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– Aaaaahhhh, ahheeeee… – riecheggiò l’urlo dello spettro, ma questa volta non impressionò i ragazzi perché il suono veniva dal magnetofono.

I tre investigatori si trovavano nel loro Quartier Generale, situato nella “Bottega del ricupero”, il deposito di Titus Jones. Jupiter Jones ascoltava con grande attenzione la registrazione eseguita da Bob la sera precedente.

– Non ci sono altri gridi, Jupe – disse Bob – ma soltanto la nostra conversazione con quei signori che incontrammo. Non mi ero accorto che il magnetofono continuava ad incidere, e l’ho spento soltanto quando siamo entrati nella casa.

A buon conto Jupiter volle ascoltare tutto. Le voci degli uomini che avevano parlato si udivano con chiarezza, dato che il volume era stato tenuto alto. Quando il nastro finì di scorrere, Jupe spense il registratore e cominciò a mordicchiarsi il labbro inferiore, segno che il suo cervello era al lavoro.

– Mi sembra simile a un grido umano – disse a un tratto

– e sembra l’urlo di qualcuno che precipiti, un urlo che infine va spegnendosi perché viene meno anche la forza di gridare.

– Proprio così! – esclamò Bob. – Ed è proprio ciò che accadde in quella casa cinquant’anni fa: il proprietario Mathias Green cadde dalla scala e si ruppe il collo. Probabilmente deve aver gridato a quel modo mentre cadeva.

– Aspetta un momento, e rifletti – obiettò Pete. – Perché mai dovremmo udirlo gridare cinquant’anni dopo?

– Forse – replicò gravemente Jupiter – l’urlo è l’eco sovrannaturale di quello che echeggiò la prima volta mezzo secolo fa!

– Non dire cose simili – protestò Pete. – Non mi piace sentirle. Come potremmo udire una eco di cinquant’anni?

– Non so – rispose Jupe. – A buon conto, Bob, nella nostra agenzia tu hai l’incarico di fare ricerche e di raccogliere documentazioni. Per favore, dammi una relazione precisa di ciò che è accaduto e di ciò che hai appreso sulla storia di casa Green.

– Bene – cominciò Bob dopo un profondo respiro. – Pete e io siamo andati a fare un giretto per dare un’occhiata a quella casa, avendo inteso dire che ne avevano iniziato la demolizione. Pensavo che avremmo potuto preparare un bell’articolo e averlo pronto per il primo numero di autunno del giornale scolastico. Ho preso con me il registratore per poter incidere le mie impressioni immediate, che avrei utilizzate più tardi per l’articolo. Eravamo sul posto da quasi cinque minuti e la vecchia casa aveva un aspetto fantastico sotto la luna… Poi abbiamo sentito l'urlo. Il primo. Ho alzato il volume del registratore per il caso che si ripetesse, sicuro dell’importanza di fartelo ascoltare.

– Molto bene – approvò Jupiter. – Questo si chiama ragionare da investigatore. Ma ora che ho ascoltato anche i commenti degli uomini, prosegui tu il racconto, dal vostro ingresso nella casa.

Bob diede una descrizione accurata e minuziosa delle ricerche compiute nelle casa, dell’apparizione della verde figura spettrale al pianterreno e al piano superiore e, infine, raccontò di come fosse scivolata lungo l’atrio e svanita attraverso una solida parete.

– E senza lasciare impronte – completò Pete. – Bob ci aveva pensato subito e per questo ha voluto essere certo che gli uomini esaminassero attentamente il pavimento.

– Un lavoro eccellente – fu il compiaciuto commento di Jupe. – Quante altre persone oltre a voi hanno visto la verde apparizione?

– Sei – rispose Pete.

– Sette – lo contraddisse Bob.

– Sei – insisté Pete. – Ne sono sicuro: l’uomo che ci guidava, il tizio dalla voce profonda, quello dal cagnolino, il signore con gli occhiali e altri due ai quali non ho prestato molta attenzione.

– Può darsi che tu abbia ragione – ammise Bob, sentendosi poco sicuro. – Io li ho contati quando eravamo dentro e tutti andavano di qua e di là; una volta ne ho contati sei e due volte ne ho contati sette.

– Probabilmente non ha alcuna importanza – concluse Jupiter, dimenticando per un momento la sua stessa teoria per la quale in qualsiasi mistero anche il minimo particolare può rivelarsi determinante. – Ora parlatemi della vecchia casa.

– Ecco – cominciò Bob. – Quando siamo usciti dalla casa, gli uomini si sono divisi a gruppetti. Un gruppo era del parere che si dovesse chiamare la polizia. Sta di fatto che stamane i giornali dedicano ampio spazio all’avvenimento. Mentre venivo qui mi sono fermato alla biblioteca, ma nessuno mi ha saputo dare ragguagli su casa Green, in quanto fu costruita molto tempo fa, prima ancora che Rocky Beach fosse una città o avesse una biblioteca. Stando ai giornali, venne edificata sessanta o settant’anni fa dal vecchio Mathias Green, un capitano di nave mercantile che faceva commercio con la Cina e, si dice, un tipo sin troppo energico, per non dire un violento. Non si hanno molti particolari, ma pare che si fosse cacciato in qualche guaio quand’era in Cina e sia stato quindi costretto a venirsene via in gran fretta, insieme con la sposa, una deliziosa principessa cinese. Qualcuno afferma che abbia litigato con la sua unica parente, una cognata abitante a San Francisco, e perciò sia venuto a starsene qui. Altri sostengono che temesse la vendetta di qualche nobile cinese oppure di qualche familiare della moglie, e che abbia costruito qui la sua casa per nascondersi. A quei tempi questa regione era ancora alquanto selvaggia.

A questo punto Bob fece una pausa, sia per riprender fiato che per stuzzicare l’attesa degli amici, quindi riprese:

– Green conduceva vita agiata e teneva nella sua casa numerosi servi orientali. Amava indossare abiti lunghi e sciolti alla maniera dei nobili Manciù; e una volta la settimana si faceva portare le provviste con carri a cavalli direttamente da Los Angeles. Ma un giorno il conducente del carro trovò la casa vuota, eccetto Mathias Green che giaceva esanime in fondo alla scala. Il rapporto della polizia asserì che il poveretto aveva bevuto troppo e che la caduta gli era stata fatale, e che tutti i domestici erano fuggiti nottetempo per tema di essere incolpati. Anche la moglie cinese se n’era andata. Non si riuscì a trovare nessuno che fosse in grado di fornire la benché minima informazione. D’altra parte, a quel tempo la maggior parte dei cinesi che vivevano nel nostro paese era molto reticente, timorosa della legge, quindi era verosimile che se ne fossero tornati in Cina o fuggiti a San Francisco per far perdere le loro tracce nel quartiere cinese. Cosicché l’intera faccenda rimase un mistero. La cognata, una vedova residente a San Francisco, ereditò la proprietà e impiegò il denaro contante nell’acquisto di un vigneto a Verdant Valley, nelle vicinanze della sua città. Rifiutò sia di abitare la casa che di venderla. E anche dopo la sua morte lo stabile fu lasciato in abbandono. Quest’anno, però, la figlia della cognata, tale signora Lydia Green, ha venduto la proprietà a un appaltatore che si appresta a far demolire l’edificio e a costruire su quell’area alcune case moderne. Ecco perché la casa è in corso di demolizione. Questo è tutto quel che posso dirvi. – Un’egregia ricapitolazione dei fatti – commentò Jupiter congratulandosi con Bob. – E ora esaminiamo le cronache dei giornali.

Spiegò diversi fogli sullo scrittoio del piccolo ufficio: oltre alla gazzetta locale vi erano giornali di Los Angeles e uno di San Francisco.

Il giornale locale riportava gli strani avvenimenti della notte con titoli a lettere cubitali, ma anche gli importanti fogli cittadini vi dedicavano ampio spazio con drammatici titoli di questo genere:

 

UNO SPETTRO PARLANTE ABBANDONA LA CASA IN ROVINA PER PORTARE IL TERRORE A ROCKY BEACH

FANTASMA VERDE IN LIBERTÀ A ROCKY BEACH PERCHÉ LA CASA VIENE DEMOLITA

SPETTRO VERDE LASCIA LA CASA IN ROVINA PER CERCARE UN NUOVO ALLOGGIO

 

Sebbene gli articoli fossero scritti con una certa vena umoristica, i fatti erano riportati proprio come li aveva raccontati Bob. Non accennavano però al particolare che anche il capo della polizia e due dei suoi agenti avevano visto effettivamente nel cimitero la verde figura spettrale. Reynolds aveva preferito tacerlo, non volendo che la gente ridesse alle sue spalle.

– Il giornale dice – osservò Jupiter scorrendo la gazzetta di Rocky Beach – che il fantasma è stato visto nei pressi di un magazzino, quindi nel portico di un cortile e infine mentre si aggirava fra i rimorchi di alcuni autotreni. Si potrebbe proprio credere che lo spettro sia alla ricerca di altra dimora dato che la sua viene demolita.

– Certo – replicò Pete ironicamente. – Può darsi che tenti l’autostop per andarsene da Rocky Beach.

– Forse – soggiunse Jupiter, preferendo ribattere l’osservazione con serietà – anche se generalmente si ritiene che i fantasmi non usino mezzi di trasporto normali…

Fu interrotto dalla voce della zia. La signora Mathilda Jones era un donnone ed aveva una voce possente. Praticamente era lei che mandava avanti l’azienda familiare della “Bottega del ricupero”.

– Bob Andrews – la si udì chiamare – vieni fuori da quei rottami e fatti vedere! Tuo padre è qui e ti vuole. Vieni anche tu, Pete!