LADRI DI MELE ESORDIENTI
Liesel: «Sei sicuro? Vuoi proprio farlo?
Guarda com'è alto il filo spinato, Rudy.»
«Sì, sì, tu getta dentro il sacco. Visto? Come fanno loro.»
«D'accordo.»
«Andiamo!» «Non posso!» Un'esitazione. «Rudy, io...»
«Muoviti, Saumensch!»
La spinse verso la recinzione, gettò il sacco vuoto sul filo e vi si arrampicarono, correndo dietro agli altri. Rudy scalò l'albero più vicino e incominciò a gettare giù mele. Liesel stava di sotto, per cacciarle nel sacco. Quando fu pieno, si presentò un altro problema.
«Come facciamo a riattraversare la cinta?»
La risposta l'ebbero vedendo Arthur Berg arrampicarsi il più vicino possibile a un palo della recinzione. «Qui il filo è più robusto», spiegò Rudy. Gettò oltre il sacco, fece passare per prima Liesel, poi atterrò accanto a lei dall'altra parte, in mezzo ai frutti rotolati fuori del sacco.
Presso di loro c'erano le lunghe gambe di Arthur Berg, che li squadrava divertito.
«Niente male», disse dall'alto la sua voce. «Proprio niente male.»
Quando tornarono al fiume, nascosti tra gli alberi, prese il sacco e diede a Liesel e Rudy una dozzina di mele a testa. «Un buon lavoro», fu il suo commento finale sull'impresa.
Quel pomeriggio, prima di tornare a casa, in mezz'ora Liesel e Rudy mangiarono sei mele a testa. Sulle prime avevano avuto intenzione di dividere la frutta con i rispettivi famigliari, ma ciò comportava un rischio non trascurabile, dal momento che avrebbero dovuto confessare da dove provenivano le mele. Liesel pensò che forse l'avrebbe fatta franca raccontandolo solo a Papà, ma non voleva che credesse di avere a che fare con una delinquente abituale.
Perciò mangiò le mele.
I frutti vennero consumate in riva al fiume, dove aveva imparato a nuotare. Non avvezzi a tanta abbondanza, sapevano di rischiare di stare male.
Ma li mangiarono lo stesso.
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« Saumensch!» la investì quella sera Mamma. «Perché vomiti tanto?»
«Sarà colpa della minestra di piselli», azzardò Liesel.
«È vero», le fece eco Papà. Era di nuovo alla finestra. «Dev'essere quella. Non mi sento tanto bene neppure io.»
«Chi ti ha chiesto niente, Saukerl?» Mamma tornò a rivolgersi alla Saumensch che vomitava. «Ebbene? Che storia è questa? Che cos'è, lurida porcella?»
Liesel non disse nulla.
Le mele, pensò allegramente. Le mele, e per fortuna vomitò un'altra volta.
La bottegaia
ariana
Se ne stavano davanti al negozio di Frau Diller, appoggiati al muro imbiancato.
Liesel Meminger aveva un lecca-lecca in bocca e il sole negli occhi.
A dispetto di tali distrazioni, era ancora in grado di parlare e discutere.
*** UN'ALTRA CONVERSAZIONE ***