Note
[1] Non che il concetto di sito sia formalmente più determinato. Ma almeno è nozione condivisa il fatto che un sito è costituito da un insieme di pagine Web organicamente collegate e coerenti da un qualche punto di vista (di argomento, di collocazione, di responsabilità intellettuale, di stile grafico...).
[2] Con Web property si intende l’azienda titolare di un prodotto editoriale. Alla Microsoft, ad esempio, fanno capo il portale MSN, il sito aziendale Microsoft.com, il servizio di certificazione digitale Passport.com e una serie di siti professionali. Lycos controlla l’omonimo portale, HotWired e il sito di comunità virtuale Tripod. AOL, oltre che del suo stesso portale, è proprietaria di Netcenter, il portale della Netscape.
[3] Con questo non intendiamo ovviamente sostenere che il rapporto comunicativo che si istituisce tra gli utenti e un portale orizzontale coincida con quello tra spettatori e canali televisivi generalisti. La rete è un medium totalmente diverso dalla televisione, con diverse modalità di accesso e fruizione, diversa struttura dei contenuti e diversi modelli comunicativi.
[4] Su questi aspetti torneremo più avanti parlando dell’economia dei portali.
[5] Sul tema dei servizi business to business, o B2B, torneremo nel prossimo capitolo.
[6] Questa tassonomia degli elementi strutturali di un portale – a differenza di quella relativa ai tipi di portale, ampiamente attestata nella letteratura – è un nostro suggerimento. Siamo consapevoli del fatto che altre categorizzazioni sarebbero possibili, diversi elementi caratterizzanti potrebbero essere inclusi, altri esclusi o ritenuti inessenziali. Poiché per ora manca una riflessione critica sul modello editoriale che regola la progettazione dei portali, non possiamo che assumerci in prima persona la responsabilità delle classificazioni proposte e delle scelte effettuate in questa sede.
[7] Per una trattazione specifica di questi aspetti rimandiamo al capitolo dedicato alla ricerca in rete del nostro Internet 2000, Laterza 1999.
[8] Ricaviamo, con qualche variante, questa definizione da B. Mortara Garavelli, Manuale di retorica, Bompiani 1988.
[9] Rimandiamo per questi temi alla discussione del concetto di ipertesto presente in F. Ciotti e G. Roncaglia, Il mondo digitale.Introduzione ai nuovi media, Laterza 2000.
[10] Un tema di particolare interesse è ad esempio quello della usabilità, ovvero della miglior organizzazione funzionale di un sito e della sua interfaccia per risultare di semplice e immediata utilizzazione da parte degli utenti. Tema che riveste, evidentemente, particolare importanza nel caso di siti complessi e ramificati come tendono ad essere i portali. Rimandiamo al riguardo a J. Nielsen, Web usability, trad. it. Apogeo 2000, e M. Visciola, Usabilità dei siti web, Apogeo 2000.
[11] Su tutti questi temi torneremo nel prossimo capitolo.
[12] Non intendiamo comunque con ciò negare l’interesse che rivestono, anche per gli utenti italiani, alcuni fra i maggiori portali internazionali, in grado di offrire una varietà di servizi e contenuti informativi difficilmente eguagliabile su scala locale.
[13] Su questi temi ovviamente rimandiamo al capitolo ‘E-book: la rivoluzione della lettura’.
[14] Una considerazione, questa, che sembra valida non solo nel caso della vendita di beni fisici, ma anche – ad esempio – nel campo dei servizi di intermediazione finanziaria, dei quali ci occuperemo tra breve parlando di banche in rete e di trading on-line.
[15] Per maggiori informazioni si vedano rispettivamente i siti www.napster. com e gnutella.wego.com.
[16] Non si tratta di norma di una garanzia esplicita, ma il fatto stesso che questi siti utilizzino meccanismi abbastanza rigidi di registrazione dei partecipanti e pubblichino i giudizi sull’affidabilità da essi mostrata in occasione di scambi precedenti offre quel minimo di garanzie in grado di evitare una transazione commerciale del tutto ‘alla cieca’.
[17] Fra i ‘personal firewall’ a pagamento segnaliamo quelli – piuttosto economici – offerti da due case specializzate in antivirus: la McAfee (www.macafee.com) e la Symantec (www.symantec.com).
[18] Un utente privato può benissimo limitarsi al controllo di base, gratuito. Il sito offre anche controlli e test più avanzati, che possono interessare i gestori di server e sono in questo caso a pagamento. Un servizio analogo è offerto, sempre gratuitamente, dalla Symantec all’indirizzo http://security1.norton.com.
[19] È il caso ad esempio del nostrano ‘certificato antimafia’: un pezzo di carta che – nella fantasia di chi lo ha concepito – dovrebbe tenere la malavita lontana dagli appalti pubblici. Come se un mafioso, e cioè un personaggio dedito ai crimini più efferati, possa temere di dichiarare il falso di fronte a un dipendente comunale.
[20] In realtà il quadro normativo che, di recente, ha prodotto una semplificazione dei rapporti tra cittadini e Stato è piuttosto articolato: sconfiggere la burocrazia (o meglio: la mentalità burocratica) è un compito arduo. Basti pensare che all’autocertificazione, tra complicazioni tecniche e vero e proprio ostruzionismo, sono occorsi più di trent’anni per diventare operativa. L’autocertificazione era infatti già prevista in una legge del 1968!
[21] Il comma che riguarda la ‘firma digitale’ è il n. 2 dell’articolo 15: «gli atti, i dati e i documenti formati dalla Pubblica Amministrazione e dai privati con strumenti informatici e telematici, i contratti stipulati nelle medesime forme, nonché la loro archiviazione e trasmissione con strumenti informatici e telematici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge». La firma digitale non ha ancora prodotto vistosi risultati concreti, richiedendo ai vari organismi dello Stato enormi ristrutturazioni, ma ogni analisi concorda nel prevedere che la sua utilizzazione porterà con sé radicali trasformazioni.
[22] Si tratta della stessa tecnologia adottata dal noto software PGP, trattata nel nostro manuale Internet 2000, Laterza 1999, nella sezione ‘Tecnologie’, capitolo ‘Sicurezza e privacy’. Ricordiamo che il manuale si può consultare gratuitamente on-line a questo indirizzo: www.laterza.it/internet/.
[23] O consegnare il documento elettronico su floppy disk: non ha importanza quale supporto o quale mezzo di trasmissione si sia scelto.
[24] In realtà, in termini assolutamente astratti, se la signora Anna fosse incredibilmente fortunata potrebbe indovinare la lunga sequenza di caratteri segreti. È tuttavia una eventualità così remota che non vale la pena di prenderla in considerazione.
[25] C’è sempre il rischio, naturalmente, di perdere il codice di protezione insieme alla smart card, rendendo così possibili le frodi. Ma stiamo sempre più abituandoci a gestire con prudenza questi nuovi strumenti, e sono ormai davvero pochi gli sprovveduti che conserverebbero nel portafogli sia le smart card, sia i relativi codici segreti.
[26] La descrizione della nuova carta d’identità secondo legge è la seguente: «La carta d’identità elettronica è costituita da un supporto in policarbonato sul quale sono inseriti una banda ottica ed un microprocessore. La carta è destinata a svolgere sia la funzione di documento di identità che quella di carta servizi. La funzione di identificazione è svolta dalla carta stessa che reca, in chiaro, le generalità del titolare, dalla banda ottica e, infine, dal microprocessore. Il microchip è dedicato alla parte servizi. I comuni possono predisporre servizi ed installarli sul chip. Alcuni servizi richiedono la memorizzazione di dati sulla carta, altri no: i primi possono essere comunali o nazionali; quelli comunali possono essere predisposti in piena autonomia dai comuni, mentre per quelli nazionali è necessaria un’autorizzazione da parte del Dipartimento della funzione pubblica. Le carte sono prodotte dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che provvede anche alla ‘inizializzazione’ delle stesse, procedura che attribuisce al documento la qualità di documento in bianco. Alla inizializzazione segue la formazione, che è la fase in cui il comune imprime sulla carta i dati identificativi del titolare della stessa e quelli necessari per l’accesso ai servizi».
[27] Il frutto di questo lavoro dovrebbe essere visibile sul nuovo sito Internet del Ministero delle Finanze a partire dai primi giorni del 2001. Per allora potrete valutare se il contributo mio e dei miei collaboratori alla squadra che gestisce il sistema sia stato utile o meno... In ogni caso, l’avvertimento al lettore è sembrato in questa sede doveroso, giacché il coinvolgimento diretto in un progetto può rendere più difficile, nel parlarne, conservare la necessaria distanza critica.
[28] Su questo tema si sono misurati decine di intellettuali, scrittori, giornalisti, che hanno prodotto una immensa quantità di libri, articoli e saggi. È pertanto impossibile dare una bibliografia completa. Per un primo orientamento possono essere utili G. Numberg, The Future of The Book, University of California Press 1996, G.P. Landow, L’ipertesto, trad. it. Bruno Mondadori 1998, S. Birkerts, The Gutenberg Elegies, Faber & Faber 1994, J.D. Bolter, Lo spazio dello scrivere. Computer, ipertesti e storia della scrittura, trad. it. Vita e Pensiero 1993, R. Simone, La terza fase. Forme di sapere che stiamo perdendo, Laterza 2000.
[29] Sono questi i termini che Umberto Eco utilizzò nel libro eponimo (U. Eco, Apocalittici e integrati, Bompiani 1964) per descrivere il dibattito sul rapporto tra televisione e cultura che si svolse negli anni ’60. Gli apocalittici erano ovviamente coloro che rifiutavano il nuovo medium e che paventavano conseguenze funeste per la ‘vera’ cultura dalla sua diffusione. Gli integrati invece, con varie gradazioni, ritenevano che la televisione avrebbe aiutato la diffusione della cultura e avrebbe dato luogo a nuove forme di sapere. Questa dialettica si è verificata più volte nella storia culturale, in coincidenza dell’introduzione di nuove tecnologie, a cominciare dalla scrittura per finire con i computer.
[30] Diverso è il discorso relativamente alle pubblicazioni periodiche, soprattutto nel segmento di mercato dell’editoria scientifica, che ha ormai una consolidata presenza nel mondo dell’editoria on-line.
[31] Basti pensare alle opere ipertestuali pubblicate da editori specializzati come Voyager e Eastgate, o alle numerose edizioni di antologie letterarie come quelle realizzate in Italia da Zanichelli, con la LIZ, ed Einaudi, con la Letteratura Italiana Einaudi su CD-Rom.
[32] A questo riguardo rimandiamo il lettore al capitolo ‘Biblioteche in rete’ del nostro Internet 2000, Laterza 1999.
[33] L’introduzione del codex, ovvero del libro composto da fogli rilegati, al posto del volumen, il rotolo di papiro, risale infatti al secondo secolo d.C.
[34] La relativa novità di questo settore dell’editoria elettronica si riflette anche sulle oscillazioni ortografiche con cui i libri elettronici sono denominati. Infatti sono attestate tutte le possibili varianti ortografiche nell’articolazione del suffisso ‘e’ con il sostantivo ‘book’: e-book, ebook, eBook, Ebook. Abbiamo scelto di adottare la prima per riferirci alla tecnologia in quanto tale, e non a una delle varie piattaforme proposte per la sua implementazione.
[35] La versione elettronica di questo documento può essere reperita sul sito dell’Open eBook Forum, all’indirizzo www.openebook.com.
[36] La parola ‘libro’, infatti, può essere usata per indicare sia il testo (si pensi a espressioni come «ho letto un bellissimo libro» o «è il suo miglior libro») sia l’oggetto materiale che lo veicola e mediante il quale abbiamo accesso al testo stesso («riponi quel libro nel suo scaffale» o «questo libro è molto pesante»). Questa indeterminazione del linguaggio comune è dovuta a ragioni pragmatiche e storiche molto forti: nella cultura occidentale il contatto con un testo è avvenuto e avviene perlopiù attraverso la mediazione di un supporto materiale che lo veicola. D’altra parte anche la parola testo presenta una simile ambivalenza.
[37] Sul concetto di ipertesto e sulle teorie a esso collegate rimandiamo i lettori ai capitoli IX e X di F. Ciotti e G. Roncaglia, Il mondo digitale. Introduzione ai nuovi media, Laterza 2000.
[38] Si tratta di quei sistemi che permettono di inviare (push significa ‘spingere’) informazioni, articolate in canali, agli utenti Internet senza che questi debbano cercarle autonomamente sul Web. Si veda il relativo capitolo del nostro Internet 2000, Laterza 1999.
[39] Sebbene abbia riscosso un buon successo, questa seconda iniziativa di King ha suscitato polemiche e dubbi tra i commentatori specializzati e gli operatori, soprattutto dopo il calo dei lettori paganti (e l’aumento delle versioni pirata) che si è verificato già con il secondo capitolo pubblicato.
[40] Assai curiosamente Dick Brass, prima di passare alla corte di Bill Gates nel 1997, aveva lavorato per dieci anni alla Oracle, dove, in qualità di responsabile della comunicazione e speechtwriter per il CEO Larry Ellison, era stato uno degli artefici principali della campagna contro la Microsoft, culminata con la denuncia per abuso di posizione dominante che ha portato il gigante di Redmond al processo davanti alla Corte federale.
[41] Citiamo da un articolo apparso sul sito The Standard con il titolo E-Book Evangelist (18/9/2000), www.thestandard.com/article/display/0,1151, 18591-0,00.html.
[42] Per la cronaca, il primo premio è stato suddiviso tra due titoli: When Pride Still Mattered di David Maraniss (la biografia del famoso allenatore di football americano Vince Lombardi), pubblicata dalla Simon & Schuster, e Paradise Square di E.M. Schorb, un romanzo storico pubblicato dalla editrice indipendente Denlinger’s Publishers. La manifestazione, che ha sollevato forti critiche da parte degli editori indipendenti, penalizzati nella scelta dei finalisti a vantaggio delle grandi case editrici, ha anche distribuito altri premi minori.
[43] Il testo dell’articolo, nel contesto di una circostanziata replica da parte del redattore di EbookNet Wade Roush, si può leggere all’indirizzo www.ebooknet.com/story.jsp?id=3731&topic=Home%3 Areading+Technology.
[44] Internet, ad esempio, non avrebbe potuto svilupparsi se non si fosse provveduto a definire degli standard comuni di interazione tra i computer come i protocolli TCP/IP. E, per venire a un esempio più vicino al nostro tema, il Web sarebbe stato una curiosità destinata a una ristretta comunità scientifica, se non si fosse adottato uno standard comune (e piuttosto semplice) per codificare i documenti che vi venivano immessi, il ben noto HyperText Markup Language.
[45] Il già citato W3C, ad esempio, ha avuto e ha un ruolo fondamentale nello sviluppo equilibrato e aperto delle tecnologie di base di Internet come HTML, XML, SMIL, CSS.
[46] Si veda al riguardo la documentazione disponibile sul sito http://purl.oclc.org/dc.
[47] Si dice ‘proprietario’ ogni formato, o più in generale ogni tecnologia legata agli strumenti software e hardware di un singolo produttore. Ad esempio il formato Microsoft Word è un formato proprietario.
[48] Ad esempio, è possibile usare GhostScript con il modulo di interfaccia GSview, un noto interprete del linguaggio Postscript distribuito come freeware nell’ambito del progetto GNU (www.cs.wisc.edu/~ghost).
[49] La Adobe ha tuttavia annunciato che la prossima versione di PDF sarà in grado di gestire il page flow in modo dinamico.
[50] In realtà queste tecnologie sono note da molti anni, ma solo l’interesse verso gli e-book ne ha stimolato l’implementazione.
[51] Sempre che non stiate leggendo questo libro nella sua versione e-book, naturalmente!
[52] La compatibilità al momento non è completa giacché, come vedremo, la versione 1.0 per PocketPC non è in grado di visualizzare testi creati sfruttando le funzioni di criptatura messe a disposizione dalla piattaforma Reader per la protezione dei contenuti sotto diritti.
[53] Il Microsoft Reader Add-in è prelevabile all’indirizzo www.microsoft.com/reader/download/default.htm.
[54] In realtà esistono dei vincoli per gli e-book dedicati ai palmari, determinati dalla dimensione delle eventuali immagini e dalla minore copertura dei tag OEB.
[55] Microsoft ha annunciato che rilascerà a breve un aggiornamento della versione PPC dotata di funzionalità simili.
[56] Si può prelevare gratuitamente all’indirizzo www.adobe.com/products/acrobat/webbuy/main.html. Le versioni più recenti di Acrobat Reader comunque lo includono di serie.
[57] In realtà, come mostra anche la loro semplice analisi lessicale, il concetto di diritto d’autore e quello di copyright – pur se ovviamente interconnessi – non sono affatto coincidenti. Nel primo caso, l’accento è posto sul diritto dell’autore di un’opera dell’ingegno a veder riconosciuti la paternità intellettuale e il diritto di sfruttamento economico dell’opera prodotta; nel secondo, l’accento è posto sulla salvaguardia delle ‘edizioni autorizzate’ dell’opera dalla riproduzione non autorizzata. Tuttavia, per gli scopi ovviamente limitati e non tecnici della nostra trattazione, non è indispensabile entrare nelle sottili distinzioni che caratterizzano questa materia, e i due concetti di diritto d’autore e di copyright sono suscettibili di un’analisi comune.
[58] L’uso dell’espressione ‘banda larga’ per indicare la trasmissione di dati in formato digitale ad alta velocità è legato al fatto che la velocità di trasmissione di un canale digitale è proporzionale all’ampiezza dell’intervallo di frequenze elettriche o elettromagnetiche che vi possono essere veicolate, detta larghezza di banda.
[59] J. Rifkin, L’era dell’accesso. La rivoluzione della new economy, Mondadori 1999.
[60] Per canale si intende una frazione di banda che sia in grado di veicolare senza eccessive distorsioni un segnale binario.
[61] La banda nella telefonia tradizionale corrisponde al range di frequenze fra i 300 Hz e i 3400 Hz.
[62] Il riferimento per lo standard è il protocollo T1E1.4 dell’ANSI (American National Standard Institute).
[63] Sia Ferrovie dello Stato sia Società Autostrade hanno la possibilità di stendere i cavi in fibra ottica senza la necessità di lenti e costosi scavi: i cavi, infatti, trovano posto lungo le tratte ferroviarie e autostradali.
[64] Su questi temi rimandiamo il lettore a F. Ciotti e G. Roncaglia, Il mondo digitale.Introduzione ai nuovi media, Laterza 2000, pp. 127 sgg.
[65] Naturalmente questo sarà vero solo per quelle popolazioni e quelle fasce sociali in grado di sostenere i costi necessari per svilupparle, comprarle e usarle. L’idea che le nuove tecnologie di rete costituiscano da sole e quasi per virtù salvifica, senza interventi di indirizzo e senza le opportune scelte politico-economiche, uno strumento per la riduzione delle disuguaglianze ci sembra rappresentare una pericolosa illusione.
[66] Su questo rimandiamo al capitolo ‘La storia di Internet’ di M. Calvo et al., Internet 2000, Laterza 1999.
[67] Altrove in questo stesso libro abbiamo citato l’opinione di Dick Brass, uno dei ‘guru’ dell’alfabetizzazione attraverso l’uso delle nuove tecnologie, secondo cui grazie all’avvento degli e-book e delle connessioni wireless «There’ll be no village in India or Africa too poor to have a library equivalent to the greatest universities in the world». Una considerazione di indubbio fascino, anche se è bene non dimenticare che – secondo il motto popolare – la cultura non si mangia, neanche nella variante elettronica rappresentata dagli e-book.
[68] Una sigla che non sapremmo sciogliere. Potrebbe trattarsi di qualcosa di simile a Universal Mobile Data Transmission (nota del 2001).
[69] Immaginiamo che la sigla si riferisca a ‘Home Cinema’: un impianto composto da uno schermo piatto a parete di grandi dimensioni e una sezione audio capace di creare un ambiente sonoro avvolgente (nota del 2001).
[70] Presumibilmente, in sezioni del testo che non ci sono pervenute o che non siamo riusciti ad estrarre dal file originale (nota del 2001).
[71] L’uso della banda Ka, del quale si parla già oggi, dovrebbe permettere di utilizzare impianti satellitari lievemente modificati rispetto a quelli attuali – ma comunque non troppo costosi – per inviare dati verso il satellite sul quale siamo sintonizzati, oltre che per riceverne, migliorando in tal modo le possibilità di interazione offerte dalle trasmissioni satellitari (nota del 2001).