5
Anna Fleming stava diventando un'ossessione, pensò Hugh Gallagher, una settimana dopo. Si era appena alzato e con i soli boxer addosso, fissava il paesaggio innevato dal finestrone di casa sua. Imperversava una violenta tempesta di neve, una di quelle tipiche del Wyoming durante le quali era meglio non allontanarsi dalla città. Era facile perdere l'orientamento nel bianco universo invernale e morire assiderati prima ancora di rendersene conto. Chi, come lui, aveva vissuto sulle montagne sapeva di dover temere per la propria vita, in quei giorni di tormenta.
Ma lui era al sicuro in città, avrebbe dovuto sentirsi contento e tranquillo visto che lavorava ancora all'interno della chiesa per completare l'isolamento termico del tetto. Eppure si chiedeva, nervoso, perché non riusciva ad allontanare Anna Fleming dalla mente. L'aveva sognata la notte precedente, e poi ancora quella mattina prima di svegliarsi. Vista l'enorme quantità di neve che si era accumulata, il suo primo pensiero era andato a lei e al suo marciapiede da spalare. Anche se non valeva la pena farlo visto che la tempesta sarebbe durata almeno per tutta la giornata.
Piuttosto che starsene lì a rimuginare, Hugh decise di telefonare in chiesa. Nessuno rispose e allora chiamò a casa del reverendo. Trovò Cheryl, la moglie di Dan. Lo informò che le scuole erano chiuse e che neanche la chiesa avrebbe aperto visto il tempo. Quindi poteva trascorrere tranquillo la giornata in casa al caldo.
Hugh mise giù il ricevitore e pensò a come impiegare le ventiquattr'ore che lo aspettavano. Leggere un libro? Da mesi non riusciva ad aprirne uno; guardare una trasmissione rilassante alla tivù? Non lo faceva mai. Meglio prendere allora un giallo dalla sua collezione e mettersi comodo sulla poltrona a leggere. Hugh però non faceva i conti con Anna Fleming. Continuava a insinuarsi nella sua mente. E se fosse bloccata dalla neve, senza provviste, senza pane, senza latte? Qualcuno doveva preoccuparsi di lei.
Bastava telefonare. Ma lei gli avrebbe detto no, grazie, sono a posto. Era indipendente e testarda, gli piaceva proprio per questo. Non chiedeva mai niente e Hugh sospettava che avesse conosciuto giorni bui in passato. Ripensò allo sguardo mesto che aveva colto più volte nei suoi occhi, come di chi ha già visto il peggio del mondo.
Forse era il caso di porle qualche domanda; forse lei avrebbe risposto che si aspettava dalla gente un comportamento decente, normale; che pretendeva il meglio dalle persone pur avendone spesso ricevuto il peggio.
La trovava intrigante, così minuta e vulnerabile. Aveva notato il timore che le aveva ispirato all'inizio, ora però sembrava serena quand'era con lui, cominciava ad avere fiducia. Sì, appena quella maledetta tormenta di neve si sarebbe placata, lui sarebbe corso da lei. Era messo proprio male, pensò divertito. Per anni aveva fatto a meno delle donne, dal punto di vista affettivo s'intende, e anche prima di partire per la guerra del Golfo, lui aveva messo tra sé e gli altri una distanza che non intendeva colmare. I militari appartenenti alle forze speciali si sentivano diversi, dovevano sentirsi diversi proprio per la consapevolezza di ciò che comportavano le loro missioni di guerra.
Ma dopo... be' qualcosa si era rotto in lui. Si era introdotto in Iraq sotto mentite spoglie, ed era rimasto nascosto lì per settimane nell'attesa di portare a buon fine il proprio compito. Aveva circolato nel paese, frequentato delle persone, parlato con esse e poi aveva visto ciò che era stato fatto a loro. Gli iracheni l'avevano accolto come uno di loro, ma non era così.
Pian piano il senso di colpa era maturato in lui, non riusciva ancora a farci i conti. Certo, lui era un militare, aveva fatto il suo dovere. Quando però aveva attraversato quel paese devastato dagli incendi dei pozzi di petrolio e dai bombardamenti, aveva creduto di morire e di finire all'inferno per i suoi peccati di guerra.
Hugh, con un gesto di stizza, si riscosse da quei pensieri desolanti e si allontanò dalla finestra per andare a vestirsi. La guerra poneva quesiti morali impossibili da risolvere, non aveva senso rimuginare. Lui aveva agito da soldato, ora doveva convivere con la sua angoscia. Qualcuno doveva pur fare quel lavoro sporco, era capitato a lui. Eppure sentiva che la sua anima ne era stata macchiata in modo indelebile, non c'era redenzione possibile. Ciò significava che non poteva aspirare a una donna come Anna Fleming. Perché non cacciarla dalla mente allora?
Verso mezzogiorno la tormenta si placò e Hugh decise di recarsi da lei. Dopo aver dissepolto il suo furgone dalla neve, avviò il motore che partì al primo colpo. Le catene erano già sulle ruote e la macchina si mosse lentamente. Hugh guidò con cautela nei solchi già segnati sull'asfalto innevato mentre tutt'intorno a lui, la città sembrava svegliarsi dal torpore: alcuni coraggiosi commercianti alzavano le saracinesche e si mettevano a spalare il loro tratto di marciapiede; bambini ben coperti giocavano a palle di neve di fronte a casa e, in ogni direzione, si udiva il ronzio degli spazzaneve. Hugh voltò nella via di Anna e le ruote slittarono nonostante le catene. Raddrizzò il volante e si fermò lentamente di fronte alla casa. Anna e Lorna erano intente a sgomberare il marciapiede per creare un passaggio verso la porta. Su ogni lato la neve si accumulava a quasi un metro di altezza.
«Avete bisogno di una mano?» gridò Hugh, scendendo dal furgone già armato di pala. Anna gli sorrise con gratitudine e per una volta non rifiutò il suo aiuto.
Cominciarono a lavorare tutti e tre insieme e liberarono un pezzo di strada e il marciapiede davanti alla casetta di Anna. La neve era dura e compressa, già mezza gelata e formava un mucchio compatto lungo l'aiuola del giardinetto. Quand'ebbero finito, Lorna, come tutti le ragazzine della sua età, fece una palla di neve e la lanciò contro Hugh.
«Non posso ignorare la provocazione» disse lui e raccolse un pugno di neve.
«Lasciatemi fuori dalla vostra battaglia» si schermì Anna. Ma loro la bombardarono di palle di neve e lei dovette reagire. Per un po' giocarono come dei bambini, ridendo e correndo. Hugh non aveva mai sentito Anna ridere con tale abbandono. Quel riso delizioso gli si insinuò in cuore. Il momento di disattenzione gli valse una pallata in pieno viso da parte di Lorna.
«Scusami, scusami» disse la ragazza, senza fiato. «Mi arrendo! Non volevo farti male, davvero.»
Lui fece un passo scherzosamente minaccioso verso di lei, che finse paura e gridò, ridendo come una matta. Lui però non andò oltre, non voleva spaventare nessuna delle due, era cosciente di doversi muovere con grande cautela sia con Lorna sia con Anna.
«Entriamo a casa» propose quest'ultima mentre si ripulivano della neve. «Ci facciamo una bella cioccolata calda con i pasticcini.»
«Con i pasticcini?» chiese Hugh, interessato.
«Fatti in casa da noi due» disse Lorna, «ne abbiamo preparato tre dozzine per l'incontro di domani sera con il gruppo giovani.»
Entrarono in casa togliendosi gli stivali e le giacche bagnate. Lorna andò in camera sua e loro due in cucina. Hugh sedeva con Jazz sulle ginocchia e guardava Anna indaffarata al fornello. Gli venne l'impulso di abbracciarla e stringerla a sé. Stupido, pensò, era proprio la cosa da non fare se voleva che lei lo aiutasse con il ranch.
«Lorna è tornata a scuola?» chiese Hugh, per distrarsi.
«Domani. John Kreusi le ha inflitto una settimana di sospensione... Volevo contestargliela, ma poi ho ripensato a ciò che avevi detto.» Lo fissò da sopra la spalla e gli sorrise. «Non le farà male imparare che ogni azione ha una conseguenza. Comunque si è portata avanti con i compiti e so che le mancano i suoi compagni. Penso anche che sia un po' nervosa all'idea del ritorno.»
«Non ho dubbi. Tutta la città sta parlando del suo caso, e la gente comincia a schierarsi con lei o con il padre.»
«Ci credo, sai quante volte sono stata fermata da persone che mi chiedevano se Lorna diceva la verità?» Anna scosse la testa e mise le tazze sul tavolo. «Zucchero?» Lui annuì e lei gli diede il barattolo. «Serviti.» Poi tirò fuori i pasticcini da una grande scatola di ferro.
Hugh ne prese uno e lo inzuppò nella cioccolata. «È difficile credere che un uomo che conosci e stimi possa rendersi colpevole di un così odioso comportamento.»
«I molestatori di bambini non sono mostri, sono persone normali, gradevoli anche. Più di tante altre, che io sappia.»
Hugh sorrise. «Ne hai conosciuti molti?»
Lei esitò, visibilmente, e lui si chiese che cosa gli stesse nascondendo.
«Più di uno» disse lei, alla fine. «E, credimi, nessuno di loro era sospettabile, nessuno voleva credere che fossero capaci di tanta malvagità.»
In quel momento sentirono Lorna che arrivava e cambiarono discorso.
«Sarà presto Natale» diceva Anna quando lei fece il suo ingresso in cucina. «È il periodo dell'anno che preferisco. Ma prima ci sarà la festa del Ringraziamento.»
«Cucinerai il tacchino, Anna?» chiese Lorna.
«Be' no, di solito partecipo al pranzo della chiesa.»
«Anch'io» disse Hugh.
«Dovremmo farlo qui, invece» osservò Lorna, «e invitare Hugh, che cosa ne dici?»
Anna e Hugh si scambiarono un'occhiata. Era chiaro che Lorna stava tentando di ricostruirsi una parvenza di vita famigliare per le feste.
«Buona idea» disse Anna.
«Sì, e accetto volentieri l'invito» confermò Hugh. Ne avrebbe parlato con Anna lasciandole piena libertà per disporre diversamente, se lei avesse voluto. Eppure gli sarebbe dispiaciuto rinunciare, dovette ammettere; celebrare la festa del Ringraziamento con seppure un surrogato di famiglia, gli garbava più del pranzo in chiesa, sempre così affollato.
«Hai i genitori, Hugh?» s'informò Lorna.
«Sono morti da tempo.»
«Che peccato! E fratelli, sorelle?»
«Un fratello, vive in Arizona, ci vediamo poco.»
«E perché?»
«Lorna, non essere invadente!» l'ammonì Anna.
La ragazzina arrossì. «Scusa, sono stata maleducata.»
Hugh sorseggiò la cioccolata poi riprese: «Era una domanda lecita. È difficile rispondere... Abbiamo perso i contatti quando ero nell'esercito. Ero sempre via, le poche volte che ci siamo incontrati non avevamo gran che da dirci.» Alzò le spalle. «Ci si separa, da grandi.»
«Io non voglio separarmi da mia sorella» disse Lorna, inaspettatamente. Poi tacque a lungo, e parve sul punto di piangere. Infine continuò: «Penso che dovremo continuare a vederci».
Finì di bere la cioccolata in silenzio e si ritirò in camera per fare i compiti. Udirono la musica a tutto volume provenire dalla stanza.
«Hai più sentito parlare della madre di Lorna?» chiese Hugh dopo avere valutato se andare o restare con la donna dei suoi sogni.
«Solo indirettamente.» Anna sorrise amaramente. «Dice a tutti che Lorna è una sporca bugiarda.»
«Quella disgraziata spera di evitare una condanna al marito aizzando la cittadinanza contro sua figlia.»
«Comunque non sarà facile convincere la gente» osservò Anna. «La parola di Lorna contro quella del padre... non è detto che prevalga. Troveranno una mediazione per evitare il processo.»
Hugh la guardò con attenzione. «Sei molto informata, conosci qualche altro caso di abusi sessuali a bambini?»
Anna, sconvolta, tratteneva il respiro come se stesse annegando, e Hugh capì chi aveva subito degli abusi. «Anna, perdonami, non intendevo...» Tacque, impotente. Poi le si avvicinò, la fece alzare e la prese tra le braccia. In un primo tempo, Anna si irrigidì e lui temette che lo tempestasse di pugni, poi invece si rilassò e gli affondò il viso nella spalla come se volesse nascondervisi per sempre.
Lui le accarezzò la schiena con dolcezza, per non spaventarla, vedendola lottare contro i suoi terribili fantasmi. Non si sentiva in colpa, come poteva immaginare? Chissà che incubo era stato per lei quest'ultimo periodo! Provò un senso di ammirazione per Anna che aveva affrontato con coraggio la questione Lorna. Decisamente era la persona che ci voleva al suo fianco, nel ranch, ma si vergognò di pensare a sé in quel momento. Anna era bisognosa di consolazione e conforto.
Lei si allontanò di un passo e rialzò la testa dalla sua spalla.
«Da anni tento di dimenticare, ma in queste settimane, a causa di ciò che è successo a Lorna, è tutto tornato alla superficie. Mi sento emotivamente fragile come il vetro.»
«Ti capisco.» Hugh avrebbe desiderato cullarla come un bambino, rassicurandola. Ma si trattenne, intuendo che Anna non avrebbe gradito. «Era tuo padre?»
«No, il mio patrigno.» La sua voce si ruppe. «Ancora adesso telefono ogni tanto per sapere se è vivo.» Era un shock ammettere quella debolezza. Lei si sciolse dall'abbraccio di Hugh e andò alla finestra. La tempesta di neve aveva ripreso rendendo inutile il lavoro che avevano appena eseguito. «Non mi sentirò sicura finché non sarà morto.» Ora sorrideva con fatica, gli occhi scuri pieni di dolore. «Non è bello ammetterlo, ma ho sognato tante volte di ammazzarlo, o che sarebbe morto in un incidente d'auto o in una rapina, o annegato durante un'inondazione. Me lo auguravo, purché non tornasse più a casa.»
«Sei riuscita ad andartene, però?»
«Sono scappata.»
«Hai fatto bene.» Lei scrollò le spalle ma non rispose e lui si chiese che cosa le era successo dopo ma non fece domande, le lasciò il tempo di riprendersi. Finalmente lei ricominciò a confidarsi.
«Quando ho visto ciò che è successo a Lorna, non ho potuto tirarmi indietro.» Anna incrociò le braccia sul petto in segno inconscio di difesa. «Ho tentato in tutti i modi di rimuovere il mio passato, Hugh, ma la vita non ti lascia scampo.»
«È così.» Lui esitò, in dubbio se parlare della propria esperienza. Poi pensò che era giusto ricambiare la fiducia di Anna. «Anch'io volevo dimenticare tutto dopo che ho lasciato l'esercito. Ma ogni giorno succedeva un fatto che mi riportava lì, continuavo a rivivere quelle situazioni nell'attesa che qualcosa scattasse dentro di me. Invece nulla.»
«Ti sei liberato adesso dagli incubi?»
«In parte, non del tutto.» Tacque cercando le parole per descrivere le sue sensazioni. «Mi succede ancora ogni tanto, qualcosa mi scatta nella testa, come un'eco lontana, qualcosa che vedi con la coda dell'occhio.»
Lei annuì, comprensiva. «Non è più reale dentro di te.»
«Sì, prima ripiombavi nella cruda realtà, ora ti suscita emozioni ma non è più lì, con te.»
«Succede anche a me... Nulla di reale, ma tante piccole fobie.» Arrossì. «Come la reazione che ho avuto quella prima sera in chiesa.»
«Non mi ha colpito, Anna, le donne hanno tante buone ragioni di temere gli uomini che non conoscono.»
«Io ti avevo visto più volte, sapevo che molti, qui in città, hanno stima di te.»
A sua volta, Hugh sembrò imbarazzato. «Non sono nulla di speciale.»
«Sì, invece, sono in molti a pensarlo.» Anna sembrava aver ritrovato un po' di serenità perché aveva smesso di agitarsi intorno alle cose della cucina. Guardò ancora dalla finestra e disse: «I nostri sforzi sono stati inutili. Però a me piacciono le giornate passate in casa, quando non si è costretti a uscire. Vuoi ancora cioccolata?».
Hugh esitò. Da un lato, apprezzava l'idea di starsene in famiglia tutto il giorno con loro; dall'altro, non voleva imporre la sua presenza e approfittare dell'ospitalità di Anna.
«Non puoi andartene con questo tempaccio, resta ancora un po' finché smette» insistette lei.
«Grazie, resto allora. Poi però devo andare a fare la spesa, in casa non ho niente.»
Lei sorrise. «Mangia ancora un pasticcino, io intanto preparo qualcosa per pranzo.»
«Posso aiutare?» si offrì lui, premuroso.
Lei l'obbligò a sedersi. «Tu stai qui, faccio io.»
Anna andò da Lorna per chiederle se voleva pranzare con loro. Quando tornò, era cupa in viso. «Non ha fame. Però l'ho trovata, come dire, un po' giù. Sono in attesa del crollo.»
Hugh scosse la testa. «È stata dalla psicologa venerdì?»
«Sì, ma non ne vuole parlare.»
In quel momento il telefono squillò. Lei corse a rispondere e Hugh la seguì con lo sguardo. Provò un senso di disagio quando capì che lei gli piaceva e che era tutto rimescolato dentro. Non gli succedeva da quando era adolescente. Quella sensazione svanì non appena vide Anna sbiancare e buttare giù il ricevitore con rabbia.
«Anna, che cosa c'è?» gridò allarmato, già in piedi.
Voltò il viso pallido verso di lui. «Era Al Lacey, sono sicura.»
«Ti ha detto il nome?»
Lei scosse la testa e due macchie rosse le colorarono le guance. «È troppo furbo per tradirsi...»
«Ma cosa ha detto?»
«Ha detto che pagherò caro il mio sostegno a Lorna.»
iTalia