CAPITOLO XI
Il Grand’Ammiraglio
Gli abitanti della Terra stavano per essere distrutti, uno dopo l’altro, come se ogni castigo si spargesse sopra di essi, in un abbraccio totale della ira dell’Onnipotente.
Udii il suono del corno e una voce uscita da una nube di fumo che ordinava la liberazione dei quattro esseri potenti che stavano ai quattro angoli della Terra, aspettando l’ordine di attaccare.
Distruzione! Avevano questa missione. Ancora una volta, un terzo della popolazione, già tanto sofferente e ristretti, sarebbe stato colpito.
Si scatenò una sequenza di guerre, conflitti, massacri, in tutto il mondo, di una forma mai vista prima. I guerrieri sanguinari avevano una forma nuova di attaccare. Essi venivano al galoppo, montando i loro orribili destrieri. Tanto i cavalli come i loro cavalieri avevano un aspetto totalmente differente rispetto a ciò che si era visto sulla Terra finora.
I cavalli avevano una corazza di fuoco, zaffiro e zolfo che li avrebbe protetti fino al termine del loro compito.
I cavalieri venivano montando questi cavalli che erano lo strumento per causare danno e morte. Le loro teste, erano come di leone; dalle bocche uscivano fuoco e zolfo. E’ come queste creature avessero ingoiato qualche materiale infiammabile dagli abissi, o che fossero fatte di questo combustibile. Lo zolfo si accende facilmente, producendo un fumo irritante. Il fuoco bruciava peggio delle bruciature nucleari e così la morte delle vittime era lenta e molto angustiante.
Oltre a ciò, i cavalli-mostri torturavano gli uomini con le loro code che avevano i peli lunghi; ogni pelo assomigliavano a un sottile serpente; la piccola testa si apriva in una bocca piena di dentini che ferivano la gente; il loro morso non era mortale ma chi era colpito, soffriva di dolori allucinanti. Non c'era scampo per la gente rimasta sulla Terra. Chi non fosse morti a causa delle fiamme provocate da queste belve, sarebbe stato torturato dalle loro code.
I cavalieri dovevano cavalcare tutta la Terra per portare a termine il loro compito di boia.
Era, senza dubbio, una forza maligna che stava attuando questo piano.
Questa forza diabolica – spiegò il Maestro – è sempre stata presente sulla terra, però, è sempre stata soggiogata, per migliaia di anni, da un’altra forza superiore che ne impediva la sua totale azione distruttrice.
- Questi cavalieri sono sempre esistiti e hanno sempre agito nella sfera umana, non però, con tanta intensità come adesso. Loro avevano il permesso limitato dal Grand’Ammiraglio che non lasciava totale libertà, perché il tempo della fine non era ancora arrivato. Non era permesso nemmeno la sua visibilità, essendo una cosa occulta agli occhi umani. Tu sei il primo umano che ha potuto vedere come arrivavano sulla Terra, le malattie, le epidemie, le forze capace di fare tutte le stragi e sciagure accadute nella faccia della Terra. Sono sempre stati questi terribili cavalieri, controllati dall’Apoliom, che ha promesso di vendicare e distruggere le creazioni del Grand’Ammiraglio, il suo eterno rivale, dopo che è stato gettato a terra a causa della sua ribellione.
- Però, come fu annunciato per secoli e secoli, all'umanità, l’Apocalisse un giorno sarebbe arrivata inevitabilmente, compiendo tutte le minacce di distruzione e terrore, soggiogando i popoli, come conseguenza dei costanti affronti, ribellioni, indifferenza e disonore al Grand’Ammiraglio, il supremo creatore di tutte le cose.
Molte volte, la sofferenza e l’umiliazione sono l’unico mezzo per far capire all’uomo che lui non è fatto soltanto di materia, che è imprescindibile la cura delle malattie interiori che causano l’attaccamento incondizionato alle cose materiali, alla sete di arroganza e all'insaziabile fame di potere. E’ l’unica forma di far sentire loro il desiderio di un approfondimento delle cose spirituali e appropriarsi dei benefici.
Il Grand’Ammiraglio ha sempre desiderato che tutti provassero, senza fatica, senza sofferenza, tutto ciò che Egli riservò fin dalla creazione, per l'uomo. Ma questo non ha mai fatto caso. Adesso, se volesse avere questa prova, dovrebbe passare per momenti tenebrosi di umiliazioni e sofferenze; se riconoscesse la supremazia del Grand'Ammiraglio sopra tutto e tutti, prima di morire, allora potrebbe avere ancora una possibilità di una vita futura, senza sofferenza, nell’eternità. Sarebbe come l’oro che passa nel fuoco per uscirne purificato.
Il Grand’Ammiraglio impedì, per secoli, l’azione implacabile della forza distruttrice del male, poiché, non pensino i signori uomini, che sono Sue queste azioni malefiche, ma è Suo il permesso. Egli abbassò la mano e lasciò colui che è il re della distruzione – Apoliom – la stella caduta, agisse con libertà limitata, nella vita degli uomini.
Nonostante tutte queste piaghe terribili, i sopravvissuti non si pentono delle loro azioni libidinose e perverse, molti continuano a praticare gli stessi errori condannabili che tanto feriscono il grande El-Elyon.
Si verifica che la civiltà, l’educazione e la tecnologia avanzata non sono riusciti a cambiare, come se sperava, il cuore dell’uomo, né gli ha fornito una migliore relazione con il Grand’Ammiraglio.
Apoliom, per non avere il dono dell’onniscienza e per avere un carattere irrimediabilmente maligno, e siccome agli si oppone a tutto ciò che possa portare maggiore grandezza a El-Elyon, è contento ed è qui ora, a distruggere il suo proprio regno, senza percepirlo, pensando di danneggiare soltanto le opere del Grand’Ammiraglio.
- Ah… l’uomo, quest’illustre sconosciuto! Chi sei tu, infine? – Confesso che sono indignato. Non so se con l’essere umano, l’essere supremo della creazione, o con il suo creatore, o ancora con il suo distruttore.
- Chi sei tu, uomo? Non sei così savio, tanto evoluto? Non domini sopra tutti gli altri esseri viventi? Reagisce adesso, se sei tanto capace quanto hai sempre voluto dimostrare, oppure sarai inevitabilmente distrutto!
Usa la tua intelligenza, tanto applaudita da te stesso, tu che hai sempre rifiutato l’idea di un essere al di sopra della tua forza e del tuo potere!
Sarà che un insetto, nella sua fragile costituzione, è più forte di te? Oppure, un semplice albero del quale tu hai sempre fatto ciò che volevi… mah, ha più speranza quello che di te; poiché, anche se tagliato, ancora si rinnova e non si fermano i suoi germogli. Se invecchia nella terra e muore il suo tronco, con solo un poco d'umidità, germoglierà e darà rami come una pianta nuova!
Tu, però, muori e rimani prostrato; spira l’uomo e dove sta? Come le acque del lago che evaporano, il fiume che asciuga e secca, così l’uomo giace e non si rialza. Per quanto esistano cieli, non si sveglierà né sarà tolto dal suo sonno.
La morte sentenzia un inesorabile “mai più” oppure un “talvolta”, quando una morte ingiusta dovesse far scendere a terra una vita innocente, dal suo sangue si erigerà fino al più alto dei cieli. E li nel cielo, scorgerà all’improvviso, un divino eroe, un simpatizzante celestiale che è pronto a indossare la sua integrità.!
- E tu o Grand’Ammiraglio, chi sei?
Per caso vuoi terrorizzare una foglia sbattuta dal vento? Perseguiterai la paglia secca? Cos’è un mortale davanti al suo creatore? Non puoi placare la tua tanto dura sentenza che lascia l’uomo in una sensazione paralizzante e terribile, davanti alla tua ostilità?
- Anche così, o uomo, ti opponi a lui? Vuoi ancora sapere la ragione della tua sofferenza? Deve esistere una ragione forte per le afflizioni umana, certamente!
- La sofferenza è intimamente legata alla cattiveria umana. La afflizione non è una cosa che può germogliare senza causa; è la conseguenza e il prodotto naturale della malvagità dell’uomo.
- Scusa, Maestro, ma e i bambini? Perché soffrono i bambini? Non può avere malvagità né cattiveria nella mente di un bambino…
- A volte, figlio, la perfidia di un uomo ferisce tanto il cuore del Grand’Ammiraglio, che la maledizione perdura anche per varie generazioni, per cui, il malcapitato non sempre può trovare una spiegazione per le sue sofferenze.
- E il Creatore, ha Egli una ragione tanto forte per volere la distruzioni, in un modo così crudele, della sua creazione? Chi è questo Creatore, e perché fa così?
- Io ti dirò, uomo, saprai della Sua grandezza!…
“Se vuoi, dunque, contendere con Lui, nemmeno a una delle mille cose gli potrai rispondere. Egli è savio di cuore e grande in potere; chi discusse con Lui ed ebbe pace?
Egli è colui che muove i monti, senza che sappiamo che Egli, nella sua ira, li trasforma; chi muove la terra fuori dal suo luogo, le cui colonne fa tremare; che parla al sole e questo non sorge, e abbatte le stelle; chi da solo allarga i cieli, e cammina sopra i mari?
Chi fece l’Orsa e l’Orione, le Stelle e gli spazi del Sud, che fa grandi cose che non si possono indagare, e meraviglie tali che non si possono contare.
Colui che dona e che tu non percepisci.
Colui che schianta la presa! Chi lo può impedire?
Chi gli dirà: che fai? Egli non fermerà la sua ira.
Vuoi sapere chi è l’Onnipotente, il Grand’Ammiraglio? Domandalo ad ogni animale ed egli te lo insegnerà; agli uccelli del cielo ed essi te lo faranno sapere. O parla con la terra, ed essa t'istruirà; anche i pesci del mare te lo possono spiegare. Quali, tra questi, non sanno che è la mano del Signore che ha fatto ciò? Nella Sua mano si trova l’anima di ogni vivente, e lo spirito di tutto il genere umano. Per caso l’udito non mette a prova la parola, come il palato prova il cibo?
Sta la sapienza con gli anziani, e nella vecchiaia l’intendimento?
No! Con Lui sta la sapienza e la forza; Egli ha il consiglio e l’intendimento.
Ciò che Egli abbatte, non si riedificherà; butta nella prigione e nessuno la può aprire. Con lui stanno la forza e la sapienza.
Suo è ciò che sbaglia e chi lo fa sbagliare.
Spoglia i consiglieri della loro carica, e fa sbagliare i giudici. Dissolve l’autorità dei re. Ai sacerdoti fa spogliare dalla loro carica; alle persone più eloquenti, toglie la parola e agli anziani l’intendimento.
Lancia il disprezzo sui principi e scoglie le strette più forti. Dalle ombre manifesta cose profonde, e porta luce nella più densa oscurità. Moltiplica le nazioni e le fa perire; le disperde e di nuovo le aggrega.
Toglie il sapere ai principi della Terra, e li fa poi vagare nel deserto, senza meta. Nelle ombre vanno a tentoni, senza luce, e li fa barcollare con ebbrezza.
Fu colui che creò tutte le opere che gli uomini celebrano.
Tutti gli uomini le contemplano; da lontano le ammirano l'uomo.
Ecco, il Grand’Ammiraglio è veramente grande e non lo possiamo comprendere. Il numero dei suoi anni non si può calcolare.
Poiché attrae a sé le gocce d’acqua che dal loro vapore distillano la pioggia; la quale le nubi spargono, e gocciolano abbondantemente sull'uomo.
Può qualcuno capire lo stendersi delle nubi, e i tuoni che ad esse si accompagnano? Ecco che stende sopra essi, il suo lampo e nasconde la profondità del mare.
Riempie la mano di lampi e li scaglia come frecce contro i suoi avversari. Il fragore della tempesta dà notizie rispetto a Lui che è zelante nella sua ira contro l'ingiustizia.
Fa grandi cose che non si possono comprendere. Poiché egli dice alla neve: “cadi sopra la terra” e alla pioggia e all’acquazzone: siete grande. Così egli riduce all’impotenza le mani degli uomini, perché riconoscano le Sue opere.
Gli animali entrano nei loro nascondigli e rimangono nelle loro caverne. Dai loro angoli, escono i venti, e dal vento del Nord, il freddo.
Dal Suo soffio, genera la gelata, e ampi spazi se congelano. Inoltre, carica di umidità le nubi che spargono i lampi. Allora, esse, secondo la rotta che Egli dà, si spargono per una o un’altra direzione, per fare tutto ciò che ordina su tutta la Terra. E tutto questo Egli genera, per la disciplina che conviene alla Terra, o per l’eccesso della sua misericordia.”
Dio è giusto e collocò l’uomo in un universo morale nel quale raccoglie il frutto di quello che piantò, sia buono o cattivo. Egli è il Grand’Ammiraglio e tutto ciò che a Lui si oppone, non può prevalere. Il Suo dominio è perpetuo, poiché è un dominio di giustizia; pesando su una bilancia i fatti dell’uomo, ognuno meritava la morte immediata. Nella sua giustizia Egli usa un'assoluta misericordia.
- Ma… gli uomini, con tutto il loro sapere, non possono mutare questo stato di cose? Con il loro sapere, non si considerano, quasi tutti, indipendenti? Non vissero sempre senza le risorse del Grand’Ammiraglio? Certo, certo che siamo savi, intellettuali. Chi dice il contrario? Infine, abbiamo conseguito grandi conquiste in tutte le aree di questo Pianeta e degli altri. Ampliammo il nostro dominio sopra la Terra, il cielo e il mare. Con l’uso della ragione, l’uomo chiude la luce in un cavo, calcola le distanze che separano gli astri, misura e pesa milioni di soli che popolano la grandezza inconcepibile dell’Universo, costruisce navi e razzi, va sulla Luna, disintegra l’atomo e ne estrae un’energia immensa, capace di annichilare l’umanità e scuotere il mondo.
Siamo la meraviglia suprema della creazione. Nonostante la nostra fragilità da un ponto di vista fisico in relazione ad altri animali, il nostro sapere ci fa infinitamente superiori ad essi, al punto di dominarli.
Manipoliamo la genetica e possiamo produrre un concepimento “in vitro”. Possiamo, con ciò, produrre un bambino interamente in provetta, senza necessità dell’utero della madre e, per di più, clonarlo per sostituirlo, chissà, in una eventuale necessità.
Con il nostro sapere, abbiamo già costruito armi nucleari, sufficienti ad ucciderci più di venti volte e a distruggere il mondo, addirittura più di cento.
Insomma, abbiamo tanta sapienza per fare quello che meglio crediamo al mondo; perché dovremmo ricorrere a esseri superiori che si dice esistano, e se esistono, ci incomodano?
- Oh uomo, stolto e ingenuo! Come puoi venerare il tuo vano sapere? Quanto mediocre è il tuo sapere e quanto inconsistente è la tua scienza!
La sapienza non dipende della perspicacia umana. Per caso il tuo sapere ti ha insegnato a riconoscere qual è l’eccellenza della Sapienza?
Considera le meraviglie del Grand’Ammiraglio! Per caso tu sai come Egli le usa, e come fa risplendere il lampo dalle nubi? Hai notizia dell’equilibrio delle nubi e delle meraviglie di quello che è perfetto in conoscenza? Chi riscalda le tue vesti quando c’è calma sulla Terra a causa del vento del Sud?
Stendesti con Lui il firmamento, che è solido come uno specchio fuso? Egli, l’Eccellenza del sapere, domanda:
“Dove stavi, quando gettavo le fondamenta della Terra? Dimmelo, se hai intendimento. Chi diede la misura, dimmi se lo sai! O chi stese le corde, delimitando il solco delle fondamenta?
Su cosa poggiano le sue basi, o chi prese la pietra angolare? Chi chiuse le porte del mare, quando questo irruppe dalla madre; quando io gli posi le nubi per vestito e l’oscurità per pannolino?
Quando io tracciai i limiti e posi cardini e porte, e disse: fino a qui verrai, e non più avanti, e qui si spaccherà l’orgoglio delle tue onde?
Per caso, da quando cominciarono i tuoi giorni, desti ordini al mattino, o facesti sapere all’alba il suo luogo, perché si aggrappasse all’orlo della Terra?
La terra si modella dal fango, sotto il suo segno, tutto si presenta come vestito; dai perversi devia la sua luce, e il braccio alzato per ferire si spezza.
Per caso hai incontrato le sorgenti del mare, o hai percorso il più profondo degli abissi? Ti sono state rivelate, forse, le porte della morte, o hai visto le porte di questa regione tenebrosa? Hai idea della ampiezza della Terra? Dimmi se lo sai.
Dov’è il sentiero per la casa della luce, e, quanto alle tenebre, dov’è il loro luogo perché le conduca ai suoi limiti, e discerni le scorciatoie per la sua casa? Dov’è il sentiero da cui si diffonde la luce, e si sparge il vento orientale sopra la terra?
Chi ha aperto i fossi per le piogge, o la strada per i lampi dei tuoni, perché piova sulla Terra dove non c’è nessuno, e nell’eremo dove non c’è gente; per dissetare la terra deserta e assolata, e per far crescere il rinnovo dell’erba?
La pioggia, per caso, ha un padre? O chi genera le gocce della rugiada? Da quale vento arriva il gelo? E chi dà luce alla gelata del cielo? Le acque diventano dure come la pietra, e la superficie delle profondità si fa compatta.
Potrà tu legare le prigioni dei Sette-Stello, o liberare dai lacci l’Orione? O far apparire il signore dello Zodiaco, o guidare l’Orsa con i suoi figli? Conosci l’ordine dei cieli, o puoi stabilire la loro influenza sulla Terra?
Puoi alzare la tua voce fino alle nubi e far che l’abbondanza delle acque ti copra? O ordinerai ai lampi di apparire e ti dicano: Eccoci qui? Chi ha dato sapienza agli strati delle nubi? Chi ha dato intendimento alle meteore? Chi può dare un numero alle nubi, o alle piogge del cielo, chi le può sgomberare?
Perché la polvere si trasforma in massa solida e i torrioni si aggrappano gli uni agli altri.
Conosce l’epoca in cui le capre di monte figliano, o hai avuto cura dei caprioli quando partoriscono?
Puoi contare i mesi che compiono? E conosci i mesi del loro parto? E’ per la tua intelligenza che vola il falcone, allargando le ali verso Sud? Chi può contendere con il Grand’Ammiraglio?
E’ suo il pieno sapere e solo tramite il timore nei Suoi confronti, l’uomo ha l’accesso a questo sapere che è conosciuto nell’intero universo. E’ un sapere multiforme che supera tutte le forme verificabili dentro la sfera della convivenza umana.
Ogni cosa è nuda davanti a Lui, e non c’è coperta per l’abisso. Egli stende il nord sopra il vuoto e fa fluttuare la Terra sopra il nulla. Imprigiona l’acqua in dense nubi e le nubi non si spezzano sotto queste… Tracciò un circolo alla superficie delle acque, fino ai confini della luce e delle tenebre.
Le colone del cielo tremano e si spaventano alla sua minaccia. Con la sua forza, fende il mare e con il suo sapere abbatte l’avversario.
Con il suo soffio, schiarisce i cieli, la sua mano ferisce il drago veloce.
E questi non sono che i contorni dei suoi sentieri!
Che lieve sussurro, ci fece udire su di Lui!
Ma il tuono del suo potere chi lo capirà?
E’ assoluta e infinita la distanza tra il Creatore e la creatura. L’uomo, essendo creatura e essendo finito, non può capire l’infinita sapienza del Grand’Ammiraglio né il mistero delle Sue leggi. E’ inutile lo sforzo che fa l’uomo per penetrare nei misteri delle azioni disposte da Lui, estese alle creature.
Il Grand’Ammiraglio è assoluto nella sua sovranità; incomparabile nella sua istruzione; perfetto nella sua divinità; insondabile nella sua persona, eterno nella sua esistenza. Sono meravigliose le sue manifestazioni.
Capisco, Maestro, il sofferente deve dirigisi a Lui e ricevere la benedizione eterna. Poiché è esattamente in questo legame che ci unisce a Lui, in questa nostra comunione che ci differenza dagli altri animali; e se urliamo le nostre esigenze come lupi, senza preghiere di fede, senza sperare esclusivamente in Lui, da Lui nulla potremmo ricevere. La nostra fine sarà l’angustia, sofferenze terribile come quelle a cui sto presenziando nell’attuazione di questo sesto flagello che cade sulla Terra.