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Un attimo dopo i tre ragazzi strisciavano lungo il tubo di lamiera ondulata detto pomposamente “Tunnel Due”, l’entrata segreta che preferivano. Sul fondo del cunicolo avevano disteso vecchi tappeti per non ammaccarsi le ginocchia, e riuscivano a sgusciarne svelti come anguille. Poco dopo si fecero strada tra i cumuli di rottami che Jupiter aveva fatto ammucchiare da Hans e Konrad, gli aiutanti del cantiere, per nascondere il suo Quartier Generale. Uscirono così nello spazio aperto circostante la graziosa baracca-ufficio della “Bottega del ricupero” Jones, dove zia Mathilda li attendeva conversando con il padre di Bob, un uomo alto dallo sguardo vivace e dai baffetti neri.
– Oh, eccoti, figliolo! – esclamò quest’ultimo. – Vieni che dobbiamo fare presto; il capitano Reynolds vuole parlare con te. E anche con te, Pete.
Pete deglutì. Reynolds voleva parlargli? Immaginò subito di che cosa; senza dubbio degli eventi della sera precedente.
Il tondo viso di Jupiter appariva ansioso. – Posso venire anch’io, signor Andrews? – chiese. – Dopo tutto siamo una squadra, noi tre.
Il signor Andrews sorrise. – Penso che un ragazzo di più non dia fastidio; ma sbrigatevi perché il capitano è già ad attenderci con un’auto della polizia e andremo con lui.
Davanti al cancello li attendeva infatti una berlina, con alla guida il capo della polizia Reynolds, un uomo massiccio e un po’ calvo, che appariva accigliato.
– Ottimamente, Andrews – disse al padre di Bob. – Affrettiamoci ad andare laggiù. Intanto, ascolti: lei è uno del posto, anzi, siamo vicini. Fido quindi in lei per aiutarmi nei rapporti con la stampa se questa dannata faccenda dovesse diventare ancor più pazzesca.
– Può contare su di me, capo – rispose Andrews. – Ma mentre andiamo a casa Green perché non fa raccontare a mio figlio ciò che lui e i suoi amici hanno visto?
– Giusto – disse Reynolds, lanciando la vettura a rotta di collo. – Ho potuto interrogare un paio di uomini che erano là, ma sentiamo quel che avete visto voi.
Pete e Bob raccontarono rapidamente ciò che avevano osservato la sera prima; Reynolds ascoltò attentamente e alla fine mormorò: – Sì, più o meno è come mi hanno riferito gli altri, ma anche con tanti testimoni direi che non è assolutamente possibile… Eppure – riprese, con un sospiro – anch’io l’ho visto al cimitero. Era ritto accanto alla colonna di marmo in memoria del vecchio Mathias Green. E quando l’ho fissato sconcertato, la verde sembianza è scomparsa letteralmente nel terreno adiacente la tomba.
Pete, Bob e Jupiter ascoltavano eccitati, protendendosi dal sedile posteriore. Il padre di Bob, guardando interrogativamente il capo della polizia, gli domandò: – Posso riferire quello che ha detto?
– Eh, no, accidenti, io sa che non può! – esplose Reynolds. – Si tratta di cose non ufficiali. Quanto a voi, ragazzi, scusatemi, vi avevo quasi dimenticati… Non sognatevi di andare in giro a ripetere ciò che ho detto, intesi?
– Non lo faremo di certo, signore – io rassicurò Jupiter.
– Complessivamente – proseguì il capo della polizia – il fantasma verde è stato visto da… lasciatemi fare il conto: due camionisti al ristorante, la donna che ha telefonato.
il guardiano notturno del magazzino, io stesso e due miei uomini, i due ragazzi… e sono nove.
Il signor Andrews lo interruppe: – Nove più sei uomini che erano andati a dare un’occhiata alla vecchia casa Green.
– In totale – ricapitolò il capo – quindici complessivamente, quindici testimoni che hanno visto una figura spettrale!
– Erano sei o sette gli uomini a casa Green? – domandò ansiosamente Jupiter. – Pete e Bob non riescono ad essere d’accordo.
– Non ne sono certo – borbottò il capo. – Quattro uomini hanno riferito ciò che è accaduto. Tre di essi sostenevano che erano in sei e un altro che erano in sette. Non ho parlato con gli altri, che non sono riuscito a individuare. Presumo che volessero evitare pubblicità. Ad ogni modo, fossero quindici o sedici i testimoni, sono sempre troppi per una semplice allucinazione. Certo, il mio desiderio più vivo sarebbe quello di considerarlo uno scherzo o qualcosa di simile, ma dopo aver visto con i miei stessi occhi lo spettro scomparire dentro una tomba… ebbene, non posso proprio!
La macchina svoltò per il sentiero coperto di erbacce che portava a casa Green. Alla luce del giorno l’edificio appariva davvero imponente benché un’ala fosse parzialmente demolita.
Due poliziotti stavano di fazione davanti alla porta d’ingresso e un uomo, vestito di marrone, sembrava aspettare con impazienza.
– Vorrei sapere chi è quello – brontolò Reynolds scendendo dall’auto. – Possibile che sia un altro cronista?
– Comandante Reynolds – chiese avvicinandosi l’uomo vestito di marrone, dall’aspetto intelligente, con dizione limpida e timbro piacevole. – È lei il capo? La stavo aspettando. Perché mai questi uomini non mi permettono di entrare nella casa del mio cliente?
– La casa del suo cliente? – Reynolds lo guardò fisso. – Chi è lei?
– Sono Harold Carlson – rispose l’uomo – e questa è la casa della signora Lydia Green. Io, suo avvocato e lontano cugino, rappresento i suoi interessi. Non appena ho letto i giornali di questa mattina sono partito immediatamente da San Francisco, ho noleggiato una macchina e sono venuto direttamente qui. Desidero indagare su questa faccenda che mi sembra una fantastica sciocchezza.
– Quanto al fantastico ne convengo – disse Reynolds – ma non credo si tratti di una sciocchezza. Ad ogni modo sono lieto che lei sia qui, signor Carlson; se non fosse venuto avremmo dovuto mandarla a chiamare. Ho lasciato due agenti per tenere lontani i curiosi; ecco perché non l’hanno lasciata entrare. Ma ora andremo tutti insieme a dare un’occhiata. Ho con me i due ragazzi che hanno visto tutto iersera e che ci mostreranno esattamente dove il f…, dove sono avvenute le strane manifestazioni.
Ciò detto, e dopo aver presentati il signor Andrews, Bob, Pete e Jupiter, il comandante Reynolds fece strada all’interno della casa, lasciando fuori i due poliziotti di guardia.
Nelle grandi stanze debolmente illuminate sembrava aleggiare ancora lo spettro della notte precedente. Bob e Pete indicarono esattamente dove si erano trovati e il punto in cui la verde figura era apparsa la prima volta. Poi Pete li guidò al piano superiore. – È salito lungo le scale ed è scivolato lungo la sala – spiegò. – Prima di seguirlo gli uomini hanno esaminato il pavimento per vedere se vi fossero impronte. È stata un’idea di Bob, ma non abbiamo trovato la minima traccia sulla polvere.
– Tuttavia l’idea era ottima, ragazzo mio! – commentò il signor Andrews battendo cordialmente sulla spalla del figlio.
– Poi il fantasma è sceso in quella sala – indicò Pete – e si è fermato contro la parete, dopodiché è penetrato nel muro ed è scomparso.
– Mmmm – fece il capitano Reynolds, accigliato, mentre tutti guardavano attentamente la parete. L’avvocato Carlson scuoteva lentamente il capo. – Non capisco tutto ciò – disse – semplicemente non capisco. In verità, sono sempre circolate voci che dicevano questa casa abitata da fantasmi, ma non vi ho mai dato peso. Ora non so proprio cosa pensare.
– Signor Carlson – lo interpellò Reynolds. – Sa cosa ci sia al di là di quella parete?
L’altro batté le palpebre: – Perché? Cosa potrebbe esserci?
– Siamo qui per scoprirlo – rispose il capo della polizia.
– Ed ecco perché sono lieto che lei sia qui. Stamattina un operaio dell’impresa era su una scala per eseguire lavori di demolizione esterni. Pare che questo vestibolo sia soprastante la parete che è stata in parte demolita… A buon conto egli ha visto qualcosa, ha interrotto il lavoro e mi ha fatto chiamare.
– Ha visto qualcosa? – chiese il signor Carlson aggrottando le sopracciglia. – Santo Cielo, che cosa?
– Non può esserne sicuro – rispose deciso Reynolds – ma crede che ci sia una stanza segreta dietro quella parete bianca. E ora che lei è qui, apriremo un varco per accertare che cosa c’è dall’altro lato. Harold Carlson si asciugò il sudore della fronte e guardò il signor Andrews che era intento a prendere annotazioni. – Una stanza segreta? – interrogò stupefatto. – Non c’è alcun accenno a una stanza segreta nei racconti che riguardano questa casa.
Pete e Bob vibravano di eccitazione repressa mentre i due poliziotti salivano la scala, l’uno munito di piccone e l’altro di piede di porco.
– Molto bene, ragazzi, praticate un’apertura in quel muro – ordinò Reynolds, e rivolgendosi al signor Carlson aggiunse: – Sono certo d’interpretare il suo desiderio, nevvero?
– Indubbiamente – rispose l’avvocato di San Francisco. – Tanto più che l’intera casa dev’essere demolita.
I poliziotti attaccarono vigorosamente il muro e ben presto vi praticarono un foro. Era evidente che dall’altra parte c’era uno spazio piuttosto ampio, completamente buio. Quando il buco fu abbastanza grande da lasciar passare un uomo, Reynolds vi si accostò e proiettò un fascio di luce all’interno.
– Buon Dio – esclamò, ed entrò nella stanza segreta attraverso l’apertura. Il signor Carlson e il padre di Bob lo seguirono precipitosamente, e i ragazzi poterono udire le loro esclamazioni concitate e piene di paura. Tranquillamente Jupiter scivolò attraverso il buco e Pete e Bob lo seguirono.
Si trovarono in una piccola stanza di circa due metri per due e mezzo. Un poco di luce veniva da una fenditura del muro esterno che gli operai avevano cominciato a demolire. Nessuna meraviglia che gli uomini fossero eccitati: nella stanza non c’era altro che una bara, appoggiata su due Cavalletti di legno lucidato. La bara, di legno lucido, era meravigliosamente scolpita, ma ciò che attirava soprattutto l’attenzione era il suo contenuto. Anche i tre ragazzi, scivolando accanto agli uomini, guardarono a loro volta e rimasero senza fiato.
Nella bara c’era uno scheletro. Non si riusciva a distinguerlo bene a causa dei sontuosi indumenti, in parte rovinati dal tempo, che lo ricoprivano. Per un attimo nessuno parlò, poi Harold Carlson disse: – Guardate che cosa è scritto su questa targhetta d’argento: “Amata moglie di Mathias Green, riposa in pace qui vicino”.
– La moglie cinese del vecchio Mathias Green! – esclamò Reynolds.
– E tutti hanno sempre pensato che fosse fuggita quando lui morì – commentò pacatamente il padre di Bob.
– È vero – convenne Carlson. – Ma guardate qui! C’è qualcosa di cui dovrò assumere la custodia per conto della famiglia.
Si chinò sulla bara, ma i ragazzi non riuscirono a vedere che facesse perché i presenti impedivano loro la visuale. Subito dopo, però, il signor Carlson mostrò un filo di piccoli oggetti rotondi, che alla luce della lampada di Reynolds apparivano di uno strano color giallo spento, e disse: – Queste debbono essere le famose Perle Fantasma che si dice fossero state rubate a un nobile cinese dal prozio Mathias. Per tale ragione dovette fuggire dalla Cina e nascondersi. Hanno un immenso valore. Quando il vecchio cadde e morì si pensò che la moglie cinese fosse fuggita con le perle tornando in Oriente. E invece sono sempre state qui, da allora.
– E anche lei – commentò sottovoce il padre di Bob.