NESSUNO HA PIÙ NIENTE DA PRETENDERE
Quattro anni prima, il giorno della liberazione
Una pozza di sangue si allarga intorno al corpo di Giorgio.
Ancora qualche sparo giunge in lontananza, dagli agenti che hanno inseguito il capo dei rapitori, Inzaghi.
Non sanno ancora che non lo prenderanno.
Bono guarda il corpo dell’amico per terra e pensa a tutto l’ingranaggio che ha portato a quella situazione.
I tiratori scelti non avrebbero mai colpito un poliziotto, nemmeno per sbaglio. Anche se tra di loro vi erano agenti al soldo del Giostraio, il loro agire sarebbe stato poco difendibile in un’inchiesta interna.
Non era rimasto che farlo personalmente. Roberto non ha avuto altra scelta. Ha sparato. Senza esitare.
Ha già predisposto tutto per evitare che si venga a sapere che a uccidere l’amico sia stato un collega. Basterà fermare tutto all’esame autoptico e far sparire il proiettile, oppure far redigere un altro rapporto ufficiale dal medico legale.
E quella vecchia dottoressa, ubriacona e forse anche dipendente da qualche sostanza stupefacente, gli deve molti favori. C’è solo da stare attenti alla collega patologa, Claudia, troppo diligente e retta per essere piegata al volere di quella parte della polizia.
Nonostante queste sicurezze, non riesce a smettere di guardare il corpo di Giorgio. Respira ancora, ma Bono sa che il proiettile non gli ha lasciato nessuna speranza.
Vicino a lui vi è quell’uomo tremolante che si è pisciato nei pantaloni. L’imprenditore che tutti volevano liberare per non avviare una nuova guerra tra la polizia e il Giostraio.
Ma di quell’uomo piegato su se stesso, per terra davanti a lui, non importa nulla a nessuno. Nemmeno ai figli che, in tutto quel casino, si sono persino imboscati la valigetta con i soldi. Come se non ne avessero già abbastanza.
Eppure, non c’è peggior povero del ricco che sente il bisogno di nascondere qualcosa che crede prezioso, tanto indispensabile, quanto inutile.
Bono cerca di pensare ad altro. Per non affrontare quello che ha fatto.
L’imprenditore si sta tenendo il volto tra le mani, schiacciato per terra. Non può aver visto quello che ha fatto lui, intoccabile commissario di polizia.
E sicuramente lo stress postraumatico cancellerà molti dei ricordi legati alla sua liberazione. O almeno li renderà estremamente confusi e nebulosi.
Se Melis diventerà un problema, Bono ci penserà a suo tempo.
Non vuole prendere una decisione ora.
È già stata abbastanza dura quella che ha dovuto prendere oggi. Bono sa benissimo che non ha avuto scelta.
Vede ancora il volto dell’amico, di Giorgio, che lo guarda con un sorriso già spento, sapendo benissimo che Roberto avrebbe premuto il grilletto. Aveva ormai accettato il suo destino.
Tutto sta andando come aveva previsto.
“Maledetto imprenditore. Perché cazzo mi hai dato questa possibilità?”, pensa Bono.
Gli spari sono cessati.
Inzaghi è sicuramente fuggito.
Tutto potrebbe finire quella notte.
L’imprenditore è libero. L’agente scelto Garbelli è morto. Bono ha la sua carriera.
Nessuno ha più niente da pretendere.
Tranne il Giostraio.
Bono è in una gabbia molto stretta, con i muri molto vicini tra loro che gli permettono poco movimento, che gli lasciano poca aria. Non sa se ne uscirà, se troverà la chiave. Ma ormai non gli importa più nulla. Con quel cadavere di fronte a lui ha toccato il fondo, e dovrà fare i conti con se stesso. Non gli rimane più nulla.
Solo il ricordo di una vita normale.
Solo il rimorso di un’amicizia perduta.