3

«CHE cos’è successo un anno e mezzo fa?» le chiese Reacher.

Carmen non rispose. Viaggiavano su una strada deserta, lunga e dritta, il sole a picco sopra di loro. Erano diretti a sud ed era quasi mezzogiorno, suppose Jack. L’asfalto nero della strada era rattoppato, ma tutto sommato liscio, al contrario del ciglio, irregolare e frastagliato. Di tanto in tanto compariva un cartellone solitario, che pubblicizzava un motel, un supermercato o una stazione di servizio a molti chilometri di distanza. Da entrambi i lati della strada il paesaggio era piatto, arido e monotono, costellato qua e là, a medio raggio, di mulini a vento immobili. Più vicini alla strada si scorgevano alcuni motori d’automobili montati su blocchi di cemento. Grandi V-8, di quelli che si vedrebbero sotto il cofano di una vecchia Chevrolet o di una Chrysler, dipinti di giallo e striati di ruggine, con tozzi tubi di scappamento neri posti in verticale.

«Pompe per l’acqua», spiegò Carmen. «Per irrigare i campi. Un tempo qui era tutto coltivato. Allora la benzina era più economica dell’acqua, perciò quei cosi funzionavano giorno e notte. Ora non c’è più acqua, e il prezzo della benzina è aumentato vertiginosamente.»

Il terreno declinava da ogni lato, ricoperto di arbusti secchi. Sul lontano orizzonte, a sud-ovest di quella strada senza fine, s’intravedevano sagome che dovevano essere montagne, a circa centocinquanta chilometri di distanza. O forse si trattava di un miraggio creato dal calore.

«Hai fame?» chiese la donna. «Se non ci fermiamo riusciamo a passare a prendere Ellie a scuola, e ho davvero voglia di farlo. È da ieri che non la vedo.»

«Come vuoi», disse Reacher.

Lei accelerò finché la Cadillac non raggiunse i centotrenta chilometri orari, al che iniziò a sobbalzare pesantemente sul fondo ondulato della strada. Jack si raddrizzò sul sedile e si allacciò la cintura di sicurezza. Carmen lo guardò con la coda dell’occhio.

«Mi credi, ora?» gli chiese.

Lui la guardò. Aveva fatto l’investigatore per tredici anni, e il suo istinto naturale lo induceva a non credere a nulla.

«Che cos’è accaduto un anno e mezzo fa?» domandò di nuovo. «Perché non ti ha più picchiato?»

La donna cambiò la presa sul volante. Aprì i palmi, distese le dita e richiuse le mani, stringendolo nuovamente.

«È finito in prigione.»

«Per averti messo le mani addosso?»

«Nel Texas?» esclamò Carmen. Poi rise, un verso strano, simile a un breve urlo di dolore. «Ora so con certezza che sei nuovo di queste parti.»

Reacher non replicò. Si limitò a guardare il Texas che gli veniva incontro attraverso il parabrezza, caldo, aspro e giallo.

«Non succede mai», continuò la donna. «Nel Texas un gentiluomo non alzerebbe mai le mani su una donna. Lo sanno tutti. E di certo non un gentiluomo bianco, la cui famiglia risiede nello Stato da cent’anni. Perciò, se una moglie puttana sudamericana osasse affermare una cosa del genere, rinchiuderebbero lei, probabilmente in una cella d’isolamento.»

Il giorno in cui la sua vita era cambiata per sempre.

«E allora, che cos’ha fatto?»

«Ha evaso tasse federali. Ha fatto un sacco di soldi occupandosi di concessioni petrolifere e di attrezzature per perforazioni in Messico. Ha trascurato, però, di dirlo al fisco. Com’era sua abitudine. Un giorno l’hanno beccato.»

«L’hanno messo in carcere per questo?»

Carmen fece una smorfia. «In realtà, hanno tentato in tutti i modi di evitarlo. Era la prima volta, perciò erano disposti a lasciarlo pagare, capisci, gli hanno fatto numerose proposte. Una confessione e un piano di restituzione del denaro, non avrebbero chiesto di più. Ma Sloop era troppo testardo per accettare un patto simile. Lasciò che scoprissero ogni dettaglio durante le indagini e nascose tutto fino al processo, oltre a rifiutarsi di pagare. Era peraltro convinto di non dovere niente al fisco, il che era ridicolo. Tutto il denaro era finito nei fondi di famiglia, perciò non potevano ottenerlo con facilità. E questo, credo, li ha mandati su tutte le furie.»

«Perciò l’hanno perseguito?»

La donna annuì. «Un caso federale. Conosci l’espressione? Fare di qualcosa ’un caso federale’? Ora capisco perché si dice così. Il più grande bailamme cui abbia assistito. Una vera lotta, i vecchi bravi ragazzi locali contro il dipartimento del Tesoro. Uno dei migliori amici di Sloop dai tempi del liceo è il suo avvocato, un altro è procuratore distrettuale della contea di Pecos: entrambi lo hanno consigliato sulla strategia da adottare, ma il fisco è passato sopra di loro come uno schiacciasassi. È stato un massacro. Sloop si è beccato da tre a cinque anni. Il giudice ha fissato il minimo a trenta mesi di carcere. E così mi ha concesso una tregua.»

Reacher rimase in silenzio. Carmen sorpassò un camion, il primo veicolo che vedevano da più di trenta chilometri.

«Ero al settimo cielo», esclamò lei. «Non lo dimenticherò mai. Una faccenda burocratica... Dopo il verdetto gli dissero di presentarsi alla prigione federale il mattino seguente. Non lo portarono via in manette o altro, tornò a casa e si preparò una piccola valigia. Ci fu una grande cena di famiglia e restammo alzati fino a tardi. Poi andammo di sopra, e quella fu l’ultima volta che mi picchiò. La mattina seguente, i suoi amici lo accompagnarono al carcere, vicino ad Abilene. Lo chiamano Club Fed. Minima sicurezza. Si suppone che stia bene. Ho sentito che hanno anche il campo da tennis.»

«Gli fai visita?»

Carmen scosse il capo. «Faccio finta che sia morto.»

Poi divenne silenziosa, e l’auto continuò la sua marcia verso la caligine all’orizzonte. Quelle a sud-ovest erano proprio montagne, molto molto lontane.

«Trans-Pecos», indicò la donna. «Osserva come cambia colore con la luce. È uno spettacolo molto bello.»

Jack guardò avanti a sé, ma la luce era tanto accecante da rendere tutto incolore.

«Minimo trenta mesi: significa due anni e mezzo», riprese lei. «Ho pensato fosse più sicuro contare sulla pena minima. Probabilmente si comporta da ragazzo modello là dentro.»

Reacher annuì. «Probabilmente.»

«Dunque, due anni e mezzo», continuò Carmen. «Ho sprecato i primi diciotto mesi.»

«Te ne restano ancora dodici. È un sacco di tempo.»

La donna tacque un momento. «Aiutami a riflettere. A stabilire che cosa fare. È importante. Così la vedrai esattamente come la vedo io.»

Jack non replicò.

«Aiutami», supplicò. «Per favore. Solo in teoria, per ora, se vuoi.»

Reacher scrollò le spalle. Poi pensò alla situazione, dal punto di vista di Carmen. Dal suo sarebbe stato troppo facile: era abituato a scomparire e vivere da uomo invisibile.

«Devi andartene», affermò Reacher. «Un caso di violenza domestica, è il minimo che tu possa fare, credo. Perciò hai bisogno di un posto dove andare e di un reddito.»

«Non sembra impossibile a dirsi.»

«Una grande città», continuò Jack. «Esistono un sacco di organizzazioni che dispongono di alloggi per persone bisognose.»

«E che ne sarà di Ellie?»

«Questi centri dispongono anche di baby sitter», rispose. «Baderanno a lei mentre tu lavori. Ci sono tanti bambini in quei posti. Lei avrebbe degli amici. E dopo un po’ potreste cercarvi una casa vostra.»

«Che lavoro potrei trovare?»

«Qualsiasi cosa», rispose Reacher. «Sai leggere e scrivere. Hai frequentato il college.»

«Come ci arrivo in città?»

«In aereo, in treno, in autobus. Due biglietti, sola andata.»

«Non ho denaro.»

«Niente di niente?»

Carmen scosse il capo. «Quel poco che avevo, l’ho speso una settimana fa.»

Reacher guardò altrove.

«Che cosa c’è?»

«Ti vesti piuttosto bene per essere una persona senza soldi.»

«Vendita per corrispondenza», replicò. «Devo avere l’approvazione dall’avvocato di Sloop. È lui che firma gli assegni. Perciò ho i vestiti. Quello che mi manca sono i contanti.»

«Potresti vendere il diamante.»

«Ci ho provato», ribatté. «È falso. Lui mi aveva detto che era autentico, ma non è altro che un pezzo d’acciaio con uno zircone cubico. Il gioielliere si è messo a ridere. Non vale più di trenta dollari.»

Jack rifletté un istante. «Devono esserci dei soldi in quella casa. Potresti rubarne un po’.»

La donna rimase in silenzio, per altri due chilometri verso sud.

«In tal caso sarei doppiamente fuggitiva», concluse infine. «Ti dimentichi della posizione legale di Ellie. È tutto lì il problema. E lo è sempre stato. Ellie è anche figlia di Sloop. Se le faccio varcare il confine senza il suo consenso, diventa rapimento. Metteranno la sua foto su tutti i cartoni del latte, mi troveranno, me la porteranno via, e io finirò in carcere. Sono molto severi in questi casi. Oggi il movente principale dei rapimenti è la sottrazione di minori al coniuge dopo il fallimento del matrimonio. Gli avvocati mi hanno avvisato: sostengono che sia necessaria l’autorizzazione di Sloop. E io non l’avrò mai, giusto? Come posso presentarmi laggiù e chiedergli se acconsentirebbe a che io sparissi per sempre con la sua bambina? In un luogo in cui non potrà mai trovarci?»

«Allora non attraversare il confine di Stato. Vai a Dallas.»

«Non ho intenzione di rimanere nel Texas», dichiarò.

Pronunciò le parole con risolutezza. Reacher non trovò nulla da ribattere.

«Non è facile», continuò lei. «Sua madre mi sorveglia per conto suo. Per questo non ho concluso la vendita dell’anello, anche se i trenta bigliettoni mi avrebbero fatto comodo. Lei se ne sarebbe accorta, il che l’avrebbe messa in guardia; avrebbe potuto intuire quello che stavo tramando. È furba. Quindi, se un giorno si accorgesse della scomparsa del denaro e di Ellie, passerebbero solo poche ore e poi avvertirebbe lo sceriffo, e questi l’FBI. Ma poche ore non sono sufficienti, il Texas è enorme e gli autobus sono molto lenti. Non riusciremmo a fuggire.»

«Ci deve essere un modo», asserì Jack.

Lei si voltò a guardare la valigetta sul sedile posteriore. I documenti legali. «Esistono un sacco di modi», precisò. «Procedure, provvedimenti, tutele del tribunale, e altre cose del genere. Ma gli avvocati sono lenti, e molto costosi, e io non ho soldi. Ci sono quelli pro bono, che lavorano gratuitamente, ma sono sempre molto occupati. È un casino. Un gran casino.»

«Credo proprio di sì», mormorò Reacher.

«Ma dovrebbe essere possibile far qualcosa in un anno», affermò la donna. «Un anno è un sacco di tempo, giusto?»

«Sì, e allora?»

«E allora ho bisogno che tu mi perdoni per aver sprecato il primo anno e mezzo. Ho bisogno che tu capisca la ragione. Era tutto così deprimente che ho continuato a rimandare. Ero al sicuro. Dissi a me stessa che avevo un sacco di tempo per agire. Ti sei appena dichiarato d’accordo con me, dodici mesi sono abbastanza per fare qualsiasi cosa. Perciò anche se parto da zero, in questo momento, sono giustificata, vero? Nessuno potrebbe accusarmi di essermi mossa troppo tardi, non ti pare?»

Si udì un suono discreto da qualche parte nella strumentazione del cruscotto, in profondità. Sulla destra, accanto al contachilometri, una piccola spia arancione a forma di pompa di benzina cominciò a lampeggiare.

«Siamo in riserva», esclamò.

«C’è un distributore della Exxon più avanti», affermò Jack. «Ho visto il cartello. Fra venticinque chilometri circa.»

«Ho bisogno della Mobil», ribatté Carmen. «C’è una tessera della Mobil nel vano portaoggetti. Alla Exxon non sono in grado di pagare.»

«Non hai nemmeno i soldi per la benzina?»

Lei scosse il capo. «Li ho finiti. Ora sto mettendo tutto sul conto Mobil di mia suocera. Non riceverà l’estratto conto prima di un mese.»

Tenne una mano sul volante e con l’altra tastò dietro di lei in cerca della borsetta. L’afferrò e gliela mise sulle ginocchia.

«Controlla», gli disse.

Reacher sedeva immobile, la borsa sulle ginocchia. «Non posso frugare nella borsetta di una signora.»

«Voglio che tu lo faccia», lo incalzò la donna. «Ho bisogno che tu capisca.»

Jack rifletté un istante, poi aprì la borsa, dalla quale uscì un aroma delicato. Profumo e occorrente per il trucco. Conteneva una spazzola con lunghi capelli neri aggrovigliati, un tagliaunghie e un portafoglio sottile.

«Controlla», ripeté.

In uno degli scompartimenti c’era un consunto biglietto da un dollaro. Tutto lì. Una banconota solitaria. Niente carte di credito. Una patente dello Stato del Texas, con una foto dall’espressione sbigottita. Vi era anche una finestrella plastificata con una foto di una bambina. Era lievemente paffuta, con una pelle rosea perfetta. Capelli biondi lucidi, occhi brillanti e vivaci. Un sorriso radioso, che faceva risaltare una fila di minuscoli denti quadrati.

«Ellie», mormorò la donna.

«È molto carina.»

«Già, non è vero?»

«Dove hai dormito la scorsa notte?»

«In auto. I motel ti chiedono quaranta dollari a notte.»

«Il mio meno di venti», replicò Reacher.

Lei alzò le spalle. «Qualsiasi cosa costi più di un dollaro, non me la posso permettere, perciò la macchina fa al caso mio. È abbastanza comoda. Poi attendo l’ora di colazione e mi lavo nella toilette di qualche ristorante, quando sono troppo affollati perché qualcuno se ne accorga.»

«E per mangiare?»

«Non mangio.»

Stava rallentando, forse per risparmiare benzina.

«Pagherò io», dichiarò Jack. «Dopotutto mi stai dando un passaggio.»

Videro un altro cartello, sul ciglio destro della strada. Exxon, sedici chilometri.

«Va bene. Ti lascerò pagare. Ma solo per arrivare da Ellie.»

Carmen accelerò di nuovo, fiduciosa che il carburante sarebbe durato per almeno altri sedici chilometri. Meno di quattro litri, calcolò Reacher, persino con un grosso e vecchio motore come quello. E a velocità sostenuta. Si sistemò sul sedile e guardò l’orizzonte avvicinarsi. D’un tratto gli venne in mente il da farsi.

«Ferma la macchina», esclamò.

«Perché?»

«Fallo e basta, d’accordo?»

Lei lo guardò, perplessa, ma accostò sul ciglio frastagliato. Si fermò con due ruote sull’asfalto, il motore acceso, l’aria condizionata in funzione.

«Ora aspetta», disse Jack.

Attesero al fresco finché il camion che avevano sorpassato non li superò.

«Ora siediti, tranquilla», le ordinò.

Reacher si slacciò la cintura, abbassò lo sguardo e si strappò la tasca della camicia. Tessuto scadente, cuciture approssimative, si staccò senza problemi.

«Che cosa indossi?» le chiese.

«Eh? Che stai facendo?»

«Dimmi esattamente che cos’hai addosso.»

Carmen arrossì e si dimenò, nervosa. «Quest’abito», rispose. «La biancheria intima. E le scarpe.»

«Mostrami le scarpe.»

La donna rifletté un istante, poi si chinò e si slacciò le scarpe. Gliele passò, una per volta. Jack le esaminò attentamente. Dentro non c’era nulla, perciò gliele restituì. Poi si protese, si sbottonò la camicia e se la levò. La porse a Carmen.

«Ora io scendo. Mi volterò. Tu togliti tutti i vestiti e mettiti la camicia. Lasciali sul sedile e poi scendi.»

«Perché?»

«Vuoi che ti aiuti? Allora fallo. Togliti tutto, va bene?»

Reacher scese dall’auto e si allontanò. Si voltò e prese a guardare la strada da dove erano venuti. Faceva un gran caldo e sentiva il sole bruciargli la pelle delle spalle. Poi udì la portiera dell’auto aprirsi. Si voltò e la vide uscire, a piedi nudi, con la sua camicia. Era enorme su di lei. Carmen saltellava da un piede all’altro perché l’asfalto era bollente.

«Puoi tenere le scarpe», le gridò.

La donna prese le scarpe dall’abitacolo e le indossò.

«Ora allontanati e aspetta», le ordinò.

Carmen Greer lo guardò attonita, poi si spostò di circa tre metri. Jack tornò all’auto. I suoi abiti erano ripiegati con cura sul sedile. Li ignorò. Si allungò sul sedile posteriore e frugò ancora nella borsetta, poi nel portafoglio. Niente. Allora prese i vestiti e li agitò. Avevano ancora il calore del suo corpo. Il vestito, un reggiseno, un paio di slip. Non nascondevano nulla. Li appoggiò sul tetto dell’auto e la perquisì completamente.

Impiegò venti minuti. Esaminò l’abitacolo palmo a palmo. Sotto il cofano, sotto i sedili, nel baule, dietro i paraurti, ovunque. Non trovò nulla, ed era pronto a scommettere la vita che nessun civile avrebbe potuto nascondergli qualcosa in un’automobile.

«Va bene», esclamò. «Ora vestiti. Stessa procedura.»

Reacher attese con le spalle voltate finché non la udì dietro di sé. Carmen gli stava porgendo la camicia. Lui la prese e si rivestì.

«Che cos’hai fatto?» gli chiese la donna.

«Ora ti aiuterò. Perché adesso ti credo.»

«Perché?»

«Perché davvero non hai denaro», replicò. «Nemmeno carte di credito. Né nel portafoglio, né nascoste in altri posti. E nessuno viaggia di notte, a cinquecento chilometri da casa, senza nemmeno un centesimo. Nessuno, a meno che non abbia problemi davvero grossi. E una persona in difficoltà merita aiuto.»

Carmen non replicò. Si limitò a chinare lievemente il capo, come se accettasse un complimento. O ne facesse uno. Risalirono in auto e chiusero le portiere. Rimasero seduti un istante nell’aria fresca, poi la donna rimise il veicolo in carreggiata.

«Quindi hai un anno», riprese. «È un sacco di tempo. Fra un anno potresti essere a un milione di chilometri di distanza. Un nuovo inizio, una nuova vita. È questo che vuoi da me? Che ti aiuti a fuggire?»

Carmen rimase in silenzio un paio di minuti. Per due o tre chilometri. La strada scese lungo una morbida collina, poi riprese a salire. All’orizzonte, sulla cresta successiva, s’intravedevano alcuni edifici. Probabilmente la stazione di servizio. Forse con annessa autofficina e carro attrezzi.

«Per il momento mi basta che tu sia d’accordo con me», rispose. «Un anno è sufficiente. Perciò non ho fatto male ad aspettare.»

«Certo che no. Un anno è sufficiente. Non è un male che tu abbia aspettato.»

Lei non replicò. Si limitò a guidare per raggiungere il benzinaio, come se la sua vita dipendesse da quello.

La prima struttura era una sorta di deposito di rottami, un capannone lungo e basso di lamiera ondulata, con la parete anteriore ricoperta di vecchi coprimozzo. Dietro si estendeva mezzo ettaro di terra pieno zeppo di carcasse d’automobili. Erano impilate in gruppi di cinque o sei, i modelli più vecchi sul fondo, come gli strati geologici. Oltre il capannone basso c’era lo svincolo che conduceva alla stazione di servizio. Era tanto vecchia da avere le pompe con le lancette al posto dei numeri, e quattro toilette anziché due. E un benzinaio taciturno disposto a uscire nella calura per farti il pieno.

La Cadillac bevve più di settantacinque litri di benzina, che costarono a Reacher quanto la stanza al motel. Passò i biglietti attraverso il finestrino e fece cenno all’uomo di tenere il resto di un dollaro. In fin dei conti se l’era meritato. La temperatura esterna indicata sul cruscotto era di quarantaquattro gradi. Non c’era da stupirsi che il benzinaio non avesse parlato. Poi, però, si chiese se l’uomo non gradisse il fatto che una mangiafagioli portasse a spasso un uomo bianco su una Cadillac.

«Gracias, señor», esclamò Carmen. «Grazie.»

«Di niente. De nada, señorita», le rispose Reacher.

«Parli spagnolo?»

«Non esattamente. Ho prestato servizio un po’ in tutto il mondo, perciò conosco alcune parole in diverse lingue. Ma non vado oltre. A eccezione del francese. Quello lo parlo molto bene. Mia madre era francese.»

«Della Louisiana o del Canada?»

«Di Parigi, Francia.»

«Quindi sei mezzo straniero», osservò Carmen.

«A volte mi sento molto più che mezzo straniero.»

Lei sorrise come se non gli credesse e si diresse verso la strada. La lancetta della benzina salì fino a indicare il pieno, il che parve rassicurarla. Almeno disponeva di un pieno di benzina. Rimise l’auto in carreggiata e accelerò fino ad acquistare un po’ di velocità.

«Dovresti chiamarmi señora, però. Non señorita. Sono una donna sposata.»

«Già», mormorò Jack. «Credo di sì.»

Carmen rimase silenziosa per quasi due chilometri. Si sistemò bene sul sedile di guida, appoggiò entrambe le mani sulla curvatura inferiore del volante e lasciò sfuggire un sospiro profondo.

«Ora, c’è un problema», disse all’improvviso. «Non ho un anno di tempo.»

«Perché no?»

«Perché un mese fa il suo amico avvocato è venuto a casa nostra e ci ha detto che stavano tentando una sorta di accordo.»

«Quale accordo?»

«Non lo so di preciso. Nessuno me lo ha spiegato con esattezza. Ma credo che Sloop abbia intenzione di tradire alcuni soci d’affari in cambio della scarcerazione anticipata. Credo che il suo amico stia mediando attraverso l’ufficio del procuratore distrettuale.»

«Merda», esclamò Reacher.

Carmen annuì. «Già, merda. Hanno lavorato tutti sodo, per farlo uscire. E io ho dovuto far finta di essere contenta e sorridente: ’Sloop torna a casa presto, oh, magnifico!’»

Jack non replicò.

«Ma dentro di me sono furibonda», continuò. «Ho lasciato passare troppo tempo, capisci? Per un anno e mezzo non ho fatto nulla. Pensavo di essere al sicuro. Mi sbagliavo, sono stata stupida. Mi stavo adagiando in una trappola senza saperlo, e ora è scattata, e io sono ancora dentro.»

Jack annuì lentamente. Spera per il meglio, pianifica per il peggio. Questo era il suo principio fondamentale.

«E a che punto è l’accordo?» chiese.

L’auto accelerò sempre diretta a sud.

«È concluso», mormorò a voce bassa.

«Allora quando esce?»

«Oggi è venerdì. Non credo possano rilasciarlo nel fine settimana. Perciò, credo lunedì. Un paio di giorni, è tutto il tempo che ci rimane.»

«Capisco.»

«Perciò sono spaventata», concluse. «Sta per tornare a casa.»

«Capisco», ripeté Jack.

«Davvero?» gli chiese.

Lui non rispose.

«Lunedì sera», riprese la donna. «Ricomincerà di nuovo. E sarà peggio che mai.»

«Magari è cambiato», suggerì Reacher. «La prigione cambia le persone.»

Era una cosa stupida da dirsi. Glielo lesse in viso. E, per quel che riguardava la sua esperienza, il carcere non cambiava la gente in meglio.

«No, sarà peggio che mai», ribatté lei. «Lo so. Ne sono sicura. Mi trovo in un grosso guaio, Reacher. Questo è certo.»

C’era qualcosa nella sua voce.

«Perché?» domandò lui.

Carmen spostò le mani lungo il volante e chiuse forte gli occhi, anche se correva a centodieci all’ora.

«Perché sono stata io a denunciarlo al fisco.»

La Crown Victoria si diresse a sud, poi a ovest, e infine tornò verso nord in un’ampia ed enorme curva. Poi uscì dall’autostrada, per fare benzina in una stazione di servizio affollata. L’autista infilò una carta AmEx rubata nella fessura, poi cancellò le sue impronte e la gettò nel cestino accanto alla pompa, insieme con le latte di olio vuote, le lattine di bibita e le salviette di carta ricoperte di sporcizia dei parabrezza. La donna si concentrò sulla cartina e scelse la destinazione successiva. Tenne il segno sul punto esatto finché il conducente non rientrò in auto e si girò a guardare.

«E adesso?» le chiese.

«Ho solo guardato. Per dopo», rispose lei.

«Sembrava un piano perfetto», spiegò Carmen. «Sembrava infallibile. Sapevo quanto fosse testardo, e quanto fosse avido, perciò ero certa che non avrebbe collaborato con loro, quindi ero sicura che sarebbe finito in carcere, almeno per un po’. Anche se non l’avessero messo dentro per qualche ragione, credevo che la faccenda l’avrebbe tenuto occupato. Pensavo di poter racimolare un po’ di denaro spicciolo, capisci, mentre nascondeva le grosse somme. E ha funzionato davvero, a parte i soldi. A quel tempo sembrava una cosa da poco.»

«Come hai fatto?»

«Li ho semplicemente chiamati. Sono sull’elenco. Hanno un intero reparto dedicato alle informazioni fornite dai coniugi. Sono una delle fonti principali delle soffiate. Di solito accade durante i divorzi, quando marito e moglie si odiano. Ma io lo odiavo di già.»

«Perché non sei andata avanti e non hai chiesto anche il divorzio? Il marito in carcere è un buon motivo, no? Una sorta di abbandono.»

La donna guardò nel retrovisore la valigetta sul sedile posteriore.

«Non risolve il problema di Ellie. Anzi lo complica. Potrebbe destare sospetti, penserebbero che abbia intenzione di lasciare lo Stato. Legalmente, Sloop potrebbe richiedere che io registri la residenza della bambina, e sono certa che lo farebbe.»

«Potresti rimanere nel Texas», suggerì di nuovo Jack.

Lei annuì. «Lo so, lo so. Ma non posso. Non posso proprio. So di essere irrazionale, ma non potrei rimanere qui, Reacher. È uno Stato magnifico, e ci sono persone gentili, ed è enorme, perciò potrei allontanarmi molto da Echo, ma per me è un simbolo. Qui mi sono accadute cose da cui devo allontanarmi. Non solo con Sloop.»

Reacher scrollò le spalle. «Motivi tuoi.»

Lei si fece silenziosa e si concentrò sulla guida. Il paesaggio continuava a scorrere. La strada scendeva lungo una mesa ampia e piatta, che pareva grande quanto Rhode Island.

«È una calotta», gli spiegò Carmen. «È di calcare o roba del genere. Tutta l’acqua è evaporata un milione di anni fa e ha lasciato solo la roccia. Depositi geologici, cose simili.»

Suonò un po’ vaga. La sua spiegazione da guida turistica era meno precisa delle altre.

«Dunque, cosa vuoi che faccia?» le chiese.

«Non lo so», rispose lei, sebbene Reacher fosse certo che lo sapesse.

«Aiutarti a fuggire? Potrei farlo, forse.»

Lei non replicò.

«Mi hai scelto tu», continuò Jack. «Devi avere qualcosa in mente.»

Carmen rimase in silenzio. Reacher prese a riflettere sul target che si era riproposta: cowboy da rodeo disoccupati e operai petroliferi. Uomini dai talenti diversi, tra i quali però forse non c’era quello di sfuggire a una caccia all’uomo. Aveva scelto bene. Oppure era stata fortunata.

«Devi agire in fretta», decretò. «Se hai due giorni, devi iniziare ora. Dovremmo passare a prendere Ellie, fare inversione e andarcene. A Las Vegas, magari, come prima tappa.»

«E poi?»

«Assumere un’identità diversa. In luoghi come Las Vegas potremmo trovare qualcosa, anche se solo temporaneamente. Io ho un po’ di soldi. Posso racimolarne di più, se ne hai bisogno.»

«Non posso prendere i tuoi soldi. Non sarebbe giusto.»

«Giusto o no, ne avrai bisogno. Me li restituirai in un secondo tempo. Poi dovresti tornare a Los Angeles. Potresti avviare la prassi per il rilascio di nuovi documenti.»

Carmen rimase zitta per un chilometro e mezzo circa.

«No, non posso fuggire», mormorò. «Non posso fare la fuggitiva. Non posso essere una criminale. Qualsiasi cosa io sia, in ogni caso non sono mai stata una fuorilegge. Non ho intenzione di diventarlo ora. E nemmeno Ellie deve diventarlo. Merita di meglio.»

«Entrambe meritate qualcosa di meglio», replicò Reacher. «Ma dovete fare qualcosa.»

«Sono una persona civile», affermò lei. «Pensa che cosa significa una cosa del genere per una come me. Non ho intenzione di rinunciare a essere quello che sono. Non ho intenzione di far finta di essere qualcun altro.»

«Allora qual è il tuo piano?»

«Tu sei il mio piano», rispose.

Cowboy da rodeo, operai petroliferi, un ex poliziotto militare di due metri e centotredici chili.

«Vuoi che sia la tua guardia del corpo?» le chiese Jack.

Carmen non rispose.

«Carmen, sono dispiaciuto per la situazione in cui ti trovi», continuò. «Credimi, lo sono davvero.»

Nessuna risposta.

«Ma non posso essere la tua guardia del corpo.»

Ancora silenzio.

«Non posso», ripeté. «È ridicolo. Che cosa credi che accadrà? Pensi che possa stare con te ventiquattr’ore al giorno? Sette giorni a settimana? Assicurandomi che lui non ti molesti?»

Ancora nessuna reazione. Un enorme raccordo autostradale si estendeva nel paesaggio deserto, a chilometri di distanza nella foschia creata dal calore.

«È ridicolo», ripeté. «Potrei metterlo in guardia. Potrei spaventarlo. O maltrattarlo un po’ perché afferri il messaggio. Ma che cosa accadrà quando me ne andrò? Perché presto o tardi lo farò, Carmen. Non ho intenzione di rimanere per sempre. Non mi piace stabilirmi. E non si tratta solo di me. Ammettilo, nessuno sarebbe disposto a restare. Non abbastanza a lungo. Non dieci anni. O venti, o trenta, o quanti ne occorrano perché lui muoia di vecchiaia.»

Nessuna risposta. Nemmeno una reazione. Non sembrava che quanto aveva appena detto l’avesse delusa. Carmen ascoltava e guidava, veloce e sicura, e silenziosa, come se stesse aspettando il momento adatto. Il manto stradale si allargò e il raccordo si fece più vicino. Carmen si diresse a ovest, seguendo una grande insegna verde su cui si leggeva PECOS 120 KM.

«Non voglio una guardia del corpo. Concordo con te, sarebbe ridicolo.»

«E allora che dovrei fare?»

La donna s’immise nella corsia centrale, aumentando la velocità. Lui la guardò in faccia. Aveva lo sguardo assente.

«A che cosa ti servo?» chiese nuovamente.

Carmen esitò. «Non posso dirlo.»

«Dire cosa?»

Lei aprì la bocca. La richiuse. Deglutì, e non disse nulla. Jack la fissò. Cowboy da rodeo, operai petroliferi, un ex poliziotto militare. La tomba di Clay Allison, l’iscrizione bizzarra, il necrologio nel quotidiano di Kansas City.

«Tu sei matta», esclamò.

«Lo sono?» Le sue guance si tinsero di nuovo di rosso, due grosse chiazze sugli zigomi.

«Completamente matta», continuò. «Lasciamo perdere.»

«Non posso lasciar perdere.»

Reacher tacque.

«Lo voglio morto, Reacher», mormorò. «Lo voglio davvero. È la mia unica via d’uscita, in senso letterale. E poi se lo merita.»

«Dimmi che stai scherzando.»

«Non sto scherzando. Lo voglio morto.»

Reacher scosse il capo e rimase a fissare fuori dal finestrino. «Lasciamo perdere», ripeté. «È assurdo. Non siamo più nel Selvaggio West.»

«Credi? Non è giusto uccidere un uomo che se lo meriti?»

Detto ciò Carmen si chiuse nel silenzio e si concentrò sulla guida, in attesa che lui parlasse. Jack fissò il paesaggio davanti a sé. Stavano puntando verso le montagne distanti. Sotto il sole fiammeggiante del pomeriggio apparivano rosse e purpuree. I suoi raggi cambiavano il colore dell’aria. Trans-Pecos, così le aveva chiamate Carmen.

«Per favore, Reacher», lo supplicò. «Per favore. Almeno pensaci.»

Lui non replicò. Per favore? Pensaci? Non aveva la forza di reagire. Distolse lo sguardo dalle montagne e guardò la strada. C’era traffico. Un fiume di auto e di camion che procedevano lenti nell’immensità del paesaggio. Lei li stava superando tutti, uno per volta. Andava troppo veloce.

«Non sono pazza», esclamò. «Per favore. Ho provato a fare le cose nel modo giusto. Davvero. Non appena il suo avvocato mi ha detto dell’accordo, sono corsa dal mio e da altri tre, ma nessuno poteva fare nulla in un solo mese. Tutto ciò che sono riusciti a fare è stato dirmi che Ellie mi inchioda esattamente dove sono. Allora ho cercato protezione. Ho chiesto a detective privati. Non potevano fare nulla. Mi sono recata a Austin in un’azienda specializzata in servizi di sicurezza, e mi hanno risposto di sì: mi avrebbero potuto sorvegliare ventiquattr’ore su ventiquattro, ma sarebbero occorsi sei uomini e quasi diecimila dollari la settimana. Il che per me ha equivalso a rinunciare. Ci ho provato, Reacher. Ho provato a fare le cose bene; ma è impossibile.»

Jack non replicò.

«Così ho comprato una pistola», continuò.

«Splendido», esclamò Reacher.

«E alcune munizioni. Ho speso tutto quello che avevo.»

«Hai scelto il tipo sbagliato», ribatté Jack.

«Ma perché? Hai già ucciso delle persone. Nell’esercito. Me l’hai detto tu.»

«È diverso.»

«In che senso?»

«Questo sarebbe omicidio. Omicidio a sangue freddo. Sarebbe un assassinio.»

«No, sarebbe esattamente uguale. Proprio come nell’esercito.»

Lui scosse il capo. «Carmen, non sarebbe la stessa cosa.»

«Non fate un giuramento o qualcosa di simile? Per proteggere le persone?»

«Non è la stessa cosa», ripeté.

Carmen sorpassò un camion a diciotto ruote diretto verso la costa, e la Cadillac ondeggiò e vibrò nella turbolenza d’aria surriscaldata.

«Rallenta!» esclamò Reacher.

Lei scosse il capo. «Non posso rallentare. Voglio vedere Ellie.»

Jack toccò il cruscotto davanti a sé, e si puntellò. L’aria fredda della ventola lo colpiva in pieno petto.

«Non preoccuparti. Non ho intenzione di schiantarmi. Ellie ha bisogno di me. Se non fosse per lei, l’avrei fatto molto tempo fa, credimi.»

In ogni caso, rallentò un po’. Il grosso bestione riapparve al loro fianco.

«So che è una conversazione difficile», ammise la donna.

«Credi?»

«Ma devi guardare la situazione dal mio punto di vista. Per favore, Reacher. Io ci ho pensato un milione di volte. Ci ho riflettuto a lungo. Dalla A alla B, alla C e alla D, fino alla Z. Poi tutto daccapo. E ancora una volta. Ho esaminato tutte le opzioni, perciò per me è tutto logico. Ed è l’unico modo per uscirne. Lo so con certezza. Ma è difficile parlarne, perché per te è una cosa nuova. Non ci hai mai pensato prima; è una situazione scaturita dal nulla. Perciò ti sembro pazza e senza scrupoli. Lo so. Ti capisco. Ma non sono né pazza né spietata. È solo che ho avuto tutto il tempo di giungere alla conclusione, tu no. E questa è l’unica conclusione possibile, te lo assicuro.»

«Qualunque cosa sia, io non ucciderò un uomo che non ho mai visto prima.»

«Mi picchia, Reacher», mormorò Carmen. «Mi picchia, violentemente. Mi tira pugni, calci, mi fa male. Lui si diverte. Ride mentre lo fa. Io vivo in un costante terrore.»

«Allora vai dalla polizia.»

«Dalla polizia. C’è un solo agente. E non mi crederebbe. E, anche se mi credesse, non farebbe nulla. Sono tutti grandi amici. Non sai come funzionano le cose qui.»

Reacher rimase muto.

«Sta per tornare a casa», riprese. «Riesci almeno a immaginare che cosa mi farà?»

Lui non rispose.

«Sono in trappola, Reacher. In gabbia, a causa di Ellie. Non lo capisci?»

Jack persistette nel suo mutismo.

«Perché non vuoi aiutarmi? Sono i soldi? È perché non posso pagarti?»

Nessuna risposta.

«Sono disperata», piagnucolò. «Sei la mia unica opportunità. Ti sto implorando. Perché non lo vuoi fare? Perché sono messicana?»

Silenzio.

«È perché mi consideri una sgualdrina sudamericana, giusto? Una mangiafagioli? Lo faresti per una donna bianca? Come la tua fidanzata? Scommetto che è bianca. Probabilmente bionda, ho ragione?»

«Sì, è bionda», rispose Jack.

«Se qualcuno la molestasse, tu lo uccideresti.»

Sì, lo farei, pensò Reacher.

«E lei se n’è andata in Europa senza di te. Non voleva che l’accompagnassi. Ma per lei lo faresti, per me no.»

«Non è la stessa cosa», affermò per la terza volta.

«Lo so», ribatté Carmen. «Perché io sono una nullità. Non me lo merito.»

Reacher rimase in silenzio.

«Come si chiama?» gli chiese. «La tua ragazza.»

«Jodie», rispose.

«Bene, immagina Jodie in Europa. Si ritrova in una brutta situazione, viene picchiata tutti i giorni da un sadico maniaco. Te lo confessa, ti apre il suo cuore. Ti racconta i dettagli più umilianti. Che faresti?»

Lo ucciderei, pensò.

Carmen annuì come se gli avesse letto nella mente. «Ma per me non lo faresti. Per la gringa sì, ma non per me.»

Reacher rimase con la bocca semiaperta. Era vero. Avrebbe commesso un omicidio per Jodie Garber, ma non per Carmen Greer. Perché no? Perché è questione di adrenalina. Non puoi comandare l’istinto. È una cosa che ha a che fare con la passione, come una droga nelle vene. Se non c’è, non puoi agire. È semplice. Aveva provato più volte quella sensazione; se qualcuno gli calpestava i piedi, si prendeva ciò che meritava. Se facevano del male a Jodie, era come se ne facessero a lui. Perché Jodie era parte di Reacher. O almeno fino a poco tempo prima. Il che non valeva per Carmen. E non sarebbe mai stato uguale. Perciò quell’istinto non c’era.

«Non si tratta di donne bianche o messicane», affermò pacatamente.

Lei rimase in silenzio.

«Per favore, Carmen», insistette. «Devi capire.»

«E allora di che cosa si tratta?»

«Il fatto è che lei la conosco, mentre non conosco te.»

«E questo fa la differenza?»

«Naturalmente sì.»

«E allora cerca di conoscermi», replicò lei. «Abbiamo due giorni. Stai per incontrare mia figlia. Puoi conoscere entrambe.»

Jack non ribatté. Carmen continuò a guidare. PECOS 80 KM.

«Eri un poliziotto», sottolineò la donna tornando alla carica. «Dovresti essere disposto ad aiutare le persone. Oppure hai paura? È questo? Sei un codardo?»

Silenzio.

«Potresti farlo», continuò lei. «L’hai già fatto prima. Perciò sai come agire. Potresti ucciderlo e uscirne pulito. Potresti gettare il suo corpo in un luogo in cui non lo troverebbe nessuno. Nel deserto. Nessuno lo saprebbe mai. Se stai attento, nessuno arriverà mai a te. Non ti prenderebbero. Sei abbastanza intelligente.»

Reacher tacque.

«Sei abbastanza intelligente? Sai come agire? Lo sai?»

«Ovviamente», rispose. «Ma non lo farò.»

«Perché no?»

«Te l’ho già detto. Perché non sono un assassino.»

«Ma io sono disperata», ribatté Carmen. «Ho bisogno che tu lo faccia. Ti sto supplicando. Farò qualsiasi cosa in cambio, se mi aiuterai.»

Nessuna risposta.

«Che cosa vuoi, Reacher? Sesso? Si potrebbe fare.»

«Ferma l’auto», sbottò Jack.

«Perché?»

«Perché ne ho abbastanza.»

La donna pigiò il piede sull’acceleratore, e l’auto scattò in avanti. Reacher guardò il traffico alle loro spalle, si protese verso Carmen e mise il cambio in folle. Il motore perse giri e urlò, la macchina continuò a procedere in folle e a poco a poco rallentò. Jack afferrò il volante con la mano sinistra e lo tirò a sé cercando di vincere la disperata resistenza di Carmen; a quel punto l’auto sterzò verso il ciglio, sussultò per il dislivello e fu frenata dalla ghiaia. Poi Reacher tirò il freno a mano e aprì la portiera, il tutto con un unico movimento. La macchina si fermò slittando e il cambio si bloccò. Reacher scivolò fuori e si raddrizzò un po’ barcollante. Il calore lo colpì come un martello, ciononostante sbatté la portiera e si allontanò da lei.