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L’AUTO di Alice era l’unica Volkswagen nel parcheggio dietro l’edificio. Stava cuocendo al sole proprio al centro del piazzale, un nuovo Maggiolone giallo canarino, targa newyorkese, un anno e mezzo di vita e, nel vano del cruscotto, qualcosa di più di un mazzo di cartine stradali. Sepolta sotto le mappe c’era una pistola.

Era una magnifica Heckler & Koch P7M10, con rifiniture in nichel, dieci centimetri di canna, dieci proiettili calibro 40. Ai tempi di Reacher l’esercito voleva dotare i soldati dello stesso modello, nella versione calibro 9, blu acciaio, ma il dipartimento della Difesa aveva esitato a causa del costo, che doveva essere circa sedici volte maggiore del prezzo pagato da Carmen per la sua Lorcin da ottanta dollari. Era davvero un bel giocattolo. Uno dei migliori sul mercato. Forse era un regalo della famiglia di Park Avenue, come probabilmente l’auto. Riusciva a immaginare la scena. Il Maggiolone era stato una scelta facile, il regalo di laurea perfetto, ma l’arma aveva forse causato un po’ di costernazione. I genitori preoccupati dovevano averne discusso a lungo nel loro appartamento ai piani alti di New York. Dove andrà a lavorare? Con la povera gente? Avrà di sicuro bisogno di protezione. Forse avevano esaminato a fondo la questione e le avevano comprato la migliore pistola sul mercato, così come avrebbero optato per un Rolex se avesse avuto bisogno di un orologio.

Per abitudine Jack smontò l’arma, ne controllò il funzionamento e la riassemblò. Era nuova, ma era stata usata e ripulita, forse quattro o cinque volte. Parlava di ore trascorse in modo coscienzioso al poligono, forse in qualche scantinato esclusivo di Manhattan. Reacher sorrise, poi ripose la pistola nel vano portaoggetti, sotto le carte stradali. Dopodiché spinse completamente indietro il sedile, armeggiò con le chiavi, mise in moto e azionò l’aria condizionata. Prese le mappe e le aprì sul sedile vuoto accanto a sé. Estrasse il foglio piegato dalla tasca della camicia e cercò sulle mappe l’indirizzo dell’uomo. Sembrava essere da qualche parte a nord-est della città, forse a un’ora di strada, se si fosse sbrigato.

L’auto aveva il cambio manuale e una frizione brusca e, prima di riuscire a partire, Jack spense il motore due volte. Si sentiva goffo e troppo in vista. Il volante era stabile e c’era una sorta di vaso attaccato al cruscotto, contenente un piccolo germoglio rosa che si stava riprendendo rapidamente man mano che l’auto si raffreddava. Nell’aria si sentiva un profumo leggero. Reacher aveva imparato a guidare quasi venticinque anni prima, quand’era ancora minorenne, con un «dodici tonnellate e mezzo», un camion del corpo dei Marine col sedile di guida a un metro e ottanta da terra, e in quel momento si sentiva ad anni luce da quell’esperienza.

La cartina indicava sette uscite dalla città di Pecos. Jack era entrato da quella più a sud, dove non c’era ciò che stava cercando. Gliene rimanevano sei da verificare; il suo istinto lo condusse a ovest. Il centro di gravità della città sembrava essere situato a est dei crocevia, perciò tale direzione sarebbe stata decisamente sbagliata. Si allontanò dagli uffici degli avvocati e dei garanti in direzione di El Paso, seguì la strada che piegava un po’ verso destra e trovò ciò che stava cercando, proprio davanti ai suoi occhi: tutte le città, di qualsiasi dimensione, presentano una serie di venditori d’automobili allineati lungo una delle vie d’accesso, e Pecos non faceva eccezione.

Percorse l’intera via, poi fece inversione e tornò indietro, in cerca del posto giusto. Vi erano due possibilità. Entrambe recavano insegne sgargianti che offrivano SERVIZIO AUTO STRANIERE ed entrambe fornivano VETTURE SOSTITUTIVE GRATUITE. Reacher optò per quella più distante dalla città. Davanti aveva una rivendita dell’usato, con una decina di vecchie auto, che esibivano bandierine sul tetto e l’indicazione del prezzo stracciato sul parabrezza. L’ufficio era situato in una roulotte. Dietro il parcheggio vi era un capannone lungo e basso dotato di paranchi idraulici. Il pavimento era di terra macchiata d’olio. Quattro meccanici in vista; uno di loro seminascosto sotto un’auto sportiva inglese. Gli altri tre sembravano non avere nulla da fare. Un avvio lento in un caldo lunedì mattina.

Jack portò il Maggiolone giallo dentro il capanno. I tre uomini gli andarono incontro. Uno di loro sembrava il caporeparto. Reacher gli chiese di sistemare la frizione della Volkswagen in modo che diventasse più morbida, e questi sembrò felice che qualcuno gli desse lavoro. Gli comunicò che sarebbe costato quaranta dollari. Jack assentì e chiese un’auto sostitutiva. L’uomo lo guidò dietro l’officina e indicò una vecchia Chrysler LeBaron decappottabile. Un tempo doveva essere stata bianca, ma adesso aveva assunto un colorito kaki per il trascorrere del tempo e la luce del sole. Reacher prese con sé la pistola di Alice, avvolta nelle cartine come un pacchetto del supermercato e l’appoggiò sul sedile del passeggero della Chrysler. Poi chiese al meccanico una fune da traino.

«Che cosa deve trainare?» gli domandò l’uomo.

«Nulla», rispose Reacher. «Voglio una corda, tutto qui.»

«Vuole una corda, ma non vuole trainare nulla?»

«Esatto.»

Il meccanico si strinse nelle spalle e si allontanò. Quando tornò aveva con sé un rotolo di fune, che Reacher depose subito ai piedi del sedile del passeggero. Poi salì sulla LeBaron, tornò in città e uscì di nuovo, in direzione nord-est, sentendosi un po’ più a suo agio. Solo un folle avrebbe tentato di riscuotere illegalmente un credito nelle zone selvagge del Texas con un’auto gialla, con la targa di New York e un vaso di fiori sul cruscotto.

Si fermò una volta sola in un luogo deserto e svitò le targhe della Chrysler con una moneta da un centesimo trovata nelle tasche. Una volta terminato, le appoggiò sul fondo accanto al rotolo di corda e mise le viti nel vano portaoggetti. Poi proseguì il viaggio, in cerca della sua meta. Si trovava a circa tre ore a nord della proprietà dei Greer, e il paesaggio era pressoché uguale, eccetto la migliore irrigazione. Si vedeva un po’ d’erba e le piante di mesquite erano state in parte bruciate. C’erano inoltre campi coltivati, sui quali spiccavano cespugli verdi. Peperoni, forse. O meloni. Non ne aveva idea. Lungo il ciglio della strada crescevano indigofere selvatiche e, di tanto in tanto, si vedeva un cactus. Ma nemmeno l’ombra di un essere umano. Il sole era alto e l’orizzonte scintillava.

Il nome del proprietario indicato sul documento era Lyndon J. Brewer. L’indirizzo era solo un numero di strada che la cartina di Alice indicava come un tratto di circa sessantacinque chilometri prima del confine col New Mexico. Era simile alla strada monotona che usciva da Echo e si dirigeva verso la casa dei Greer, un nastro d’asfalto polveroso e una striscia di piloni della luce ricurvi, con un cancello all’incirca ogni venticinque chilometri. I ranch avevano un nome, ma non era necessariamente quello dei proprietari, come nel caso del Red House, in cui il cognome Greer non compariva mai. Perciò trovare Lyndon J. Brewer in persona non sarebbe stato tanto facile.

Ma invece lo fu, perché la strada ne incrociava un’altra e nel punto d’incontro vi era una fila di cassette per le lettere, disposta lungo un’asse di legno grigia e rovinata, e sulle cassette c’erano i nomi delle persone seguiti da quelli dei ranch. Il cognome BREWER era stato dipinto a mano, in nero su una cassetta bianca, e sotto di esso si leggeva BIG HAT RANCH.

Jack trovò l’entrata del Big Hat dopo venticinque chilometri in direzione nord. Un grande arco di ferro decorato, dipinto di bianco. Lo superò e accostò sul ciglio della strada, ai piedi del primo pilone della luce. Scese dall’auto e sollevò lo sguardo. In cima al palo, dove la linea elettrica si divideva a formare una T e partiva ad angolo retto verso la presunta ubicazione della casa, c’era la voluminosa scatola di un trasformatore. E, parallela al filo della corrente, trenta centimetri più in basso, correva la linea telefonica.

Reacher prese la pistola di Alice da sotto le cartine sul sedile del passeggero e la corda dal fondo dell’auto. Ne legò un’estremità al ponticello dell’arma con un nodo singolo, poi si fece passare sei metri di corda fra le mani e fece oscillare la pistola come un peso. Strinse la corda con la mano sinistra e lanciò l’arma con la destra, mirando allo spazio compreso fra la linea telefonica e quella elettrica. Il primo lancio fallì: la pistola terminò la sua corsa trenta centimetri più in basso e Reacher la afferrò al volo nella discesa. La seconda volta eseguì il tiro con maggior energia; l’arma volò attraverso lo spazio designato, ricadde e trascinò con sé la corda. Jack lasciò che la fune gli scorresse nel palmo sinistro e calò la pistola, avvicinandola a sé. Poi la slegò, la ripose in auto, si avvolse le estremità della fune intorno alle mani e tirò forte. La linea telefonica si spezzò nel punto di raccordo con la scatola del trasformatore e serpeggiò a terra, per tutto il tratto fino al palo successivo, a cento metri di distanza.

Jack arrotolò la fune e la ripose in macchina. Poi mise in moto e oltrepassò l’arco bianco. Percorse quasi un chilometro e mezzo di strada privata, fino ad arrivare a una casa dipinta anch’essa di bianco, il set ideale per girare un film storico. La facciata presentava quattro colonne massicce, che sostenevano una grande balconata. Ampie gradinate conducevano alla porta d’entrata, doppia. Il prato circostante era ben curato e c’era un’area di parcheggio tutta ricoperta di ghiaia rastrellata.

Reacher fermò l’auto sulla ghiaia in fondo alle scale e spense il motore. Poi s’infilò la camicia nei pantaloni. Una ragazza per la quale aveva lavorato come personal trainer gli aveva detto che metteva in risalto il suo torace a V. Mise la pistola nella tasca destra e notò che era ben visibile. Poi arrotolò le maniche della camicia nuova fin quasi alle spalle e, dopo aver afferrato il volante della LeBaron, cominciò a stringerlo fino a rendere evidenti le grosse vene dei bicipiti. Quando si hanno le braccia più robuste delle gambe di molte persone, è opportuno, se il caso lo richiede, sfruttare i doni elargiti dalla natura.

Scese infine dall’auto e salì i gradini. Trovò la corda di un campanello a destra della porta e la tirò; udì un suono in una parte distante dell’abitazione e rimase in attesa. Stava per tirare nuovamente, quando la porta di sinistra si aprì e davanti a lui apparve una domestica, che non arrivava nemmeno a metà porta. Indossava una divisa grigia e sembrava originaria delle Filippine.

«Devo incontrare Lyndon Brewer», esclamò Reacher.

«Ha un appuntamento?» gli chiese la donna in un inglese quasi perfetto.

«Certo.»

«Non me l’ha detto.»

«Probabilmente se n’è dimenticato», ribatté Jack. «Da quanto ho capito è un po’ stronzo.»

Il volto della donna si tese. Non per lo shock, ma per reprimere un sorriso.

«Chi devo annunciare?»

«Rutherford B. Hayes», rispose Reacher.

La domestica rifletté un istante e alla fine sorrise.

«Fu il diciannovesimo presidente», esclamò. «Il successore di Ulysses S. Grant. Nato nell’Ohio nel 1822, rimasto in carica dall’1877 al 1881. Uno dei sette presidenti originari dell’Ohio. Il secondo di tre consecutivi.»

«È un mio antenato», dichiarò Reacher. «Anch’io sono dell’Ohio. Ma non ho interessi in politica. Dica, per favore, al signor Brewer che lavoro per una banca di San Antonio e abbiamo appena scoperto titoli a nome di suo nonno per circa un milione di dollari.»

«Ne sarà entusiasta», esclamò la domestica.

Poi si allontanò e Reacher oltrepassò la soglia in tempo per vederla salire un’ampia scalinata in fondo all’atrio. Si muoveva con agilità, senza sforzo apparente, tenendo una mano sulla ringhiera per tutta la salita. L’atrio era delle dimensioni di un campo da basket ed era silenzioso e fresco, rivestito di legno duro color oro, tirato a lucido da generazioni di domestiche. C’era una pendola più alta di Reacher, che ticchettava lievemente a ogni secondo, e una chaise-longue di quelle su cui si sdraiavano le dame ritratte nei dipinti a olio. Jack si domandò se sotto il suo peso si sarebbe spezzata a metà. Appoggiò la mano sul velluto e sentì sotto di esso un’imbottitura di crine di cavallo. Poi la domestica ridiscese le scale, dallo stesso lato per il quale era salita, il passo leggero, il busto perfettamente immobile e la mano che sfiorava appena la ringhiera.

«La riceverà subito», annunciò. «È sul terrazzo, sul retro.»

L’atrio del primo piano era uguale a quello del piano terra, per dimensioni e decorazioni. Una portafinestra scorrevole dava sul terrazzo posteriore, che correva per l’intera larghezza della casa e si affacciava su ettari di pascoli assolati. Era coperto dal tetto e alcuni ventilatori giravano pigramente sul soffitto. Robusti mobili di vimini, dipinti di bianco, erano sistemati a semicerchio; un uomo sedeva su una sedia con un tavolino alla sua destra, sul quale poggiavano una brocca e un bicchiere, pieni di ciò che sembrava limonata, ma avrebbe potuto essere qualsiasi altra cosa. L’uomo aveva il collo taurino e approssimativamente una sessantina d’anni; era flaccido e avvizzito, ma vent’anni prima doveva essere stato molto robusto. Il volto rosso e le rughe scolpite dal sole erano incorniciati da una folta chioma di capelli bianchi. Gli abiti erano dello stesso colore. Pantaloni bianchi, camicia bianca, scarpe bianche; sembrava pronto per andare a giocare a bowling sull’erba in qualche lussuoso country club.

«Signor Hayes?» fece l’uomo.

Reacher si avvicinò e si sedette senza aspettare l’invito. «Ha figli?» gli chiese.

«Tre maschi», rispose Brewer.

«Qualcuno di loro è a casa?»

«Sono tutti via, al lavoro.»

«Sua moglie?»

«È a Houston, in visita.»

«Dunque oggi ci siete solo lei e la domestica?»

«Perché me lo chiede?» L’uomo era impaziente e perplesso, ma gentile, come lo è la gente quando state per darle un milione di dollari.

«Lavoro in banca. È mio compito chiedere.»

«Mi dica dei titoli», lo incalzò Brewer.

«Non c’è nessun titolo. Ho mentito.»

L’uomo sembrò sorpreso. Poi deluso. E infine irritato. «E allora perché è venuto?»

«È una tecnica che usiamo spesso», rispose Jack. «In realtà sono dell’ufficio prestiti. Se una persona ha bisogno di un prestito, forse non desidera che i domestici lo sappiano.»

«Ma io non devo chiedere nessun prestito, signor Hayes.»

«Ne è certo?»

«Sicuro.»

«Non è quello che abbiamo sentito.»

«Sono ricco. Io presto soldi. Non li chiedo.»

«Davvero? Corrono voci che abbia problemi a tener fede ai propri impegni.»

Brewer impiegò un po’ di tempo, ma poi collegò i fatti, e un fremito gli scosse corpo e viso. S’irrigidì, divenne ancor più paonazzo e abbassò lo sguardo sulla forma della pistola nella tasca di Reacher, come se la vedesse per la prima volta. Poi abbassò la mano sul tavolino e sollevò un campanello d’argento. Lo scosse con violenza e quello emise un forte tintinnio.

«Maria!» gridò, agitando il campanello. «Maria!»

La domestica arrivò dalla stessa porta usata da Reacher e si avvicinò silenziosamente sulle assi del terrazzo.

«Chiama la polizia», le ordinò Brewer. «Fai il 911. Voglio che quest’uomo sia arrestato.»

La donna esitò.

«Vada pure», la esortò Reacher. «Faccia quella chiamata.»

Maria passò loro accanto ed entrò nella stanza direttamente dietro la sedia di Brewer. Era una sorta di studio privato, scuro e virile. Reacher udì lo scatto del ricevitore che veniva sollevato. Poi il rapido ticchettio quando la donna tentò di effettuare la chiamata.

«Il telefono non funziona», gridò.

«Aspetti di sotto», esclamò Jack.

«Che cosa vuole?» gli domandò Brewer.

«Voglio che rispetti i suoi impegni legali.»

«Lei non è un funzionario di banca.»

«Davvero molto perspicace.»

«E allora chi è?»

«Un tizio che vuole un assegno. Di ventimila dollari.»

«Lei rappresenta quegli... individui

Brewer fece per alzarsi, ma Reacher distese un braccio e lo spinse di nuovo sulla sedia, abbastanza violentemente da fargli male.

«Rimanga seduto», gli ordinò.

«Perché lo fa?»

«Perché sono un uomo compassionevole», rispose Jack. «Ecco perché. C’è una famiglia nei guai, che si prepara ad affrontare un inverno di preoccupazioni. La miseria incombe su di loro, e non sanno in quale giorno il mondo cadrà loro addosso. Non mi piace vedere persone che vivono in quel modo, chiunque siano.»

«Se si lamentano, dovrebbero tornarsene in Messico, dove devono stare.»

Reacher gli lanciò un’occhiata sorpresa. «Non sto parlando di loro. Sto parlando di lei. Della sua famiglia.»

«La mia famiglia?»

Reacher annuì. «Se io mi arrabbio con lei, loro soffriranno. Un incidente d’auto di qua, un’aggressione di là. Lei potrebbe cadere dalle scale, rompersi una gamba. Oppure sua moglie. La casa potrebbe prendere fuoco. Un sacco d’incidenti, uno dietro l’altro. Non saprà mai quando si verificherà il successivo. Finirà per impazzire.»

«Non potrà farla franca.»

«La sto facendo franca in questo momento. Potrei iniziare oggi. Con lei.»

Brewer rimase in silenzio.

«Mi dia la brocca», esclamò Reacher.

Brewer esitò un momento. Poi la prese e gliela porse, come un automa. Reacher l’afferrò. Era di cristallo con un motivo intagliato, forse Waterford, forse importata dalla lontana Irlanda. Era da un quarto di litro e probabilmente costava un migliaio di dollari. La posizionò in equilibrio su un palmo e ne annusò il contenuto. Limonata. Poi la gettò oltre la balconata. Il liquido giallo tracciò un arco nell’aria e un istante dopo si udì un forte schianto sul patio sottostante.

«Ops», mormorò Reacher.

«La farò arrestare», dichiarò Brewer. «Questo è dolo!»

«Forse inizierò da uno dei suoi figli», riprese Reacher. «Ne sceglierò uno a caso e lo getterò dal balcone, come ho appena fatto con la brocca.»

«La farò arrestare», ripeté l’uomo.

«Perché? Secondo lei ciò che sancisce la legge non conta. O forse si applica solo a lei? Forse pensa di essere una persona speciale?»

Brewer non proferì parola. Reacher si alzò, afferrò la sedia e la gettò oltre la ringhiera. La sedia si schiantò e una miriade di schegge di legno si sparpagliò sulla pietra sottostante.

«Mi dia l’assegno. Può permetterselo. Lei è ricco, me l’ha appena detto.»

«È una questione di principio», obiettò l’uomo. «Non dovrebbero stare qui.»

«Mentre lei sì? Perché? Loro sono arrivati per primi.»

«Hanno perso. Contro di noi.»

«E ora sta perdendo lei. Contro di me. Chi la fa l’aspetti.»

Reacher si chinò e prese il campanello d’argento dal tavolo. Probabilmente era antico. Forse francese, cesellato con motivi filigranati, e aveva un diametro di circa sei centimetri. Lo tenne fra il pollice e le quattro dita, premette forte e lo deformò; poi lo trasferì nel palmo e appiattì il metallo. Si protese e lo infilò nella tasca della camicia di Brewer.

«Potrei fare lo stesso con la sua testa», lo avvertì.

L’uomo non replicò.

«Mi dia quell’assegno», mormorò Reacher, pacato. «Prima che perda la mia dannata pazienza.»

Brewer sembrò riflettere. Cinque secondi. Dieci. Poi sospirò. «D’accordo.» Fece strada nel suo studio e si fermò alla scrivania. Reacher rimase alle sue spalle; non voleva veder comparire improvvisamente qualche revolver da uno dei cassetti.

«Che sia incassabile subito», raccomandò.

Brewer cominciò a compilare l’assegno. Scrisse la data, la cifra esatta, e lo firmò.

«E sarà meglio che non sia scoperto», sottolineò Reacher.

«Non lo è», replicò Brewer.

«Se accade, anche lei finirà allo scoperto. Giù dal balcone.»

Reacher piegò l’assegno, se lo mise in tasca e trovò la strada fino all’atrio del piano terra. Scese le scale, si diresse verso l’enorme pendola e la inclinò in avanti sino a farle perdere l’equilibrio. L’orologio cadde come un albero, si ruppe sul pavimento e smise di ticchettare.

I due uomini uscirono dal nascondiglio dopo quasi tre ore. Faceva troppo caldo per resistere oltre. Inoltre, non ce n’era bisogno, perché era evidente che nessuno sarebbe andato da nessuna parte: la donna e il figlio rimanevano per lo più in casa; la bambina usciva di tanto in tanto dal fienile sinché il calore del sole sulla schiena non la costringeva a tornarvi. Solo una volta si era recata lentamente in casa, quando la cameriera l’aveva chiamata per mangiare. Perciò terminarono la sorveglianza, si spostarono con estrema cautela verso nord, protetti dalle rocce, e si avvicinarono al ciglio polveroso della strada non appena si trovarono abbastanza lontani dalla casa. La donna con la Crown Vic giunse puntuale. Aveva l’aria condizionata al massimo e alcune bottiglie d’acqua. I colleghi prima bevvero, poi fecero rapporto.

«Bene», affermò la donna. «Allora siamo pronti per fare la nostra mossa.»

«Credo di sì», convenne l’uomo dai capelli scuri.

«Via il dente, via il dolore», concluse il biondo. «Forza, muoviamoci.»

Reacher riavvitò le targhe sulla vecchia LeBaron non appena si fu allontanato a sufficienza da casa Brewer. Poi tornò subito a Pecos e recuperò l’auto di Alice dai meccanici. Pagò loro i quaranta dollari senza fare storie pur dubitando che vi avessero messo mano: la frizione era dura come prima e, mentre si dirigeva allo studio legale, gli si spense due volte il motore.

Lasciò il Maggiolone nel parcheggio dietro l’edificio, con le cartine stradali e la pistola nel vano portaoggetti, là dove le aveva trovate. Entrò dalla porta principale e trovò Alice seduta alla scrivania. Era al telefono, impegnata con alcuni clienti. Di fronte a lei vi era un’intera famiglia; tre generazioni di persone silenziose e preoccupate. La ragazza si era cambiata d’abito. Adesso indossava un paio di pantaloni a vita alta, forse di cotone leggero o di lino, e una giacca nera, che faceva sembrare il top sportivo bianco una sorta di maglietta. Nell’insieme aveva un’aria molto formale. Un vero avvocato pronto a entrare in azione.

Alice lo scorse, mise una mano sul telefono e, scusandosi con i clienti, si girò un momento per parlare con Jack. Questi si chinò accanto a lei.

«Abbiamo grossi problemi», esordì con voce tranquilla. «Hack Walker la vuole vedere.»

«Me?» chiese Reacher. «Perché?»

«Meglio sia lui a parlargliene.»

«A parlarmi di che? L’ha incontrato?»

Lei annuì. «Sono appena stata da lui. Abbiamo parlato per mezz’ora.»

«E cosa le ha detto?»

«Meglio sia lui a parlargliene», ripeté la donna. «Ne possiamo discutere più tardi, d’accordo?»

La sua voce denotava preoccupazione. Lui la guardò, ma la donna si voltò verso il telefono. La famiglia davanti a lei si protese per cogliere le sue parole. Reacher estrasse l’assegno da ventimila dollari dalla tasca, lo aprì e lo distese sul tavolo. Alice lo vide e cessò di parlare. Rimise la mano sul telefono e fece un respiro profondo.

«Grazie», disse.

La sua voce suonò imbarazzata. Come se avesse riconsiderato la sua parte dell’accordo. Jack lasciò cadere le chiavi dell’auto sulla scrivania e uscì sul marciapiede. Svoltò a destra e si diresse al tribunale.

L’ufficio del procuratore distrettuale di Pecos occupava l’intero primo piano dell’edificio. Vi era una porta d’entrata in cima alle scale, poi un corridoio stretto che, oltre un cancello di legno, dava su un’area aperta adibita a segreteria. Nella parete posteriore si aprivano tre porte che conducevano a tre uffici, uno per il procuratore, gli altri per le due assistenti. Le pareti che separavano i locali erano di vetro dall’altezza della vita in su. I vetri erano, tuttavia, coperti da veneziane vecchio stile, con larghe stecche di legno e fettucce di cotone. L’intero luogo appariva angusto e fuori moda. Ogni finestra esterna era dotata di un condizionatore, collocato in alto, il cui motore faceva vibrare lievemente i muri.

La segreteria aveva due scrivanie ingombre di documenti, entrambe occupate, quella più lontana da una donna di mezz’età che faceva pendant con l’ambiente circostante, quella più vicina da un ragazzo che avrebbe potuto essere uno studente del college impegnato in uno stage estivo. Chiaramente il giovane faceva anche da receptionist, poiché sollevò lo sguardo e lo fissò con un’espressione cordiale come per chiedergli: Posso esserle utile?

«Hack Walker desidera vedermi», annunciò Jack.

«Il signor Reacher?» chiese il ragazzo.

Jack annuì e il giovane gli indicò l’ufficio d’angolo.

«La sta aspettando.»

Reacher si fece strada in quello spazio ristretto e raggiunse l’ufficio nell’angolo. La porta aveva un vetro con una targa in acetato fissata al di sotto. HENRY F.W. WALKER, PROCURATORE DISTRETTUALE. La finestra era coperta dall’interno da una veneziana chiusa. Reacher bussò una volta ed entrò senza neanche attendere risposta.

L’ufficio aveva una finestra su ogni parete, numerosi mobili per archiviare i documenti e una grande scrivania piena di carte, sulla quale troneggiavano un computer e tre telefoni. Walker era seduto al tavolo, le spalle appoggiate alla sedia, e teneva una foto con entrambe le mani. Aveva una piccola cornice di legno con una linguetta di cartone di fibra sul retro, che serviva a tenerla in verticale su una scrivania o su uno scaffale. La stava fissando, il volto segnato da un’angoscia profonda.

«Cosa posso fare per lei?» domandò Reacher.

«Si sieda. Per favore.»

Il piglio entusiasta del politico era scomparso dalla sua voce. Adesso Walker appariva stanco e ordinario. Di fronte al tavolo c’era una sedia per i clienti; Reacher la prese e la girò di lato, per lasciare spazio alle gambe.

«Cosa posso fare per lei?» gli chiese di nuovo.

«La sua vita si è mai capovolta da un giorno all’altro?»

Reacher annuì. «Qualche volta.»

Walker appoggiò la foto sulla scrivania, di traverso, in modo che fosse visibile a entrambi. Era la stessa stampa a colori che aveva visto nell’armadio di Sloop Greer. I tre giovani appoggiati al paraurti del pick-up, tre grandi amici, inebriati dalla gioventù, in cima a un monte di possibilità infinite.

«Io, Sloop e Al Eugene», illustrò. «Ora Al è disperso e Sloop è morto.»

«Notizie di Eugene?»

Walker scosse il capo. «Ancora niente.»

Reacher tacque.

«Eravamo un trio formidabile», continuò Hack. «Sa come vanno le cose. In un luogo isolato come questo, bisogna essere più che amici. Eravamo noi contro il mondo.»

«Sloop era il suo vero nome?»

Walker sollevò lo sguardo. «Perché me lo chiede?»

«Perché pensavo che il suo fosse Hack. Ma vedo dalla targa sulla porta che invece è Henry.»

Walker annuì e abbozzò un sorriso stanco. «Sul mio certificato di nascita c’è scritto ’Henry’. I miei mi chiamano Hank. Da sempre. Ma da piccolo, quando imparai a parlare, non riuscivo a pronunciarlo. Mi veniva fuori ’Hack’. E Hack sono rimasto.»

«Ma Sloop era il nome vero?»

Walker annuì ancora. «Era Sloop Greer, semplicemente.»

«Allora, cosa posso fare per lei?» chiese Reacher per la terza volta.

«Non lo so, in realtà», rispose Hack. «Forse solo ascoltare per un po’, forse aiutarmi a chiarire alcune cose.»

«Che tipo di cose?»

«Non lo so, in realtà», ripeté Walker. «Per esempio, quando mi guarda, che cosa vede?»

«Un procuratore distrettuale.»

«E che altro?»

«Non ne sono certo.»

Hack rimase zitto un istante. «Le piace ciò che vede?»

Reacher scrollò le spalle. «Sempre di meno, per essere onesti.»

«Perché?»

«Perché vengo chiamato qui e la trovo che fa il sentimentale su un’amicizia adolescenziale con un avvocato corrotto e un uomo che picchiava la moglie.»

Walker distolse lo sguardo. «Lei è senza dubbio una persona che va subito al sodo.»

«La vita è troppo breve per non farlo.»

Per un attimo calò il silenzio. Solo il ronzio cupo del motore dei condizionatori, che cresceva e diminuiva quando si azionavano alternatamente.

«In realtà io sono tre cose», affermò Walker. «Sono un uomo, sono un procuratore distrettuale, e sto per candidarmi alla carica di giudice.»

«E allora?»

«Al Eugene non è un avvocato corrotto. È ben lungi dall’esserlo. È una brava persona, un grande sostenitore. Perché non può non esserlo. Il fatto è che, strutturalmente, lo Stato del Texas non tutela molto i diritti dell’accusato. Se l’imputato è indigente, è ancor peggio. Ma lei lo sa, dal momento che ha dovuto cercare un avvocato per Carmen, e questo perché le è stato detto che non otterrà un’udienza in tribunale per mesi. L’avvocato cui si è rivolto deve averla informata che ha mesi e mesi di lavoro arretrato. È un sistema pessimo, ne sono consapevole, e anche Al lo sa. La Costituzione garantisce la possibilità di avere un avvocato difensore, e Al prende tale promessa con molta serietà; si rende disponibile a chiunque bussi alla sua porta. Offre ai clienti una rappresentanza giusta, chiunque siano. Inevitabilmente alcuni dei suoi assistiti sono delinquenti, ma non dimentichi che la Costituzione vale anche per loro. In ogni caso gran parte sono individui perbene. Molti sono solo poveri, tutto qui, neri o bianchi o ispanici.»

Reacher rimase in silenzio.

«Ma mi faccia indovinare», riprese Walker. «Non so da chi abbia sentito che Al è corrotto, ma uno a dieci che si tratta di una persona bianca, anziana, con tanti soldi o una buona posizione.»

È stata Rusty Greer a insinuarlo, pensò Reacher.

«Non mi dica chi è», continuò Hack. «Ma scommetto che ho ragione. Una persona del genere vede un avvocato che si prodiga per i poveri o la gente di colore e subito lo considera una seccatura, un fastidio, forse una sorta di tradimento della sua razza o della sua classe sociale. Da lì a chiamarlo ’corrotto’ il passo è breve.»

«D’accordo», ammise Jack. «Forse mi sbaglio su Eugene.»

«Le garantisco che è così. Potrebbe analizzare ogni sua giornata, dall’esame di Stato in poi, senza trovare alcun comportamento corrotto, niente di niente.»

Hack appoggiò il dito sulla foto, poco sotto il mento di Al Eugene.

«È un mio amico», affermò. «E sono contento che sia così. Come uomo e come procuratore distrettuale.»

«E cosa mi dice di Sloop Greer?»

Walker annuì. «Ci arriveremo. Ma prima lasci che le racconti cosa significhi essere un procuratore distrettuale.»

«Che cosa c’è da raccontare?»

«Più o meno le stesse cose. Io sono come Al. Credo nella Costituzione e nella legge, nell’imparzialità e nella giustizia. Le assicuro che potrebbe mettere a soqquadro l’intero ufficio e non trovare nemmeno un caso in cui non mi sia dimostrato giusto e imparziale. Sono stato duro, certamente, e ho mandato in carcere molte persone, alcune nel braccio della morte, ma non ho mai fatto nulla della cui giustizia non fossi più che convinto.»

«Sembra un discorso elettorale», osservò Reacher. «Ma non sono iscritto nelle liste dei votanti.»

«Lo so. Alla fine ho controllato. Perciò le parlo in questo modo. Se si trattasse di politica, il discorso sarebbe più subdolo. Glielo dico con schiettezza: voglio diventare giudice, perché potrei fare qualcosa di buono. Lei sa come funzionano le cose nel Texas?»

«Non proprio.»

«Nel Texas i giudici sono tutti eletti e hanno molto potere. Il nostro è uno Stato bizzarro; ci sono molte persone ricche, ma anche molti poveri. E questi, ovviamente, necessitano di avvocati nominati dai tribunali. Ma nel Texas non esiste un sistema pubblico di difesa, perciò sono i giudici a scegliere per loro gli avvocati, in qualsiasi studio legale desiderino. I giudici hanno il controllo dell’intero processo e fissano anche gli onorari. Si tratta di vero e proprio clientelismo. Perciò, chi verrà scelto dal giudice? Sicuramente qualcuno che ha contribuito alla sua campagna elettorale. Valgono le amicizie, non le capacità o il talento. Il giudice consegna diecimila dollari provenienti dalle tasche dei contribuenti allo studio legale designato, lo studio assegna un avvocato incompetente che lavora per qualche centinaio di dollari, e il risultato sono novemila dollari di profitto immeritato per lo studio e un poveraccio in carcere per qualche reato che forse non ha commesso. Gran parte degli avvocati difensori incontra il cliente per la prima volta all’inizio del processo, proprio qui, in tribunale. Abbiamo avuto avvocati ubriachi e avvocati che si sono addormentati sul banco della difesa. Non svolgono nessun lavoro, nessuna verifica. Per esempio, l’anno prima che io entrassi in quest’ufficio, un uomo è stato processato per aver stuprato una bambina e condannato all’ergastolo. Poi un avvocato pro bono come quello cui lei si è rivolto ha provato che era in carcere al tempo in cui avvenne lo stupro. In carcere, Reacher. A ottanta chilometri di distanza, in attesa di processo per furto d’auto. C’erano documenti chiari, che dimostravano senz’ombra di dubbio la sua innocenza, tutto nero su bianco nei registri pubblici. Il suo primo avvocato non aveva nemmeno controllato.»

«Brutta storia», osservò Jack.

«Perciò intendo fare due cose», dichiarò Walker. «Primo, miro a diventare giudice, in modo da poter sistemare le cose in futuro. Secondo, in questo momento, proprio nell’ufficio del procuratore, agiamo da entrambe le parti. Ogni volta uno di noi organizza l’accusa, mentre un altro fa il lavoro della difesa e cerca di demolire le imputazioni. Ci impegniamo davvero a fondo, poiché sappiamo che non lo farebbe nessun altro, e non potrei dormire la notte se così non fosse.»

«La difesa di Carmen Greer è solida come una roccia», fece notare Reacher.

Hack Walker abbassò lo sguardo sulla scrivania.

«No, il caso Greer è un incubo», ribatté. «È un vero disastro, da qualsiasi parte lo si guardi. Per me personalmente, come uomo, come procuratore, e come candidato a giudice.»

«Dovrà ricusare.»

Walker sollevò la testa. «Naturale. Lo farò senza dubbio. Ma non cessa di essere una questione personale. E la responsabilità generale rimane pur sempre mia. Qualsiasi cosa accada, questo rimane il mio ufficio. E ne subirò le ripercussioni.»

«Vuol dirmi qual è il problema?»

«Non capisce? Sloop era mio amico, e io sono un procuratore onesto. Perciò, col cuore e con la mente, desidero sia fatta giustizia. Ma manderei una donna ispanica nel braccio della morte. Se lo faccio, posso scordarmi l’elezione, giusto? Questa contea è prevalentemente ispanica. Ma io desidero diventare giudice, perché so di poter fare del bene. E chiedere la pena di morte per una donna che appartiene a una minoranza in questo momento mi sbarrerebbe ogni strada. Non solo qui. La notizia si spargerebbe ovunque. Riesce a immaginare? Che cosa scriverà il New York Times? Già pensano che siamo stupidi zoticoni che ci sposiamo fra cugini... Questa storia mi tormenterà per il resto della vita.»

«E allora non la processi. In ogni caso non si tratterebbe di giustizia. Perché è stata legittima difesa, pura e semplice.»

«Carmen l’ha convinta di questo?»

«È lampante.»

«Vorrei lo fosse. Darei il braccio destro. Per la prima volta nella mia carriera farei qualsiasi cosa per scrollarmi un caso di dosso.»

Reacher lo fissò. «Ma non ce n’è bisogno, non crede?»

«Esaminiamo la questione. Passo dopo passo, dall’inizio alla fine. Una difesa basata sulle violenze coniugali può funzionare, ma si deve provare che è stata una reazione del momento, a caldo. Capisce? La legge non ammette la premeditazione, mentre Carmen ha premeditato, eccome. Questo è un dato di fatto, e non può essere cancellato. Ha comprato la pistola non appena ha saputo che lui stava per tornare a casa. I documenti sono arrivati nel mio ufficio, perciò so che è vero. Era pronta a tendergli un’imboscata.»

Reacher non fiatò.

«La conosco», esclamò Walker. «Ovviamente, la conosco. Sloop era mio amico, perciò la conosco più o meno da quando la conosceva lui, e abbastanza bene.»

«E allora?»

Hack scrollò le spalle, con aria triste. «Ci sono dei problemi.»

«Quali problemi?»

Il procuratore scosse il capo. «Non so quanto sia giusto raccontarle, dal punto di vista legale. Perciò ho intenzione di fare solo qualche supposizione, va bene? E non voglio che lei mi risponda. Non dica una parola. Potrebbe mettersi in una posizione difficile.»

«Difficile in che senso?»

«Lo capirà, più avanti. Carmen le ha probabilmente raccontato di provenire da una ricca famiglia di viticoltori a nord di San Francisco, giusto?»

Jack non rispose.

«Le ha detto di aver incontrato Sloop alla UCLA, dove studiavano insieme.»

Reacher tacque.

«Le ha riferito che Sloop l’ha messa incinta e che hanno dovuto sposarsi e di conseguenza i genitori di lei l’hanno cacciata.»

Ancora silenzio.

«Le ha rivelato inoltre che Sloop iniziò a picchiarla quand’era ancora incinta. E che faceva passare le ferite gravi che Sloop le procurava per cadute da cavallo.»

Jack non replicò.

«Le ha raccontato che è stata lei ad avvisare il fisco, e che per questo il ritorno di Sloop la preoccupava ancora di più.»

Reacher lo lasciò proseguire.

«Va bene», mormorò Walker. «Ora, a rigor di termini, qualsiasi cosa le abbia detto è una semplice diceria ed è inammissibile in tribunale. Anche se si trattasse di affermazioni spontanee, indicative della gravità della sua angoscia. Perciò, in una situazione simile, il suo avvocato tenterà in tutti i modi di ottenere che tali affermazioni vengano ammesse come prove, per corroborare lo stato psicologico di Carmen. Ed esistono clausole che potrebbero permetterlo. Ovviamente gran parte dei procuratori distrettuali si opporrebbe, ma non quest’ufficio. Noi tendiamo ad ammettere tali dicerie, poiché sappiamo che le violenze coniugali possono essere tenute segrete. Per istinto ammetterei qualsiasi cosa ci permetta di raggiungere la verità. Perciò poniamo il caso che una persona come lei sia chiamata a testimoniare. Lei dipingerebbe un quadro orribile, e date le circostanze – la minaccia del ritorno del marito a casa e tutto il resto – la giuria potrebbe dimostrarsi compassionevole. Potrebbe perfino glissare sulla premeditazione ed emettere un verdetto di non colpevolezza.»

«E allora dov’è il problema?»

«Il problema è che se lei, Reacher, testimoniasse, sarebbe anche controinterrogato.»

«E quindi?»

Walker riabbassò lo sguardo sulla scrivania. «Mi lasci fare qualche altra supposizione. Non risponda. E, per favore, se mi sbaglio non si offenda. Le porgo in anticipo le mie scuse più sincere. D’accordo?»

«D’accordo.»

«Io credo che la premeditazione fosse molto radicata. Penso che Carmen abbia riflettuto a lungo e abbia tentato di reclutarla per fare il lavoro sporco al posto suo.»

Reacher non parlò.

«Credo pure che non le abbia dato un passaggio per caso. Al contrario, l’ha scelta in qualche modo e ha tentato di persuaderla con ogni mezzo.»

Jack rimase in silenzio. Hack deglutì.

«Inoltre», continuò, «credo le abbia offerto in cambio prestazioni sessuali.»

Reacher rimase impassibile.

«Un’ultima supposizione», concluse Walker. «Non si è data per vinta e a un certo punto ha tentato ancora di portarla a letto.»

Jack non rispose.

«Capisce?» mormorò Hack. «Se ho ragione, cosa di cui sono convinto perché conosco quella donna, tutto ciò verrà fuori, nel controinterrogatorio. La prova di una preparazione accurata. A meno che lei non menta sul banco dei testimoni. O che noi evitiamo di porle le domande giuste. Ma, supponendo che le rivolgessimo le domande giuste e che lei dicesse la verità, l’intera questione della premeditazione scoppierebbe, in modo grave, forse irreparabile.»

Reacher continuò a fissarlo.

«E la situazione peggiorerebbe», proseguì Walker. «Molto. Perché, se Carmen le ha raccontato alcune cose, ciò che importerà sarà la sua credibilità, giusto? In particolare, le ha raccontato la verità riguardo agli abusi o le ha mentito? Noi lo verificheremmo ponendo a lei, Reacher, alcune domande di cui sappiamo la risposta. Nel controinterrogatorio le potremmo chiedere cose innocenti, come chi è Carmen e da dove viene, e lei ci direbbe ciò che la donna le ha raccontato.»

«E quindi?»

«La sua credibilità crollerebbe. Prossima fermata, morte per iniezione letale.»

«Perché?»

«Perché io conosco questa donna, e so che s’inventa le cose.»

«Quali cose?»

«Tutto. Ho udito le sue storie, più volte. Le ha detto che proviene da una ricca famiglia di viticoltori?»

Reacher annuì. «Più o meno. Ha detto che i suoi hanno quattrocento ettari a Napa. Non è vero?»

Walker scosse il capo. «È cresciuta in qualche ghetto latino della parte centromeridionale di Los Angeles. Nessuno sa niente dei suoi genitori. Forse nemmeno lei.»

Reacher rimase in silenzio un istante. Poi scrollò le spalle. «Nascondere le proprie umili origini non è un crimine.»

«Non è mai stata iscritta all’università. Era una spogliarellista. Era una puttana, Reacher. Partecipava alle feste studentesche della UCLA, fra le altre cose. Sloop la conobbe in una di quelle occasioni. Parte del suo repertorio consisteva in un giochetto interessante con una bottiglia di birra dal collo lungo. Lui, in qualche modo, s’innamorò di lei e volle salvarla da quella vita. Io lo capisco. Adesso è bella, allora era uno schianto. Ed è furba. Adocchiò Sloop e in lui vide il figlio di un ricco texano col portafoglio gonfio. Un buon mezzo di sostentamento. Andò a vivere con lui, poi, senza dirglielo, smise di prendere la pillola e si fece mettere incinta. Al che Sloop fece la cosa più giusta, perché era così, un gentiluomo. Lei lo ha spremuto, e lui l’ha lasciata fare.»

«Non le credo.»

Walker scrollò le spalle. «Non importa che mi creda o no, e fra un attimo le dirò perché. Ma temo sia tutto vero. È intelligente. Sapeva che cosa accade alle prostitute quando invecchiano: la strada si fa tutta in salita, non è vero? Lei desiderava una via d’uscita, e le si presentò davanti Sloop. Gli ha succhiato il sangue per anni, diamanti, cavalli, tutto ciò che era possibile.»

«Non le credo», ripeté Jack.

Walker annuì. «Sa essere molto convincente, su questo non si discute.»

«Anche se fosse tutto vero, ciò giustifica forse il fatto che lui la picchiasse?»

Walker rifletté un istante. «No, naturalmente no. Ma qui sta il problema più grande. Il fatto è che lui non la picchiava. Non l’ha mai fatto, Reacher. Non era violento con lei. Mai. Conoscevo Sloop. Era un sacco di cose e, per essere sincero, non tutte positive. Era pigro, molto superficiale negli affari. Un po’ disonesto, per la verità. Ma tutte le sue colpe derivavano dal fatto che si sentiva un gentiluomo texano. Io ne sono consapevole, perché ero un poveraccio a confronto. Praticamente una nullità. Lui aveva il ranch e molti soldi, il che lo rendeva un po’ arrogante e superiore; di qui la pigrizia e l’intolleranza dei principi severi. Ma essere gentiluomo nel Texas significa non colpire mai e poi mai una donna, chiunque sia. Perciò Carmen si è inventata tutto. Lo so. Sloop non l’ha mai maltrattata. Di questo sono certo.»

Reacher scosse il capo. «Il fatto che lei ne sia certo non prova un bel niente. Voglio dire, che altro potrebbe affermare? Era amico di Sloop, dopotutto.»

Walker annuì ancora. «Capisco che cosa intende. Ma non c’è nient’altro su cui basarsi. Niente di niente. Non esistono prove, né testimoni. Eravamo amici intimi. Ci siamo frequentati migliaia di volte. Mi ha parlato degli incidenti a cavallo, quando si verificavano. Non furono poi tanti, e sembravano autentici. Chiederemo le cartelle cliniche, naturalmente, ma non credo si riveleranno ambigue.»

«L’ha detto lei stesso, gli abusi possono essere tenuti nascosti.»

«Sino a tal punto? Sono un procuratore distrettuale, Reacher. Ho visto di tutto. Nel caso di una coppia solitaria che vive in una roulotte, forse. Ma Sloop e Carmen vivevano con la famiglia, e vedevano amici tutti i giorni. E, prima che lei raccontasse la storia ad Alice Aaron, nessuno in tutto il Texas aveva mai sentito la minima voce di violenze nella coppia. Né io, né Al, nessuno. Perciò capisce cosa intendo? Non esistono prove. Tutto ciò che abbiamo è la sua parola. E lei è la sola altra persona che abbia mai sentito tali cose. Ma se viene chiamato a testimoniare per appoggiarla, allora il processo terminerà ancor prima d’iniziare, perché le altre cose che ha da dire proveranno che quella donna è una bugiarda patologica. Le ha raccontato, per caso, che è stata lei a fare la spia al fisco?»

«Sì. Ha detto di aver telefonato. Che esiste una sezione speciale.»

Walker scosse il capo. «L’hanno beccato grazie alle registrazioni bancarie. Si è trattato di un caso puramente accidentale, durante un accertamento su un altro contribuente. Lei non ne sapeva nulla. Lo so con sicurezza, è un dato di fatto, perché Sloop è andato dritto da Al Eugene, e Al è venuto da me per un consiglio. Ho visto l’atto d’accusa, nero su bianco. Carmen è una bugiarda, Reacher, e questo è un puro e semplice fatto. O forse non tanto semplice. Forse dietro si nasconde qualche ragione complessa.»

Jack rifletté a lungo. «Forse è una bugiarda. Ma anche i bugiardi possono subire violenze, al pari di chiunque altro. L’abuso può essere perpetrato di nascosto. Lei non sa che ciò non accadesse.»

Hack annuì. «Sono d’accordo. Non lo so. Ma sarei pronto a scommettere la testa che non è così.»

«Carmen mi ha convinto.»

«Probabilmente ha convinto anche se stessa. Quella donna vive in un mondo di fantasia. Io la conosco, Reacher. È una bugiarda, tutto qui, ed è colpevole di omicidio di primo grado.»

«E allora perché stiamo parlando?»

Walker rimase un istante in silenzio. «Mi posso fidare di lei?» chiese infine.

«Ha importanza?» domandò Reacher.

Il procuratore tacque e prese a fissare il muro, per un minuto intero, poi un altro. E un altro ancora. Il silenzio era interrotto solo dal ronzio del condizionatore.

«Sì, ha importanza», rispose infine. «Molta. Per Carmen, e per me. Perché in questo momento lei mi sta giudicando nel modo sbagliato. Non sono un amico furioso che tenta di proteggere la reputazione di qualcuno che per me era quasi un fratello. Il punto è che voglio trovare una difesa per Carmen, non capisce? Sono disposto perfino a inventarla. Magari anche a fingere che la violenza ci sia stata e a far marcia indietro sulla premeditazione. Sono seriamente tentato di farlo. Perché in tal caso non dovrei accusarla e potrei evitare di compromettere la mia candidatura a giudice.»

Nell’ufficio calò di nuovo il silenzio. Solo il mormorio dei motori, lo squillo attutito dei telefoni oltre la porta dell’ufficio, e il distante cicalio di un fax.

«Voglio farle visita», affermò Reacher.

Walker scosse il capo. «Non glielo posso permettere. Lei non è un avvocato.»

«Potrebbe fare uno strappo alla regola.»

Hack sospirò e si prese la testa fra le mani. «Per favore, non mi tenti. In questo momento sto pensando di gettare tutte le regole dalla finestra.»

Jack non replicò. Walker fissò il vuoto, lo sguardo esitante e stanco.

«Desidero scoprire il vero movente», dichiarò infine. «Perché se si tratta di qualcosa di cinico, per esempio il denaro, non avrei scelta. Non potrei aiutarla.»

Reacher rimase zitto.

«Ma, se non è così, voglio che lei mi aiuti», continuò Hack. «Se la sua cartella clinica è anche remotamente plausibile, voglio tentare di salvarla con la storia delle violenze.»

Jack non parlò.

«Va bene, ciò che desidero davvero è tentare di salvare me stesso», ammise Walker. «Cercare di non giocarmi le opportunità di essere eletto. O quantomeno entrambe le cose, d’accordo? Salvare lei e me. E anche Ellie. È una bambina eccezionale. Sloop le voleva un gran bene.»

«Allora, che cosa vuole da me?»

«Se imbocchiamo questa strada...»

Reacher annuì. «Se», ribadì.

«...vorrei che mentisse sul banco dei testimoni», affermò Walker. «Vorrei che ripetesse ciò che le ha detto delle botte, e modificasse tutto il resto, al fine di preservare la sua credibilità.»

Jack rimase in silenzio.

«Per tale ragione devo sapere se posso fidarmi di lei», dichiarò Hack. «E per tale ragione dovevo rivelarle come stavano le cose. In modo che sappia esattamente in che pasticcio si sta ficcando con Carmen.»

«Non ho mai fatto una cosa simile prima d’ora.»

«Nemmeno io», ribatté il procuratore. «Sto male solo a parlarne.»

Jack rifletté a lungo.

«Perché presume che io sia disposto a farlo?» gli chiese.

«Credo che Carmen le piaccia», rispose Walker. «Credo che provi pietà per lei e che desideri aiutarla. Perciò, indirettamente, potrebbe aiutare anche me.»

«In che modo agirebbe?»

Hack scrollò le spalle. «Mi asterrò dal caso fin da principio, pertanto sarà una delle mie assistenti a occuparsene. Scoprirò esattamente che cosa può provare per certo, e istruirò lei, Reacher, in modo che non faccia passi falsi. Per questo non posso lasciare che ora veda Carmen. Da basso tengono un registro. Sembrerebbe collusione.»

«Non lo so», fece Reacher.

«Nemmeno io, in realtà. Ma forse non si arriverà al processo. Se la documentazione medica risulterà essere in certo qual modo flessibile, e raccogliamo una deposizione di Carmen, e una sua, allora, forse, sembrerà giustificato lasciar cadere le accuse.»

«Rilasciare una deposizione falsa sarebbe altrettanto illegale.»

«Pensi a Ellie.»

«E lei alla sua carica di giudice.»

Walker annuì. «Non glielo nascondo. Desidero essere eletto, non c’è dubbio. Ma è per una ragione onesta. Voglio migliorare le cose, Reacher. È sempre stata la mia ambizione. Fare carriera, apportare migliorie dall’interno; d’altronde è l’unico modo. Per una persona come me, intendo. Non ho nessuna influenza come lobbista. In realtà non sono un politico. Trovo imbarazzante tutta quella roba. Non ci sono tagliato.»

Reacher non replicò.

«Mi lasci riflettere», continuò Walker. «Un giorno o due. Le farò sapere.»

«Ne è sicuro?»

Il procuratore sospirò di nuovo. «No, certo che no. Odio questa situazione. Ma, che diamine, Sloop è morto. Niente può cambiare le cose. Nessuno me lo restituirà. Naturalmente infangherò la sua memoria. Ma salverei Carmen. E lui l’amava, Reacher. In un modo che nessun altro poteva comprendere. La disapprovazione che attirò su di sé fu incredibile. Da parte della sua famiglia, della società perbene. Sarebbe stato felice di scambiare la sua reputazione con la vita di lei, credo. Anzi la sua vita per quella di Carmen. Sloop avrebbe scambiato anche la mia, o quella di Al, o di chiunque altro, probabilmente. Lui l’amava.»

Calò di nuovo il silenzio.

«Ha bisogno della libertà condizionata», affermò Reacher.

«Per favore», replicò Walker. «È fuori discussione.»

«Ellie ha bisogno di lei.»

«Questo è ben più importante della sua libertà condizionata», asserì Hack. «Ellie può rimanere un paio di giorni con la nonna. È del resto della sua vita che dobbiamo preoccuparci. Mi dia il tempo di raccogliere le idee.»

Reacher scrollò le spalle e si alzò.

«La nostra chiacchierata è strettamente confidenziale, giusto?» disse Walker. «Penso che avrei dovuto chiarirlo fin dall’inizio.»

Jack annuì. «Mi faccia sapere.»

Poi si voltò e uscì dalla stanza.