12
«UNA domanda semplice», annunciò Alice. «È plausibile che le violenze domestiche siano tanto nascoste che nemmeno gli amici più intimi abbiano il benché minimo sospetto?»
«Non lo so», rispose Reacher. «Non sono un grande esperto in materia.»
«Nemmeno io.»
Si trovavano seduti l’uno di fronte all’altra alla scrivania di Alice, nel retro dello studio legale. Era mezzogiorno e la calura era tanto soffocante da obbligare l’intera città a una siesta forzata. Non c’era nessuno per strada, tranne chi era assolutamente costretto a muoversi. Lo studio era quasi deserto: solo Reacher e Alice, e un altro avvocato a sei metri di distanza. La temperatura interna superava di sicuro i quarantatré gradi e l’umidità stava aumentando. Il vecchio condizionatore sopra la porta non migliorava affatto la situazione. Alice si era rimessa i pantaloncini e stava appoggiata allo schienale della sedia, le braccia sopra la testa, la schiena arcuata, lontana dal vinile appiccicoso. Era madida di sudore dalla testa ai piedi, e il suo corpo abbronzato pareva cosparso d’olio. Reacher aveva la camicia fradicia e stava riconsiderando la durata dell’indumento, prevista per tre giorni.
«È una situazione senza via d’uscita», decretò Alice. «Se si è a conoscenza di una violenza, non è più nascosta. La violenza veramente nascosta si può anche presumere che non esista. Per esempio, mio padre non picchia mia madre. Ma forse sì. Chi mai lo saprebbe? Che cosa mi direbbe dei suoi?»
Reacher sorrise. «Ne dubito. Mio padre era un marine. Era grande e grosso, non particolarmente raffinato. Avrebbe dovuto vedere mia madre. Forse era lei a picchiare lui.»
«Allora sì o no per Carmen e Sloop?»
«Mi ha convinto», affermò Reacher. «Non ho dubbi.»
«Nonostante tutto?»
«Mi ha convinto», ripeté. «Forse è una bugiarda per quanto riguarda il resto, ma lui la picchiava. Ne sono certo.»
Alice lo guardò, una domanda da avvocato negli occhi.
«Senz’ombra di dubbio?» gli chiese.
«Senz’ombra di dubbio», rispose.
«Bene, ma un caso difficile si fa così ancor più arduo. Odio quando succedono certe cose.»
«Anch’io», convenne Reacher. «Ma ’arduo’ non è sinonimo di ’impossibile’.»
«Capisce quali siano le implicazioni legali?»
Jack annuì. «Non ci vuole una laurea. Carmen è nella merda fino al collo, in qualsiasi modo la si metta. Se la violenza fosse vera, sarebbe fregata per via della premeditazione, in caso contrario si tratterebbe di omicidio di primo grado, puro e semplice. E, in ogni caso, la sua credibilità è pari a zero perché tende a mentire e a esagerare. Game over, se Walker non desiderasse tanto quella poltrona di giudice.»
«Esattamente», replicò Alice.
«È contenta di poter sfruttare questo tipo d’opportunità?»
«No.»
«Nemmeno io.»
«Né dal punto di vista morale, né da quello pratico», asserì Alice. «Potrebbe accadere qualsiasi cosa. Magari Hack ha un figlio illegittimo da qualche parte, la faccenda viene a galla e lui è costretto a ritirarsi. Magari gli piace far sesso con gli armadilli. Novembre è lontano, e contare esclusivamente sulla sua eleggibilità sarebbe una pazzia. Il suo problema tattico con Carmen potrebbe svanire in ogni momento. Perciò lei ha bisogno di una difesa ben costruita.»
Jack sorrise di nuovo. «È più sveglia di quanto non pensassi.»
«Pensavo stesse per dire di quanto non sembrassi.»
«Credo che più avvocati dovrebbero vestirsi come lei.»
«Non dovrà testimoniare, Reacher», affermò la ragazza. «Per Carmen è meglio. E niente deposizione. Senza di lei la pistola è l’unica cosa che suggerisce una premeditazione. E noi dovremo essere in grado di sostenere che non c’è necessariamente un nesso tra comprare una pistola e usarla. Potrebbe averla comprata per altre ragioni.»
Reacher non replicò.
«Ora la stanno esaminando», affermò Alice. «Al laboratorio. Balistica e impronte digitali. Due serie d’impronte, dicono. Le sue, credo, e forse quelle di lui. Può darsi che abbiano lottato. Potrebbe essere stato un incidente.»
Reacher scosse la testa. «La seconda serie dev’essere mia. Mi ha chiesto di insegnarle a sparare. Siamo andati sulla mesa e le ho fatto fare pratica.»
«Quando?»
«Sabato. Il giorno prima che Sloop tornasse a casa.»
L’avvocato lo fissò. «Cristo, Reacher. Deve assolutamente evitare di testimoniare, d’accordo?»
«Farò in modo che non accada.»
«E che succede se le cose cambiano e la citano in giudizio?»
«Allora mentirò, credo.»
«Ne è capace?»
«Sono stato una specie di poliziotto per tredici anni. Saprei come fare.»
«Che cosa direbbe delle sue impronte sull’arma?»
«Che l’ho trovata da qualche parte e che gliel’ho innocentemente restituita. Come se Carmen ci avesse ripensato, dopo averla comprata.»
«È pronto ad affermare cose del genere?»
«Se il fine giustifica i mezzi, sì. E in questo caso credo lo faccia. Carmen dovrà solo trovare il modo di comprovarlo, tutto qui. E lei?»
La donna annuì. «In un caso del genere penso di sì. Non m’importano le bugie sul suo passato. La gente si comporta spesso così, per le ragioni più varie. Perciò resta solo il fattore premeditazione. In molti altri Stati la premeditazione non sarebbe un problema. Ci si basa, infatti, sulla realtà: una donna maltrattata può non agire in preda all’impulso del momento, talora deve attendere che il marito sia ubriaco o addormentato. Capisce, aspettare il momento buono. Esistono numerosi casi analoghi in altre giurisdizioni.»
«Allora, da dove cominciamo?»
«Da dove siamo costretti», rispose Alice. «Ovvero da un punto molto complicato. Le prove circostanziali sono schiaccianti. Res ipsa loquitur, come si suol dire, le cose parlano da sole: la stanza, la pistola, il marito morto sul pavimento. È omicidio di primo grado. Se lasciamo che sembri tale, la condanneranno in primo appello.»
«E quindi?»
«Quindi facciamo marcia indietro sulla premeditazione e proviamo gli atti di violenza con i referti medici. Ho già avviato la procedura. Ci siamo uniti all’ufficio del procuratore per una citazione in giudizio comune: gli ospedali dell’intero Texas, e di tutti gli Stati confinanti. In un caso di violenza domestica, è una procedura standard, poiché le persone talora preferiscono recarsi in ospedali lontani per nascondere il tutto. In genere, gli ospedali hanno tempi di reazione piuttosto brevi, perciò dovremmo avere i documenti già domani. Poi sarà di nuovo res ipsa loquitur. Se le lesioni sono state davvero causate da atti di violenza, allora le cartelle cliniche indicheranno almeno che questa potrebbe essere la causa. Si tratta di normale buonsenso. Poi Carmen verrà chiamata a testimoniare e parlerà degli abusi. Dovrà ammettere di aver raccontato balle sul suo passato. Ma, se presentiamo bene il caso, potrebbe perfino uscirne bene: non ci si deve vergognare di essere un’ex adescatrice d’uomini che tenta di redimersi. Potremmo persino ottenere la solidarietà della giuria.»
«Ha l’aria di essere un bravo avvocato.»
Alice sorrise. «Per essere così giovane?»
«Be’, da quanto tempo ha finito l’università, due anni?»
«Sei mesi», rispose lei. «Ma quaggiù s’impara alla svelta.»
«Evidentemente.»
«In ogni caso, con una selezione attenta della giuria, avremo una media di metà indecisi e metà a favore della non colpevolezza. Quest’ultima metà convincerà gli indecisi in un paio di giorni. Soprattutto se farà questo caldo.»
Reacher si staccò la camicia bagnata dalla pelle. «Non può continuare così a lungo, non è vero?»
«Ehi, sto parlando della prossima estate», specificò Alice. «Se è fortunata. Potrebbe essere l’anno successivo.»
Jack la fissò. «Sta scherzando.»
La donna scosse il capo. «Da queste parti il record è di quattro anni in carcere fra l’arresto e il processo.»
«E che cosa ne sarà di Ellie?»
Alice scrollò le spalle. «Preghiamo che le cartelle cliniche ci possano aiutare. Se lo faranno, abbiamo una possibilità di convincere Hack a lasciar cadere le accuse. Ha molta libertà d’azione.»
«Non dovremo insistere tanto. Visto il suo stato d’animo», commentò Jack.
«Perciò guardiamola dal lato positivo. Tutta la faccenda potrebbe terminare in un paio di giorni.»
«Quando andrà a farle visita?»
«Più tardi, nel pomeriggio. Prima andrò in banca a incassare un assegno da ventimila dollari. Poi metterò i soldi in una borsa della spesa e andrò a consegnarli a persone che saranno molto felici di vedermi.»
«Va bene», mormorò Reacher.
«Non voglio sapere come abbia fatto a ottenerlo.»
«L’ho semplicemente chiesto.»
«Non voglio saperlo», ripeté lei. «Ma dovrebbe venire con me e incontrarli. E farmi da guardia del corpo. Non vado tutti i giorni in giro per il Selvaggio West con ventimila dollari in una borsa. E in macchina staremo più freschi.»
«Va bene», ripeté Jack.
La banca non fece problemi per consegnarle ventimila dollari in biglietti di vari tagli. L’addetta allo sportello si comportò come se fosse un’operazione di routine: si limitò a contare tre volte il denaro e a infilare accuratamente le mazzette in una borsa della spesa marrone, fornitale a tale scopo da Alice. Reacher la portò per lei fino al parcheggio. Ma non ve n’era bisogno, non correva alcun rischio di essere aggredita, poiché il caldo spaventoso aveva reso le strade deserte, e le poche persone che rimanevano si muovevano in maniera lenta e priva di energia.
L’abitacolo della Volkswagen era caldo al punto di non riuscire a entrarvi. Alice azionò l’aria condizionata e lasciò le portiere aperte, finché le ventole non abbassarono la temperatura di qualche grado. Ce n’erano, forse, ancora trentotto quando salirono, ma adesso sentivano un po’ più di fresco, a riprova del fatto che tutto è relativo. Alice si diresse a nord-est. Era brava, migliore di lui, e l’auto non si fermò nemmeno una volta.
«Arriverà un temporale», decretò.
«Me lo dicono tutti», convenne Jack. «Ma non lo vedo arrivare.»
«Ha mai provato prima un caldo simile?»
«Forse. Una volta o due. In Arabia Saudita e nel Pacifico. Ma in Arabia è più secco e nel Pacifico più umido. Perciò, non era esattamente simile.»
Il cielo di fronte a loro era azzurro chiaro, tanto afoso che sembrava bianco. Il sole era una luce diffusa, come se fosse ovunque. Non c’erano nuvole, e a Reacher dolevano i muscoli della faccia a forza di socchiudere gli occhi.
«Per me è una novità», esclamò la donna. «Sul serio: immaginavo che avrebbe fatto caldo, ma non così.»
Poi gli chiese cos’avesse visto del Medio Oriente e delle isole del Pacifico, e Reacher rispose citando la versione estesa, quella da dieci minuti, del suo curriculum, perché scoprì di gradire la compagnia di Alice. I primi trentasei anni erano abbastanza facili, come sempre: erano un racconto lineare della sua adolescenza e della sua vita adulta, dei conseguimenti e dei progressi, contraddistinti e celebrati alla militare da promozioni e medaglie. Gli ultimi anni erano invece più complicati, come al solito. La mancanza di una meta fissa, il vagabondaggio: lui li vedeva come un trionfo del disimpegno, ma sapeva che per gli altri non era lo stesso. Perciò le raccontò semplicemente i fatti, rispose alle domande imbarazzanti e le lasciò pensare qualsiasi cosa volesse.
Poi fu il turno di Alice. La sua storia era più o meno uguale a quella di Jack. Lui era figlio di un soldato, lei di un avvocato. Alice non aveva mai considerato l’idea di scegliere una carriera diversa da quella paterna, proprio come Reacher: per tutta la vita aveva visto persone declamare e disquisire, e poi aveva iniziato a seguire i loro passi, come aveva fatto Jack. Alice aveva trascorso sette anni a Harvard, lui sette anni a West Point. Adesso aveva venticinque anni, e la si sarebbe potuta paragonare a un tenente giovane e ambizioso. A venticinque anni anche Reacher era stato un tenente ambizioso, e ricordava esattamente come ci si sentisse in quei panni.
«E dopo cosa farà?» le chiese.
«Dopo questo?» domandò Alice. «Tornerò a New York, credo. Forse andrò a Washington D.C. M’interessa la politica.»
«Non le mancherà questo lavoro?»
«Probabilmente. Ma non vi rinuncerò del tutto. Forse farò una o due settimane l’anno di volontariato. Di sicuro cercherò di finanziare questo genere di attività. È da lì che vengono tutti i nostri soldi, lo sa? Dagli importanti studi legali delle grandi città che hanno una coscienza.»
«È bello sentire queste cose. Qualcuno deve pur fare qualcosa.»
«Sicuro.»
«Che mi dice di Hack Walker?» le chiese. «Cambierà le cose?»
Lei alzò le spalle rivolta al volante. «Non lo conosco molto bene, ma ha una buona reputazione. E non può peggiorare le cose, non crede? È davvero un sistema molto incasinato. Voglio dire, io sono democratica, con la D maiuscola e minuscola, perciò, teoricamente, approvo in pieno il fatto di eleggere i propri giudici. Teoricamente. Ma nella pratica la situazione è incontrollabile. Intendo dire, quanto costa una campagna elettorale quaggiù?»
«Non ne ho idea.»
«Be’, ci pensi bene. Stiamo parlando in sostanza della contea di Pecos, perché qui è concentrata gran parte dell’elettorato. Una manciata di cartelloni, un po’ di pubblicità sui giornali, qualche spot sui canali della televisione locale. In un mercato come questo è davvero complicato riuscire a spendere una somma a cinque cifre. Ma questi tizi ricevono contributi per centinaia e centinaia e centinaia di migliaia di dollari. Milioni, forse. E la legge dice che, se non si trova modo di spenderli tutti, non è necessario restituirli: è possibile tenerli per coprire spese future. I fondi elettorali sono una sorta di tangente ricevuta in anticipo: gli studi legali, le aziende petrolifere e altri individui con interessi particolari pagano ora per ricevere aiuto in futuro. Se ti candidi alla carica di giudice nel Texas, puoi diventare molto ricco e, se vieni eletto e fai le cose giuste per tutta la durata del mandato, ti ritiri direttamente in qualche grande studio legale e vieni invitato a far parte del consiglio d’amministrazione da cinque o sei grandi aziende. Perciò non si tratta con precisione di essere eletto giudice: più che altro è come tentare di essere eletto principe. È come entrare a far parte dall’oggi al domani della famiglia reale.»
«Walker cambierà qualcosa?» chiese di nuovo Reacher.
«Potrà, se vorrà. È semplice. In questo momento, però, può cambiare le cose per Carmen Greer, e noi ci dovremmo concentrare solo su questo.»
Jack annuì. La donna rallentò, in cerca di una svolta. Erano di nuovo nella zona dei ranch, da qualche parte vicino all’abitazione di Brewer, immaginò Reacher, sebbene non riconoscesse nessuna caratteristica specifica del paesaggio. La campagna si estendeva di fronte a lui, tanto secca e calda che sembrava sul punto d’incendiarsi.
«La disturba il fatto che le abbia raccontato tante bugie?» domandò Alice.
Jack si strinse nelle spalle. «Sì e no. Nessuno ama essere preso in giro, suppongo. Ma guardiamola dal suo punto di vista: Carmen era giunta alla conclusione di doversi sbarazzare del marito, perciò si era messa all’opera per raggiungere il suo scopo.»
«Allora la premeditazione era radicata?»
«Sono tenuto a dirglielo?»
«Sto dalla parte di Carmen.»
Reacher annuì. «Aveva pianificato tutto. Mi ha detto di aver esaminato un centinaio di uomini e di averne caricati in macchina una decina prima di scegliere me.»
Alice fece un cenno col capo. «In realtà ciò mi fa sentire molto meglio, sa? Prova che la sua situazione era terribile. Di certo nessuno lo farebbe in mancanza di una necessità urgente.»
«Anch’io la penso così», convenne Reacher. «Provo la stessa cosa.»
La ragazza rallentò ulteriormente e svoltò in una stradina di campagna. Dopo dieci metri passarono sotto un’imitazione scadente dei vecchi cancelli di ranch, che aveva visto altrove. Era un semplice rettangolo di legno, le assi inchiodate e non verniciate, un po’ pendente a sinistra. Sulla traversa era stato scritto un nome, ma era indecifrabile, bruciato e quasi completamente sbiadito dal sole. Dietro il cancello si estendevano pochi ettari di terreno coltivato. Vi erano solchi dritti di terra vangata e un sistema d’irrigazione improvvisato. Qua e là si notavano mucchi di pietre, e alcuni pali di legno erano posti a sostegno di arbusti che avevano smesso di crescere. Era tutto secco, friabile e incolto. L’intera scena evocava mesi di stenti e di duro lavoro in quella terribile calura, seguiti da una tragica delusione.
A un centinaio di metri dall’ultimo solco di terra sorgeva una casa, tutto sommato carina. Era piccola e bassa, di legno verniciato bianco opaco, con una finitura ormai crepata e scrostata dal sole. Dietro c’era un mulino a vento. Si vedeva un fienile, con una pompa per l’irrigazione che fuoriusciva da un foro nel tetto, e un camion danneggiato e inutilizzato. La porta della casa era chiusa. Alice parcheggiò il Maggiolone lì accanto.
«Si chiamano García. Sono certa che sono in casa.»
Ventimila dollari in una borsa della spesa ebbero un effetto che Reacher non aveva mai visto: era come se fosse stata ridonata loro la vita. La famiglia era composta da cinque membri, due generazioni, i genitori e tre figli. Erano persone piccole e malandate. Il padre e la madre avevano una cinquantina d’anni e la figlia maggiore era una ragazza sui ventiquattro. I due più giovani erano entrambi maschi e non avevano più di venti e ventidue anni. Erano tutti in piedi, radunati all’interno, in silenzio. Alice li salutò calorosamente, passò loro accanto e versò il denaro sul tavolo di cucina.
«Ha cambiato idea», esclamò, in spagnolo. «Alla fine ha deciso di pagare.»
I García formarono un semicerchio intorno al tavolo e guardarono in silenzio il denaro, come se quel capovolgimento della sorte li avesse pietrificati. Non posero domande, accettarono semplicemente il fatto che alla fine fosse accaduto, e dopo una pausa di riflessione si lanciarono a fare una serie infinita di programmi. Per prima cosa, si sarebbero fatti ricollegare il telefono, in modo da non dover camminare per dodici chilometri fino alla casa dei vicini; poi l’elettricità. Avrebbero pagato i debiti contratti con gli amici, comprato gasolio per la pompa d’irrigazione e avrebbero fatto aggiustare il camion per andare in città a comprare sementi e fertilizzanti. Quando si resero conto di poter fare un altro raccolto e venderlo prima dell’inverno, ripiombarono nel silenzio.
Reacher era rimasto un po’ in disparte, a osservare la stanza. Era una cucina abitabile, che si apriva su una sorta di soggiorno. In quest’ultimo locale faceva molto caldo e non circolava aria; il suo occhio fu catturato da una fila lunga un metro di volumi d’enciclopedia e da una serie di statuette religiose su uno scaffale basso. Sul muro una sola cornice, la foto di un ragazzo, in posa in uno studio fotografico. Aveva forse quattordici anni e una peluria precoce sul labbro superiore; indossava l’abito della cresima e sorrideva timidamente. La cornice era nera ed era contornata da un quadrato di tessuto nero impolverato.
«Mio figlio maggiore», mormorò una voce. «Quella foto è stata scattata poco prima che lasciassimo il nostro villaggio in Messico.»
Reacher si voltò e vide la madre in piedi dietro di lui.
«È stato ucciso mentre venivamo qui.»
Jack annuì. «Lo so. Ho sentito. La polizia di frontiera. Mi spiace molto.»
«È accaduto dodici anni fa. Si chiamava Raúl García.»
Pronunciò il suo nome con estrema riverenza.
«Com’è successo?» le domandò Reacher.
La donna rimase un istante in silenzio. «È stato orribile», rispose. «Ci hanno inseguito per tre ore nella notte. Noi camminavamo e correvamo, loro avevano un veicolo con luci forti. Ci siamo persi di vista nell’oscurità. Raúl era con sua sorella di dodici anni. La voleva proteggere. L’ha mandata in una direzione e lui si è incamminato nell’altra, verso i fari. Sapeva che era peggio se catturavano le ragazze. Voleva consegnarsi per salvare la sorella; ma non hanno tentato di arrestarlo né niente, non gli hanno fatto nemmeno domande. Gli hanno sparato e se ne sono andati. Sono passati accanto al mio nascondiglio. Ridevano, li ho sentiti. Come se per loro fosse un divertimento.»
«Mi spiace molto», ripeté Reacher.
La donna scrollò le spalle. «Allora era una pratica comune. Un brutto momento e una brutta zona. L’abbiamo scoperto più tardi. La nostra guida non lo sapeva, o non ci faceva caso. Siamo venuti a sapere che in un anno sono state uccise venti persone. Per divertimento. Alcune in modo orribile. Raúl fu fortunato a essere stato colpito subito. Le grida di alcuni venivano sentite a chilometri di distanza, nel deserto, nell’oscurità. Alcune ragazze furono portate via e mai più riviste.»
Jack non replicò. La donna fissò la fotografia ancora per un momento; poi si voltò con uno sforzo fisico immenso, abbozzò un sorriso e, con un gesto, invitò Jack a unirsi alla festa in cucina.
«Abbiamo un po’ di tequila», annunciò pacata. «Conservata appositamente per questo giorno.»
Sul tavolo vi erano bicchierini da liquore e la figlia li stava riempiendo da una bottiglia; la ragazza che Raúl aveva salvato, ormai cresciuta. Il figlio minore passò i bicchieri. Reacher prese il suo e attese; García padre chiese il silenzio e sollevò il bicchiere a mo’ di brindisi verso Alice.
«Al nostro avvocato», proclamò. «Per aver provato che il grande francese Honoré de Balzac si sbagliò quando scrisse: ’Le leggi sono ragnatele in cui le mosche grosse passano e le piccole rimangono impigliate.’»
Alice arrossì lievemente. García le sorrise e si voltò verso Reacher. «E a lei, signore, per la sua generosa assistenza nel tempo del bisogno.»
«De nada», disse Jack. «No hay de qué.»
La tequila era forte e il ricordo di Raúl in ogni angolo della casa, perciò rifiutarono un secondo bicchiere e lasciarono la famiglia ai festeggiamenti. Dovettero attendere un altro po’ prima che il condizionatore rendesse sopportabile l’interno del Maggiolone; poi tornarono a Pecos.
«Sono contenta. Mi sono sentita come se avessi finalmente cambiato qualcosa.»
«E così è stato.»
«Anche se è merito suo?»
«Ha svolto lei il lavoro qualificato», rispose Jack.
«In ogni caso, grazie.»
«Hanno mai svolto un’indagine nella polizia di frontiera?» le domandò Jack.
La donna annuì. «In modo capillare, secondo i documenti. La questione aveva scatenato abbastanza rumore. Non c’era nulla di specifico, naturalmente, ma le voci che correvano furono tali da renderla inevitabile.»
«E...?»
«E niente. Insabbiarono tutto e non ci fu nessun indiziato.»
«Ma gli omicidi si fermarono?»
Alice annuì ancora. «All’improvviso, così com’erano iniziati. Gli autori dei crimini ricevettero il messaggio.»
«È così che funziona», commentò Reacher. «L’ho già visto fare, luoghi diversi, situazioni diverse. L’indagine non è veramente un’indagine, ma più che altro un messaggio, una sorta di avvertimento in codice. È come dire: non potete più farla franca, perciò è meglio che smettiate, chiunque voi siate.»
«Ma non è stata fatta giustizia, Reacher. Sono morte più di venti persone. Alcune in maniera cruenta. È stata una sorta di pogrom, durato un anno intero. Qualcuno avrebbe dovuto pagare.»
«Ricorda quella citazione di Balzac?» le chiese.
«Certo», rispose lei. «Sono stata a Harvard, dopotutto.»
«Ricorda anche quella di Herbert Marcuse?»
«È successivo, giusto? Un filosofo, non uno scrittore.»
Reacher annuì. «Nacque novantanove anni dopo Balzac. Fu un filosofo sociale e politico. Affermò: ’Legge e ordine sono in ogni luogo in cui legge e ordine proteggono la gerarchia costituita’.»
«Mi fa schifo.»
«Certo», convenne Reacher. «Ma è così che funziona.»
Raggiunsero il centro di Pecos in un’ora. Alice parcheggiò sulla strada fuori dallo studio, perciò dovettero percorrere solo tre metri nella calura. Ma tre metri furono sufficienti; era come attraversare un forno con un asciugamano bollente avvolto intorno alla testa. Entrarono nell’edificio e trovarono la scrivania di Alice ricoperta di promemoria scritti a mano, disseminati a caso sulla superficie. L’avvocato li staccò tutti e li lesse a uno a uno. Poi li ripose in un cassetto.
«Andrò a far visita a Carmen in carcere», dichiarò. «Ma le impronte e i rapporti balistici sono tornati dal laboratorio. Hack Walker ti vuole vedere. Sembra abbia un problema.»
«Ne sono più che certo», ribatté Reacher.
Insieme si recarono alla porta e si fermarono un istante prima di affrontare ancora il marciapiede. Davanti al tribunale si divisero: Alice proseguì verso l’entrata della prigione e Jack salì i gradini della facciata ed entrò. Le aree pubbliche e la scala non erano dotate di aria condizionata e quando arrivò al primo piano era già fradicio di sudore. Il praticante dietro la scrivania gli indicò silenziosamente la porta di Hack Walker. Reacher entrò senza complimenti e trovò il procuratore intento a studiare un rapporto tecnico. Pareva quasi convinto che, leggendo più volte un documento, se ne sarebbe potuto cambiare il contenuto.
«L’ha ucciso», dichiarò. «Tutto combacia. Gli esami balistici non lasciano dubbi.»
Reacher si sedette di fronte alla scrivania.
«Sull’arma c’erano anche le sue impronte», rilevò il procuratore.
Reacher non replicò. Se proprio doveva mentire, aveva intenzione di farlo quando sarebbe servito.
«Lei è nel database nazionale. Lo sapeva?»
Reacher annuì. «Tutto il personale militare è schedato.»
«Perciò forse ha trovato l’arma gettata da qualche parte», congetturò Walker. «Forse l’ha maneggiata perché era preoccupato che una famiglia con una bambina tenesse in giro armi da fuoco. Forse l’ha raccolta e l’ha messa in un luogo sicuro.»
«Forse», convenne Reacher.
Walker girò una pagina della pratica. «Ma la situazione è ben più grave, non crede?» mormorò.
«Lo è?»
«Lei prega?»
«No», replicò Jack.
«Farebbe bene a farlo. Dovrebbe inginocchiarsi e ringraziare qualcuno.»
«Chi, per esempio?»
«Forse i ranger. Forse il vecchio Sloop per aver chiamato lo sceriffo.»
«Perché?»
«Perché le hanno salvato la vita.»
«In che modo?»
«Perché lei era per strada su una macchina della polizia quand’è accaduto il fatto. Se l’avessero lasciata nella baracca, ora sarebbe il sospettato numero uno.»
«Perché?»
Walker voltò un’altra pagina del fascicolo.
«Le sue impronte erano sull’arma», ripeté. «E su ognuno dei bossoli. E sulla scatola delle munizioni. Lei ha caricato l’arma, Reacher. Probabilmente l’ha anche provata, così pensano, poi l’ha ricaricata e preparata per l’azione. È stata Carmen a comprarla, perciò tecnicamente apparteneva a lei, ma dalle impronte sembra fosse in realtà la sua pistola, Reacher.»
Jack non replicò.
«Capisce?» gli chiese Hack. «Dovrebbe erigere un tabernacolo alla polizia di Stato e ringraziarla ogni mattina che si sveglierà libero. Perché altrimenti io le avrei dato subito la caccia. Sarebbe potuto uscire in modo furtivo dalla baracca e avvicinarsi alla stanza, come nulla fosse. Perché sapeva dov’era la sua camera da letto, giusto? Ho parlato con Bobby. Mi ha detto che ha trascorso lì la notte precedente. Pensava davvero che se ne sarebbe stato quieto nel fienile? Probabilmente vi ha visto all’opera, dalla finestra.»
«Non ho dormito con lei», replicò Reacher. «Ero sul divano.»
Walker sorrise. «Pensa che una giuria le crederebbe? O crederebbe a un’ex prostituta? Io no. Pertanto potremmo provare senza difficoltà il movente della gelosia sessuale. La notte successiva avrebbe potuto raggiungere la stanza, prendere l’arma dal cassetto e ammazzare Sloop, e poi tornare alla baracca. Solo che non è andata così, perché a quell’ora si trovava sul sedile posteriore di una macchina della polizia. Perciò è un uomo fortunato, Reacher. Perché in questo momento un assassino bianco, di sesso maschile, varrebbe per me tanto oro quanto pesa. Potrei spedirlo nel braccio della morte con una sola mano. Un anglosassone grande e grosso come lei in un Paese pieno di neri e di ispanici: apparirei come il pubblico ministero più equo di tutto il Texas. L’elezione terminerebbe ancor prima d’iniziare.»
Jack rimase in silenzio.
Walker sospirò. «Ma non è stato lei, purtroppo. È stata Carmen. Perciò ora che cosa mi rimane? La questione della premeditazione sta andando di male in peggio. È più che lampante: ci ha pensato e ripensato, al punto di cercare un ex militare che le insegnasse a sparare. Con le impronte ci sono arrivati anche i suoi fascicoli. Lei è stato campione di tiro per due anni consecutivi. E per un po’ ha lavorato come istruttore, Cristo santo. Le ha caricato l’arma. Che diavolo devo fare?»
«Quello che ha programmato», rispose Reacher. «Attenda i referti medici.»
Walker tacque. Poi sospirò di nuovo, e infine annuì. «Arriveranno domani. E sa che ho fatto? Ho ingaggiato un esperto della difesa perché ci dia un’occhiata. Sa che ci sono esperti che compaiono solo per la difesa? Normalmente non li avvicineremmo nemmeno. Di solito vogliamo sapere quanto riusciamo a ottenere da una cosa, non quanto poco. Ma ho assunto un tizio della difesa, proprio come farebbe Alice Aaron se potesse permetterselo, perché desidero che qualcuno mi persuada che esiste una minima possibilità che Carmen dica la verità, in modo che possa lasciarla andare senza sembrare pazzo.»
«E allora si rilassi», gli suggerì Jack. «Domani sarà tutto finito.»
«Lo spero. Potrebbe esserlo davvero. L’ufficio di Al Eugene mi manderà la documentazione finanziaria. Al svolgeva quel tipo di mansione per Sloop. Perciò se non esiste un movente economico, e le cartelle cliniche sono rivelatrici, forse mi potrò rilassare.»
«Carmen non ha un centesimo», dichiarò Reacher. «Era uno dei suoi grossi problemi.»
Walker annuì. «Bene. Perché i suoi grossi problemi risolvono i miei grossi problemi.»
L’ufficio divenne silenzioso, tranne per il ronzio dei condizionatori. Jack si sentiva il collo freddo e bagnato.
«Lei dovrebbe impegnarsi maggiormente. Per le elezioni, intendo.»
«Sì, e in che modo?»
«Potrebbe fare qualcosa di popolare.»
«Per esempio?»
«Per esempio riaprire il caso della polizia di frontiera. La gente lo gradirebbe. Ho appena incontrato una famiglia il cui figlio fu assassinato da loro.»
Hack rimase un istante in silenzio, poi scosse il capo. «Storia vecchia.»
«Non per quelle famiglie», gli assicurò Reacher. «Ci sono stati venti e più omicidi in un anno. Gran parte dei sopravvissuti abita, probabilmente, da queste parti. E molti di loro faranno ormai parte dell’elettorato.»
«La polizia di frontiera è stata indagata», spiegò Walker. «Prima che io venissi nominato procuratore, ma sono state condotte indagini accurate. Anni fa ho esaminato tutte le pratiche.»
«Ha quei documenti?»
«Certo. Gran parte dei casi di Echo e tutta quella roba finiscono qui. Si è chiaramente trattato di un gruppetto di agenti farabutti e ubriachi, e l’indagine è servita più che altro ad avvisarli. È probabile che abbiano smesso. La polizia di frontiera ha un buon ricambio di personale; i cattivi potrebbero essere in qualsiasi luogo ora, nel vero senso della parola. Forse hanno lasciato lo Stato. Non sono solo gli immigranti a spostarsi a nord.»
«La metterebbe in ottima luce», insistette Jack.
Walker scrollò le spalle. «Sono certo di sì. Molte cose mi metterebbero in buona luce. Ma ho alcuni standard, Reacher. Sarebbe uno spreco totale di denaro pubblico. Servirebbe solo a mettersi in mostra, ma non produrrebbe risultati. Niente di niente. Se ne saranno andati da tempo: è una storia vecchia.»
«Dodici anni fa non sono storia vecchia.»
«Da queste parti le cose cambiano in fretta. Ora mi sto concentrando su ciò che è accaduto a Echo la scorsa notte, non dodici anni fa.»
«D’accordo. Spetta a lei decidere.»
«Chiamerò Alice in mattinata, quando riceveremo il materiale di cui abbiamo bisogno. Potrebbe essere tutto finito per l’ora di pranzo.»
«Speriamo in bene.»
«Già, speriamo», convenne Hack.
Reacher uscì nell’aria calda e stantia delle scale e scese in strada. Sul marciapiede faceva ancor più caldo, tanto che perfino respirare era difficile. Era come se tutte le molecole d’ossigeno fossero state bruciate dal calore. Jack s’incamminò verso lo studio legale, col sudore che gli colava negli occhi. Spinse la porta e trovò Alice seduta da sola alla scrivania.
«Già di ritorno?» le chiese, sorpreso.
La donna si limitò ad annuire.
«L’ha vista?»
Alice fece un altro cenno col capo.
«Che cosa le ha detto?»
«Niente di niente», rispose l’avvocato. «Tranne che non vuole che la rappresenti.»
«Che cosa intende?»
«Quello che ho detto. Le uniche parole che sono riuscita a cavarle di bocca sono state, e cito: ’Mi rifiuto di essere rappresentata da lei’.»
«Perché?»
«Non lo ha detto. Non ha aggiunto altro, come le ho spiegato. Solo che non vuole me a difenderla.»
«Perché diavolo ha rifiutato?»
Alice alzò le spalle e non rispose.
«Le è mai accaduta una cosa simile prima?»
La donna scosse il capo. «Non a me. Né a nessuno in questo luogo, a memoria d’uomo. Solitamente non riescono a decidere se staccarti la mano con un morso o se ricoprirti di baci e di abbracci.»
«E allora che diavolo è accaduto?»
«Non lo so. Era abbastanza calma, abbastanza razionale.»
«Ha tentato di convincerla?»
«Naturale. Fino a un certo punto. Perché volevo uscire di lì prima che perdesse la pazienza e iniziasse a urlare. Se qualcuno la sentisse, perderei il caso. E allora sarebbe davvero nei guai. Conto di riprovarci più tardi.»
«Le ha detto che l’ho mandata io?»
«Ovviamente. Ho fatto il suo nome: Reacher di qua, Reacher di là. Ma non è servito a nulla. Tutto ciò che ha detto è che rifiutava di essere rappresentata. L’ha ripetuto tre o quattro volte. Poi si è chiusa nel silenzio.»
«Riesce a immaginare una possibile ragione?»
Alice scrollò le spalle. «No davvero, date le circostanze. Voglio dire, non sono certo Perry Mason. Forse non le ispiro molta fiducia. Sono entrata mezzo nuda, sudata come un maiale e, se fossimo a Wall Street o da qualche altra parte, capirei che qualcuno potrebbe guardarmi e pensare: Ehi, scordati di rappresentarmi; ma non siamo a Wall Street. Questa è la prigione della contea di Pecos, lei è ispanica, e io sono un avvocato esperto, perciò avrebbe dovuto fare i salti di gioia solo perché le ho fatto visita.»
«E allora perché?»
«È inspiegabile.»
«Ora che facciamo?»
«Ci arrampichiamo sugli specchi. Devo convincerla ad accettare che la rappresenti prima che qualcuno venga a sapere del suo rifiuto.»
«E se non accetterà?»
«Allora tornerò al mio lavoro e lei resterà completamente sola, fino a quando, fra sei mesi, non le saranno mosse le accuse e qualche vecchio amico del giudice non le invierà un legale incompetente.»
Jack rimase per un po’ in silenzio. «Mi dispiace, Alice. Non avevo idea che potesse accadere.»
«Non è colpa sua.»
«Ci vada verso le sette, d’accordo? Quando gli uffici di sopra saranno vuoti e prima che arrivi la donna del turno di notte. Mi è sembrata più ficcanaso dell’ufficiale di giorno. Lui probabilmente non le presterà molta attenzione. Perciò potrà farle un po’ di pressione. Lasci pure che gridi, se vuole.»
«Va bene. Alle sette allora. Che giornataccia! Su e giù come sulle montagne russe.»
«È la vita», commentò Reacher.
Alice sorrise, brevemente. «Dove la trovo?»
«Sono nell’ultimo motel prima dell’autostrada.»
«Le piace il rumore del traffico?»
«Mi piace risparmiare. Stanza undici, sono registrato come Millard Fillmore.»
«Perché?»
«Abitudine», rispose. «Amo gli pseudonimi. Amo l’anonimato.»
«E chi è Millard Fillmore?»
«Fu presidente, tre mandati prima di Lincoln. Era di New York.»
Alice rimase un istante in silenzio. «Dovrei vestirmi come un avvocato per andare da lei? Crede cambi qualcosa?»
Jack scrollò le spalle. «Ne dubito. Guardi me. Sembro uno spaventapasseri e lei non mi ha mai fatto nessuna osservazione.»
La donna sorrise ancora. «Un po’ è vero, sa. Stamattina l’ho vista entrare e ho pensato che fosse lei il cliente. Una sorta di senzatetto nei guai.»
«Questi sono abiti nuovi», protestò Reacher. «Comprati stamattina.»
Lei lo guardò ancora e non replicò. Jack la lasciò ai suoi documenti e si recò alla pizzeria, a sud del tribunale. Era quasi piena di clienti e aveva un condizionatore enorme sopra la porta, che emetteva un flusso costante d’aria umida sul marciapiede. Evidentemente era il luogo più fresco della città e perciò, in quel periodo, il più popolare. Jack entrò, si sedette all’unico tavolo libero e bevve acqua ghiacciata alla stessa velocità con cui il cameriere riusciva a riempirgli il bicchiere. Poi ordinò una pizza con molte acciughe, supponendo che il suo corpo avesse perso molti sali.
Mentre mangiava, una nuova descrizione fu comunicata per telefono ai killer. La chiamata fu prudentemente reinstradata attraverso Dallas e Las Vegas a una stanza di motel a centosessanta chilometri da Pecos. A parlare fu un uomo dalla voce chiara e tranquilla. Si trattava dei dati dettagliati relativi a un nuovo bersaglio, un uomo: nome per esteso, età, seguiti da un resoconto preciso del suo aspetto fisico e di tutte le sue probabili destinazioni nelle quarantotto ore successive.
Le informazioni furono raccolte dalla donna, che nel frattempo aveva mandato i colleghi a mangiare. Non prese appunti; era sempre molto cauta a non lasciare nulla di scritto e aveva un’ottima memoria, affinata dalla pratica costante. Ascoltò con attenzione finché l’interlocutore non smise di parlare, poi stabilì il prezzo. Non era riluttante a parlare al telefono, poiché usava uno strumento elettronico acquistato a Silicon Valley, che rendeva la sua voce metallica come quella di un robot. Comunicò la cifra e restò ad ascoltare il silenzio dall’altra parte del filo. L’uomo sembrava indeciso se negoziare o no, ma non lo fece. Assentì e riagganciò. La donna sorrise. Tipo sveglio, pensò. La sua squadra non lavorava per quattro soldi; inoltre, un atteggiamento parsimonioso nei confronti del denaro denotava un’ampia rosa di possibilità negative.
Dopo la pizza Reacher mangiò un gelato, bevve altra acqua e un caffè. Indugiò al tavolo per un tempo ragionevole, poi pagò il conto e si avviò al motel. Un’ora trascorsa al fresco e all’asciutto rendeva il caldo ancor più insopportabile. Giunto in stanza si fece una lunga doccia con l’acqua tiepida e lavò gli abiti nel lavabo. Li sbatté forte per eliminare le pieghe e li appoggiò su una sedia ad asciugare. Poi accese al massimo l’aria condizionata e si sdraiò sul letto in attesa di Alice. Controllò l’orologio. Suppose che, se fosse arrivata dopo le otto, sarebbe stato un buon segno: se infatti Carmen fosse rinsavita, avrebbero dovuto parlare per almeno un’ora. Reacher chiuse gli occhi e tentò di dormire.