3. Natalie o Scarlett?
1.
Pur apprezzando la complessità che sta dietro al concetto di attrattiva sessuale, il fatto che persone diverse siano eccitate da cose diverse può lasciare perplessi. Perché non a tutti piacciono le stesse facce e gli stessi vestiti? Perché i nostri gusti sessuali sono tanto vari?
La biologia evolutiva afferma con sicurezza che siamo attratti dalle persone in base alla loro apparente salute, ma non ci offre alcuna teoria davvero convincente sul perché dovremmo preferire una certa persona sana a un’altra.
2.
Se vogliamo indagare i nostri gusti sessuali, così misteriosamente personali, per prima cosa possiamo cercare di comprendere i nostri gusti in fatto di arte, altrettanto soggettivi.
Da tempo immemorabile gli storici dell’arte tentano di spiegare le forti preferenze per un artista piuttosto che per un altro, anche se entrambi sono maestri riconosciuti, capaci di creare opere d’arte di grande bellezza. Perché, per esempio, qualcuno ama Mark Rothko ma prova una paura istintiva per Caravaggio? Perché qualcun altro trova rivoltante Chagall ma ammira Dalí?
Una risposta particolarmente suggestiva a tale quesito viene data da un saggio intitolato Astrazione e empatia, pubblicato nel 1907 dallo storico dell’arte tedesco Wilhelm Worringer. Worringer sosteneva che, durante la crescita, dentro di noi manca sempre qualcosa. I genitori e l’ambiente in cui viviamo ci deludono per una serie di motivi diversi e il nostro carattere si forma conservando alcune zone di vulnerabilità e squilibrio. E sono proprio queste mancanze e questi difetti a determinare cosa ci attrae e cosa ci respinge in campo artistico.
Ogni opera d’arte è intrisa di una particolare atmosfera psicologica e morale: possiamo dire che un determinato quadro è sereno o inquieto, coraggioso o cauto, modesto o sicuro di sé, maschile o femminile, borghese o aristocratico. Le preferenze che esprimiamo per queste caratteristiche riflettono la nostra storia psicologica o, più precisamente, ciò che di vulnerabile c’è in noi in base al modo in cui siamo stati cresciuti. Sentiamo il bisogno di opere d’arte che contengano elementi in grado di compensare le nostre fragilità interiori, che contribuiscano a riportarci in una condizione di sano equilibrio. Ricerchiamo nell’arte le qualità che mancano nella nostra vita. Definiamo un’opera «bella» quando ci fornisce la dose necessaria di determinate virtù psicologiche e la definiamo «brutta» se ci mette di fronte a sensazioni o problematiche da cui ci sentiamo minacciati o sopraffatti.
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Di cosa abbiamo paura o cosa ci manca, se definiamo questa chiesa «bella»? Facciata della chiesa di Santa Prisca e San Sebastiano, Taxco, Messico.
3.
Per dare corpo a questa teoria, Worringer sosteneva che le persone calme, prudenti e disciplinate spesso sono attratte da opere d’arte appassionate e drammatiche, riuscendo così a compensare la propria sensazione di aridità e sterilità. Si può pronosticare che saranno fortemente attratte, per esempio, dall’intensità dell’arte latina, che ammireranno l’oscurità sanguigna delle tele di Goya e le fantasmagoriche forme architettoniche del barocco spagnolo. Questa estetica audace, del resto, secondo la tesi di Worringer, spaventerà e allontanerà chi sia stato reso ansioso e ipereccitabile dall’educazione ricevuta. Le personalità nervose non ne vorranno sapere del barocco e troveranno una bellezza più grande in un’arte fatta di calma e logica. Le loro preferenze andranno, con maggiore probabilità, ai rigori matematici delle cantate di Bach, alla simmetria dei giardini alla francese e al vuoto silenzioso delle tele di artisti minimalisti come Agnes Martin o Mark Rothko.
4.
La teoria di Worringer ci autorizza a guardare una qualsiasi opera d’arte domandandoci cosa manchi nella vita di chi la definirà «bella», e cosa spaventi chi la definirà «brutta». Lo stesso approccio può anche darci affascinanti informazioni sul perché troviamo alcune persone sensuali e altre no.