegato. L’assassino le ha sgozzate mentre erano sedute alla scrivania o si apprestavano a fare uno spuntino. I testimoni dicono che era giovane, in jeans e felpa scura con il cappuccio e un ritratto di Marilyn Monroe stile Andy Warhol davanti. È uscito di corsa dal bosco ed è passato sul ponte di legno, guizzando tra gli alunni di una quarta elementare che camminavano sul sentiero. Li ha “sparpagliati come birilli”, ha detto Marino. Poi ha attraversato velocissimo Liberty Street e si è infilato in un parcheggio pubblico pieno di auto.

Il panico e la confusione erano alle stelle e nessuno ha capito dove sia andato, dopo gli scoppi di marmitta che sembravano colpi d’arma da fuoco: i bambini e i maestri sono scappati via o si sono gettati a terra abbracciandosi e, quando sono arrivate le autopattuglie e la squadra SWAT, di lui non c’era più traccia. Nessuno ricorda di aver visto un veicolo che si allontanava ad alta velocità. L’elicottero del soccorso è stato mandato via e gli agenti avrebbero probabilmente liquidato la cosa come un falso allarme se non fosse stato per un particolare di una certa importanza.

Perlustrando la zona in cui il ragazzo è stato visto correre, la polizia di Concord ha trovato infatti una busta sporca di sangue con l’indirizzo della Double S Financial Management prestampato, che conteneva diecimila dollari in banconote da cento. La busta era sotto il ponte pedonale di legno che l’uomo aveva attraversato di corsa. Si presume che, spaventato dalla scolaresca e dai maestri che gli bloccavano la via di fuga, si sia liberato di quella che Marino ha definito “la refurtiva”.

«Sono morte minimo tre persone per diecimila sporchi dollari. Poco più di tremila a testa: misero prezzo per una vita umana. Ma ho visto di peggio» mi dice Marino per telefono. «Una felpa con Marilyn Monroe: Haley Swanson. Si era volatilizzato, ma adesso l’hanno visto e sappiamo che tipo è. Gesù, meno male che ero a casa tua quando ti spiava dal giardino dei tuoi vicini. Te l’immagini? Ha ammazzato Gail Shipton e subito dopo è venuto a casa tua, a spiarti per rapire pure te. Deve avermi visto scendere dalla macchina con Quincy.»

Gli piace credere di avermi salvato la vita e io non lo disilludo. Non è importante.

«Non poteva sapere che ti sarei venuto a prendere, che non saresti andata da sola con la tua macchina» insiste. «Gli ho rovinato la festa.»

La sua teoria non mi convince, ma sto zitta: non mi darebbe ascolto. Ormai ha deciso che è andata così. Io però non credo che la persona che ho visto stamattina dietro il muro volesse farmi del male mentre portavo fuori il cane. Non so che intenzioni avesse, ma aveva avuto più di un’occasione per aggredirmi nei giorni precedenti, quando ero sola a casa con l’influenza. Con il senno di poi, il sogno che ho fatto nel delirio della febbre alta, con la figura incappucciata ai piedi del letto, mi pare premonitore. Qualcuno mi stava spiando. Ero nella testa di qualcuno, che mi pensava ossessivamente, e una parte di me lo sapeva.

Di certo mi sono sentita osservata quando portavo Sock in giardino di sera. Se davvero Haley Swanson stava tenendo d’occhio me e la mia casa perché voleva derubarmi o peggio, come mai non l’ha fatto una delle sere precedenti? Forse si è accorto che avevo una pistola. Ma non ne sono convinta. È più probabile che sia andata come diceva Lucy, e che il Capital Killer si sia interessato a me perché i media hanno parlato di me e, sì, da cosa nasce cosa. La violenza sessuale incomincia con le fantasie, e l’immaginazione di un serial killer psicopatico può venire alimentata da quello che legge o vede in TV.

Ripenso alle impronte lungo i binari della ferrovia che andavano verso il campus dell’MIT e a quelle lasciate successivamente nella direzione opposta, dopo che aveva smesso di piovere. La nostra casa è a circa tre chilometri da dove è stato abbandonato il corpo di Gail Shipton e, se il suo assassino è uno che si tiene un minimo informato, poteva immaginare che sarei intervenuta anch’io. Magari mi osservava per questo. Si è nascosto dietro il muro a guardare le luci che si accendevano in casa mia, ha visto l’auto di Marino e poi ha visto me che portavo fuori il cane.

Ho percepito la presenza di quello che potrebbe benissimo essere il serial killer che stiamo cercando. Ho sentito dei rumori in fondo al giardino, l’ho visto e lui è scappato di corsa, con strani calzari ai piedi, ed è tornato all’MIT a godersi lo spettacolo: il mio arrivo, l’elicottero di Lucy, i tecnici al lavoro. Poi, come ha detto Benton, si è allontanato definitivamente prima dell’alba, lungo i binari della ferrovia, per andare a riprendersi la macchina.

“Il movente più semplice, il più vecchio del mondo: denaro” ha sentenziato Marino poco fa. “Ma adesso sappiamo chi è e non può essere andato lontano. Si sarà nascosto in qualche casolare qui nei pressi, in un fienile, in un granaio. Chiamiamo rinforzi dai dipartimenti di tutta la zona e lo cerchiamo porta a porta finché non lo becchiamo”

Parlava al plurale perché intendeva il NEMLEC.

“Haley Swanson è andato alla Double S per rubare, poi la cosa è degenerata e lui ha fatto una strage” è stata la spiegazione di Marino. Ma io so che c’è di più, che non è andata così proprio per niente.

Non è stata una rapina finita male. La polizia ha sbagliato pista nelle prime fasi di un’indagine che passerà all’FBI, se non è già successo. Il Minute Man Park è un parco nazionale e quindi di competenza federale e l’FBI userà questa scusa per assumere il controllo delle indagini. Sono abbastanza sicura che Benton vi prenderà parte, ufficialmente o no. Non aspetterà di venire convocato dal dipartimento di polizia di Concord, da Marino, dal NEMLEC o dal suo capo, che peraltro non lo vuole fra i piedi. Non aspetterà autorizzazioni di sorta. Gail Shipton aveva fatto causa alla Double S ed è morta, adesso anche quelli della Double S sono morti. Benton non smetterà di pensare al Capital Killer. Mi viene in mente l’ologramma di un polpo sui sacchetti di plastica che le donne uccise a Washington avevano sulla testa.

Immagino potenti tentacoli che assumono colorazioni iridescenti a seconda della luce, una creatura marina che si muove con grazia e flessibilità, si mimetizza perfettamente nell’ambiente circostante, si infila negli anfratti più remoti. Una creatura intelligente, con otto tentacoli e una testa munita di becco. Un animale invertebrato assurto a simbolo di imperi del male che abusano del loro potere e soggiogano il prossimo. Dittature, cospiratori, imperialisti, Wall Street. Il dottor Seuss disegnava così i nazisti.

La metafora potrebbe essere casuale oppure no. Forse l’assassino si considera un superuomo che allunga i tentacoli su tutto ciò che desidera far suo, dominare. Io però lo vedo in maniera più banale e stilizzata, come una presa multipla con troppe apparecchiature elettriche attaccate che va in sovraccarico, sprizza scintille, prende fuoco ed esplode.

Otto dispositivi collegati alla stessa presa, un circuito che brucia: è questo che è successo, secondo me. Sento la rabbia e l’arroganza di un uomo veloce e silenzioso e ripenso alla ferrovia e all’assassino che correva lungo i binari con scarpe-guanto ai piedi, saltando da una traversina all’altra nel buio, sotto la pioggia, una versione diabolica di Nižinskij, un ballerino provetto ma non così equilibrato come si illude di essere. Non emotivamente, mentalmente.

«Pare che si sia introdotto negli uffici della Double S.» Sto riferendo a Lucy quello che mi ha detto Marino. «La porta era aperta, lui è entrato e ha ammazzato le prime tre persone che ha incontrato.»

«Chi sono?» chiede Lucy, mentre percorriamo Massachusetts Avenue, con la Christian Science Church da una parte e la Harvard Law School dall’altra.

Noto un gran numero di auto della polizia.

«Non li hanno ancora identificati.» Controllo la posta elettronica per vedere se ho ricevuto allerte o segnalazioni di emergenze.

«Se sono dipendenti della Double S, come facciamo a non avere i nomi?»

«Marino dice che i morti non avevano addosso documenti o altre forme di identificazione, che l’assassino deve avere rubato loro i portafogli. Forse un’idea di chi siano ce l’hanno, ma niente di ufficiale.»

«La Double S non ha solo tre dipendenti, però» mi fa notare Lucy. Evidentemente lo sa per certo.

È stata convocata in qualità di teste nel processo contro la Double S e domenica scorsa è stata ore con Gail Shipton e Carin Hegel a prepararsi. Conosce bene la situazione. Sa un sacco di cose a proposito della Double S. Si è documentata non poco, ne sono certa.

«A me hanno parlato di tre morti. Non so se ce ne siano altri» le rispondo. «I dipartimenti di polizia e le scuole di tutta la zona sono stati avvisati che è in corso una caccia all’uomo.»

«Bravi» borbotta Lucy. «Penseranno tutti a un attentato terroristico.»

«I morti sono come minimo tre, e sembra che sia stata un’esecuzione pianificata» leggo da internet.

«Cosa stai leggendo? Chi è che ha rilasciato comunicati stampa? Fammi indovinare.»

«Harvard, MIT, Boston University e tutti gli istituti universitari stanno chiudendo. Il McLean Hospital sta mandando a casa tutto il personale non essenziale.» Controllo le allerte che mi stanno arrivando. «L’FBI...»

«Ci siamo» mi interrompe Lucy disgustata. «Non hanno perso tempo. Vedrai che fra poco avranno tutto in mano loro.»

«Il direttore della divisione di Boston, agente speciale Ed Granby...»

«Si fa propaganda» mi interrompe Lucy.

«Prega i cittadini che hanno informazioni riguardo all’uomo che è stato visto fuggire nel Minute Man Park di contattare il numero verde e inoltrare eventuali foto o video presi con il cellulare» riferisco.

«Auguri. Gli abitanti di Concord si disinteressano del bene comune, a meno che non passi con il fuoristrada su qualche area protetta.» Lucy è piuttosto acida nei confronti dei suoi concittadini.

«Le vittime sono un uomo e due donne. Marino non ha saputo dirmi altro» aggiungo. «Dobbiamo cercare di farci dire qualcosa da Carin Hegel. Prima è morta la sua assistita e adesso anche quelli contro cui faceva causa.»

«Non penso che sappia niente di utile» replica Lucy.

Attraversiamo Porter Square, lasciandoci il centro commerciale sulla destra, superiamo l’ufficio postale, alcune chiese e un’impresa di pompe funebri.

«Gestiva in maniera lineare un caso che era tutto fuorché lineare» dice Lucy.

Ci superano altre auto della polizia, senza lampeggianti né sirena. Cambridge, Somerville, Quincy. “NEMLEC” penso.

«Se non aveva paura già prima, adesso ce l’ha di sicuro» continua Lucy.

Le racconto che ho incontrato per caso Carin Hegel nel tribunale federale di Boston il mese scorso e mi ha detto che si era trasferita in un luogo segreto fino alla fine del processo e ha definito la Double S una banda di delinquenti.

«Tu sai dove è andata a stare?» Vedo che accenna un sorrisetto, come se avessi appena fatto una battuta spiritosa.

Forse è la luce che cambia, in questo pomeriggio variabilissimo, nuvoloni grigi piatti nella parte superiore, simili a incudini, oltre il porto, sopra l’oceano. Ha smesso di piovere sulla South Shore e a South Boston. Guardo le nubi più vicine a noi, il vento che continua a cambiare direzione, come una bussola impazzita in un negozio di calamite. Sta per piovere di nuovo. Fortunatamente lavoreremo al coperto.

«È possibile che corra dei rischi?» insisto.

«Personali no. Corre il rischio di perdere la causa, però» replica Lucy. Mi viene in mente dove potrebbe essersi trasferita Carin Hegel.

«Sta da te.»

«Non corre rischi» ripete Lucy, con lo stesso sorrisetto cupo di poco fa. Ha un profilo spigoloso e deciso, i corti capelli biondi tirati dietro le orecchie. «È a casa con Janet. Dovesse venire qualcuno a rompere le scatole, te lo ritroverai al CFC

Lucy è capace di uccidere. L’ha già fatto. Non è neppure particolarmente arduo per lei: convive senza grossi problemi con i propri istinti omicidi. A volte le invidio la sua consapevolezza. Percorro con lo sguardo la sua gamba destra fino allo scarponcino sull’acceleratore alla ricerca di una fondina alla caviglia, ma non vedo niente. Ha una tuta da aviatore e una giacca nera da pilota, piena di tasche. Non ho dubbi sul fatto che sia armata.

Nella parte nord di Cambridge il traffico è intenso e ci sono un sacco di autoarticolati e pullman che viaggiano nella direzione opposta alla nostra, verso Boston, dove il cielo è coperto e c’è nebbia, ma è più chiaro che a ovest. Sopra di noi si stanno ammassando nuvoloni bianchi, spinti da nubi meno spesse e grigie, e nelle rare chiazze di azzurro la luce è intensa e strana, come prima di un uragano o di un violento temporale. La stessa luce che ricordo dalla mia infanzia a Miami.

Nessuno osa fare gestacci al SUV di Lucy, che sembra un mezzo militare e incute paura. Si limitano tutti a guardare affascinati con un misto di perplessità, di rispetto e di confusione. Nessuno le si appiccica al paraurti, nessuno prova a tagliarle la strada. Solo chi è distratto perché parla al telefono o scrive SMS si avvicina all’imponente veicolo nero che ruggisce come un leone e corre su ruote grosse come zampe di dinosauro. Lucy non supera il limite di velocità, ben sapendo che i vigili, curiosi, la fermerebbero subito.

«L’ingresso era sicuramente sbarrato» dichiara, come se non ci fossero dubbi. «In tutta la tenuta le porte che danno sull’esterno hanno una serratura di sicurezza e il portone degli uffici ha una serratura biometrica che scatta automaticamente quando riconosce le impronte digitali, come al CFC. Uno sconosciuto non può entrare come se niente fosse e ammazzare gli impiegati seduti alla loro scrivania.»

Rifletto se chiederle come fa a saperlo. Come al solito, devo soppesare pro e contro. Sempre gli stessi, peraltro: il mio bisogno di sapere è più forte del conflitto che si verrebbe a creare nel caso lei avesse commesso qualche irregolarità?

«Quando saremo sul posto, controlleremo» rispondo.

«Qualcuno lo ha fatto entrare. Gli hanno aperto la porta. Questo vuol dire che nessuno alla Double S sospettava che fosse pericoloso.»

«Potrebbe essere un dipendente» azzardo.

«Se era giovane, incappucciato ed è scappato con i soldi attraverso il parco, direi di no. La descrizione non corrisponde, il comportamento non quadra. Non c’è nessuno sotto i quarant’anni alla Double S. Non te lo ha detto Marino? Manca qualcuno all’appello?»

«Ha detto che i titolari sono fuori città, in vacanza.»

«Sono quattro soci. Commercialisti, investitori e avvocati, danarosi e ladri, dal primo all’ultimo» dice Lucy. «Non hanno orari e non ci sono praticamente mai. Non mi sorprende che siano fuori città: saranno a Grand Cayman, alle Isole Vergini... A rosolare come porcelli al sole e a scialacquare i proventi delle loro fatiche» aggiunge con disprezzo.

«Marino non mi ha detto se manca all’appello qualcuno. Scappare con una busta piena di soldi in un parco pubblico è un gesto disperato di uno che si è fatto prendere dal panico. Non è premeditato.»

«Diecimila dollari in banconote da cento? Saranno stati un pagamento.» Lucy riflette sulla provenienza e sulla possibile destinazione di quei soldi. «Una somma ben precisa che doveva servire a qualcosa.»

In Alewife Brook Parkway svoltiamo tra alberi che in questa stagione sono completamente spogli. Una pista ciclabile taglia dritto nel bosco, come una cicatrice.

«Hanno un impianto di allarme e videocamere dappertutto» mi dice Lucy. «Possono vedere chi c’è fuori su monitor, tablet, smartphone, quello che hanno a portata di mano. Non deve aver destato sospetti: per questo c’è riuscito. Ma non ci sarà niente di registrato da visionare.»

«Perché?»

«Perché saprebbero già chi è stato se il DVR avesse registrato tutto quanto e fosse ancora lì, cosa di cui dubito fortemente. Videocamere, impianto di videosorveglianza IP... Senza registrazioni però non servono a niente. Sarà anche stato disperato o fuori di testa, ma stupido non è.»

«Sei già stata alla Double S?» Decido di chiederglielo.

«Non sono mai stata invitata.»

«Se hai fatto qualcosa che può essere ricondotto a te, è il momento di rifletterci. Non vogliamo che tu appaia nei filmati delle videocamere di sorveglianza, specie se c’è di mezzo l’FBI.» Penso a Granby e mi chiedo cos’altro mi riserverà questa giornata.

Che bomba sta per deflagrare e che responsabilità ha Ed Granby? Si presenterà sulla scena del crimine, prima o poi, e mi conviene prendere velocemente tutte le prove che spettano al CFC e fare in modo che lui neanche le tocchi.

«Non appaio in nessun filmato» mi risponde Lucy. «E, se il DVR è ancora lì, farò i miei controlli. A meno che non ci abbiano già messo su le mani i federali.» Parla con sprezzo dell’FBI, da cui praticamente è stata licenziata quando aveva meno di trent’anni.

«Per l’amor di Dio, Lucy! Non è un telefono da cui puoi cancellare i dati.»

«Il telefono è mio. È diverso.»

I suoi principi morali sono molto discutibili, trovo.

«Non c’è da preoccuparsi» dice. «Ma quando vedrai come lavorano alla Double S, capirai che è gentaglia, che rimesta nel torbido quando non ha direttamente a che fare con la malavita. Non hanno orari d’ufficio perché l’ufficio è una facciata e il business si fa altrove. Si vocifera sul loro conto da anni, ma le prove non sono mai saltate fuori. L’FBI ci ha rinunciato diverse volte. Vogliamo chiederci perché? Adesso che sono morte delle persone, vedrai cosa verrà fuori. E non solo riguardo alle vittime.»

«Riguardo a chi?»

«Mi dispiace per Carin» dice Lucy. «Non è colpa sua, ma dovrà dare parecchie spiegazioni.»

«Non vorrei che fossi implicata anche tu.» La guardo.

«Non sono implicata. Ho fatto solo un paio di ricognizioni. Come faccio con l’elicottero, dall’alto.» Non sembra preoccupata, ma determinata.

«Hai fatto una ricognizione dall’alto?»

«Non sarebbe servita a niente e mi avrebbero visto. Il mio elicottero fa un sacco di rumore» risponde. «Quello che ti posso dire è che se ti presenti alla Double S senza appuntamento, non vai oltre la scuderia, che ha videocamere su tutti i lati ufficialmente per proteggere purosangue inglesi da corsa di enorme valore. L’assassino non si è introdotto di soppiatto. Ci sono un sacco di dipendenti con un orario fisso alla Double S: la governante, gli stallieri, il guardiano, lo chef... Qualcuno sa benissimo chi è stato, ma non parla.»

«Marino pensa che sia stato Haley Swanson, l’amico di Gail. Amico intimo, pare.»

«Quello che ha postato le informazioni su di lei sul sito di Channel 5. Ho ricevuto un alert e ho visto il nome, ma non so chi sia e non mi risulta che Gail Shipton avesse amici intimi.» Guarda gli specchietti e passa da una corsia all’altra con gran disinvoltura, come se camminasse per strada, sempre davanti a tutti, sempre attenta a ciò che le sta intorno.

«Quindi Gail non ti diceva tutto» le faccio notare.

«Non era obbligata a farlo. Non so tutto di lei, no: ma so un sacco di cose.»

«Haley Swanson lavora per uno studio di pubbliche relazioni, Lambant & Associates. Forse si occupava di gestione delle crisi per Gail.»

«E a cosa le serviva? Non era mica un personaggio pubblico. Non aveva attività pubbliche, o una reputazione da salvaguardare. Benché in effetti stesse per perdere la faccia» aggiunge.

«Era allo Psi Bar, ieri pomeriggio» dico. «Con chi?»

«Non me l’ha detto quando ci siamo parlate al telefono. Non gliel’ho chiesto perché non m’interessava. Se era con questo signore delle pubbliche relazioni, non me l’avrebbe detto, specie se pensava di avere qualcosa da nascondere. E aveva quasi tutto da nascondere, disonesta com’era. La gente è stupida a pensare che nessuno si accorgerà mai di nulla. Non so come si faccia a essere così stupidi» dice.

Non capisco se sia più arrabbiata o addolorata, o se si vergogni di essersi lasciata ingannare da Gail.

«Parlo di Swanson al maschile perché sulla patente risulta così, anche se sembra ci sia qualche dubbio riguardo al suo sesso. Un agente che gli ha parlato stamattina presto dice che ha le tette.»

«Se Gail lo conosceva, doveva avere le sue buone ragioni per non parlarmene. Forse gli è stato presentato da amici comuni» mi dice Lucy e ho la sensazione che stia alludendo a qualcos’altro. Qualcosa di brutto, di spiacevole.

«È stato lui a chiamare il 911 per denunciare la scomparsa di Gail e, quando gli è stato detto che per sporgere regolare denuncia doveva recarsi in centrale, ha preferito postare la notizia sul sito di Channel 5. Poi ha richiamato la polizia e ha chiesto di parlare con Marino» spiego a Lucy, mentre scendono le prime gocce. «Questo comportamento mi fa pensare che Gail fosse con lui allo Psi Bar. È uscita per telefonare e non è più tornata.»

«Lambant & Associates avrà curato le PR di qualcun altro: si saranno conosciuti così.» Lucy riflette più che altro fra sé e sé.

Il suo atteggiamento distaccato continua a colpirmi: è come se il suo rapporto con Gail fosse morto irrimediabilmente come è morta Gail. Lucy è bravissima a fare questo: è capace di provare un affetto profondo per una persona e dall’oggi al domani essere completamente indifferente, senza neanche un briciolo di rabbia o di dolore, perché anche queste emozioni dopo un po’ si spengono e le resta soltanto quello che, sin da quando era bambina e stava quasi sempre sola, io chiamo “il cilindro magico dell’amicizia”. “Dov’è il tale?” le chiedevo, e lei con un’alzata di spalle infilava una mano in un cilindro immaginario e la tirava fuori vuota. “È sparito” rispondeva e a volte piangeva. Ma poi le passava. Il dolore andava via, come sua madre, che non le ha mai voluto bene.