4. Pornografia

I. Censura

1.

Quando non riesce più a tenere a bada i suoi demoni e Daisy si è addormentata, spesso Jim scende furtivamente dal letto e va di sopra, a fare una visitina al computer nello studiolo.

Come puntualizzano sempre i suoi difensori, Internet è uno strumento educativo straordinario, che connette informazioni occasionali provenienti da persone disseminate in tutti i continenti e forma così una mente globale unica, colossale e incessantemente attiva. Con qualche clic del mouse e premendo qualche tasto, Jim può navigare tra gli scaffali virtuali della Biblioteca del Congresso, controllare che tempo fa in Italia meridionale, ammirare le auto d’epoca esposte in California o compulsare i grafici delle temperature medie del pianeta negli ultimi vent’anni.

Con la stessa facilità, può eseguire una ricerca con le parole «scopare teenager porche» e perdere la testa. Non c’è da stupirsi che a livello mondiale le vendite di letteratura seria siano in calo: ci vogliono libri davvero interessanti per competere con questo. Qualunque altra cosa – l’atterraggio di un’astronave su Marte, la prima recita natalizia di un figlio, la scoperta di quindici edizioni originali di Shakespeare – difficilmente sarà all’altezza. Il vero interrogativo della nostra epoca è perché un uomo dovrebbe scegliere di vivere la propria vita invece che continuare a cliccare ossessivamente per passare dalle «amatoriali» alle «bionde», dal «bondage» all’«interrazziale», dal «sesso all’aperto» alle «rosse» e dai «trans» al «voyeurismo».

2.

Spesso la pornografia viene accusata (in genere da quelle anime belle la cui unica esperienza diretta consiste in un paio di sbirciatine a un vecchio numero di «Playboy» e forse in qualche anteprima su un canale via cavo per adulti, alcuni anni or sono, in un albergo) di essere «falsa» e quindi innocua per chi voglia condurre un’esistenza basata sull’intelligenza e sul buonsenso. Ma purtroppo la verità è tutt’altra. La pornografia moderna è così reale da somigliare in ogni dettaglio alla nostra vita, con la significativa e ovvia differenza che solo nella prima, e non nella seconda, tutti fanno sesso continuamente e beatamente.

Lo spreco di tempo che questo comporta è spaventoso. Gli analisti finanziari hanno calcolato che l’industria della pornografia on line vale circa dieci miliardi di dollari l’anno, ma questa cifra non rispecchia nemmeno lontanamente i costi reali in termini di energia umana sperperata: circa duecento milioni di ore l’anno, che potrebbero essere impiegate per aprire aziende, crescere figli, curare il cancro, scrivere capolavori o riordinare la soffitta, e invece sono trascorse a spalancare gli occhi davanti alle pagine ipnotiche di siti come www.incestibollenti.com e www.sculacciate.com.

3.

Quanto la pornografia sia profondamente in contrasto con i nostri progetti e inclinazioni diventa chiaro solo dopo l’orgasmo. Un momento prima avremmo sacrificato tutti i nostri beni terreni per un clic in più, mentre dopo dobbiamo affrontare con orrore e vergogna il fatto di avere anche solo temporaneamente rinunciato al nostro equilibrio mentale. La nobiltà come la concepiva Aristotele nell’Etica nicomachea – «il pieno rigoglio di ciò che è più distintamente umano, secondo virtù» – viene senza dubbio accantonata quando una donna anonima, in qualche località dell’ex Unione Sovietica, viene costretta a stendersi su un letto mentre tre peni le vengono brutalmente inseriti negli orifizi e la scena successiva viene registrata per il divertimento di un pubblico internazionale di maniaci. La dignità, la felicità e la moralità sono lontane ma, almeno per qualcuno, il piacere non lo è affatto.

Eppure non è facile resistere a questo veleno. Un’alleanza improbabile e in parte involontaria tra Cisco, Dell, Oracle e Microsoft da una parte e migliaia di provider di contenuti pornografici dall’altra sfrutta un difetto di fabbricazione del genere maschile. Una mente progettata in origine per affrontare nulla più che la tentazione sessuale occasionale rappresentata da una donna di una tribù della savana, viene annientata dal bombardamento di continui inviti a partecipare a messe in scena erotiche che superano anche i sogni più arditi della mente malata del marchese de Sade. La nostra struttura psicologica non è abbastanza resistente da controbilanciare lo sviluppo delle nostre capacità tecnologiche, da soffocare il nostro appassionato desiderio di rinunciare a tutte le altre priorità per pochi minuti in più (che potrebbero diventare quattro ore) nei recessi oscuri di www.studentesseingita.com.

In fondo non era difficile concentrarsi sulla lettura delle novelle di Čechov al lume di candela quando l’unico diversivo disponibile era una chiacchierata con il vicino che viveva a venti minuti di strada. Ma Čechov e qualsiasi altro scrittore perdono in partenza quando siamo in grado di dividere in due il nostro monitor Dell, per piazzare sul lato sinistro un collage fotografico di cheerleader nude, mentre sul destro, con l’aiuto di MSN Messenger, intratteniamo una conversazione in tempo reale con una ballerina di lap dance di venticinque anni (che in realtà è un grassoccio camionista di cinquantatré), che incoraggerà l’adolescente lesbica, curiosa ma inesperta, che abbiamo detto di essere a muovere i primi passi esitanti verso il risveglio sessuale.

4.

Quando pensatori del Diciassettesimo e Diciottesimo secolo come John Locke, Voltaire, Thomas Jefferson e Thomas Paine svilupparono l’impalcatura razionale su cui si fondano le moderne società laiche, al suo centro collocarono l’ideale della libertà personale. Nella loro «società giusta», i cittadini avrebbero potuto decidere che cosa leggere, quali immagini guardare e quale dio venerare. Gli unici limiti da porre alla libertà individuale sarebbero stati giustificati dalla necessità di evitare danni agli altri: non sarebbe stato permesso bastonare a morte il vicino né derubare qualcuno dei suoi mezzi di sostentamento, ma a parte questi comportamenti estremi sarebbe stato possibile agire a proprio piacimento. La formulazione più celebre di questo principio fondamentale è quella di John Stuart Mill nel suo saggio Sulla libertà (1859): «La sola libertà degna di questo nome è quella di perseguire il proprio bene come meglio crediamo, purché non cerchiamo di privare gli altri del loro, né li ostacoliamo nei loro tentativi di conseguirlo. Ognuno è il vero custode della propria salute, sia essa corporea, mentale o spirituale».

Perfino oggi, quando meditiamo su ciò che distingue e nobilita maggiormente le democrazie contemporanee, tendiamo a indicare la libertà. La difesa automatica di questo ideale si basa su due principi. Primo, la nostra approvazione è cautelativa: siamo ben consapevoli dei pericoli che comporta ogni genere di intervento statale. Riteniamo impossibile per una persona sapere davvero come dovrebbe vivere un’altra e siamo certi che i benefici potenziali dati dalla limitazione delle attività altrui siano nettamente inferiori ai pericoli che questo comporta. Troviamo preferibile permettere a ciascuno di ricercare la propria salvezza a modo suo, piuttosto che correre il rischio di interferire causando una catastrofe. Se a questo proposito dovesse persistere qualche dubbio, si invocano regolarmente gli spettri di Hitler e Stalin come memento di ciò che può accadere quando uno solo decide cosa è meglio per tutti.

Secondo, la nostra difesa della libertà si basa, più ottimisticamente, sulla convinzione che gli esseri umani siano in fondo creature mature e razionali, capaci di valutare in modo adeguato le proprie necessità, di badare ai propri interessi e di andare d’accordo con gli altri senza avere bisogno di protezione. Ciò a cui siamo esposti non dev’essere controllato, perché in genere non ci lasciamo influenzare troppo da ciò che vediamo o leggiamo. Un libro o un quadro non ci danneggiano in maniera irreparabile; è improbabile che diventiamo violenti dopo aver letto un romanzo dell’orrore o che perdiamo ogni freno morale dopo aver visto un film o una fotografia. Il nostro equilibrio mentale è più forte. Non siamo fatti di carta assorbente; possiamo benissimo vivere in un mondo in cui vigono la libertà di stampa e la democrazia delle idee, e anche andarne orgogliosi.

5.

Sotto quasi tutti gli aspetti, questi dogmi laici contraddicono i principi di gran parte delle religioni, e forse la cosa non dovrebbe sorprenderci, visto che la filosofia del liberalismo moderno si è evoluta prevalentemente in opposizione alla deriva della dottrina religiosa. Da parte loro, le religioni hanno sempre sostenuto di possedere la capacità infallibile di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e quindi di essere moralmente obbligate a imporre il loro sistema di valori, se necessario anche con la forza e la coercizione. Affermano anche che gli esseri umani non sono affatto impermeabili ai messaggi che li circondano. Possono restare profondamente segnati da ciò che leggono o da ciò che vedono, e quindi devono essere protetti da se stessi. Hanno bisogno di censura.

Di solito questa parola suscita terrore, evocando gli esperimenti sovietici e nazisti o le vendicative idiozie dell’Inquisizione cattolica. Ma prima di accantonare del tutto l’idea della censura, potrebbe essere utile prendere in considerazione – a costo di avventurarsi su un pendio scivoloso in fondo al quale si delineano scenari spaventosi – la possibilità che esista un tipo di censura positivo e necessario. Forse siamo davvero vulnerabili a ciò che leggiamo e vediamo, come sostengono molte religioni; forse l’influsso di libri e materiali visivi lascia davvero un segno dentro di noi. Dal momento che siamo creature passionali e in genere poco ragionevoli, tormentate da ormoni e desideri distruttivi, non ci vuole molto a farci perdere di vista le nostre ambizioni per il futuro. Anche se questa vulnerabilità può nuocere all’idea che abbiamo di noi stessi, è verosimile che le immagini sbagliate ci spingano a imboccare una strada fatale; le letture poco giovevoli possono deviare l’ago della nostra bussola etica e le pubblicità malintenzionate sulle riviste possono (come ben sanno gli inserzionisti) fare scempio dei nostri valori. In questi casi, forse, un pizzico di censura non sarebbe una cattiva idea. Questo ovviamente non significa cedere tutte le nostre libertà a un’autorità arbitraria e tirannica; tuttavia dovremmo, certe volte e in certi contesti, essere disposti ad accettare un limite teorico ad alcuni dei nostri diritti, se non altro per la nostra tranquillità e prosperità. Nei momenti di lucidità, dovremmo essere in grado di capire da soli che una libertà priva di vincoli paradossalmente può costituire una trappola e che – per esempio quando si tratta di pornografia su Internet – cedere alcuni dei nostri privilegi a un supervisore benigno magari tornerebbe a nostro vantaggio.

Forse solo le persone la cui razionalità non è mai stata travolta dall’energia del sesso riescono a restare neutrali e liberalmente «moderne» a questo proposito. Le filosofie che inneggiano alla libertà sessuale piacciono soprattutto a chi non nutre alcun desiderio distruttivo o bizzarro da soddisfare una volta liberato.

Al contrario, è molto improbabile che chiunque abbia provato il potere di scombinare le priorità razionali, esercitato dal sesso in generale e dalla pornografia su Internet in particolare, sia così ottimista in tema di libertà sessuali. Dopo una quantità sufficiente di ore notturne trascorse a osservare in maniera ossessiva schiere di persone che si spogliano e si penetrano a vicenda, anche il più liberale di noi potrebbe sorprendersi a invocare un enorme falò per bruciare tutti i server, i router, le webfarm e le televisioni via cavo del pianeta, per mettere fine una volta per tutte a un sistema che somministra alle nostre case e alle nostre menti una dieta velenosa.

La pornografia, come l’alcol e le droghe, mina la nostra capacità di sopportare quel genere di sofferenze che dobbiamo patire se vogliamo condurre le nostre vite come si deve. In particolare, riduce la nostra capacità di tollerare gli ambigui sbalzi di umore tra preoccupazione incontrollata e noia. L’ansia che proviamo è il segnale autentico ma confuso che ci manca qualcosa, e quindi dev’essere ascoltata e pazientemente interpretata, cosa che non riusciremo a fare se avremo sottomano, grazie al computer, uno degli strumenti di distrazione più potenti mai inventati. In un certo senso Internet è di per sé pornografica, perché è fonte di un eccitamento costante al quale non abbiamo la capacità innata di resistere, è uno strumento di seduzione che ci spinge a imboccare strade niente affatto rispondenti alle nostre necessità reali. Inoltre, l’immediata disponibilità della pornografia abbassa la nostra tolleranza a quel tipo di noia che genera nella nostra mente lo spazio necessario per coltivare buone idee: la noia creativa nella quale ci crogioliamo durante un bagno o un lungo viaggio in treno. Ogni volta che proviamo il desiderio irresistibile di sfuggire ai nostri pensieri, possiamo essere certi che qualcosa di importante sta cercando di emergere nella nostra coscienza e quindi è proprio in questi momenti significativi che la pornografia on line esercita la sua attrattiva, permettendoci di sottrarci a noi stessi e di distruggere così il nostro presente e il nostro futuro.

6.

Solo le religioni prendono ancora sul serio il sesso, nel senso che ne rispettano il potere di distoglierci dalle nostre priorità. Soltanto le religioni lo vedono come qualcosa di potenzialmente pericoloso da cui bisogna guardarsi. Forse non ci interessa affatto ciò che vorrebbero inculcarci al posto del sesso, e forse non ci piace il modo in cui cercano di censurarci, ma senza dubbio – anche dopo aver trascorso parecchie ore su www.youporn.com – ci tocca ammettere che su questo punto hanno ragione: il sesso e le immagini sessuali possono travolgere le nostre facoltà razionali con una facilità deprimente.

Data la sua resistenza alla censura e la sua fede nella maturità del genere umano, il mondo laico nutre un particolare disprezzo per l’hijab e il burka imposti dall’Islam. Ai difensori del laicismo, l’idea che le donne debbano coprirsi dalla testa ai piedi per non distogliere i credenti maschi da Allah sembra grottesca. È davvero possibile che un adulto ragionevole mandi all’aria la propria vita solo perché ha intravisto il seducente frammento di un ginocchio o di un gomito femminile? Soltanto un debole di mente potrebbe lasciarsi condizionare dallo spettacolo di un gruppo di adolescenti seminude che passeggiano sculettando sul bagnasciuga.

Le società laiche non hanno alcun problema con il bikini o la provocazione sessuale perché, tra le altre cose, non credono che sessualità e bellezza esercitino sulle persone un potere tanto straordinario. Si suppone che gli uomini siano del tutto in grado di guardare un gruppo di giovani donne allegre, on line o dal vivo, e poi continuare a vivere la propria vita come se non fosse successo niente di strano.

Spesso ci si prende gioco delle religioni accusandole di puritanesimo, ma il fatto che ci mettano in guardia contro il sesso è la dimostrazione della consapevolezza del fascino e del potere del desiderio. Non condannerebbero il sesso se non avessero compreso che può essere una cosa meravigliosa. Il problema è che questa cosa meravigliosa può distoglierci da alcune preoccupazioni importanti e preziose, come Dio e la vita.

Forse non ci spingeremmo al punto di velare la bellezza, ma potremmo arrivare a comprendere le ragioni di una censura di Internet e perfino applaudire un governo che tenti di ridurre il flusso immediato e incontrollato di pornografia che la fibra ottica porta nelle nostre case. Anche se non crediamo più in nessun dio, dobbiamo ammettere che un certo grado di repressione è necessario per la salute mentale della nostra specie e per il funzionamento adeguato di una società ordinata e pacifica. Una parte della nostra libido dev’essere costretta alla clandestinità, per il nostro bene; la repressione non è solo per cattolici, musulmani e vittoriani, ma per tutti noi e per l’eternità. Dal momento che non possiamo fare a meno di lavorare, impegnarci nel rapporto di coppia, prenderci cura dei figli ed espandere le nostre menti, non possiamo permetterci di dare sfogo agli impulsi sessuali senza limiti, on line o altrove; lasciati liberi di manifestarsi, ci distruggerebbero.