DI ALEX STEINER
Punto primo: era iscritto al Partito Nazista, ma non odiava gli ebrei, né nessun altro.
Punto secondo: in segreto, non poté fare a meno di provare un certo sollievo (o peggio, contentezza!) quando agli esercenti ebrei fu impedito di lavorare: la propaganda lo informò che sarebbe stata solo questione di tempo prima che quella piaga che erano i sarti ebrei gli portasse via la clientela.
Punto terzo: ma dovevano essere cacciati via tutti?
Punto quarto: indubbiamente, per il bene della famiglia doveva fare tutto ciò che era in suo potere. Se bisognava iscriversi al Partito, bisognava iscriversi al Partito.
Punto quinto: da qualche parte, in fondo in fondo, aveva un certo prurito nel cuore, ma si guardava bene dal grattarlo. Aveva paura di ciò che poteva sgusciarne fuori.
Fecero ritorno nella Himmelstrasse, e Alex disse: «Figliolo, non puoi andartene in giro dipinto di nero. Hai capito?»
Rudy era incuriosito e confuso. La luna era uscita da dietro le nuvole, libera di muoversi, levarsi e calare e specchiarsi sul viso del ragazzo, rendendolo bello e sporco, come i suoi pensieri. «Perché no, Papà?»
«Perché ti porteranno via.»
«Perché?»
«Perché non dovrebbe piacerti essere nero o ebreo o chiunque non sia... noi.» «Chi sono gli ebrei?»
«Ricordi quel mio cliente, il signor Kaufmann? Da cui compravamo le scarpe?» «Sì.»
«Be', lui è un ebreo.»
«Non lo sapevo. Bisogna pagare per essere ebrei? Serve un permesso?»
«No, Rudy.» Il signor Steiner conduceva la bicicletta con una mano e Rudy con l'altra. Quella conversazione gli stava creando qualche difficoltà. Non aveva ancora lasciato l'orecchio di suo figlio: se n'era dimenticato. «È come essere tedesco, o cattolico.»
«Ah. Jesse Owens è cattolico?»
«Non lo so!» Incespicò in un pedale della bicicletta e lasciò andare l'orecchio del bambino.
Per un po' camminarono in silenzio, finché Rudy disse: «Io volevo solo essere come Jesse Owens, Papà».
Il signor Steiner posò una mano sul capo di Rudy, spiegando: «Lo so, figliolo... ma tu hai bei capelli biondi e grandi, sicuri occhi azzurri.
Dovresti esserne contento, chiaro?» Non era chiaro per niente.
Rudy non capiva le parole del padre, e quella sera non fu che il preludio di altri, incomprensibili avvenimenti futuri. Due anni e mezzo dopo, la Calzoleria Kaufmann fu ridotta a un cumulo di schegge di vetro, e tutte le scarpe vennero scaraventate su un camion ancora nelle loro scatole.
Il rovescio della
cartavetrata
Ogni persona ha i suoi momenti particolari, credo, specie quando si è bambini. Per alcuni è l'incidente di Jesse Owens. Per altri, bagnare il letto.
Era la fine del maggio 1939, e la serata era stata come quasi tutte le altre. Mamma aveva agitato il pugno di ferro. Papà era uscito. Liesel aveva ripulito la porta d'ingresso e guardava il cielo della Himmelstrasse.
Prima, c'era stata una sfilata.
Gli estremisti in camicia bruna dello NSDAP (altrimenti noto come Partito Nazista) avevano marciato lungo la Münchenstrasse levando orgogliosi le loro bandiere, le teste ben alte, come in punta a un bastone.
Avevano intonato canti, terminando con una tonante esecuzione di Deutschland über Alles, La Germania al di sopra di tutto.
Come sempre, li avevano applauditi.
Si affrettavano, marciando verso chissà dove.
Per la strada la gente li stava a guardare, alcuni salutando con il braccio teso, altri con le mani rosse a forza di applaudire. Qualche volto traboccava d'orgoglio, come quello di Frau Diller. Poi c'era, qua e là, qualcuno fuori posto come Alex Steiner, che pareva un pezzo di legno di forma umana e applaudiva piano, ma scrupolosamente. Sottomesso.
Liesel era sul marciapiede con Papà e Rudy. Hans Hubermann era scuro in volto.
*** QUALCHE DATO
SIGNIFICATIVO ***
Nel 1933, il 90% dei tedeschi espresse un sostegno incondizionato ad Adolf Hitler.
Il 10% non lo fece.
Hans Hubermann faceva parte di quel 10%.
E c'era una ragione.
Quella notte Liesel sognò, come sempre. Vide le camicie brune in marcia, ma quasi subito quegli uomini la caricarono su un treno, dove l'attendeva la consueta scoperta: suo fratello the la fissava.
Quando si svegliò urlando, Liesel si accorse immediatamente che, quella volta, qualcosa era cambiato. Da sotto le coperte saliva un odore caldo e nauseabondo. La sua prima reazione fu cercare di convincersi che non era accaduto nulla, ma quando Papà si avvicinò e la prese in braccio scoppiò a piangere.
Papà», bisbigliò. «Papà», e fu tutto. Probabilmente anche lui sentì l'odore.
La sollevò dolcemente dal letto, portandola in bagno. Qualche minuto dopo accadde un fatto importante.
«Togliamo le lenzuola», disse Papà, e quando infilò la mano lotto il materasso per tirarle via, qualcosa cadde al suolo con mi tonfo. Un libro nero, con sopra una scritta argentata, piombò rumorosamente sul pavimento, tra i piedi dell'uomo.
Hans abbassò lo sguardo.
Poi guardò la ragazza, che alzò timidamente le spalle. Lesse il titolo ad alta voce: « Il Manuale del necroforo». Si chiamava dunque così, pensò Liesel. Fra i due ci fu silenzio. L'uomo, la ragazza, il libro. Papà lo raccolse e domandò, con voce morbida come cotone.
*** UNA CONVERSAZIONE ALLE
2 ***