9
In Inghilterra faceva piuttosto freddo, ma l’accoglienza di Millie e Levander fu davvero calorosa.
Il fratello maggiore di Aleksi e la moglie abitavano con i due figli adottivi in una grande casa caotica nei sobborghi di Londra, dove aleggiava una serenità che nella asettica casa di Melbourne non si riusciva a cogliere.
Lì le stanze risuonavano di affetto e risate, riconobbe lei, con una fitta al cuore. Si rammaricò di non aver portato Georgie, ma un sesto senso le aveva suggerito che la sua bambina sarebbe stata meglio a casa.
La sorella era venuta a stare da loro per qualche giorno, poi c’era Sophie, i suoi amichetti e una festa alla quale Georgie non poteva mancare.
Era la prima volta che si separavano, in cinque anni, e Kate provava un po’ di apprensione.
Lei e Aleksi finsero di essere stanchi per il viaggio e si ritirarono in camera verso le sette, ma non per dormire. Kate non era del tutto tranquilla, nonostante le assicurazioni di Georgie al momento della partenza.
Si era trattenuta per non telefonare a casa in continuazione.
«È come tornare indietro per controllare se hai tirato il freno a mano» provò a spiegare a Millie il giorno dopo. «Anche se sai che l’hai tirato, non ti senti a posto finché non hai guardato di nuovo.»
«Ti capisco perfettamente» replicò Millie. «Quando abbiamo lasciato qui Sasha, per andare in Russia a prendere Dimitri, io mi sentivo in colpa, anche se tutti ci avevano consigliato di andare da soli, per il primo incontro, soprattutto perché lui è un bambino un po’ diverso dagli altri.»
Il secondo bambino adottato dal fratello maggiore di Aleksi non aveva detto una parola e non sembrava minimamente interessato a quello che gli succedeva intorno.
«Nelle ultime settimane ha fatto qualche miglioramento» proseguì Millie speranzosa. «Qualche volta ride, per una battuta di Levander. E l’altro giorno ha giocato un po’ con Sasha.»
«Bene» commentò Kate.
«Mio fratello è autistico, così so che Dimitri può fare ancora molti progressi. Basta avere pazienza.»
La pazienza era una virtù che non abbondava nella famiglia Kolovsky.
Zakahr Belenki si sottraeva sistematicamente ai tentativi di vederlo, e Aleksi mordeva il freno.
«Guarda qui, questa foto è per me!» esclamò una mattina, mentre erano seduti ai bordi della piscina coperta. Aveva cambiato espressione, davanti all’istantanea di Belenki in tenuta da sci, che sembrava irriderlo dalle pagine del giornale.
«Non essere ridicolo.» Kate cercò di minimizzare. «Non è certo un gesto programmato.»
Troppo tardi.
Ormai Aleksi aveva cambiato umore, e lei si domandò per l’ennesima volta che legame poteva esserci fra lui e il miliardario russo.
Per fortuna i padroni di casa non si erano accorti di nulla. Levander giocava con Sasha nella piscina e Millie era seduta con Dimitri, che non emetteva un suono e dondolava le gambe nell’acqua, con lo sguardo così fisso da stringere il cuore.
«Forza, Sasha, salta!» incitò Levander, aprendo le braccia per accogliere il figlioletto, che non si decideva a tuffarsi.
Dopo qualche secondo di esitazione, Sasha allungò le braccia e finì nella stretta di suo padre, tra mille spruzzi. I suoi strilli divertiti fecero sorridere tutti, tranne Dimitri e Aleksi, che era al computer.
Insofferente al suo atteggiamento, Kate preferì alzarsi ed entrare in acqua.
«E tu, Dimitri?» disse Levander, sillabando bene le parole, prima in inglese, poi in russo. «Forza, tuffati anche tu» lo invitò. «Ti prendo io, te lo prometto.»
Il bambino rimase seduto dov’era, pallido e con gli occhi bassi. Il contrasto con la vivacità del fratello era stridente e faceva male al cuore.
«Lascialo stare, Levander!» intervenne Aleksi di colpo, a bassa voce. Aveva il viso contratto e l’espressione tempestosa.
«Guarda che lui voleva solo giocare» disse Millie, dopo aver scambiato un’occhiata significativa con Kate. «Non credo che...»
«Questo non è un gioco» la interruppe Aleksi, scuro in volto. «Non lo aiuterà di certo. Levander! Lascialo in pace.»
«Non dirmi come devo comportarmi con mio figlio» sibilò il fratello.
Millie provò invano a calmare gli animi.
«È un gioco che fanno sempre» spiegò con gentilezza. «Nessuna forzatura. Dimitri salterà quando sarà pronto.»
Nell’aria c’era qualcosa che a Kate sfuggiva. Fece scorrere gli occhi da Aleksi a Sasha che, geloso delle attenzioni riservate al fratello, si arrampicò fuori dall’acqua e si mise a saltellare intorno alla piscina, facendo buffe smorfie.
Aleksi era terreo.
Quando Sasha si tuffò ridendo fra le braccia di suo padre, l’aria era ancora carica di tensione.
Quasi nello stesso momento, Dimitri fece un passo, spinse la testa in avanti e finì per perdere l’equilibrio.
«Levander!» lo avvertì Aleksi. Ma lui se n’era già accorto. Lasciò andare Sasha, che si mise a nuotare, e afferrò Dimitri appena in tempo. Lo tenne contro di sé, mormorando qualche parola di incoraggiamento, finché il bambino non si sentì abbastanza sicuro da toccare il fondo della piscina con i piedi.
Per qualche attimo il silenzio fu rotto soltanto dal rumore della pioggia sui vetri. Poi Millie fece uscire Dimitri dall’acqua e lo avvolse in un telo di spugna, con un abbraccio premuroso.
«Credevi davvero che l’avrei lasciato cadere per puro divertimento?» osservò Levander, in tono di sfida.
«Per insegnargli com’è la vita» lo corresse Aleksi.
«So quello che faccio. So bene come educare mio figlio.»
«Sei sicuro?» ribatté Aleksi al fratello maggiore. «Quando sei arrivato nella nostra famiglia, se nostro padre ti avesse detto di saltare, tu l’avresti fatto?»
«No. Ma io non sono Ivan. Dimitri può fidarsi di me.» Il tono di Levander ora era conciliante. «E tu, Aleksi? L’avresti fatto?»
«Io l’ho fatto.» Aleksi cambiò espressione. «Ero in piedi sul cassettone in cima alle scale, e lui ha allungato le braccia e mi ha detto di saltare. Io non volevo, ma lui ha detto che dovevo fidarmi...»
Kate trattenne l’impulso di andare ad abbracciarlo.
«Così hai saltato?» La voce si incrinò. «E lui?»
«Lui mi ha lasciato cadere» borbottò Aleksi. «Poi mi ha raccolto dal pavimento e mi ha tenuto in braccio, mentre piangevo. Ha detto che non dovevo fidarmi di nessuno, nemmeno di mio padre.»
«Si sbagliava...» esordì Levander, ma Aleksi non aveva più voglia di discutere.
«Vado a riposare, adesso» bisbigliò, a capo chino. Si allontanò dalla piscina, senza curarsi di nascondere che zoppicava.
Kate pensò che preferisse rimanere solo, e non lo seguì.
«Qualche volta mi domando se non sarebbe stato meglio rimanere chiuso in quell’orribile orfanotrofio, piuttosto che finire in una famiglia simile» commentò Levander con amarezza, quando suo fratello si fu allontanato.
«A quel tempo si pensava che fosse giusto educare i figli in quel modo» esordì lei, quando lo raggiunse in camera. «Sai bene che tuo padre si sbagliava.»
«Non parliamone più.»
«Io voglio parlarne» insistette Kate. «Sto cercando di capirti, vorrei esserti d’aiuto, perché... mi preoccupo per te.»
«Dopotutto ti pago per questo.»
«Sai benissimo che ci sono cose che non si possono comprare!» si infervorò lei. «Mi hai chiesto di venire qui, per cui...»
«Kate.» I suoi occhi erano di ghiaccio. «A me non interessa una relazione. Come devo dirtelo? Devo occuparmi di affari, e non posso permettermi nessuna distrazione.»
«Sei così freddo» bisbigliò lei.
«Più che freddo. Vuoi sapere quanto è grande il mio odio per Nina? Vuoi conoscere il mio segreto?»
Di colpo, Kate si sentì alle prese con qualcosa di più grande di lei.
Stava per tornarsene di là, poi l’amore per Aleksi ebbe il sopravvento.
«Racconta» lo invitò, con tutta la tenerezza di cui era capace.
«Quando avevo sette anni, e Natale si avvicinava, mia madre mi disse che quell’anno non avrei ricevuto regali, perché ero stato disubbidiente. Io non ci ho creduto e sono andato a frugare nello studio di mio padre, così ho scoperto di Levander.»
Kate si sentì in pena per quello che lui aveva passato. Un bambino di sette anni alle prese con segreti di famiglia più grandi di lui!
«Levander era in un orfanotrofio.»
«Sì, ma loro l’hanno sempre saputo. Sapevano di avere dei figli in orfanotrofio, ma erano troppo impegnati a godersi la vita, per occuparsene.»
«Figli?» Kate annaspò.
«Ho trovato dei documenti...» Aleksi era assorto e distante, lo sguardo fisso davanti a sé. «Una lettera della madre di Levander, che era cameriera nella casa di mio padre Ivan. Lei era molto malata, e lo implorava di aver cura del bambino, di portarlo in Australia, dopo la sua morte.»
«E poi?»
«Ho scoperto che prima di Levander i miei genitori avevano avuto un altro figlio.» Sotto l’abbronzatura il suo viso era pallido. «Neppure i miei fratelli lo sapevano. Ho affrontato mio padre e gliel’ho detto.» Lui si trasfigurò, nel ricordo. «Ivan mi ha risposto con i pugni, i calci, le cinghiate.» Aleksi si interruppe e le cercò lo sguardo. «Non l’ho mai più visto così furibondo e terrorizzato» concluse in un soffio.
Kate aveva ascoltato con attenzione. Lacrime silenziose le rigavano le guance.
«Era la paura a farlo reagire così...» si ritrovò a mormorare. «Tuo padre non ha mai smesso di amarti. Solo che...»
«Lascialo perdere, Kate. Io l’ho fatto. Mi sono convinto che la sua paura dello scandalo abbia vinto sull’amore per un figlio. Ma non posso perdonarlo.»
Lei ricacciò in gola le lacrime. Aleksi le aveva voltato le spalle, guardava fuori dalla finestra. Era così caldo e luminoso, lì dentro, mentre fuori c’era freddo e pioggia.
Kate gli andò vicino.
«Hai un altro fratello, allora. Che cosa sai di lui? L’hai cercato?»
«No. Per quieto vivere ho accettato la versione dei miei genitori. Da allora non ne ho più parlato con nessuno. Sono stato un vigliacco, lo so.»
«Ma com’è possibile? Non...»
Aleksi non la lasciò continuare.
«Dobbiamo preparare i bagagli» rimarcò, per chiudere l’argomento.
«Possiamo rimanere ancora. Se parli con Levander, potresti...»
Ancora una volta lui le impedì di continuare.
«Non è il caso, te lo assicuro. A ogni modo, ti ringrazio.» Per un attimo parve vulnerabile e indifeso. Sopraffatta dalla tenerezza, Kate gli posò una mano sulla spalla. Aleksi si allontanò di scatto.
A lei non rimase che provare una pena ancora più profonda per le prove dolorose che avevano segnato l’infanzia di un uomo così ricco, potente, e incredibilmente fragile.