CAPITOLO IV
Secondo, terzo e quarto sigilli
Quando il secondo sigillo fu aperto, scintille incandescenti scaturirono dal libro, come se si fosse verificato un corto circuito.
Una vampata di calore m'investì. Mi sentii oppresso da una sensazione d'insopportabile ansietà; un'irresistibile curiosità invase il mio animo.
Rabe-Sicute, quello con sembianze umane, gridò: “Vieni fuori!”
Apparve un cavaliere su un cavallo rosso. Rabe-Sicute gli collocò una grande spada sulla schiena e disse: “Questo è ciò che ha deciso il sigillo, per togliere la pace della terra!”
Il cavallo bianco aveva ottenuto vittorie senza spargimento di sangue, ma il cavallo rosso, le conseguirà con grandi rovesciamenti di sangue. Il rosso significa sentenza, sangue e vendetta.
Con il secondo cavaliere, scoppiò una guerra mondiale, alcuni episodi della quale furono amaramente sperimentati dalla gente, all’arrivo di questo cavaliere. Il cavallo rosso andò spargendo sangue ovunque, come mai era successo; la spada fu sguainata non solo per la vittoria, ma anche per la vendetta.
Improvvisamente, mi sentii trasportato da esseri invisibili e potenti che mi lasciarono nel cuore di una città, poco movimentata ma molto ben strutturata. Cominciai a camminare a caso, come se non fosse padrone di me stesso, ma qualcuno dirigeva i miei passi. Sentivo una forte presenza vicino a me; però, guardando intorno, non vedevo nessuno.
Ero nella tranquilla Hama, città dove tutti si conoscevano e vivevano come se fossero una sola famiglia.
Incominciarono a succedere cose strane al normale svolgersi del quotidiano. Per primo, fu trovato morto assassinato sotto un ponte, frate Joseph e nessuno riusciva a spiegarsi la ragione di quella efferatezza.
Frate Tomazzio, succeduto a frate Joseph, celebrò una messa di suffragio, in memoria del defunto. Vi partecipò quasi tutta la cittadinanza.
“… non vogliamo, però, fratelli, che siate ignoranti rispetto a quelli che muoiono, per non rattristarvi come quelli che non hanno speranze…”
Uno scoppio terrificante squassò la chiesa; dei banchi si capovolsero, delle sedie furono rovesciate nel parapiglia, la gente fuggiva e si urtava, pigiando bambini e calpestando vecchi… uno spettacolo agghiacciante!
Era scoppiata una bomba, proprio sotto la vetrata della Parrocchia di S. Bartolomeo. Decine di feriti, tre bambini e un vecchio morti, vari mutilati, fu il bilancio dell’attentato contro i fedeli di quel paese.
Chi era l’autore del terribile crimine? Nessuno lo sapeva.
Ahi… ahi… il terrore era già arrivato! E l’artefice… dove si trovava?
Il cavaliere rosso era entrato in azione. La città era in preda al terrore!
Nessuno si fidava più di nessuno, dopo tanta inspiegabile barbarie. Le persone non si comprendevano più, né in pubblico né in privato. Gli uomini venivano a diverbio per ingiustificabili motivi.
Magda aveva perso il piacere di vivere, dopo che la sua bambina d'otto anni era stata stuprata dal padre – che poi tentò il suicidio – e dopo che suo figlio era stato messo in prigione, con altri due compagni, per aver torturato a morte un anziano che seviziarono recidendogli gli organi genitali e obbligandolo a ingoiarli sotto la minaccia di un coltello.
“Ma che cosa sta succedendo, Santo Dio! Questa non mi sembra la nostra Hama di un tempo. Queste cose non ci sono mai successe!
“Sono le opere del demonio!”
“No, è la fine del mondo. Adesso è così in tutto il mondo. Non si può guardare la televisione senza vedere tante efferatezze. Tutti i tipi di criminalità bestiali come mai si sono visti prima. Padri contro figli, figli contro padre… è l’apocalisse! Non può essere altro!”
Era veramente terribile! Qualcosa d'incomprensibile e, evidentemente malefico, stava succedendo lì e in tutto il mondo, senza che nessuno fosse in grado di dare una spiegazione.
Le notizie che giungevano attraverso i mezzi di comunicazione, erano le più strazianti. Pianti, lamenti e gemiti era ciò che giungeva da tutte le parti.
Gli Stati si scontravano per futili motivi, golpes, guerre civili, torture, massacri, carneficine erano le notizie ricorrenti che provenivano da ogni dove, in quantità assurda, mai registrata prima.
Il cavaliere rosso… dove si trovava ora? Qui… là… si trovava in ogni luogo a compiere la sua missione distruttrice!
Si stava instaurando un clima di totale insicurezza. Le guerre che dilaniavano l’umanità, causarono il collasso di tutte le attività.
Di conseguenza, la fame incominciò a colpire anche le grandi Potenze, i viveri scarseggiavano sempre più. La gente vendeva tutto ciò che aveva, ricchezze tanto sospirate, in cambio di provviste.
Un cantiere della Russia, scambiò sottomarini atomici con carne e cereali, e altri paesi come l’Italia, misero a disposizione il loro patrimonio artistico e culturale per ottenere in cambio, qualsiasi prodotto alimentare perché la popolazione era alla fame.
Questa era la missione del cavaliere nero che approdava sulla terra dopo l’apertura del terzo sigillo. Comparve su un cavallo nero, con una bilancia in mano, a significare che il suo compito era distruggere le provviste alimentari della Terra.
La bilancia era il simbolo della fame e gli alimenti di base dovevano essere pagati a peso d’oro.
Il problema assunse tale rilevanza che richiese l’intervento dell’ONU, con la mediazione della FAO e d'altri enti internazionali che sovrintendono i problemi della fame del mondo.
La FAO, realisticamente, informò che i suoi aiuti erano inadeguati per dar fronte all’emergente mostro della fame e che “senza interventi urgenti, milioni di persone avrebbero potuto morire. Sono lontanissime le possibilità di un'energica mobilitazione generale contro la fame, poiché la maggior parte delle nazioni sta reagendo in modo insoddisfacente ai continui appelli delle autorità internazionali.” – E’ il disperato appello diffuso dalla radio e dalla TV.
Nei grandi centri, la situazione fu capovolta. Al posto dei soliti venditori che offrivano la loro mercanzia, c’erano i grandi impresari, i professionisti che, anziché stare dietro alle loro autorevoli scrivanie, abbandonati i lussuosi uffici, andavano in cerca di soluzioni per risolvere problemi di sopravvivenza che né le loro azioni, né le loro carte di credito e neppure i soldi, erano riusciti a risolvere. Lo spettro della fame allignava ovunque.
“Una collana di brillanti… la cambio con della carne e dei polli congelati…”
“Cambio computer, ultima generazione, con scatolame di qualsiasi tipo!”
Il cavaliere nero era irriducibile e un’infinità di persone, inevitabilmente, morirono di fame. E i governi furono impotenti, di fronte alla immane tragedia causata dalla carestia.
Molti paesi dell'Africa facevano manifesti che apparivano nella televisione con delle frasi pungenti:
- “Adesso credete nella fame! Solo adesso che ha colpito anche a voi…!
- “Il cavaliere nero è stato sempre nostro ospite! Lo conosciamo da sempre! Adesso tocca anche a voi, ricchi puzzolenti!”
Chi-Ro infranse il quarto sigillo. Ne uscirono fasce infuocate che ricaddero sotto forma di gocce di sangue.
“Chi sta arrivando, dev’essere veramente, molto macabro”. Mi sentii raggelare il sangue nel pensare ciò.
Sorse, allora, un cavaliere con un abito di un giallo risplendente, stivali dorati, copricapo conico, carico di sonagli che tintinnavano al minimo movimento. Montava un cavallo giallo. L’aspetto di questo cavaliere era repellente. La faccia, molto grande, era di un giallo funereo. In mezzo alla fronte aveva un occhio enorme e penetrante che mi riempì di paura; non aveva il naso e la bocca era un grande orifizio, proprio in mezzo alla faccia. La pelle, ancorché spessa e rugosa, era abbastanza turgida, ma ai lato della testa non si vedevano le orecchie. Le mani erano mostruosamente grasse e grandi. Faceva paura e schifo solo a guardarlo. Nell’emergere, lasciò dietro di se, un'orripilante scia di fumo nero che si diffuse nell’aria.
MORTE! La sua missione era di uccidere un quarto della popolazione mondiale, di spada, di fame e con gli animali feroci.
Lo strano era che questo cavaliere non era solo. Gli stava sempre accanto, una strana figura, pure orripilante, con un nome scritto sulla fronte: “HADES”. – Seguiva il cavaliere ovunque, su un cavallo grigio. Il suo nome voleva dire che la missione consisteva nel raccogliere gli spiriti di coloro che fossero rimasti vittime di quella falcidia che avrebbe spopolato la Terra, lasciando i superstiti in balla delle bestie feroci, tanto deleterie quanto le piaghe d’Egitto, ai tempi di Mosè.
Le fiere incominciarono a invadere le città… le case… il privato degli uomini, divorando tutto ciò che incontravano. Le persone, prese da terrore, vivevano nelle gabbie al posto delle vere belve. Gli animali sembravano non temere più gli uomini e il dominio che essi avevano sempre esercitato su di loro, sembrava sparito: stava succedendo il contrario. La scarsezza di viveri, tanto per gli uomini che per gli animali, faceva sì che questi ultimi si trasformassero in bestie feroci.
Persino il gattino che un tempo giocava in grembo alla nonna e sgattaiolava fra le gambe dei bambini, era ora, causa di terrore. Quanto più le fiere si nutrivano delle loro vittime, tanto più si moltiplicavano, vertiginosamente e scatenavano la loro ferocia, affrontando gli uomini con un'insaziabile fame.
La compagine sociale incominciava a sgretolarsi, molti abbandonavano le loro case, gli uffici, la scuola, tutta una vita consegnata alla ricerca di un rifugio sicuro. Nemmeno nella loro casa si sentivano al sicuro: le fiere apparivano non se sapeva come, né da dove, entravano nelle case e sbranavano intere famiglie. Le autorità non disponevano di mezzi adeguati, dal momento in cui erano addestrate per fronteggiare gli uomini e non gli animali.
A causa di ciò, metà delle industrie smisero di produrre, le piccole e medie imprese chiusero i battenti, ci furono squilibri nella bilancia dei pagamenti interni, crac finanziari, crollo della borsa valori, incolmabile il deficit commerciale. Tutte queste cause congiunte, generarono conflitti interni in tutti i Paesi del mondo e le guerriglie fecero vittime come gli animali feroci.
Le conseguenze di questo squilibrio strutturale furono funeste. I mercati risentirono delle pressioni inflazionistiche incapace di reggere la situazione. Il ristagno economico era critico; la forte recessione era causata dall’applicazione di elevati tassi d'interesse.
Così, la crisi aggravò ancora più il problema della fame e favorì il sorgere di terribili epidemie, soprattutto nei paesi sottosviluppati, falcidiando migliaia di vite umane, aumentando così, il numero dei decessi.
Il mondo perse il controllo. Fu il caos generale.
Non c’erano mezzi pensabili che potessero riportare equilibrio alla nefasta situazione in cui si trovavano le nazioni, squassate da agitazioni politiche e sociali.
La popolazione delle città, diminuiva sempre più. I cadaveri venivano gettati nei burroni, il ricco… il povero, gli uni sopra gli altri, senza distinzione di classe…
I cimiteri non potevano più accogliere altri defunti. Era il cavaliere giallo, o la morte stessa personificata, che stava compiendo la sua missione: MORTE!