28
Gull pensava di avere un’ora, al massimo. Con Rowan immersa fino ai capelli nel rapporto dell’incendio in Alaska, sarebbe stata occupata perlomeno per quel tempo. Si allontanò dai suoi compiti nel deposito paracadute, controllando l’ora mentre imboccava correndo la strada di servizio.
Nessuno avrebbe fatto domande a un uomo che si stava allenando, e non c’era motivo di sospettare che avesse organizzato un incontro lontano da occhi indiscreti.
Soprattutto quelli di Rowan.
E comunque, gli piaceva stare fuori, farsi una corsetta extra, per stare un po’ da solo con i suoi pensieri.
La tempesta della sera prima aveva fatto venire giù appena una sgrullata, ma era riuscita comunque ad abbassare un po’ la temperatura. Avevano inviato una squadra quella mattina, per attaccare un fuoco a est, così preferiva non allontanarsi troppo nel caso in cui si fosse attivata la sirena.
E non ci volle molto.
Un chilometro scarso più in là c’era Lucas, in tuta e maglietta, intento a parlare al telefonino.
«Certo, sarebbe fantastico.» Fece a Gull un cenno del capo. «Perfetto. Ci vediamo lì.» Dopo aver chiuso il cellulare, se lo rimise nella tasca della tuta. «Gull.»
«Grazie per aver accettato di incontrarmi.»
«Non c’è problema. Mi capita di venire a correre qui di tanto in tanto, così mi sono fatto un paio di chilometri nell’attesa. Devo immaginare che la cosa ha a che fare con Rowan, visto che non hai voluto parlarmi alla base.»
«Con lei, con tutti. Nessuno conosce i giocatori in campo meglio di lei, Lucas. Il personale e la squadra, i Brakeman, i poliziotti. Magari i novellini non così bene come i veterani, ma scommetto che si è informato anche su di loro, visto che si lanciano insieme a sua figlia.»
A quelle parole, Lucas inarcò un sopracciglio, ma Gull si limitò a stringersi nelle spalle.
«Avrà preso loro le misure, fatto qualche domanda, ottenuto qualche risposta.»
«So che sei veloce, che hai una buona reputazione come Hotshot, e che Piccolo Orso ti considera un elemento valido nell’unità. Non ti dispiace fare a botte, ti piacciono le macchine veloci, hai una buona attitudine per gli affari e buon gusto in fatto di donne.»
«Condividiamo quest’ultima caratteristica. Lasci che glielo chieda subito: Leo Brakeman ha il cervello, l’acutezza diciamo, l’attitudine necessari a mettere in pratica tutto quello che è successo finora? Lasciamo perdere movente, occasione, e tutte queste stronzate da poliziotto.» Gull scrollò le spalle. «È un uomo che sarebbe in grado di fare tutto questo?»
Lucas non disse niente per un momento, limitandosi ad annuire, come a dare conferma ai propri pensieri. «Non è stupido, ed è un meccanico maledettamente bravo. Cominciando dalla fine, sì, potrebbe essere stato in grado di manomettere l’equipaggiamento senza che si notasse finché non fosse stato troppo tardi. Uccidere Latterly...»
Lucas si ficcò le mani in tasca e fissò le montagne in lontananza.
«Ce lo vedrei, ad andare appresso a quel figlio di puttana, una volta scoperto che Latterly stava incasinando sua figlia. Ce lo vedrei, a picchiarlo a sangue, specialmente considerando il legame di Irene con la sua chiesa. Mi è più difficile immaginare Leo che gli pianta una pallottola in testa, ma non impossibile.»
Sospirò. «No, non è impossibile. Sarebbe capace di sparare contro la base. Di mirare qualcuno, non credo. Ma, se l’avesse fatto, non avrebbe mancato il bersaglio. E questa è una cosa su cui ho riflettuto a lungo visto che aveva preso di mira Rowan.
«Dolly? Litigavano in continuazione, come due rottweiler sullo stesso osso. Leo ha un caratteraccio, non è un segreto per nessuno, e non è un segreto che lei sia stata motivo per lui di vergogna e disappunto.»
«Però?»
«Già, però... L’unico modo in cui posso immaginarmi Leo che uccide sua figlia è un incidente. Non so se mi ci sto immedesimando troppo, o se è un dato di fatto, ma è così che la vedo. Quello che voglio dire è che riesco a immaginarmelo, a fare tutte queste cose, sull’onda della rabbia. Ha poca pazienza, s’infiamma subito. Ma poi sbollisce in fretta.»
«Ci ha pensato davvero parecchio.»
«C’è Rowan di mezzo.»
«Esattamente. Un caratteraccio, dicevamo. Un temperamento irascibile e violento.» E, concluse Gull, esattamente sulla falsariga di come la pensava lui: «Latterly e la manomissione. Questi sono stati atti freddi e attentamente calcolati.»
«Stai pensando che una parte di questi fatti potrebbe essere opera di qualcuno che lavora alla base. Magari perfino uno dei vostri.»
Pensò agli uomini e alle donne con cui si era addestrato, a quelli con cui combatteva gomito a gomito. «Non avrei voluto pensarlo.»
«Nemmeno io, ma ho cominciato a farmi le stesse domande dopo che Piccolo Orso mi ha detto delle manomissioni. Dopo essermi calmato un po’. Ci abbiamo girato intorno, ma sono convinto che Piccolo Orso stia pensando la stessa cosa.»
«Lei propende in qualche direzione, in particolare?»
«Con alcune di quelle persone ci ho lavorato. Sai bene quanto me che non è come condividere un ufficio o una pausa caffè. Non riesco a vedere nessuno degli uomini e delle donne che conosco in questa luce. E non so se questo sia dovuto a ciò che eravamo – e che siamo – gli uni per gli altri, o se è semplicemente la verità di dio.»
Lucas fece una pausa, osservando attentamente il viso di Gull. «Non hai detto a Rowan quel che pensavi?»
«L’ho fatto.»
Un moto di approvazione e un leggero sorriso incurvarono le labbra di Lucas. «Possiamo aggiungere il fatto che tu abbia le palle a quello che so di te.»
«Non ho intenzione di muovermi alle sue spalle.» Gull pensò a dove si trovava in quel momento, e con chi. E sorrise. «Non troppo. Comunque sia, ho creato un foglio di lavoro. Mi piacciono i fogli di lavoro» disse, quando Lucas si lasciò sfuggire una risata incredula. «Sono efficienti e ordinati, Rowan non vuole pensare che potrebbe essere la verità, ma mi ha ascoltato.»
«Se ti è stata a sentire e non ti ha preso a calci in quelle palle che so che hai, anche soltanto per aver suggerito una cosa del genere, tra voi due dev’essere una cosa seria.»
«Io sono innamorato di lei. Anche lei è innamorata di me. È solo che non l’ha ancora capito.»
«Be’.» Lucas studiò il viso di Gull per un lungo istante. «Be’» ripeté, e sospirò di nuovo. «Ha una visione complicata delle relazioni di coppia e della loro potenziale stabilità. È colpa mia.»
«Non credo. Credo che si tratti delle circostanze. E Rowan avrà anche una testa dura e un cuore in armatura, ma non è completamente chiusa. È troppo intelligente, troppo presente a sé stessa, per non menzionare il fatto che è una campionessa di prima categoria quando si tratta di negare a sé stessa ciò che vuole una volta che ha deciso che lo vuole. Prima o poi capirà di volere me.»
«Sei un bastardello arrogante, eh? Mi piaci.»
«Questo è un bene perché, se non fosse stato così, lei mi avrebbe già mollato. E poi sarebbe stata triste e solitaria per il resto della sua vita.»
Mentre Lucas scoppiava a ridere, Gull diede un’occhiata al suo orologio. «Devo cominciare a tornare.»
«Ti riaccompagno a piedi. Spesso vengo a correre da queste parti» ricordò a Gull. «E c’è una cosa che devo dire a Rowan di persona.»
«Se è il fatto che si sta trasferendo da Ella, l’ha già saputo.»
«Diavolo.» Lucas si passò una mano sulla nuca mentre camminavano. «Avrei dovuto immaginare che la voce sarebbe arrivata alla base non appena avessi anche soltanto pensato di farlo. Pensavo che, con tutto quello che sta succedendo, la mia vita personale non avrebbe attirato molto l’attenzione.
«Ebbene?» Lucas diede una gomitata amichevole a Gull. «Come l’ha presa?»
«L’ha un po’ rattristata. Ci si abituerà perché le vuole bene, ha rispetto per Ella e non è un’idiota. Comunque, prima di tornare... A meno che non lo chieda direttamente, io lascerei che Rowan dia per scontato che ci siamo incontrati casualmente per strada, senza aggiungere altro.»
«Probabilmente è la cosa migliore.»
«Di solito non mi preoccupo di farla incazzare, ma ha un sacco di roba a cui pensare. Per cui, prima di tornare, volevo chiederle se posso mandarle il foglio di lavoro via email.»
«Cristo santo. Un foglio di lavoro.»
«Ho messo in lista i nomi in categorie multiple, insieme a informazioni generali e alla mia opinione su ognuno di loro. E l’opinione di Rowan. Aggiungere le sue opinioni potrebbe aiutarci a restringere il campo.»
«Mandami quel dannato foglio di lavoro.» Lucas gli disse il suo indirizzo email. «Vuoi che te lo scriva?»
«No, me lo ricordo.»
«Anche se Brakeman non è colpevole per tutto questo – o per niente di tutto questo, per quel che importa – fintanto che resterà dietro le sbarre, la cosa dovrebbe fermarsi qui. Non possono incastrarlo se succede una qualunque di queste merdate quando i poliziotti sanno esattamente dove si trova, ventiquattr’ore su ventiquattro. Immagino che la questione da porsi sia: chi è che può avere un tale risentimento contro Leo?»
Lucas inarcò un sopracciglio quando Gull non disse niente. «Stai pensando a qualcos’altro?»
«Credo che potrebbe essere come abbiamo detto, esattamente così. Ma credo anche che Brakeman, con il suo caratteraccio e i suoi trascorsi con Dolly, sia un ottimo capro espiatorio. E so che chiunque sia il responsabile di tutto questo è un figlio di puttana fuori di testa. Non credo che un figlio di puttana fuori di testa si fermerebbe solo perché sarebbe una mossa intelligente.»
«Vorrei che non l’avessi detto e che non mi avessi fatto pensare la stessa cosa. Temere la stessa cosa. Se potessi farei ritirare Rowan per il resto della stagione, la terrei lontana da questo inferno.»
«Non permetterò che le succeda niente.» Gull fissò Lucas dritto negli occhi. «So che è una cosa stupida e banale da dire, ma non lo permetterò. Lei è in grado di affrontare praticamente tutto quello che le capita. Quello che non riuscirà ad affrontare, lo affronterò io.»
«Ti prendo in parola. Ora magari è meglio se non ti fai vedere in giro mentre parlo con lei. Non troppo, però» aggiunse Lucas. «È probabile che avrà bisogno di esternare i suoi sentimenti sulla mia nuova sistemazione con qualcuno, una volta che me ne sarò andato. Tanto vale che sia tu.»
Rowan finì di stilare il rapporto, ricontrollò la lista allegata di attrezzature paracadutate sul sito che aveva richiesto e ricevuto il secondo giorno di attacco. Tutto a posto, decise.
Una volta consegnato il rapporto a Piccolo Orso, sarebbe potuta uscire a prendere una boccata d’aria, cazzo, e poi...
«È aperto» esclamò quando sentì due colpetti alla porta. «Ehi.» Il viso le si illuminò mentre si alzava per salutare suo padre. «Che tempismo. Ho appena finito il mio rapporto. Hai fatto una corsetta?»
«Ho pensato di passare da queste parti, prendere due piccioni con una fava e venire a trovare la mia bambina.»
«Senti che ti dico: rovisto in frigo e baratto una bevanda fresca con una tua occhiata al mio lavoro, qui.»
«Se hai una 7Up, affare fatto.»
«Ho sempre una scorta della bevanda preferita del mio superpapà» gli ricordò mentre lui si appoggiava alla scrivania ed esaminava il lavoro sul portatile.
«Completo e conciso» disse dopo un momento. «Stai puntando al posto di Piccolo Orso?»
«Oh, diavolo, proprio no. Non mi pesa passare un po’ di tempo a stilare rapporti, ma se dovessi occuparmi di tutte le scartoffie, le personalità in visita, le politiche e le altre stronzate che si sobbarca Piccolo Orso, penso che finirei per spararmi pur di farla finita. Tu avresti potuto farlo» aggiunse poi. «Magari ti facevi un altro paio d’anni.»
«Se devo combattere con le scartoffie, è meglio che siano le mie scartoffie.»
«Già, immagino di aver preso da te. Ti va di scendere nella sala comune? O magari facciamo un salto in cucina? Immagino che Marg abbia qualche torta di cui potremmo convincerla a disfarsi.»
«Non ho molto tempo. Ella passa a prendermi tra un po’.»
«Oh.»
«Ero venuto a trovarti per parlarti di un paio di cosette.»
«Ho sentito che Irene Brakeman deve lasciare la sua casa, e che probabilmente si trasferirà in Nebraska. Che le stai lasciando usare la tua finché non avrà sistemato le sue cose. È un bel gesto da parte tua, papà. Dev’essere dura, per lei, starsene da sola in quella casa, con tutti quei ricordi. Se poi ci aggiungi il fatto che non è più davvero sua...»
«Si trasferisce domani. Io devo ancora prendere un altro paio di cose di cui ho bisogno. Ella l’ha aiutata a fare lo stesso – imballare ciò che le servirà – e preparare quello che vuole portare via con sé quando se ne andrà.»
«Sta facendo un grande passo. Un sacco di grandi passi. Lasciare Missoula, lasciare suo marito, i suoi amici, il suo lavoro.»
«Credo che ne abbia bisogno. Sembra stare meglio di come sia mai stata, da quando è iniziata tutta questa faccenda. Una volta deciso ciò che era meglio fare per sé stessa e per la bambina, credo che le si sia tolto un peso di dosso.»
Lucas prese un lungo sorso. «E a proposito di decisioni, di grandi passi. Non tornerò in quella casa. Resterò a vivere con Ella.»
«Cristo, hai intenzione di sposarla?»
Lui non si strozzò, ma deglutì a fatica. «Un passo per volta, ma penso che la cosa sia in programma.»
«Mi sto appena abituando al fatto che tu esca con lei, e ora andate a vivere insieme.»
«La amo, Rowan. Ci amiamo.»
«Okay, immagino che ora dovrò sedermi per un minuto.» Scelse il bordo del letto. «A casa sua?»
«Ha una bellissima casa. C’è un sacco di spazio, e i suoi giardini. L’ha sistemata proprio come voleva lei. La sua casa significa molto per lei. La nostra?» Lucas fece un’alzata di spalle. «Per metà dell’anno o più è solo il posto in cui dormo la maggior parte delle mie notti.»
«Be’.» Rowan non sapeva che cosa provava, perché c’erano troppe sensazioni da provare. «Immagino che, se avessi saputo che quella era la nostra ultima cena insieme in quella casa, avrei... non lo so, fatto qualcosa di meglio che del pollo in padella.»
«Non ho intenzione di vendere la casa, Ro.» Lui le si sedette accanto e le posò una mano sul ginocchio. «A meno che tu non lo voglia. Ho pensato che l’avresti presa tu. Possiamo assumere qualcuno che tagli l’erba e si occupi del resto durante la stagione.»
«Magari posso rifletterci per un po’?»
«Per tutto il tempo che vorrai.»
«Grandi cambiamenti» riuscì a dire lei. «Lo sai che ci metto un po’ ad abituarmi ai cambiamenti.»
«Ogni volta che ti ammalavi, da bambina, ci toccava tirare fuori sempre lo stesso pigiama.»
«Quello blu con i cagnolini.»
«Sì, quello blu con i cagnolini sopra. Quando crescesti troppo per indossarlo, fu l’inferno in terra.»
«Tu lo tagliasti e mi facesti un piccolo cuscino con il tessuto. E così fui di nuovo contenta. Cavolo, papà, sembri così felice.» Gli occhi le pizzicavano mentre gli accarezzava una guancia. «E io non mi sono nemmeno accorta che non lo eri.»
«Non ero infelice, piccola.»
«Ora sei più felice. Lei non è l’unica ad amarti» gli disse, e gli diede un bacio sulla guancia. «Per cui diciamo che ho il mio cuscino blu con i cagnolini, e va bene così.»
«Va bene abbastanza da poter dire che prenderai un po’ di tempo, quando ne avrai, per venire a conoscerla meglio?»
«Sì. Gull pensa che sia sexy.»
Lucas inarcò le sopracciglia. «Anch’io, ma sarà meglio che non si faccia strane idee.»
«Houston a base... abbiamo delle interferenze...»
«Sei cambiata anche tu da quando è arrivato lui.»
«Così pare. Questa stagione è tremenda. Gull si è messo in testa che il responsabile di quello che è successo potrebbe essere qualcuno della base, invece che Brakeman.»
«Davvero?»
«Sì, e in pieno stile Gull si è organizzato tutti i dati e le supposizioni in un file. Ho pensato che fosse una roba fuori di testa, ma poi, una volta che me l’ha mostrato, ho cominciato a interrogarmi. Poi ho pensato di nuovo che fosse fuori di testa. Finché lui non mi ha spiegato questo e quello. E io alla fine non sono più sicura di quel che penso. Detesto non sapere che pensare.»
Lucas le passò una mano gentile tra i capelli corti. «Magari la cosa migliore da fare è tenere gli occhi, le orecchie e la mente aperti.»
«Le prime due sono facili. È l’ultima che è difficile da mettere in pratica. Sono tutti nervosi, e tutti fanno finta di non esserlo. Abbiamo dato la caccia quasi al doppio degli incendi rispetto all’anno scorso, a questo punto della stagione, e la percentuale di successo è buona, con pochi infortuni e non gravi. Ma a parte questo? Questa stagione è fottutamente terrificante, e ce ne rendiamo tutti conto.»
«Fammi un favore. Resta vicina all’Hotshot, più che puoi. Fallo per me» aggiunse prima che lei potesse parlare. «Non perché io pensi che tu non sia in grado di cavartela da sola, ma perché sarei meno preoccupato se sapessi che c’è qualcuno a guardarti le spalle.»
«Be’, ad ogni modo è difficile scrollarselo di dosso.»
«Bene.» Le diede una pacca sulla gamba. «Accompagnami fuori.»
Lei si alzò insieme a lui, rimuginando, mentre uscivano, su tutto ciò di cui avevano parlato. «È diverso con lei, con Ella, rispetto a com’era con mia madre? Non parlo delle circostanze, o dell’età, o cose così. Voglio dire...» Si batté un pugno sul cuore. «Mi va bene qualunque risposta mi darai. Voglio solo sapere.»
Lui ci mise un po’, e Rowan capì che stava cercando le parole.
«Rimasi abbagliato da tua madre. Forse anche un po’ sopraffatto, e molto eccitato. Quando mi disse di essere incinta, l’ho amata. E credo che fosse perché amavo ciò che aveva dentro di sé, ciò che avevamo creato senza programmarlo. A volte mi chiedo se lei l’avesse capito, anche prima di me. Che sarebbe stato doloroso. Ci tenevo a lei, Rowan, e ho fatto del mio meglio con lei. Ma tu eri il motivo per cui l’amavo.
«Posso dirti che Ella mi ha abbagliato, sopraffatto, eccitato. Ma è diverso. So che cosa non ho provato per tua madre allora, perché lo provo ora, per Ella.»
«E che cos’è che si dovrebbe provare?» chiese lei. «Non riesco mai a capirlo.»
Lui si schiarì la gola. «Magari dovresti chiedere questo genere di cose a un’altra donna.»
«Lo chiedo a te.»
«Ah, diavolo.» E ora quell’omone, Iron Man, si trovò a strusciare i piedi. «Non ho intenzione di parlare di sesso. L’ho già fatto una volta, con te, ed è stato più spaventoso di qualunque incendio abbia mai affrontato.»
«E imbarazzante per entrambi. Non ti sto chiedendo di parlare di sesso, papà. Lo conosco, il sesso. Tu mi dici che la ami, e io te lo leggo in faccia. Riesco a vederlo su di te, ma non so quale sia la sensazione, come debba essere.»
«Ci sono un sacco di fattori in gioco. Fiducia, rispetto e...» Si schiarì di nuovo la voce. «Attrazione. Ma al centro c’è il riflesso di tutte queste cose, tutti i tuoi punti di forza e le tue debolezze, le tue speranze e i tuoi sogni. S’infiammano lì, al centro di tutto. Magari avvampano, o magari ardono piano, crepitano, ma è lì che c’è il calore e la luce, tutti quei colori, e ciò che c’è intorno nutre quel centro.
«Il fuoco non distrugge soltanto, Rowan. A volte crea. Il migliore dei fuochi crea, e quando l’amore è un fuoco, che sia una vampata o un bagliore costante, bollente o caldo, allora crea. Ti rende migliore di quanto non fossi senza di esso.»
Lui si fermò e arrossì un poco. «Non so come spiegarlo.»
«È la prima volta che qualcuno me l’ha spiegato in un modo che riuscissi a capire, papà.» Lei gli prese le mani e lo guardò negli occhi. «Sono davvero contenta per te. Dico davvero, con tutto il cuore. Sono davvero contenta per voi.»
«Questo significa più di quanto non possa dirti a parole.» La tirò a sé e la strinse forte mentre Ella arrivava con la sua macchina. «Sei stata il mio primo amore» sussurrò all’orecchio di Rowan. «E lo sarai sempre.»
Lei lo sapeva, ma ora poteva lasciarlo andare abbastanza da accettare che potesse amare anche qualcun altro. Salutò Ella con un cenno del capo mentre lei scendeva dall’auto.
«Salve.»
«Ciao.» Ella sorrise a Lucas. «Sono in ritardo?»
«Tempismo perfetto.» Senza lasciare le mani di Rowan, si chinò e baciò Ella. «Com’è andata con Irene?»
«Fare i pacchi, organizzare, decidere il destino degli oggetti di una casa in cui una donna ha vissuto per venticinque anni, è un progetto monumentale, e tu sai che adoro i progetti. Credo che la stia aiutando, il lavoro, il progettare. La sta aiutando a superare il presente.»
«I genitori di Jim...» Rowan non terminò la frase.
«Se ne andranno oggi pomeriggio. Li ho conosciuti, e sono persone adorabili. Kate ha chiesto a Irene di andare a stare da loro se e quando si trasferirà in Nebraska. Di stare da loro finché non avrà trovato una casa tutta sua. Non credo che lo farà, ma l’invito l’ha commossa.»
«Non essere triste» disse Lucas, passando un braccio attorno alle spalle di Ella mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime.
«Non riesco a capire come mi sento.» Rimandò indietro le lacrime. «Ma ho chiamato mio figlio, gli ho chiesto di portare i bambini più tardi. So come mi sento dopo un po’ di ore passate con i miei nipotini. Felice ed esausta.»
Nipotini, pensò Rowan. Se l’era scordato. Che questo rendesse suo padre una sorta di nonno non ufficiale? E lui che cosa ne pensava di questo? Come...
«Oh, diavolo, mi sono dimenticato che dovevo passare da Piccolo Orso. Solo due minuti» promise a Ella, e corse via.
«Allora» disse Ella. «Siamo a posto, noi due?»
«Siamo a posto. È... strano, ma siamo a posto. Immagino che tu l’abbia detto ai tuoi figli.»
«Sì. Mia figlia è entusiasta, il che potrebbe essere parzialmente dovuto agli ormoni, visto che è incinta, e questa è davvero una bella notizia.»
Un altro?, pensò Rowan. «Congratulazioni.»
«Grazie. Mio figlio... è un po’ imbarazzato per il momento, credo, all’idea che io e Lucas possiamo fare qualcosa di più che comporre puzzle e guardare la tv insieme.»
«Non dovrebbe essere imbarazzato del fatto che voi due giochiate anche a ramino, di tanto in tanto.»
Ella rise di gusto. «Si abituerà. Mi farebbe piacere averti a cena una di queste sere, con i ragazzi, quando avrai tempo. Niente di formale, giusto una cenetta in famiglia.»
«Buona idea.» O perlomeno fattibile, decise, che conservava del potenziale per diventare buona. «È bene che tu sappia da subito che non ho bisogno di una madre.»
«Oh, ma certo che sì. Tutti ne hanno bisogno. Una donna che sappia ascoltare, prendere le tue parti, dire le cose come stanno, o meno, a seconda di quello che ti serve. Una donna su cui contare, in ogni caso, e che ti vorrà bene a prescindere da quanto tu possa sbagliare. Ma visto che l’hai già trovata in Marg, sono felice di accontentarmi di poter essere tua amica.»
«Possiamo vedere come vanno le cose.»
La sirena gridò il suo allarme.
«Diavolo. Devo andare.»
«Oh, dio! Devi andare. Devi... Posso guardare? Lucas mi ha detto come funziona questa parte, ma mi piacerebbe assistere.»
«Per me va bene. Ma dovrai correre.» Senza preavviso, Rowan scattò verso la sala di equipaggiamento.
Sfrecciò accanto a Cards, e lui dovette aumentare il passo per starle dietro.
«Qual è la parola del giorno?» chiese lei.
«Laborioso. Ne abbiamo avvistato uno sul Flathead, che sta massacrando il canyon. Non so altro.»
«Sei spotter?»
«Mi lancio.»
Si precipitarono nel caos controllato della sala di equipaggiamento, tirando fuori i materiali dagli armadietti. Rowan s’infilò la tuta, controllò tasche, cerniere, ganci, mise in sicurezza i guanti e la sua corda di riserva. Spinse i piedi negli stivaletti e vide Matt che faceva lo stesso.
«Come mai sei di nuovo in lista?»
«La mia solita sfiga. Sono tornato venti minuti fa.» Scosse la testa, poi prese il paracadute e l’equipaggiamento dalla rastrelliera. «Immagino che il dio del fuoco abbia deciso che ho avuto già abbastanza tempo libero.»
Rowan allacciò il paracadute e la borsa. «Ci vediamo a bordo» gli disse, e si mise l’elmetto sottobraccio.
Avanzò verso la porta, sorpresa nel vedere Gull, già in tuta da lancio, accanto a suo padre ed Ella.
«Hai fatto in fretta.»
«Ero nella sala carichi quando è suonata la sirena. Comodo. Sei pronta?»
«Sempre.» Rowan si toccò la fronte con le dita e sorrise a suo padre. «Ci vediamo dopo.»
«Ci vediamo dopo.» Lucas fece eco a quel saluto che si erano ripetuti per tutta una vita.
«Ho chiesto se fosse permesso dirlo e, visto che lo è, ti dirò di fare attenzione.»
Rowan annuì rivolta a Ella. «Senz’altro. Si balla, novellino.»
«Mi avevi detto che è tutto velocissimo,» disse Ella mentre Rowan si dirigeva assieme a Gull verso l’aeroplano in attesa «ma non credevo lo fosse a tal punto. Non c’è nemmeno il tempo di pensare. La sirena suona l’allarme, e loro passano dal bere un caffè o dal fare pacchi al lanciarsi in un incendio così, in pochi minuti.»
«È una routine, come vestirsi al mattino. Soltanto più veloce. E pensano in continuazione. Fagli il culo, amico» disse a Yangtree.
«Gli farò il culo, eccome. E conterò i giorni. Ci vediamo sul rovescio della medaglia, amico.»
Lucas incoraggiò anche gli altri mentre correvano verso l’aereo; con alcuni ci aveva lavorato, mentre altri gli sembrarono come dei giovani abeti dall’alto della sua veneranda età. Strinse la mano di Ella mentre il portellone dell’aereo si chiudeva.
Uno di loro poteva essere un assassino.
«Staranno bene.» Lei gli strinse le dita. «E torneranno presto.»
«Già.» Lucas sentì il conforto della mano di lei nella sua mentre guardava l’aereo che rullava, accelerava e poi decollava.
Dopo il resoconto in volo, Rowan si chinò con Yangtree e Trigger sulle mappe per elaborare la strategia.
Gull accese il suo mp3 e inforcò gli occhiali da sole. La musica smorzò il rumore dei motori, lasciando la sua mente libera di pensare. Da dietro le lenti degli occhiali, osservò i visi, il linguaggio corporeo degli altri pompieri d’assalto.
Poteva anche sembrargli sbagliato, tutto quel sospetto, ma preferiva sopportare qualche senso di colpa piuttosto che patire le conseguenze di un altro sabotaggio.
Cards e Dobie passarono un po’ di tempo a giocare a liar’s poker mentre Gibbons leggeva una vecchia copia brossurata di Ghiaccio-nove. Libby stava vicino a Matt, dandogli piccole pacche sul ginocchio in uno dei suoi tipici gesti consolatori. Lo spotter si alzò dal suo sedile appena dietro la cabina di pilotaggio e si fece strada lungo la fusoliera per venire a parlare con Yangtree.
Quando furono chiamati i controlli dell’equipaggiamento, Gull andò da Rowan per fare quel rituale con lei.
«Yangtree ci molla» gli disse Rowan.
Yangtree scosse la testa con un sorriso. «Comincerò a lavorare per Iron Man il primo dell’anno. Mi prenderò l’autunno di riposo, comprerò una casa, mi farò sistemare le ginocchia, magari andrò a pesca. Avrò molto più tempo per pescare quando non dovrò più fare da cane pastore per voi pivelli ogni estate.»
«Vuoi mollare questa vita di viaggi, fascino e romanticismo?» gli chiese Gull.
«Ho avuto tutto il fascino che voglio, e potrei anche trovare un po’ di romanticismo quando non passerò più il mio tempo a mangiare fumo.»
«Magari potresti darti all’uncinetto, già che ci sei» suggerì Trigger.
«Potrei, sì. Potrei cucirti un bel pannolino di bambagia, visto che ti piace tenerci il culo.» Scavalcò uomini ed equipaggiamento per andare a consultarsi di nuovo con lo spotter e il pilota.
«Ma se ha appena cinquant’anni.» Trigger si ficcò una gomma da masticare in bocca. «Diavolo, prima o poi ci arriverò anch’io. Perché vuole mollare?»
«Credo che sia soltanto stanco, e il suo ginocchio lo sta uccidendo.» Rowan guardò dritta davanti a sé. «Probabilmente cambierà idea una volta che l’avrà fatto sistemare.»
E di nuovo lo spotter si mosse verso il portellone. «Mani sugli zaini!»
L’aria calda dell’estate, bruciata dal fumo, si precipitò all’interno dal portellone aperto. Rowan si spostò per guardare fuori dal finestrino, verso le fiamme che coronavano le chiome dei grandi pini e degli abeti. Enormi palle infuocate di gas salivano verso l’alto come un fuoco di sbarramento antiaereo.
«È veloce» disse Rowan «e sta approfittando della spinta del vento che soffia attraverso il canyon. Troveremo delle belle turbolenze in fase di discesa.»
La prima mandata di banderuole a nastro confermò la sua impressione.
«Lo vedi, il punto di atterraggio?» chiese a Gull. «Laggiù, quel varco, a ore otto. Bisogna arrivarci da sud, evitando di schiantarsi sulla roccia. Sei secondo uomo, terzo lancio, per cui...»
«No. Primo uomo, secondo lancio.» Gull si strinse nelle spalle quando Rowan lo guardò aggrottando le sopracciglia, sapendo che Lucas aveva chiesto a Piccolo Orso di spostarlo per metterlo come suo compagno di lancio. «Immagino che Piccolo Orso abbia cambiato le cose quando ha dovuto reinserire Matt.»
«Okay, starò dietro di te.» Annuì quando vide dal finestrino la seconda mandata di nastri. «Ci saranno trecento metri di deriva.»
Gull studiò i nastri e le torri di fumo, di un argento scintillante dal fuoco di chioma, nero e pastoso vicino a terra.
Mentre arrivavano in posizione, Trigger strinse la cinghia dell’elmetto e si tirò giù la maschera prima di reggersi al cavo con una mano e procedere impacciato verso il portellone. Matt, secondo uomo, lo seguì.
Rowan studiò le fiamme, il terreno, poi il loro volo. Le vele gridavano sgargianti tra il nero e il blu, mentre l’aereo compiva il suo semicerchio per il secondo lancio.
«Pronti» rispose Gull alla chiamata dello spotter. Con Rowan alle sue spalle, raggiunse il portellone e si mise in equilibrio nel ruggito del vento e del fuoco. La pacca sulla sua spalla lo spinse fuori, a capofitto nel vento che lo schiaffeggiava. Trovò l’orizzonte, cercò il suo equilibrio mentre il freno lo stabilizzava e la vela principale cominciò a fargli iniziare una lenta discesa.
Trovò Rowan, vide la sua vela dispiegarsi, vide i raggi del sole trafiggere il fumo e, per un istante, illuminarle il volto.
Poi si trovò a dover combattere una corrente avversa che cercò di farlo avvitare. Una folata in risalita lo mandò pericolosamente vicino alla facciata della scarpata. Compensò, poi compensò dall’altro lato mentre il vento lo strattonava e lo schiaffeggiava.
Andò alla deriva fuori misura per il punto di atterraggio, riassettò la traiettoria, poi lasciò che il vento lo portasse e atterrò morbido sul bordo del varco.
Capriolò e vide Rowan atterrare tre metri alla sua sinistra.
«Bella manovra, lassù» gli disse lei.
«Ha funzionato.»
Recuperando i paracadute, si unirono a Matt e Trigger sul bordo dell’area di atterraggio. «Sta venendo giù il terzo lancio» commentò Trigger. «E... merda, Cards finirà tra gli alberi. Questa stagione è davvero sfigata, per lui.»
Rowan udì chiaramente le imprecazioni di Cards mentre il vento lo trascinava tra i pini.
«Dài, Matt. Andiamo a verificare che non si sia rotto niente di importante.»
Dato che riuscivano ancora a sentire Cards che imprecava, e che quindi non aveva evidentemente perso i sensi, Rowan continuò a fissare il cielo.
«Yangtree e Libby» disse, mentre l’aereo si posizionava per il lancio successivo. «Janis e Gibbons.» Chiamò gli ultimi paracadutisti. «Quando saranno tutti a terra, occupatevi del carico.»
Si mise le mani sui fianchi e osservò un altro paracadutista lanciarsi dal portellone. Yangtree, pensò. Avrebbe fatto l’istruttore, e avrebbe continuato a lanciarsi con il paracadute. Anche se fare lezioni di caduta libera in gruppo e con i turisti era ben lontano dal...
«Il parafreno. Il parafreno non si è aperto.» Rowan corse avanti, gridando agli altri che stavano a terra. «Il parafreno è inceppato! Cristo, Cristo, taglialo via! Taglialo via. Tira la riserva. Forza, Yangtree, per amor del cielo.»
Lo stomaco di Gull si rivoltò e il cuore gli martellava nel petto mentre guardava il suo amico, la sua famiglia, precipitare attraverso il cielo e il fumo. Anche gli altri gridavano, ora, e Trigger urlava nella ricetrasmittente.
La vela di riserva si aprì di scatto, si gonfiò... ma era troppo tardi, si rese conto Gull. La velocità di caduta di Yangtree era stata appena rallentata quando si schiantò tra gli alberi.