13

L’ingresso di Roscoe Lucas in sala da pranzo fece morire a tutti la conversazione sulle labbra. Mi sentii torcere dentro, mentre gli occhi di tutti si volgevano su di lui, che, sedutosi a tavola, concentrò tutta la sua attenzione sulla salsa di pomodori.

Quando ero uscito dalla biblioteca avevo dovuto varcare una barriera di domande. Mi ero limitato a dire che Roscoe e Nadine non erano più sospettati di ciascuno di noi; e li lasciai ovviamente delusi. Ero ragionevolmente certo che zia Susan avrebbe continuato a comportarsi correttamente verso Nadine, anche se fosse venuta a sapere la verità, ma questo non avrebbe reso più facile a Nadine rimanerle di fronte. Mi fu facile, comunque, capire come mai Nadine avesse deciso di saltare il pranzo per la seconda volta.

«Non scende a cena vostra moglie?» si informò da Roscoe zia Susan.

«Si sente molto nervosa» rispose Roscoe, scuotendo il capo «e ha una forte emicrania.» Spinse da parte il suo piatto e si alzò. «Vi spiace se vado dalla cuoca a chiederle di prepararle un vassoio con qualche cosa? Biso-gnerebbe farla mangiare.»

«Ma naturalmente.»

Zia Susan e Roscoe scesero in cucina. Lei riapparve quasi subito. Dopo pochi minuti ritornò a tavola anche Roscoe. «Ha mangiato un boccone» ci disse tristemente; poi, quando si sedette accanto a me, mormorò: «Quei piedipiatti della malora, l’hanno fatta diventare isterica.»

Dopo cena Hertha, Eliot, Blythe e Kit ingaggiarono una partita a bridge nel soggiorno; io, installato in una poltrona lì vicino, ascoltavo la radio.

A metà del secondo “rubber”, Hertha gettò sul tavolo le sue carte. «Scusate» disse «ma non ho testa per giocare.»

Il gioco fu interrotto. In capo a un minuto mi ritrovai solo nella stanza.

Andai a cercare una pipa fresca e uscii sul portico. Roscoe Lucas e Flo Gilbert erano seduti uno accanto all’altra su una panchina.

«Accidenti d’un modo di passare il sabato sera» stava dicendo Roscoe.

«Pensare che mi piacerebbe tanto andare un po’ fuori a sbevazzare un po’.

Non comincia a stancarvi tutta questa storia, Rick?»

«In casa ce n’è del liquore» osservai.

«Non volevo dir questo. Uscire, andare dove c’è della musica, uno spettacolo, un po’ di vita. È proprio quello che farei se non fosse che non voglio lasciar sola Nadine. Guardate che bella serata; eppure questo posto mi fa venire i brividi.»

«I brividi, giusto» fece Flo.

Sulla porta apparve Monty per annunciare che aveva fatto una infornata di cocktail.

«Forse potremo avere la nostra festicciola lo stesso» disse fiducioso Roscoe.

I cocktail dimostrarono che cosa sapeva fare Monty con uno shaker, e servirono al loro scopo. Dopo poco ci raggiunse zia Susan, poi rientrarono Eliot ed Hertha, e infine, dopo un altro po’, Blythe e Kit. Dalla porta scorsi lo sguardo avido di Tremp e invitai lui e Stacey ad entrare, ma il loro senso del dovere gli consentì solo di accettare le bevande senza per altro muoversi dal portico. Qualcuno aprì la radio e io mi trovai Flo morbida e piena di grazia tra le braccia. Monty afferrò zia Susan per la vita e si mise a farla roteare selvaggiamente. Qualcuno rideva; tutti eravamo ritornati al nostro umore normale.

«Sentite, Nadine dovrebbe venire qui con noi» disse Roscoe d’un tratto.

«Vado a prenderla. Le farà bene come ha fatto bene a noi.»

«Certo» acconsenti di buon umore Monty. «Aspettate. Se esita, questo varrà ad ispirarla.»

Lasciò zia Susan, riempi un bicchiere di cocktail e seguì Roscoe.

Mi ero messo a ballare con Hertha quando sentii una voce chiamare, da sopra: «Nadine!»

Si udirono dei passi affrettati scendere le scale, attraversare l’ingresso e dirigersi verso la porta. «Nadine!» gridava Roscoe dal porticato.

Hertha e io smettemmo di ballare. Tutti nella stanza erano in attesa.

Monty apparve sull’uscio:

«Non è in camera sua» disse. «Strano.» Il bicchiere che aveva in mano era semivuoto. Del liquido gli si era rovesciato sui pantaloni.

«Nadine!» la voce riempiva l’oscurità della notte.

«Sarà andata a fare una passeggiata» suggerì Blythe.

«Ma stava male» osservò Eliot. «Come mai è uscita da sola?»

«Nadine, rispondimi» continuava a chiamare Roscoe.

Fui il primo ad uscire sul porticato. Gli altri mi seguirono. Roscoe stava brancolando nel buio, come se volesse diradarlo per trovare Nadine. I due agenti avevano deposto i loro bicchieri su una panchina e guardavano anche loro verso il lago.

Roscoe si voltò verso di noi, quando ci avvicinammo. Aveva il viso stravolto. «Non riesco a capire» mormorava.

D’un tratto mi ritrovai del tutto libero da ogni influsso dell’alcool.

Tremp arrivò alla conclusione che la scomparsa di Nadine era cosa che interessava la polizia.

«Chi l’ha vista per ultimo?»

«Io, credo» rispose Roscoe. «Dormiva quando sono salito a portarle il vassoio. Pensavo che le avrebbe fatto bene mangiare e l’ho svegliata. Allora ha ricominciato a piangere; ha i nervi a pezzi, sapete. Ho cercato di cal-marla un poco, e quando l’ho vista cominciare a mangiare sono sceso a tavola per riprendere la mia cena. Pensavo che si fosse rimessa a dormire.»

«Che ora era?»

«Le sette precise» intervenne Monty. «Ricordo che l’orologio dell’atrio ha suonato l’ora, proprio mentre Roscoe è ritornato a tavola.»

Diedi un’occhiata al mio orologio da polso. Ora erano le nove e quaranta.

«Non capisco» intervenne zia Susan inarcando le sopracciglia «perché voi uomini stiate prendendo la cosa così sul tragico! Io sono certa che Nadine è semplicemente andata a fare una passeggiata.»

«L’ho chiamata e non mi ha risposto» mormorò Roscoe.

«Susan è la sola che dia prova di buon senso» osservò Eliot. «Può darsi che Nadine non voglia rispondere perché desidera rimanere sola, o che si sia allontanata in auto, o che sia andata a fare una nuotata.»

In quel momento sia Zachary che Olive erano sul porticato, e notai che Marie ci stava guardando dalla finestra. C’erano tutti gli abitanti e gli ospiti di Birch Manor. Tutti, eccetto Nadine.

«Sì, forse è uscita in macchina» ammise Stacey «come la signorina Gilbert, l’altra notte. Chi conosce tutte le automobili?»

«Io conosco la mia» rispose Roscoe, e se ne andò con Stacey nel posto dove avevamo sistemato il parcheggio.

«Nessuno l’ha vista dopo le sette?» chiese Tremp.

Si senti un mormorio in fondo al porticato. «Bene, raccontateglielo» disse Kit, e Olive si fece avanti.

«Tutto quello che so è di averla sentita in camera sua» precisò Olive.

«Quando?»

«Quando le ho portato su il vassoio. Il signor Lucas me lo ha preso di mano nel corridoio e lo ha portato lui in camera, e io ho sentito che le parlava e poi lei che scoppiava in pianto.»

«Bell’aiuto» grugnì Tremp.

Roscoe e Stacey stavano ritornando. «Le auto sono tutte al loro posto»

annunciò il secondo.

Tra le labbra di Roscoe ballava una ‘sigaretta spenta. Se la tolse e riprese a guardare verso il lago, gridando: «Nadine! Per l’amor di Dio, Nadine, rispondimi!»

Restammo tutti in attesa, trattenendo il fiato per afferrare il più piccolo suono che ricordasse una voce umana. Si senti il frinire di un grillo: e nient’altro.

«Io credo che ci stiamo spaventando inutilmente» insistette Eliot. «Avete cercato altrove piuttosto? Nelle stanze da bagno, per esempio?»

«Avrebbe sentito che la stava chiamando» obiettò Monty.

Roscoe stava rientrando in casa. Aveva gli occhi iniettati di sangue, pieni di spavento. Ci fu un movimento generale per seguirlo.

«Non penserete che…?» mormorò Hertha.

Monty si strinse nelle spalle. Stacey. fu più brutale: «Questa è una buona idea. Non dire quello che finiremo per trovare.»

Una donna piangeva sommessamente. Non so chi fosse, perché ero già nell’ingresso. Mi fermai sulla porta della stanza occupata da Roscoe e Nadine. Stacey, Tremp e Monty mi avevano seguito.

Roscoe stava guardando il letto disfatto, il vassoio con il toast mangiato a metà, un pezzo di costoletta di agnello, delle patate e una zuppa di vege-tali, un bicchiere di succo di frutta vuoto e una tazza di caffè semivuota.

Girava lentamente la testa sul collo; i suoi occhi si fermarono sugli agenti.

«Siete stati voi a volere che rimanessimo in questa trappola mortale» osservò amaramente. «Voi l’avete fatta rimanere. Voi…»

«Basta» lo interruppe Monty. «Anche voi siete in uno stato di nervi terribile. Probabilmente non le è successo nulla.»

Frugammo tutta la casa. Roscoe non c’era di alcun aiuto; tutto quello che faceva era di seguirci. Dopo aver passato in rivista tutte le camere, i bagni e persino gli spogliatoi, salimmo nell’attico e poi scendemmo in cantina.

Nadine era introvabile.

«Questo prova che non le è successo nulla» disse Monty mentre risali-vamo dalla cantina. «Doveva avere una meta precisa.»

«Ma quale? e dove? e perché?» chiese Roscoe.

«Magari è andata a fare una passeggiata» ripeté Tremp. «Non sarebbe andata fuori di casa, se avesse pensato che le poteva succedere qualche co-sa.»

Roscoe, ora, sembrava che avesse riacquistato le sue speranze. «Deve essere proprio così. Avete ragione voi, Monty; è questo maledetto assassino che eccita la nostra immaginazione.»

Quando fummo tornati sul portico, Monty annunciò che la cosa più probabile era che la donna se ne fosse andata a fare una lunga passeggiata. Ci fu un mormorio generale che stava a indicare il senso di sollievo provocato dalle sue parole.

«Si dovrebbe andare a cercarla altrove» fece Stacey. «Abbiamo abbastanza gente per trovarla, in qualunque posto si sia cacciata.»

Zachary portò dalla casa delle torce elettriche e le distribuì. Blythe e Flo insistettero per unirsi a noi. Ora eravamo più fiduciosi, convinti che non le fosse successo niente di male. Ci disperdemmo in varie direzioni e la caccia venne assumendo l’aspetto di una partita di sport.

Zia Susan non venne ed Hertha rimase con lei. Eliot si era mosso dal portico, poi cambiò idea, consegnò la sua lampada a Kit e andò a raggiungere zia Susan ed Hertha.

Stavamo tornando verso casa, quando si udirono delle grida. Le voci erano alte e non si riusciva ad afferrare quello che stavano dicendo.

«Devono averla trovata» dissi eccitato.

Ci affrettammo. Hertha, zia Susan ed Eliot stavano in ascolto sul gradino del portico, guardando verso dove venivano le grida.

Monty arrivò correndo dal folto delle betulle.

«Nadine è stata assassinata» annunciò.

Nadine Hollander giaceva supina, sul pavimento della rimessa. Una gamba era piegata sotto di lei. La mano sinistra giaceva inerte sull’orlo della sua camicetta pieghettata, la destra era tesa verso la gamba del tavolo. A vederla dal collo in giù si sarebbe detto che stesse dormendo, e, cosa strana, mi accorsi che mi rendevo conto ancora una volta di quanto graziosa fosse la sua figura.

Non potei guardare il suo viso. Era come se si fosse messa una orrenda maschera bruno-rossastra. Un pezzo della fronte, proprio sopra il naso, non c’era più.

Il mio orologio segnava le dieci e mezzo. Due sere prima, quasi alla stessa ora, stavo guardando un altro cadavere.

Il dottor Lionel Schweitzer si pulì le mani su una salvietta e accese una sigaretta. «Facile ricostruire il delitto» disse. «È stata colpita due volte con un corpo contundente: probabilmente un martello. Il primo colpo l’ha raggiunta alla sommità del cranio. Stava cadendo all’indietro quando è stata raggiunta dal secondo colpo sulla fronte. Probabilmente questo secondo non era necessario.»

Monty e io stavamo guardando dentro attraverso la finestra del porticato.

Weatherly, Valentine e lo sceriffo Peltz formavano un gruppo raccolto: tra loro e il porticato, il banco da lavoro. Un fotografo della polizia stava prendendo fotografie.

«E l’arma usata per il delitto?» chiese Weatherly.

«Un paio di ragazzi la stanno cercando, ma scommetterei che si trova in fondo al lago» rispose il capitano Valentine, voltandosi verso la finestra dietro la quale ci trovavamo. «Signor Wilson, avete visto nulla quando avete trovato il cadavere?»

«Quello che vedete voi ora» rispose Monty. «Ho aperto la porta e buttato dentro la luce. Mi è bastata un’occhiata. Un agente, Stacey, credo si chiami così, era qui vicino ed è entrato non più di dieci secondi dopo che ho chiamato.»

«Da quanto pensate che sia morta?» chiesi.

Il dottor Schweitzer si accarezzò la testa calva. «Così a occhio e croce direi circa tre ore. Forse il doppio. Il rigor mortis è appena all’inizio.»

«Non dicono che la temperatura del corpo scende di un grado nell’ora che segue la morte?»

«Sì, in linea di massima; se non ci sono, cioè, variazioni di sorta causate dalla temperatura dell’ambiente, dallo stato di salute e dall’età del morto, e dal modo in cui è avvenuto il decesso. Non è il caso di faticare per formulare un’ipotesi che può essere facilmente errata. Temo proprio, quindi, che dovremo accontentarci della mia opinione: che la ragazza è morta tra le tre e le sei ore fa.»

«Non di più di quattr’ore» intervenne Monty. «Ora sono le undici meno dieci. La poveretta era in camera sua alle sette, quando Roscoe le ha portato da mangiare. Noi si è finito di cenare mezz’ora dopo.»

«Così, se è stato qualcuno della casa, deve essere stata uccisa dopo le sette e trenta» concluse Valentine. «Dove eravate voi due a quell’ora?»

«Mio Dio» esclamò Weatherly «dobbiamo cominciare a parlare qui, proprio sul cadavere?»

Ormai là dentro non c’era nulla da fare, ed essi uscirono. Il fotografo riprese a fare fotografie.

Quando fummo a una certa distanza dalla rimessa, Valentine ripeté la domanda: «Allora, e voi due?»

«Subito dopo cena, Hertha, Eliot Hacker, Blythe Amster e Kit Sheehan si sono messi a giocare a bridge» risposi io. «Sono stato con loro sino a pochi minuti dopo che la partita è stata interrotta. Poi loro sono usciti. Allora ho raggiunto Flo Gilbert e Roscoe Lucas sul porticato, e siamo rimasti là fino a quando siamo entrati a bere qualcosa; qualche minuto dopo è cominciata una specie di festicciola. In breve, tutti si sono trovati riuniti là.»

«Voi siete a posto, se l’alibi regge» ammise Valentine. «E ora a voi, Wilson.»

«Dopo cena Roscoe Lucas, Flo Gilbert e io siamo andati In biblioteca a prenderci un cordiale. Siamo usciti, poi, tutti e tre sul portico, un minuto o due prima che Kit e Blythe venissero a raggiungerci e a dirci che la partita era finita.»

«Ma Train ha detto che nel porticato c’erano solo la Gilbert e Lucas quando lui è uscito» fu prontissimo a intervenire Valentine.

«Esatto» aggiunse Monty «Kit e Blythe si sono allontanati, non so dove siano andati, e io ho fatto un giro intorno alla casa e ho scambiato due chiacchiere con la signora Train e con Zachary sul disastro che era stato fatto delle aiuole.»

«Quanto tempo è passato tra l’interruzione della partita e l’inizio della festa?» volle sapere Weatherly.

«Quindici, venti minuti circa» risposi.

Weatherly si passò una mano sulla guancia. «Tempo sufficiente per ucciderla. È chiaro dunque che quattro persone hanno avuto il tempo libero per farlo tra la fine della partita e la festa: Hertha, Eliot Hacker, Blythe Amster e Kit Sheehan.»

«Cinque» rincarò Valentine. «C’è anche la signora Train. Sembra sia scomparsa subito dopo, a meno che qualcuno degli altri l’abbia vista.»

Weatherly aggrottò la fronte. «Dobbiamo tener conto anche di lei?»

«Di tutti dobbiamo tener conto» rispose categorico Valentine.

Il gruppo riprese a camminare. Monty, d’un tratto, parve ricordarsi di qualche cosa: «Un momento; Roscoe Lucas, durante la cena, si è assenta-to.»

«Eh!» esclamò avidamente Valentine.

«Statevi pure calmo» dissi.

«Roscoe non è rimasto fuori della stanza da pranzo per più di otto, dieci minuti. La metà almeno l’ha passata in cucina, aspettando che Olive gli preparasse il vassoio da portare a Nadine, poi sono saliti tutti e due assieme. Anche a prendere per buoni dieci minuti, non gli sarebbe ugualmente rimasto il tempo per persuadere Nadine a uscire con lui, per ucciderla una volta arrivati là, sbarazzarsi del martello e correre indietro. Matematica-mente impossibile.»

Ancora una volta si riprese a camminare. Lo sceriffo Peltz si portò pigramente accanto a me. Incontrai il suo sguardo, ed egli fu rapido a voltar gli occhi altrove. Dal momento del suo arrivo non aveva detto una parola.

Doveva essere in ansia anche più dell’assassinò.

Il suono di singhiozzi ci raggiunse quando arrivammo davanti al porticato. Si è più o meno assuefatti al pianto delle donne, e si può persino non farci gran caso, ma il singhiozzo disperato di un uomo maturo è una cosa del tutto diversa.

Erano tutti in soggiorno, in piedi o seduti intorno, con espressioni di co-sternazione e di cordoglio, mentre Lucas piangeva. Zia Susan era accanto a lui e cercava di confortarlo. Contro la finestra, Flo Gilbert era una statua tutta occhi. Le due coppie, Hertha-Eliot e Blythe-Kit, stavano in disparte, ancora più strette.

Roscoe alzò il capo quando ci sentì entrare nella stanza. I suoi occhi rossi passarono oltre Monty e me, sostarono un momento sullo sceriffo Peltz, più a lungo sul capitano Valentine, e si fermarono intenti su Weatherly. Si alzò in piedi e si gettò contro il procuratore distrettuale.

«Siete stato voi» gridava. «Siete stato voi a uccidere Nadine!»

Monty si mosse con lo scatto dei bei tempi, interponendosi con tutto il suo grosso corpo tra Weatherly e Roscoe, e mettendo le sue braccia intorno al corpo di quest’ultimo.

«Lasciatemi» gridava Roscoe. «È lui che ha, fatto rimanere qui Nadine.

Ci ha fatto rimanere tutti qui, in attesa che ci ammazzino.»

Weatherly si era fatto bianco come un morto. Stringeva le labbra in una sottile fessura.

«Calmatevi, Roscoe» disse Monty. «Non riuscirete egualmente a far ri-tornare in vita Nadine.»

Roscoe si accasciò tra le braccia di Monty. Qualcun altro cominciò a piangere sommessamente. Era Blythe, che stava soffocando i suoi singhiozzi contro il petto di Kit.

Senza dire una parola, Weatherly si voltò e. si diresse verso l’ingresso. Il capitano e lo sceriffo lo seguirono.

Zia Susan riprese a confortare Roscoe Lucas. Dopo un intervallo che sembrava non dovesse finire mai, entrò Tremp ed annunciò che tutti, salvo me e Monty, che avevamo già subito il nostro interrogatorio, erano attesi, uno per uno, nella biblioteca.

Mi immersi in una poltrona e accesi la pipa. Mentre Eliot si trovava nella biblioteca, Hertha si avvicinò a Monty e, come un automa, lo prese per un braccio; rimasero così senza dirsi una parola. Non ne avevano bisogno.

Mi accorsi che stavo aspettando con ansia il momento in cui Eliot sarebbe ricomparso.

Quando usci dalla biblioteca, rimase impietrito nel vano della porta im-pallidendo. Quasi immediatamente Hertha lasciò il braccio di Monty e attraversò la camera per raggiungere Eliot. Troppo tardi, però. Il guaio era già stato fatto. Era chiaro che Eliot non era mai stato sicuro di Hertha, no-nostante tutto, e ora aveva una espressione atterrita.

Roscoe fu l’ultimo ad entrare nella biblioteca, e quasi subito la sua voce rimbombò per tutta la casa. Non si riusciva ad afferrare quello che stava dicendo, ma senza dubbio stava rovesciando accuse in serie contro le forze della legge e dell’ordine.

«Ha perfettamente ragione» sbottò Kit. «Ci stanno tenendo qui a farci ammazzare. Se penso che solo stamane Blythe era quasi…»

Si interruppe e i suoi occhi perdettero espressione. Non avrei saputo dire se avesse buttato là la cosa senza pensarci o se fosse già stato turbato come me dal medesimo sospetto.

«Perché, Kit?» gli diede sulla voce Blythe. «Quello che è accaduto stamane è un incidente del tutto fortuito. Come puoi paragonarlo con un assassinio?»

«Be’, diciamo che c’è una specie di stregoneria in questa casa» insistette Kit. «Se non è un assassinio, è un incidente. Per me non ho alcun timore, ma possono andare al diavolo se credono di trattenere qui Blythe.»

«E per me possono andarci la seconda volta» incalzò Flo. «Io questa se-ra levo le tende.»

Non rimasi più oltre a seguire l’esplosione di panico. Mi interessava di più sapere come se la sarebbe cavata la legge per placarlo.

Girai l’angolo della casa e attraversai le petunie, che erano già state cal-pestate nel pomeriggio da Monty. Da una delle finestre vidi che Roscoe non era più in biblioteca. Il capitano Valentine stava puntualizzando la situazione.

«Così, nessuno dei presenti in questa casa potrebbe averlo fatto, eccet-tuati i domestici. O l’hanno uccisa tutti assieme o non l’ha uccisa nessuno.

Per il primo delitto, solo uno o due aveva un alibi. Questa volta l’hanno tutti… salvo una. Rick Train è fuori, così Lucas e Flo Gilbert. Hertha Train e Hacker hanno fatto una passeggiata assieme dopo il bridge, e poi sono ritornati a prendere parte alla festa. Lo stesso vale per Sheehan e la Amster.

La signora Train fornisce l’alibi a Monty Wilson che è rimasto con lei dietro la casa per un po’. Ma questo le lascia scoperti almeno trenta minuti, prima di essere uscita con Zachary.»

«Ha detto di aver trascorso quel tempo in camera sua» obiettò Weatherly.

«Già. E chi può provare che lo fosse o no? Lei è la sola che abbia avuto il tempo e la possibilità.»»

«State perdendo il tempo a discutere di lei» fece Weatherly con voce stanca.

«E che altro stiamo facendo» grugni Valentine. «I fatti stanno in questi termini. Nadine Hollander è sgusciata fuori dalla sua stanza e dalla casa, poco dopo che Lucas le aveva portato da mangiare, e mentre tutti, compre-si i miei uomini, stavano cenando. Questo mette fuori causa tutti quanti sono in questa casa, dal momento che ella non può essere uscita dopo ce-na. I miei due uomini erano entrambi sul porticato e la porta di dietro è fuori discussione perché la cuoca afferma di non essere uscita dalla cucina neppure per un secondo. Chi ci rimane?»

Rimase in attesa di una risposta. Poiché nessuno parlava, riprese:

«Qualcuno dall’esterno. Qualcuno ha cercato qualche cosa in camera di Kahle: forse è stata proprio Nadine Hollander. Trovato quel qualche cosa, lo porta nella rimessa per darlo all’estraneo. Questi lo prende e uccide lei per tenerle la bocca chiusa.»

Lo sceriffo Peltz trattenne a stento una smorfia di disgusto.

«Perdio, comincerò a mettere sottosopra i dintorni» proseguì il capitano che sembrava essersi innamorato della sua idea. «C’è ragione di credere che abbia passato qui vicino il tempo tra la morte di Kahle e questa sera. In un campeggio, o in una di quelle case per turisti, vicino a Elmton. Sapete, io credo che finiremo per trovare qualche cosa in quei posti.»

Peltz alzò gli occhi al soffitto. Weatherly si limitò a concludere gravemente: «Speriamo.»