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«Aspetta» dissi, non appena fui di nuovo in grado di proferire parola. «Ricomincia da capo, per favore.»

«Okay. Ho detto che la lingua madre spesso emerge in modo più evidente quando la persona è sotto stress. In tal caso aumentano le possibilità di usare falsi amici, perché le emozioni si esprimono più liberamente nella lingua madre. Questo fenomeno è forse in atto nei versi che ho appena citato, a causa dei terribili sentimenti di chi, impotente, assiste a immagini tragiche eppure reali di vittime avvolte dalle fiamme che si buttano giù dai palazzi e incontro alla morte.»

«Leggi ancora quei versi.» Era impossibile. Non potevo aver sentito bene.

Rob rilesse il breve componimento.

 

Vedo il terrore che viene dall'odio

due torri cadon mentre si discute.

Oh dov'è Dio? Dalla cornice, affollati,

si gettano in fiamme incontro alla morte!

 

Il mio cuore batteva così forte che pensai l'avrebbe sentito anche Rob dall'altra parte. Lui continuava a parlare, ignaro delle emozioni che infuriavano dentro di me.

«La "cornice" suona un po' strano in inglese, ma si tratta di un testo poetico, e in. poesia ci si aspetta che il flusso di informazioni e le strutture di riferimento siano oscure, diverse da quelle della lingua di ogni giorno. Qui, però, è lingua di ogni giorno, ma in francese. "Corniche" significa in realtà "cornicione". E "affollati" è la traduzione sbagliata di "affolés", cioè "sconvolti". In francese gli ultimi due versi suonerebbero: "Oh dov'è Dio? Dal cornicione, sconvolti, si gettano in fiamme incontro alla morte!".»

«Sei certo che sia un riferimento all'11 settembre e al World Trade Center?» Una calma impossibile.

«Deve esserlo.»

«E non hai alcun dubbio che le poesie di Ossa in cenere siano state scritte dalla mia amica, Evangeline.»

«Nessun dubbio. Posso finire di spiegare come sono arrivato alla conclusione?»

«Devo andare ora, Rob.»

«C'è dell'altro.»

«Ti richiamo.»

«Stai bene?»

Interruppi la comunicazione. Sapevo di essere maleducata e ingrata; gli avrei mandato fiori o cognac per farmi perdonare. In quel momento non volevo più parlare.

Le poesie erano tutte di Evangeline, e alcune scritte di recente.

In fondo al corridoio, una porta si aprì. La lite tra Homer e Marge aumentò bruscamente di volume.

Almeno una poesia era stata scritta dopo il settembre 2001.

Restai seduta, immobile, paralizzata dalle implicazioni di quello che Rob aveva scoperto.

Evangeline, nel 2001, era viva. Non era stata uccisa decenni prima.

Obeline aveva mentito, dicendo di aver visto uccidere Evangeline. Perché?

Poteva essere in buona fede? Certo che no: aveva le poesie. Doveva sapere quando erano state scritte.

Una risatina sommessa si intrufolò tra i miei pensieri. Alzai lo sguardo. La stanza era vuota, ma c'era un'ombra sul pavimento all'altezza della porta.

«Cecile?» chiamai sottovoce.

«Indovina dove sono.»

«Credo...» fingendomi incerta. «Sei nell'armadio.»

«No.» Saltò fuori da dietro la porta.

«Dov'è Obeline?»

«Sta cucinando.»

«Tu sei bilingue, non è vero, tesoro?»

Parve confusa.

«Parli francese e inglese.»

«Che significa?»

Meglio cambiare approccio.

«Ti va di chiacchierare un po', solo tu e io?»

«Oui.» Mi raggiunse al tavolo.

«Ti piacciono i giochi di parole, vero?»

Annuì.

«E come fai?»

«Di' una parola che descrive le cose e io te la finisco.»

«Gros» dissi, gonfiando le guance.

Fece una smorfia. «Non puoi dire quella.»

«Perché no?»

«Perché no.»

«Fammi capire.»

«Le parole formano come delle immagini dentro la mia testa.» Si interruppe, frustrata dalla propria incapacità di spiegare. O dalla mia incapacità di comprendere.

«Va' avanti» la incoraggiai.

«Certe parole sono piatte, certe sono tutte storte.» Aggrottando le sopracciglia, mimò «piatto» e «storto» con le mani. «Le parole piatte puoi finirle aggiungendo una "o". Sono quelle che mi piacciono. Ma con le parole storte non si può fare.»

Limpido come una torbiera.

Pensai alla mia prima conversazione con Claudine. La ragazza parlava un caotico miscuglio di francese e inglese, apparentemente inconsapevole dei confini tra l'una e l'altra lingua. Mi domandai quale fosse il criterio con cui distingueva le parole piatte da quelle storte. «Super» e «buffo» erano chiaramente piatte. «Gros» era storta.

«Grande.» Provai in inglese.

Gli occhi verdi scintillarono. «Grand-o.»

«Contento.»

Scosse la testa.

«Fort.»

«Nooo. Quella è storta.»

«Crudele.» Dissi, scoprendo i denti e contraendo le dita ad artiglio nella scherzosa imitazione di un mostro minaccioso.

«Crudel-o.» Ripeté i miei gesti in preda alla ridarella.

La classificazione del lessico operata dal suo cervello sarebbe rimasta un mistero per me. Dopo qualche altra battuta del nostro gioco, cambiai argomento.

«Sei felice qui, Cecile?»

«Penso.» Si ravviò i capelli dietro le orecchie. Sorrise. «Ma mi piace anche l'altro posto. Ci sono dei pali con grandi uccelli.»

La casa di Tracadie. Probabilmente c'era anche lei quando io e Harry eravamo passate.

«Te lo ricordi dove vivevi prima di stare con Obeline?»

Il sorriso svanì.

«Diventi triste a pensarci?»

«Io non ci penso.»

«Ma sai descriverlo?»

Scosse la testa.

«Qualcuno era cattivo con te?»

Agitò nervosamente su e giù il ginocchio, la scarpa da ginnastica che produceva un lieve stridio sul pavimento.

«Era un uomo?» Sottovoce.

«Mi faceva togliere i vestiti. E...» scuotendo sempre più forte la gamba «... fare delle cose. Era cattivo. Cattivo.»

«Ricordi il suo nome?»

«Mal-o. Era lui il cattivo. Non era colpa mia.»

«Certo che no.»

«Ma mi ha dato una bella cosa. L'ho tenuta. Vuoi vederla?»

«Forse più tardi...»

Ignorando la mia risposta, Claudine si precipitò fuori dalla stanza. In pochi istanti era di ritorno con un circoletto di cuoio ornato di piume e perline.

«È magico. Se lo appendi sopra il letto, sei sicura di fare dei bei sogni. E...»

«Perché tormenti Cecile?»

Claudine e io ci voltammo entrambe al suono della voce di Obeline.

«Stavamo chiacchierando» disse Claudine.

«Ci sono delle mele sul ripiano» continuò Obeline senza mai distogliere il suo sguardo minaccioso dal mio viso. «Se le sbucci possiamo fare una crostata.»

«Okay.»

Facendo roteare il suo acchiappasogni, la ragazza passò accanto a Obeline e scomparve. Pochi istanti dopo, un motivetto si diffuse lungo il corridoio. «Fendez le bois, chauffez le four. Dormez la belle, il n'est point jour.»

Tradussi mentalmente la canzoncina per bambini. Tagliate la legna, scaldate il forno. Dormite, mia bella, che non è ancora giorno.

«Come osi?» sibilò Obeline.

«No, Obeline. Come osi tu

«Ha la mente di una bambina di otto anni.»

«Bene. Parliamo di bambini.» Tono glaciale. «Parliamo di tua sorella.»

Ogni traccia di colore svanì dalla sua faccia.

«Dov'è?»

«Te l'ho detto.»

«Mi hai detto un sacco di bugie.»

Sbattendo i palmi sul tavolo, balzai in piedi. La sedia andò a gambe all'aria, atterrò sul pavimento con un botto che parve un colpo di fucile.

«Evangeline non è stata uccisa» affermai, il tono duro quanto l'espressione del mio viso. «Almeno, non a sedici anni.»

«È un'assurdità.» La voce di Obeline era tremolante, come un nastro ascoltato troppe volte.

«Harry ha trovato Ossa in cenere. So che è stata Evangeline a scrivere quelle poesie, alcune non prima del 2001.»

Gli occhi le corsero alla finestra, oltre le mie spalle.

«So della O'Connor House. Sto rintracciando l'ordine. Alla fine, scommetto, verrà fuori che Virginie LeBlanc sei tu o Evangeline.»

«Mi avete derubato.» Parlava senza riportare gli occhi su di me.

«Odio dovertelo dire, ma ciò che tu e tuo marito avete fatto è infinitamente peggio che portare via un libro.»

«Sbagli a giudicarci così, ci accusi di cose false.»

«Che è successo a Evangeline?»

«Questi non sono affari tuoi.»

«Era quello il motivo? Affari? Che diavolo, la ragazza lavora per papà. Non è nel contratto, è vero, ma la spoglio, la lego con delle corde e faccio qualche scatto. È giovane e povera, ha bisogno di lavorare: terrà la bocca chiusa.»

«Non è andata così.»

«E allora dimmelo tu com'è andata!» Diedi una manata così forte sul tavolo, che Obeline trasalì.

Voltò la testa per affrontarmi.

«Fu l'amministratore di mio suocero.» Lacrime bagnarono la pelle martoriata. «Lui costrinse Evangeline a farlo.»

«Mister Malvagio Senza Nome.» Non la bevevo. Se quella persona esisteva, Obeline doveva sapere chi fosse.

«David lo licenziò il giorno stesso in cui suo padre morì. Io seppi delle foto solo più tardi.»

«Che cosa è successo a Evangeline?» Avrei continuato a ripetere senza tregua quella domanda.

Mi guardò fisso, il labbro che le tremava.

«Che cosa è successo a Evangeline?»

«Perché non puoi restarne fuori? È inutile.»

«È inutile cercare di togliermelo dalla testa.»

«Per favore.»

«Che cosa è successo a Evangeline?»

Un singhiozzo le salì alla gola.

«L'ha uccisa tuo marito?»

«Sei pazza? Perché dici questo?»

«Uno dei suoi tirapiedi?»

«David non permetterebbe a nessuno di farle del male. Lui l'ama.»

La mano le corse alla bocca. Spalancò gli occhi in preda all'orrore.

Di nuovo, sentii un gelo impossessarsi di me.

«È viva» dissi a bassa voce.

«No.» Disperata. «David ama il suo ricordo. La sua poesia. Mia sorella era una persona meravigliosa.»

«Dov'è?»

«Bourreau! Lasciala in pace!»

«Sono io il carnefice?»

«Le farai solo del male. La farai solo soffrire.»

«È con quell'uomo?»

«Non vorrà vederti.»

Ricordai ciò che Obeline aveva detto prima. Come si era espressa? David e Mister Malvagio avevano bisogno uno dell'altro.

«Lui la sta nascondendo, non è vero?»

«Pour l'amour du Bon Dieu!»

«Che cosa? Il maritino ha scambiato tua sorella con Claudine? Gli serviva una nuova modella?»

La faccia di Obeline si irrigidì in una maschera furente.

Ci fissammo, occhi negli occhi, ma io distolsi lo sguardo per prima. Sentivo forse una punta di incertezza? Fuori si udì il rumore di un'auto. Divenne più forte, poi cessò. Poco dopo, la porta d'ingresso si aprì. Si richiuse. Passi spediti echeggiarono lungo il corridoio e Ryan entrò nella sala da pranzo.

«Pronta a tornare in pista?»

«Decisamente.»

Se fu sorpreso dalla mia aggressività, non lo diede a vedere.

«E Claudine?» domandai, buttando i miei appunti e il telefono nella borsa.

«I servizi sociali sono proprio dietro di me.»

«Bastarache?»

«Ho passato la palla alla SQ Trois Rivières. Gli stanno addosso loro, adesso. Pare si stia dirigendo a Montréal.»

«Hippo?»

«In giornata volerà a Tracadie. Ha in mente di spremere Mulally e Babin, oltre a verificare alcune cose che sono emerse dagli archivi di Bastarache.»

Mi rivolsi a Obeline.

«Ultima possibilità.»

Mi offrì solo silenzio.

Pronunciai le mie parole di commiato con il tono più minaccioso che mi riusciva. «Bada, Obeline. Non mi fermerò finché non avrò trovato tua sorella. E farò tutto il possibile perché tuo marito sia accusato di rapimento, sfruttamento e danneggiamento di minore, e qualunque altra cosa ci venga in mente per inchiodare il suo culo infame.»

Obeline parlò sommessamente, con un'aria triste.

«So che le tue intenzioni sono buone, Tempe, ma farai solo del male, invece. Nuocerai alle persone che stai cercando di proteggere e a quelli che le hanno aiutate. La povera Cecile ha trovato la felicità qui. I servizi sociali saranno un incubo per lei. E se arriverai a Evangeline, non farai che procurarle un dolore. Che Dio ti perdoni e ti benedica.»

La forza tranquilla delle sue parole fece svanire la mia rabbia. Ora stavo supplicando.

«Ti prego, Obeline, dimmi almeno quel che devo sapere per consegnare alla giustizia l'uomo che ha fatto del male a Evangeline e a Cecile. Solo questo.»

«Non posso aggiungere altro» mormorò, senza alzare lo sguardo.